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Full text of "Lettere Di Condannati A Morte Della Resistenza Italiana [c 2c Scan Ocr]"

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Lettere di condannati a morte 
della Resistenza italiana 

8 settembre 1943-25 aprile 1945 

A cura di Pietro Malvezzi e Giovanni Pirelli 
Nota introduttiva di Gustavo Zagrebelsky 
Prefazione di Enzo Enriques Agnoletti 




ET Saggi 
1095 



Lettere 
di condannati a morte 
della Resistenza italiana 

(8 settembre 1943 - 25 aprile 1945) 



A cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli 
Nota introduttiva di Gustavo Zagrebelsky 
Prefazione di Enzo Enriques Agnoletti 



Einaudi 



© I95 2 > I 96i, i994> 2002 e 2003 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 

Prima edizione <6aggi» 1952 
www.einaudi.it 

ISBN 978-88-06-17886-4 



Nota introduttiva 



Queste lettere non sono state scritte per venire in mano a 
noi che le leggiamo. Concepite nel momento più solenne della 
vita, un momento che non a tutti è dato di vivere, quando in 
piena lucidità e coscienza si è faccia a faccia con se stessi, in pre- 
senza della morte, erano indirizzate alla cerchia delle persone 
più vicine e care, in cui sono riposti gli affetti e da cui nasce 
l'impegno civile. Chiedono conforto, memoria e anche perdo- 
no per una scelta compiuta che è causa di dolore, spiegata e giu- 
stificata come adesione necessaria a un valore superiore. L'esse- 
re divenute libro, aperto alla pubblica lettura, è un'intromissio- 
ne: giustificata di certo dal loro significato universale, ma pur 
sempre un'intromissione. 

Già questo è motivo sufficiente per escludere che la nuova 
edizione delle Lettere sia introdotta da considerazioni che pro- 
pongano categorie interpretative, contestualizzazioni, parago- 
ni. Per escludere ciò che sarebbe un'intromissione nell'intro- 
missione. 

In più, questi testi sconvolgenti parlano di esseri umani ne- 
gli ultimi istanti della loro vita, nell'attesa consapevole della fi- 
ne per mano di altri esseri umani. Ogni facoltà spirituale deve 
essere stata provocata fino all'estremo. La psiche non può es- 
sere sollecitata più di così - testimoniano coloro i quali, per un 
motivo inaspettato, hanno potuto dare testimonianza. Le pa- 
role scritte in quelle circostanze, anche quelle svuotate dall'u- 
so quotidiano, tornano improvvisamente a riempirsi del loro si- 
gnificato primigenio. Chiunque, perciò, può farle parlare da sé, 
senza intermediari. 

Se affrontiamo questa lettura emotivamente gravosa dun- 
que, facciamolo col pudore di chi sa di accingersi a qualcosa di 



VI 



GUSTAVO ZAGREBELSKY 



simile a una profanazione e in un colloquio diretto e silenzioso, 
da coscienza a coscienza. Quanto alle informazioni essenziali, 
bastano le sintetiche note anteposte a ciascuna lettera, da cui si 
apprende ciò che occorre sull'autore, la sua fede politica, le cir- 
costanze della cattura e della messa a morte. 

Ma c'è dell'altro. Qualunque introduzione a queste lettere 
non limitata semplicemente alla filologia sarebbe oggi un atto 
di presunzione etica e politica. Si tratterebbe di attribuire si- 
gnificati, con l'inevitabile necessità di mettersi al di sopra, se 
non addirittura di giudicare. Il lettore nel proprio intimo e per 
sé non può evitare di prendere posizione, anzi è sollecitato a 
farlo. Ma nel proprio intimo e per sé. Non verso il pubblico, in- 
vece, e soprattutto non con l'autorità di chi, con le sue parole, 
accompagna la pubblicazione di un libro. Nessuno di noi - in- 
tendo: di coloro che non appartengono alla generazione di al- 
lora - potrebbe infatti pretendere tale autorità. 

Se è vero che ci si conosce solo nell'azione decisiva e che nel 
momento della scelta esistenziale, soltanto, ciò che di profondo 
è latente in noi viene a galla, noi non ci conosciamo. Non sia- 
mo stati messi alla prova. E facile, ma anche futile, profferire 
giudizi e perfino esprimere adesione ideale, ammirazione o com- 
passione. In circostanze tali, dovremmo sempre preoccuparci, 
prima, di sapere chi siamo. Dovremmo temere che qualcuno pos- 
sa dirci: tu troppo facilmente ti adorni di ciò che è di altri; tu 
forse saresti stato dalla parte dei carnefici o saresti stato a guar- 
dare. E noi non avremmo di che rispondere. 

Per esprimere il medesimo necessario ritegno, non trovo pa- 
role migliori di quelle dell'arcivescovo anglicano Desmond Tu- 
tu, presidente della Commissione sulla verità e la riconciliazione, 
la cui attività ha contribuito non poco a chiudere l'epoca del- 
Y apartheid e ad aprire il tempo della democrazia in Sud Africa: 
«ascoltando nella Commissione i resoconti di coloro che aveva- 
no commesso crimini contro i diritti umani, mi resi conto che 
[...] nessuno di noi può avere la certezza che, esposto alle stes- 
se influenze, agli stessi condizionamenti, non si rivelerebbe 
identico a quei criminali. Questo non significa condonare o scu- 
sare ciò che essi hanno fatto. Significa colmarsi sempre più del- 
la compassione di Dio, osservando senza giudicare e piangendo 
di tristezza perché uno dei suoi figli si è risolto a un simile pas- 
so. Con profondo sentimento, e non con facile pietismo, dob- 



NOTA INTRODUTTIVA 



VII 



biamo dire a noi stessi: "Sarei anch'io come lui se non fosse per 
la grazia di Dio" » {Non c'è futuro senza perdono, Feltrinelli, Mi- 
lano 2ooi, p. 68). 

E forse questa la ragione per la quale sempre accade che le 
parole autentiche siano quelle di chi le ha vissute, trasforman- 
dole nella pratica della sua vita; le stesse cose, dette da chi sol- 
tanto le ha apprese esteriormente, suonano retoriche e talora 
perfino ipocrite, come tutti gli appelli ai «valori» che non co- 
stano niente. Dei primi, possiamo dire che hanno agito «in te- 
si», cioè secondo un'ispirazione che non ha ammesso deroga. I 
secondi parlano soltanto «in ipotesi». E, «in ipotesi» ogni ade- 
sione di valore sottintende all'occorrenza una gesuitica possi- 
bilità derogatoria o trasformistica. Non c'è nessuno che non ab- 
bia mai detto: sarebbe giusto così, ma in questo caso...; oppu- 
re che, dietro l'ostentazione di un valore, non abbia nascosto il 
proprio interesse ? E questo qualcuno, quando si trattasse di de- 
cidere, tanto più quando è in gioco l'esistenza stessa, non po- 
tremmo essere noi ? 

Ecco dunque un'altra ragione per lasciare che queste lette- 
re, oggi, giungano al lettore nel modo più sobrio, come sono, 
senza corredi e istruzioni alla lettura. 



La presente nuova edizione delle Lettere segue la prima, a di- 
stanza di cinquant'anni. Sebbene da allora si siano avute ben 
15 tra riedizioni e ristampe, a dimostrazione di un interesse 
sempre vivo, un cenno alle ragioni di quest'ulteriore ripresa è 
necessario. Il pubblico al quale si rivolge è del tutto diverso da 
quello di allora, quando era composto di persone che avevano 
vissuto i fatti, o almeno i tempi, della Resistenza. Quella gene- 
razione è quasi completamente scomparsa. Per le nuove e, so- 
prattutto, per quella di chi oggi è ragazzo, non si tratta più di 
rivivere o rievocare vicende in cui ci sia stato un coinvolgimento 
anche soltanto indiretto. Inevitabilmente, questi testi sono let- 
ti oggi con un'attutita percezione dell'originario significato che 
essi avevano nel momento storico che era il loro: l'incubo fa- 
scista e nazista, l'aspirazione alla liberazione dell'Italia e la gran- 
de frattura politica, morale e culturale che segnava l'Europa. 
Questa attenuazione, peraltro, non ne diminuisce il valore di 
testimonianza e lezione, anzi lo generalizza. 



vra 



GUSTAVO ZAGREBELSKY 



Non risulta che il fervore revisionistico di tutto ciò che ha a 
che fare con i fatti e gli atti della Resistenza sia arrivato diret- 
tamente alle Lettere, per tentare di sminuirne, relativizzarne, se 
non negarne l'alto valore civile. Può essere che, prima o poi, si 
arrivi anche a questo. Il rischio reale è rappresentato piuttosto 
da un oblio che si vorrebbe giustificato da un'interpretazione 
storica pacificatrice. 

Il carattere autentico dell'identità nazionale - più o meno 
chiaramente è detto - sarebbe rappresentato da quella parte 
maggiore del popolo italiano che avrebbe assistito da estraneo 
o con atteggiamenti di puro soccorso umanitario, nell'attesa de- 
gli eventi. Secondo questa visione (che non può superficialmen- 
te essere avvicinata a quella che considera, negli anni ' '43-' '45, 
il popolo italiano, nella sua maggioranza, orientato a un'impli- 
cita resistenza), i combattenti sui due fronti, fascista e antifa- 
scista, rappresenterebbero una deviazione estranea alla nostra 
tradizione; una tradizione essenzialmente moderata, ostile agli 
eccessi, aperta a ogni aggiustamento e garantita dalla presenza 
stabilizzatrice della Chiesa cattolica. Gli uni e gli altri, insieme 
alla lotta mortale che combatterono e alle ragioni etiche e poli- 
tiche che li contrapposero, sarebbero cosi da condannare alla 
pubblica dimenticanza, come elementi accidentali e fattori di 
perturbazione della storia che autenticamente appartiene al po- 
polo italiano. 

In questo modo, fascismo e antifascismo sono prima acco- 
munati in un medesimo giudizio di equivalenza, per potere poi 
essere congiuntamente estromessi in nome di una particolare 
concezione della nostra identità come nazione. All'antifasci- 
smo, quale fattore costitutivo delle istituzioni e della vita re- 
pubblicana, verrebbe così a sostituirsi qualcosa come un «non- 
fascismo-nonantifascismo», conforme al genio, che si pretende 
propriamente italiano, di procedere diritto tra gli opposti ec- 
cessi. Questa tendenza è pienamente in atto nel senso comune, 
alimentata da una storiografia e da una memorialistica sor- 
prendentemente sicura di sé nelle definizioni del carattere na- 
zionale e nella qualificazione dell'attendismo come virtù di sag- 
gezza pratica, invece che come vizio di apatia: una storiografia 
che, quando si avventura su simili strade, è più ideologia che 
scienza. 

Chi ha lasciato la vita per una ragione ideale sul fronte anti- 



NOTA INTRODUTTIVA 



IX 



fascista, ma, allo stesso modo, anche chi ha combattuto dal fron- 
te opposto, certo sarebbe preso da grande stupore nel consta- 
tare l'estendersi di un giudizio che non solo assolve ma addi- 
rittura valorizza l'atteggiamento di chi è stato a guardare, per 
poi godere dei frutti di libertà ottenuti col sacrificio di altri. Ne 
trarrebbe anche motivo di grande sconforto e offesa, a causa 
della condanna e del disprezzo che quel giudizio implica. Sa- 
rebbe forse portato a valutare positivamente quanto stabilito 
da Solone, tra le cui leggi - riferisce Plutarco (Vita di Solone, 
20, i) - ve n'era una, del tutto particolare e sorprendente, che 
privava dei diritti civili coloro i quali, durante una stasi (un con- 
flitto tra cittadini), non si fossero schierati con nessuna delle 
parti contendenti. Egli voleva, a quanto pare, che nessuno ri- 
manesse indifferente e insensibile di fronte al bene comune, po- 
nendo al sicuro i suoi averi e facendosi bello col non partecipa- 
re ai dolori e ai mali della patria; ma voleva che ognuno, unito- 
si a coloro che agivano per la causa migliore e più giusta, si 
esponesse ai loro pericoli e portasse aiuto, piuttosto che atten- 
dere al sicuro di schierarsi dalla parte dei vincitori. 

Una simile legge era forse dettata da indignazione morale e 
non da prudenza politica. L'idea di una guerra civile obbliga- 
toria spaventa. Ma giustificare l'ignavia e l'opportunismo, far- 
ne anzi virtù civili è cosa diversa e incomprensibile, a meno che 
si abbia in mente un popolo asservito e incapace perfino di av- 
vertire d'esserlo. 

Le Lettere contengono la voce di un altro popolo; di uomini 
e donne, appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, con- 
sapevoli del dovere della libertà e del prezzo ch'essa, in mo- 
menti estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi 
troverà un'altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero 
non ci sia più bisogno di quella voce o se, al contrario, non si 
debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva nella co- 
scienza, come radice da cui ancora attingere forza. 



GUSTAVO ZAGREBELSKY 



Prefazione 



Che andiamo cercando, noi vivi, in queste ultime parole, scrit- 
te in un momento in cui l'uomo è sotto il più grave peso di que- 
sta vita ? E con che diritto leggiamo queste pagine, una dopo l'al- 
tra, per trovarci chi sa che cosa, ma certo qualcosa per noi e di 
noi, con che diritto interpretiamo, confrontiamo e concludiamo ? 
Non è il desiderio di raccogliere pii cimeli e testimonianze di un'e- 
poca lontana, indiscussa, da raccontare con partecipazione, ma 
con freddezza, a coloro che non sanno. Troppo ci è vicino quel 
tempo, anche se tentiamo di coprirlo con gli strati opachi della 
memoria, se tentiamo talvolta di non lasciar giungere fino a noi 
quelle voci che non ci lascerebbero vivere come viviamo; che for- 
se vorrebbero che fossimo tanto diversi da quello che siamo. 

Migliaia e migliaia, decine di migliaia e milioni sono stati i 
condannati a morte in quegli anni, pochi sono quelli che sono 
passati attraverso quelle forme che, per tradizione, eravamo abi- 
tuati ad associare con quel destino: una qualche sentenza, co- 
munque una dichiarazione di chi condanna, qualche ora di at- 
tesa prima dell'esecuzione della sentenza, quasi che a nessuno 
potesse essere negato un po' di quel tempo che gli si vuole to- 
gliere per sempre, per dare ordine, se può, alle cose sue, e al- 
l'animo suo. Forme crudeli perché dànno al condannato un 
tempo breve eppure spaventosamente lungo, in cui si toglie al- 
l'uomo il suo più intimo bene, la speranza, ma forme con le qua- 
li chi condanna e chi uccide tenta di trovare una giustificazio- 
ne di quello che fa, tenta di ricorrere a qualche principio supe- 
riore, tenta forse di far accettare dal condannato stesso codesto 
principio, e, sebbene lo uccida, ne riconosce la coscienza e la 
qualità di uomo e tenta, a volte, di farsi, anch'esso, riconosce- 
re e perdonare. 



xn 



ENZO ENRIQUES AGNOLETTI 



Non potevamo concepire uno Stato, una società, anche un 
esercito con i suoi tribunali sommari, che rinunciasse a quel- 
l'attributo della sovranità che si chiama, spesso con grave ipo- 
crisia, amministrazione della giustizia. Invece la sentenza di 
morte è stata, in quegli anni, l'eccezione, forse perché ben dif- 
ficile era tentar di giustificare la condanna e certo perché alla 
base di quella guerra e di quelle uccisioni vi era un fondamen- 
tale disconoscimento della comune qualità di uomo. E anche 
quando la sentenza c'è stata è accaduto non di rado che della 
dignità di quest'atto, sia pur compiuto da nemici, non restasse 
più nulla. «I giudici... non mi hanno nemmeno fatto parlare. 
Chiesero la mia condanna a morte col sorriso sulle labbra ed 
hanno pronunciato la mia condanna ridendo sguaiatamente co- 
me se avessero assistito ad una rappresentazione comica» (dal- 
la lettera di G. Mecca Ferroglia). 

Cosi l'addio che chi muore manda a chi ancora vive è rima- 
sto quasi sempre chiuso e perduto nell'animo dei morenti, e seb- 
bene nessun carnefice abbia potuto toglierlo loro, e sebbene po- 
co si possa dire quando c'è da dire tanto, tuttavia anche questo 
dobbiamo mettere in conto di quel sistema, di quegli uomini, 
l'aver negato quello che a loro non costava nulla e che avrebbe, 
ai morenti, permesso di sentirsi un po' meno soli nell'ultimo 
passo, perché ci sarebbe stato chi avrebbe saputo il perché, il 
come della loro fine. Invece, quasi sempre, né giudici, per quan- 
to crudeli e ingiusti, né preavviso, né possibilità dell'estremo 
saluto, ma uccisione pura e semplice. 

E anche in questa Italia cosi piena di un passato che ha la- 
sciato tracce umanissime, e dove muovere gli ordigni della guer- 
ra moderna vuol dire quasi sempre distruggere qualche cosa di 
raro e prezioso, anche da noi, vicino spesso a quanto di più bel- 
lo la vita può offrire, a una chiesa del Trecento, su una dolce 
collina che guarda qualche paese o città cara al cuore di tutti gli 
uomini, dappertutto si sono insinuati i carnefici a compiere la 
loro opera. Ma dappertutto, come non era mai successo fin qui, 
il minuto popolo italiano ha partecipato senza esclusioni al co- 
mune sacrificio. Perché lo ha fatto? Perché invece di starsene 
finché poteva fuori della mischia guardando passare gli eserci- 
ti stranieri dalla soglia delle case, è sceso in mezzo alla guerra, 
vaso di coccio fra vasi di ferro, senza armi, senza governo, sen- 
za Stato, senza alleati? Con che serietà l'ha fatto? Per mo- 



PREFAZIONE 



XIII 



mentanea passione, per amor di avventura, per spirito di anar- 
chica indipendenza ? Non sono questi gli attributi che superfi- 
cialmente si dànno al popolo italiano ? Si è esso reso conto del- 
l'impegno mortale che assumeva? Si è davvero dichiarato di- 
sposto al sacrificio ultimo, oppure, vicino al supremo passo, ha 
rimpianto quello che ha fatto, ha abbandonato la fede e si è pen- 
tito di essersi messo contro l'autorità e la forza, quella autorità 
e quella forza che nell'animo dei più vanno da secoli associate 
con la pretesa della giustizia ? 

La Resistenza italiana agisce in situazione diversa da quella 
di tutti gli altri Stati d'Europa. Dappertutto il motivo domi- 
nante è stato la volontà di resistere contro l'invasore straniero, 
fisicamente distinto e riconosciuto ufficialmente come nemico 
fin dall'inizio. Così in Russia, in Polonia, in Francia, nel Bel- 
gio, in Olanda, in Norvegia, in Danimarca, in Jugoslavia e an- 
che in Cecoslovacchia. In Italia non c'è stato un nemico entra- 
to a forza nel nostro Paese; l'unico nemico, l'unico esercito en- 
trato a forza sono gli Alleati occidentali. Perciò è mancato quel 
fatto elementare, l'odio per lo straniero invasore che nasce dal- 
lo choc profondo causato dall'irruzione di truppe straniere nel 
territorio della patria. I motivi patriottici, che pur ci sono e 
profondi, devono essere associati a un'idea della patria meno 
elementare, meno fisica di quel che è accaduto fuori d'Italia, 
un'idea della patria che vede in essa non solo la comune origi- 
ne, ma un tipo di società contrapposto a un altro tipo di società. 

In paesi come la Francia che non avevano avuto il fascismo, 
il fatto essenziale era la presenza dell'odiato tedesco; fatto se- 
condario, anche se di vastissime proporzioni, la collaborazione 
con il tedesco. «Resistenza» voleva dire continuare a combat- 
tere dopo aver perduto la battaglia, tener duro, non piegarsi al- 
la volontà dello straniero, e quindi conservare un patrimonio 
ideale e politico preesistente e, naturalmente, essere alleati di 
quegli altri stranieri che combattono l'invasore. In Italia la Re- 
sistenza non è stata un resistere, un tener duro, una volontà di 
non cedere, la conservazione di un patrimonio ideale. E la glo- 
ria di partecipare, con quel bel nome di Resistenza, a un feno- 
meno europeo non deve impedire di vedere le profonde diffe- 
renze che ci sono. Seguitiamo a chiamare Resistenza il movi- 
mento di liberazione in Italia, ma non dimentichiamo mai che 
non è stata una resistenza, ma è stato un attacco, una iniziati- 



XIV 



ENZO ENRIQUES AGNOLETTI 



va, una innovazione ideale, non un tentativo di conservare qual- 
che cosa. Il dato fondamentale non è la lotta contro lo stranie- 
ro, è la lotta contro il fascismo, e il tedesco è combattuto qua- 
si unicamente perché incarnazione ultima del fascismo suo al- 
leato e complice. 

Possiamo e dobbiamo tranquillamente osservare, perché è la 
verità e perché è qualche cosa di cui dobbiamo essere fieri, che 
il popolo italiano, trovatosi all'improvviso senza Stato, ha pre- 
so lui l'iniziativa della lotta contro i nazisti e contro i fascisti 
senza aspettare le violenze e le stragi, che ha fatto assai più che 
resistere, ha scelto la sua strada e ha scelto il suo nemico. Sap- 
piamo benissimo che a volte oggi si tenta quasi di giustificare 
l'azione partigiana come una conseguenza spiacevole, ma ine- 
vitabile, dell'azione tedesca in Italia. Certamente i modi parti- 
colarmente crudeli con cui si è manifestato il regime nazifasci- 
sta in Italia hanno accresciuto di molto la partecipazione po- 
polare alla lotta, hanno concesso a pochi di restarsene neutrali. 
Ma anche se i fascisti di Salò tentano di scusare le loro effera- 
tezze dicendo che sono stati essi ad essere attaccati, e che non 
hanno fatto che reagire, noi non dobbiamo ammettere neanche 
un momento che il problema della ragione e del torto della giu- 
stificazione o non giustificazione della lotta partigiana, debba 
cercarsi in un atteggiamento più o meno difensivo, in una pre- 
cedenza aggressiva altrui invece che del popolo italiano. L'ag- 
gressione e la violenza contro il popolo italiano era stata con- 
sumata dai fascisti repubblichini per il fatto di schierarsi per il 
fascismo, contro la volontà della immensa maggioranza, per una 
società barbara, incivile e crudele contro cui il popolo italiano 
ha giustamente scelto di combattere anche se disarmato. 

Il popolo italiano ha trovato in quegli anni valori nuovi e va- 
lori dimenticati, non tanto seppelliti nella tradizione e nella sto- 
ria del nostro Paese, quanto presenti e da scoprire nell'animo 
di ciascuno. 

Possiamo noi, dobbiamo noi cercare questi valori anche nel- 
le lettere qui raccolte ? Possiamo vincere la commozione che 
stringe la gola quasi ad ogni frase e tentare di studiare i motivi 
profondi delle azioni di questi uomini ? 

Delle lettere qui raccolte alcune sono di vecchi militanti, che 
hanno sulle spalle venti e più anni di cospirazione, e che sanno 
esprimere in termini logici, anche se semplici, il giudizio sugli 



PREFAZIONE 



XV 



avvenimenti, sul nemico, che insomma sono portatori coscien- 
ti di un'ideologia. Così Eusebio Giambone, operaio torinese, 
fucilato a Torino il 5 aprile 1944 insieme con il Comitato Mi- 
litare del generale Perotti, in una lettera alla moglie scrive: «... 
Sono così tranquilli coloro che ci hanno condannato? Certa- 
mente no! Essi credono con le nostre condanne di arrestare il 
corso della storia, si sbagliano! Nulla arresterà il trionfo del no- 
stro Ideale, essi pensano di arrestare la schiera di innumerevo- 
li combattenti della libertà con il terrore ? Essi si sbagliano ! Ma 
non credo che essi si facciano queste illusioni: essi sanno certa- 
mente di non poter arrestare il corso normale degli avvenimenti, 
ma agiscono con il terrore per prolungare il più possibile il mo- 
mento della resa dei conti». 

Giambone aveva lavorato accanto a Gramsci, era stato in 
Francia esiliato, già attivo nella Resistenza francese. Si sente 
nella sua lettera una larga esperienza umana, e, pur tra gli af- 
fetti vivissimi, la coscienza della propria opera, la soddisfazio- 
ne di una vita bene spesa. Lo stesso si può dire di un giovane 
di ventitre anni, Pedro Ferreira, che, in una lunga lettera agli 
amici, tenta con gran precisione di definire la sua posizione po- 
litica, si richiama a Gobetti e a Rosselli, augura buona fortuna 
al suo partito. Se in Giambone vi è tutta una tradizione di lot- 
ta e di fede, qui c'è lo sforzo di trovare la propria strada, la con- 
vinzione di esserci riuscito, l'ansia per l'Italia di domani. E il 
giovane è orgoglioso di far la fine di Duccio, del prode Galim- 
berti, di cui ha conservato un pezzo della camicia intrisa di san- 
gue. Dice agli amici con il suo cuore generoso congedandosi per 
sempre: «... sarà per voi la vita, l'aria, la luce, il sole, la gioia di 
aver combattuto e vinto, e l'esultanza della libertà raggiunta... 
siate felici...» 

Non sempre c'è il tempo o il modo di scrivere lungamente, 
ma le convinzioni ideali e politiche vengono fuori con altret- 
tanta efficacia in una breve frase. «Tuo figlio è innocente del- 
l'accusa che gli hanno fatto» scrive l'operaio Bevilacqua... non 
era che un semplice socialista che ha dato la sua vita per la cau- 
sa degli operai tutti; «... il mio animo è sereno». 

Ma la grande maggioranza di lettere sono di giovani e gio- 
vanissimi, per i quali sarebbe impossibile esprimere una dottri- 
na risolta logicamente, che hanno scoperto in sé e intorno a sé 
dei valori in cui credono con tutte le loro forze, e che non han- 



XVI 



ENZO ENRIQUES AGNOLETTI 



no soppresso taluni valori tradizionali, per esempio quelli reli- 
giosi, ma sembrano naturalmente far tutt'uno con quelli. Spe- 
cialmente i giovani delle campagne. Ci sono due giovanissimi 
contadini diciannovenni, fucilati a Siena nello stesso giorno, 
che adempiono questo ultimo atto, il congedo dalla famiglia, 
con la gravità e la semplicità di un rito ancestrale: si devono sen- 
tire e dire certe cose, perdonate ai vivi, morire col cuore puro. 
E così fanno. C'è una specie di stupore e di malinconia più che 
di rivolta in questa frase di Bindi: «... gli uomini mi condan- 
nano a morte», soltanto gli uomini, gli uomini che non sanno 
tanto spesso quel che si fanno. E aggiunge subito dopo: «... ho 
fatto la confessione e la Santa Comunione; perdono a tutti... 
Desidero che stiate contenti e pensatemi sempre felice che 
muoio contento senza peccato». E Borgianni, che si esprime 
quasi nello stesso modo, chiude esprimendo un desiderio in cui 
l'amore per il suo paese natio, e il pensiero dei compaesani riu- 
niti attorno a lui vengono fuori a un tratto con una ingenuità 
ancora fanciullesca. « E vorrei la grazia di essere seppellito al 
mio paese con un bellissimo trasporto». 

Più difficile scrivere per chi fa il mestiere di scrivere e di pen- 
sare. Tante sono le cose che si potrebbero dire, ma bisogna sce- 
gliere. Si sente nella bellissima lettera di Ginzburg quella com- 
plessità di motivi, quella ricchezza di affetti e di idee, quell'a- 
pertura in direzioni varie che sono proprie dell'uomo che ha 
un'intensa vita spirituale e mentale. Tuttavia nel dolore, nel di- 
stacco, nell'immagine della fine, nell'amore per i famigliari un 
intellettuale e un contadino o un artigiano sono straordinaria- 
mente simili. Questa fondamentale eguaglianza degli uomini di 
fronte alla morte, di fronte alla sofferenza, che li rende, o li do- 
vrebbe rendere, fratelli, e che nessuna differenza di classe, di 
cultura, di regione, può sopprimere è documentata in queste 
lettere e dovrebbe anche questa insegnarci qualcosa. 

Vi è in certe frasi tutto il pudore e anche la forza di un pri- 
mo amore, di una passione che non conosce compromessi, che 
non si è ancora trasformata in una dottrina precisa. Libertà e 
giustizia sono le ragioni che vengono più frequentemente in- 
vocate e d'altra parte la grande maggioranza delle lettere non 
sono rivolte a spiegare qualche cosa che agli scriventi sembra- 
va chiarissima. 

Ormai il loro compito era finito, avevano fatto quello che 



PREFAZIONE 



XVII 



avevano potuto, avevano combattuto, erano spesso stati tortu- 
rati, avevano saputo tacere, aspettavano la morte. E se l'im- 
pressione di un grande coraggio, di una straordinaria serenità e 
modestia è generale, nasce ora dalla penna dei morenti l'uma- 
na richiesta di perdono per il dolore da essi recato ai propri ca- 
ri. Sentendo l'atroce male del distacco capiscono quale sarà la 
sofferenza di chi resta e vorrebbero alleviarla, chiedono perdo- 
no; chiedono affetto e amore, aspettano di rivedere nell'altra 
vita chi non si potrà più vedere in questa. Nulla meglio di que- 
ste lettere fa capire quali siano gli affetti famigliari per gli ita- 
liani, che posto occupino nel loro cuore e come l'educazione e 
la cura famigliare vengano intese come un prendere a cui, quan- 
do i genitori sono vecchi, dovrà sostituirsi un dare. 

Nei giovani appena usciti dall'adolescenza vi è verso i geni- 
tori quasi un senso di colpa per questa disobbedienza, la più 
grossa di tutte, per questo rischio a cui si sono messi, per aver 
seguito la loro coscienza più che i consigli della mamma e del 
babbo. Per questi giovani il personaggio dominante è la madre, 
quella a cui si pensa di più, che si vorrebbe consolare di più, a 
cui di più si chiede perdono. E vien fuori spessissimo il grido: 
non ho fatto nulla di male, non giudicatemi male, ma sempre 
dominato dalla voce dell'intimo che fa dire alla mamma «... vai 
a testa alta e di' pure che il tuo bambino non ha tremato» {dal- 
la lettera di Domenico Cane). 

A volte accade che, per esempio, un padre non sia delle idee 
del figlio, e che quindi il figlio non possa sperare approvazione 
e chieda solo rispetto e comprensione. Questa tragedia, queste 
solitudini pur nell'estremo momento quando già tanta è la so- 
litudine dell'uomo di fronte alla fine, e che sono appena accen- 
nate, ci svelano una sofferenza di più in quegli anni, in quegli 
eventi, a cui raramente si pensa. Raddoppiamo l'affetto per chi 
ha saputo trovare, solo, la sua strada e morire senza il confor- 
to di sentire vicino a sé, vicino alle idee o agli ideali per cui si 
sacrifica, le persone a cui vuol bene. Pensiamo che spesso, spes- 
sissimo, si tratta di giovani che hanno avuto una cultura relati- 
va e una esperienza politica brevissima e per cui quindi sareb- 
be normale che il dubbio li assalisse, che temessero di avere sba- 
gliato, di essersi sacrificati a torto, che confondessero le parole 
e la forza di chi li uccide con la giustizia. Ma questo è il gran- 
de, l'effettivo miracolo, la maturità raggiunta non solo da po- 



xvin 



ENZO ENRIQUES AGNOLETTI 



chi, ma da molti, da tutti. Il popolo italiano, i morenti, le vit- 
time, sanno ormai dove è la giustizia, nessuno li potrà più in- 
gannare: essi vedono. E la prima volta, nella storia italiana, che 
una convinzione così seria e diffusa si forma nell'animo del po- 
polo, una convinzione capace di affrontare qualsiasi prova. E 
una convinzione a cui tutti partecipano, uomini e donne, come 
uomini e donne partecipano al sacrificio. Vi sono qui tre lette- 
re di donne, una di una mamma che si accomiata dalla sua bam- 
bina. E se è vero che le donne hanno fatto tutto quello che si 
doveva fare, hanno agito come uomini, è anche vero che han- 
no spesso saputo conservare una nota particolare, una limpidità 
di coscienza e quello spirito di semplicità e modestia che por- 
tano tanto spesso, in questo paese, nell'adempimento dei loro 
compiti femminili. «Mimma cara, la tua mamma se ne va... sii 
buona, studia ed obbedisci sempre agli zii... Io sono tranquil- 
la... Quando sarai grande capirai meglio... studia» {dalla lette- 
ra di Paola Garelli). 

Coloro che osano confrontare l'una parte con l'altra e vo- 
gliono seppellire sotto un generico «combattenti di qua e di là» 
l'abisso che deve separare l'una e l'altra causa confrontino non 
solo l'altezza morale e intellettuale degli uomini che son stati di 
fronte, ma confrontino anche le donne, guardino e ricordino 
che cosa eran le loro e che cosa sono state le nostre. Capiran- 
no, se vogliono, per quale società combattevano gli uni, per qua- 
le gli altri. 

Il diritto alla rivolta contro la tirannide e l'oppressione, il di- 
ritto alla rivoluzione, cioè a difendere da sé quei diritti umani 
inalienabili senza riconoscimento dei quali una società è bestiale 
invece che umana, questo diritto entra nella storia italiana por- 
tato dalla massa dei cittadini così come è ormai entrato a far 
parte del patrimonio delle nazioni più civili. E entrato e ci re- 
sterà poiché le tradizioni sono lente a stratificarsi nell'anima di 
un popolo, ma una volta penetrate vi restano a lungo. 

Di questo dramma i protagonisti sono due: le vittime e i car- 
nefici. Come sono stati visti questi ultimi da coloro che vengo- 
no, per le loro virtù, uccisi ? Si direbbe che ormai i carnefici non 
li interessino più, sono rimasti indietro, in quel mondo pieno 
di crudeltà che si abbandona, l'odio per loro è quasi sempre 
spento. Si, ogni tanto c'è qualche maledizione, qualche grido 



PREFAZIONE 



XIX 



che chiede vendetta. «E finita per il vostro figlio Mario, la vita 
è una piccolezza, il maledetto nemico mi fucila» {dalla lettera dì 
Mario Brusa Romagnoli); ferito ha voluto essere fucilato con gli 
altri compagni e in quel grido c'è tutta la fierezza del suo carat- 
tere, il giusto orgoglio di chi è vinto dalle circostanze, ma con- 
serva l'animo indomito. Talvolta, abbastanza spesso, c'è il per- 
dono anche per gli uccisori, talvolta c'è chi ha incontrato o cre- 
duto incontrare uno spirito soldatesco anche negli assassini. 

Quando questo accade anche noi ci sentiamo per un mo- 
mento consolati, disperiamo meno dell'umanità - di quell'u- 
manità - e per un momento l'infinita serie di torture, di stragi, 
di atrocità senza nome si allontana dalla nostra mente. «Il te- 
nente... è un fascista, è vero, e come tale è nostro avversario, 
ma è un avversario leale, onesto, d'onore, come pochissimi se 
ne trovano nel suo ambiente» (da una lettera di Ferreira). Tanto 
meglio, la generosità di cui è tanto ricca questa terra non si 
smentisce neanche qui. Ma basta la lettera di Antonio Fossati 
perché la condanna di quel nemico debba essere senza appello. 
Il racconto delle torture da lui subite, l'immagine di questa crea- 
tura che, dopo tanti infiniti strazi, aspetta in cella, sanguinan- 
te, la fucilazione, resta e resterà nei ricordi di chi legge queste 
lettere, e nessuna assoluzione di colpevoli potrà cancellare que- 
sto documento dalla storia di quegli anni. 

Si dice che è più facile morir bene che viver bene. Può esse- 
re, ma chi, anche una sola volta, ha potuto capire che cosa si- 
gnifichi aspettare la morte per mano di altri cosiddetti uomini, 
e raccogliere in quelle poche ultime ore il coraggio che fugge, e 
sentire la vita che chiede solo di continuare e gli affetti e l'a- 
more più forti che mai, e dover abbandonare tutto, ingiusta- 
mente, per aver fatto il proprio dovere, chi ha mai potuto ca- 
pire che cosa sia quella sofferenza e quel morire, crede di sape- 
re che è il più grave compito dell'uomo e che non è facile sentire 
ancora con generosità e pensare con chiarezza. Queste lettere, 
vengano da popolani o da uomini di cultura, da una regione d'I- 
talia o da un'altra, hanno un'ispirazione unitaria che resterà a 
testimoniare come l'umanità e il coraggio non siano mancati mai 
e come le colpe di venti anni siano state riscattate ad usura dal- 
l'animo di quei martiri; il popolo italiano ha potuto ritrovare la 
buona coscienza, anche se ha trascurato poi di far giustizia. 



XX 



PREFAZIONE 



Si vorrebbe che non ci fosse più bisogno, per nuove colpe, 
di tanta sofferenza e di tali sacrifici. Eppure, se mai sarà ne- 
cessario, l'esempio di questi italiani sarà presente, la via sarà 
più facile da trovare e non si dovrà dimenticare la semplicità 
con cui questi uomini, animati da fedi diverse, sono stati uniti 
in un sacrificio che non ha uguali nella storia italiana. 

«... queste sono parole che mi escono dal cuore in questo tri- 
ste e nello stesso tempo bel momento di morte» (da una lettera 
di Renzo, Ignoto). Triste dunque eppur bello, perché tutto è ni- 
tido e chiaro, ha un significato che trascende il dolore, è sal- 
vezza per tutti. 

Possano queste parole, questa purezza, restare in noi ogni 
volta che pensiamo a quel tempo, a quei fratelli le cui voci so- 
no e saranno tanto più vive delle nostre. Ascoltiamole. 

ENZO ENRIQUES AGNOLETTI 

[1952]- 



Nota 



«Questo non è un libro, è stato detto, ma un'azione: l'ulti- 
ma azione di 1 1 2 condannati a morte i quali conclusero la loro 
parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana co- 
municando ai famigliari o ai compagni un'estrema notizia di sé, 
un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un'azione che ne 
apre un'altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la 
sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso signifi- 
cato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue 
sofferenze umane. Meditate, queste lettere non possono essere 
comprese nel loro infinito valore, e comprese, non possono non 
chiarire i nostri giudizi e migliorare i nostri animi». 

Con queste parole Franco Antonicelli, su nostro invito, pre- 
sentava nel 1973 le Lettere di condannati a morte della Resisten- 
za italiana ai lettori degli «Struzzi» Einaudi pubblicate per la 
prima volta nella collana dei «Saggi» nel 1952. La presente edi- 
zione è la sedicesima, dal 1945 ad oggi. 



Nota dei compilatori 



Con la denominazione di Lettere di condannati a morte si intende lettere o 
messaggi di partigiani e patrioti scritte quando essi, catturati da fascisti o te- 
deschi, già sanno (anche indipendentemente da una sentenza di tribunale o 
di comando nemico) che verranno uccisi; o ne hanno il presentimento e ma- 
nifestamente lo esprimono. 

E questo l'unico criterio che è stato seguito nella ricerca, l'unico elemen- 
to comune a tutte le lettere qui raccolte; le quali, altrimenti, rispecchiano 
un'ampia gamma di situazioni, anche diversissime fra di loro, come risulta 
dalle note biografiche preposte alle lettere di ciascuno. 

Con l'estremo messaggio sono qui riportate, in taluni casi, altre lettere 
scritte durante la prigionia o in momenti determinanti della vicenda indivi- 
duale che si concluderà con !?. cattura e la morte. 

Tutti gli autori delle lettere furono «giustiziati». In questo termine ven- 
gono compresi anche taluni che non arrivarono davanti al plotone d'esecu- 
zione perché già uccisi dalle torture, o perché s'erano uccisi. 

La ricerca è stata condotta con la preoccupazione non tanto di raccoglie- 
re il maggior numero di lettere, quanto di documentare nel miglior modo pos- 
sibile esperienze di individui appartenenti a vari ceti sociali, presi ed uccisi 
nei luoghi e nelle condizioni di lotta più diversi. 

Vi è stata, in altre parole, una certa selezione nella scelta delle vie lungo 
le quali condurre la ricerca. Altra selezione non è stata operata. Delle lettere 
raccolte (che rispondessero al criterio suddetto) sono state eliminate solo al- 
cune sui cui autori non è stato possibile avere dati di sufficiente attendibilità. 
Altre di «ignoti» sono state invece incluse nella raccolta in considerazione 
dell'affidamento offerto dalle loro fonti. Le lettere sono state riportate come 
dai testi ricevuti. 

Nella compilazione delle note biografiche (effettuata in base alle notizie 
avute da famigliari e compagni dei caduti o ricavate da altri testi o documenti 
d'archivio) è stato seguito il criterio di indicare i soli dati essenziali e (salvo 
gli errori in cui si può essere incorsi) sicuri; dati scarni, quindi, senza quei det- 
tagli che avrebbero reso ogni vicenda viva e drammatica o che avrebbero da- 
to particolare risalto ad alcune figure. 

Sia detto qui che, fra i cento e cento incontrati nel corso della ricerca, so- 
lo tre non resistettero alle torture (quali torture!) e parlarono, dissero il no- 



XXIV 



NOTA DEI COMPILATORI 



me di altri; più d'uno, invece, nel dubbio di non resistere, di parlare, si ucci- 
se. Uno solo, un ragazzo, di fronte alla possibilità di salvezza chiese di entrare 
nelle file nemiche; più d'uno, invece, a cui fu offerta la grazia, anche quando 
questa non comportasse compromesso o tradimento, la respinse, volle segui- 
re la sorte dei compagni e affermare fino all'ultimo la propria irriducibile op- 
posizione. Nessuno, fra i tanti dei cui ultimi momenti si è conosciuta la sto- 
ria precisa, uomo o donna che fosse, fu debole, svenne o implorò; chi dileg- 
giò i propri carnefici, chi disse parole di solidarietà umana al di sopra del 
tragico gioco delle parti; alcuni diedero essi stessi l'ordine del fuoco, o grida- 
rono a quelli del plotone che mirassero al petto, o, quando la prima scarica 
non li aveva colpiti, che mirassero meglio; molti, i più, morirono nel grido di 
Viva l'Italia. 

Una cinquantina di queste lettere sono già apparse in precedenti pubbli- 
cazioni; alcune, ancora in tempo di occupazione tedesca, su fogli stampati e 
diffusi clandestinamente ai resistenti di città e di montagna; altre, in maggior 
numero, nei mesi dopo la Liberazione, su opuscoli commemorativi, numeri 
unici, ecc., la cui diffusione fu in genere limitata a coloro che erano legati al 
caduto da personale amicizia o da comune ideologia; altre ancora, riportate 
in testi o periodici a larga diffusione, sono già note ad un vasto pubblico. 

Le rimanenti (eccezion fatta per quelle poche che furono trovate in car- 
telle d'archivi) sono frutto delle ricerche svolte, direttamente o grazie alla so- 
lidale collaborazione di individui o di gruppi, presso i famigliari dei martiri. 
Madri, padri, mogli, figli, tutti quelli che avevano ciò che veniva loro richie- 
sto, tutti, se pure con reticenza o pudore, hanno mandato; molti si sono ado- 
perati per estendere la ricerca ad altre famiglie di martiri. 

Chi non sia stato protagonista o diretto partecipe delle vicende di quei 
tempi, potrà stupirsi del fatto che, pur con l'ampia rete di corrispondenze e 
di contatti a cui s'è accennato, il numero delle lettere raccolte risulti tanto 
esiguo rispetto alle molte migliaia di «giustiziati» dai nazifascisti. 

La ricerca stessa ha messo in risalto, proprio per la massa di risposte ne- 
gative che si sono ricevute, quanto rari furono i casi di quelli che poterono, 
fra la cattura e l'esecuzione inviare un estremo saluto ai loro cari, al mondo 
dei vivi; che poterono disporre di qualcosa su cui scrivere, di qualcosa con cui 
scrivere, di un (quasi sempre clandestino) latore del loro messaggio. Per i più 
non vi è stata, specie dal momento in cui il loro destino fu segnato, alcuna 
possibilità di comunicare con l'esterno; o non trascorsero che poche ore o po- 
chi minuti - ore e minuti di violenze, di scherni, di sangue - fra la cattura e 
la morte. Per moltissimi, in particolare per i civili degli eccidi di massa, sa- 
rebbe come chiedere se le vittime di un ciclone o di un terremoto hanno la- 
sciato un estremo messaggio. 

E infatti le lettere della raccolta non documentano, se non in pochi casi, 
quegli episodi che per vastità di proporzioni e drammaticità di circostanze so- 
no fra i più rilevanti di quei terribili venti mesi. Nulla (per citare, nelle cifre 
ufficiali o sicure, alcuni episodi di un giorno, di un luogo) dei 97 partigiani 
fucilati al Colle della Benedicta, dei 27 del Pian del Lot, dei 48 di Fondo To- 
ce, dei 36 di San Martino presso Varese, dei 40 di Giaveno, degli 88 di Ci- 



NOTA DEI COMPILATORI 



XXV 



beno, dei 23 di Portofino, dei 41 di San Pietro in Bassineto, dei 19 di Pian 
d'Albero, dei 108 del Frigido, dei 29 del solo 9 aprile '45 nelle carceri di Udi- 
ne, dei 70 del solo 20 luglio '44 del campo di Fossoli, dei 35 impiccati di Bas- 
sano del Grappa, dei 54 di Via Ghega a Trieste, dei 29 di Figline Valdarno, 
dei 53 di San Terenzo; nulla dei 57 contadini bruciati vivi a Boves; nulla de- 
gli eccidi di civili della zona tosco-emiliana, dei 77 minatori di Nicioletta, dei 
42 giovani contadini di Villamarzana, dei 250 di Civitella Val Chiana, dei 40 
di San Giovanni Valdarno, dei 30 di Marradi, dei 40 di Gubbio, dei 107 di 
Valla, dei 200 di Vinca, e via via fino ai 314 delle Paludi del Fucecchio, ai 
560 di Sant'Anna di Stazzema, ai 1830 trucidati di Marzabotto; o dei civili 
trucidati nel mezzogiorno d'Italia, dei 33 bambini di Ateleta nella Valle del 
Sangro, dei 23 di Santi Giovanni e Paolo, dei 54 di Bellona; nulla degli ostag- 
gi trucidati, dei 21 di Matera, dei 23 di Leonessa, dei 50 di Cervarolo; nulla 
dei militari presi e sterminati, dei 150 ufficiali della Divisione «Perugia» a 
Santi Quaranta, dei 49 ufficiali della Divisione «Bergamo» a Zara, e via via, 
fino agli 8383 della Divisione «Acqui» a Cefalonia; nulla dei 19 carabinieri 
di Teverola. 

A questi esempi non può fare riscontro che la cifra complessiva degli ita- 
liani caduti nella Guerra di Liberazione: 80 000 circa (le cifre ufficiali sono a 
tutt'oggi incomplete) fra partigiani, militari (esclusi quelli dell'esercito bado- 
gliano) e civili; con l'impossibilità, di fronte ad una casistica estremamente 
complessa, di stabilire distinzioni fra partigiani e civili, fra i «giustiziati» de- 
signati nominativamente ed i «trucidati» degli eccidi di massa, fra questi e 
coloro che, perché sfuggono ad altra definizione, vengono detti «morti per 
causa di guerra», fra tutti costoro ed i «morti in combattimento»; con la ne- 
cessità di affermare qui, proprio come esperienza fondamentale di questo la- 
voro di ricerca, che in quel tempo fummo un intero popolo di condannati a 
morte, che i morti di quel tempo sono egualmente vittime di un unico infa- 
me processo. 

Quanto agli episodi particolari emersi nel corso della ricerca, essi forni- 
rebbero, se raccontati, una nuova documentazione della coscienza, maturità, 
civiltà della nostra gente. Ma in questa sede la testimonianza va lasciata, per 
intero, alle parole di chi ha affrontato l'estremo sacrificio. 

Il lavoro è stato compiuto in collegamento con l'Istituto Nazionale per la 
Storia del Movimento di Liberazione in Italia nei suoi esponenti professor 
Mario Dal Pra di Milano, professori Giorgio Vaccarino e Sergio Cotta di To- 
rino, dottor Luciano Bolis di Genova, dottor Gino Fiorot di Padova, Carlo 
Campolmi di Firenze. 

Hanno dato particolare contributo alla ricerca: 
i Famigliari dei Caduti 

le Associazioni Nazionali Partigiani d'Italia (anpi) 

l'Associazione Nazionale Famiglie Martiri e Caduti per la Liberazione, 

nel suo Presidente Luigi Paradisi 
l'Associazione Fiamme Verdi di Brescia 
l'Associazione Partigiani Osoppo 
il Comitato Donne della Resistenza di Belluno 



XXVI 



NOTA DEI COMPILATORI 



Smeraldo Amiducci (Siena), Bruno Angioletti (Forlì), Anita Azzari (Druo- 
gno, Novara), Franco Barilatti (Ancona), Carlo Bertoli (Udine), Sac. Franco 
Bevilacqua (Lucca), Maria Elena Casella (Firenze), Emilio Cerulli (Roma), 
Carlo Cigliati (Torino), Sac. Carlo Comensoli (Cividate Camuno di Valca- 
monica, Brescia), Gian Domenico Cosmo (Roma), Evelina Dal Pra (Milano), 
Enzo Farneti (Ravenna), Nadina Fogagnolo (Milano), Guerrino Franzini (Reg- 
gio Emilia), Vlado Fusi (Torino), Valerio Gerometta (Roma), Mario Giova- 
na (Torino), Gigi Ghirotti (Vicenza), Mario Invernici (Bergamo), Beppe Lam- 
berto (Torino), Domenico e Luca Maffei (Altamura, Bari), Anna Malvezzi 
(Milano), Ferdinando Mautino (Udine), Gino Mazzon (San Dona di Piave, 
Venezia), Sergio Minetto (Torino), Luigi Morbiducci (Macerata), Ennio Pac- 
chioni (Modena), Giovanni Paganin (Asiago, Vicenza), Salvo Parigi (Berga- 
mo), Marinella Pirelli (Roma), Antonia Porta (Fornovo, Parma), Laura Po- 
turtf (Bovalino Superiore, Reggio Calabria), Vittorio Quintella (Roma), Ma- 
rio Ramous (Bologna), Vinicio Rastrelli (Genova), Padre Ruggero (Torino), 
Calisto Saettone (Genova), Anna Severini (Milano), Aldo Tortorella (Geno- 
va), Sergio Valvassori (Torino). 

Nei testi delle biografie sono state mantenute le seguenti sigle usate du- 
rante il fascismo e la Resistenza ed entrate nel linguaggio comune: 



CLN 


Comitato di Liberazione Nazionale 


GL 


Giustizia e Libertà (denominazione delle formazioni facenti capo 




al Partito dAzione) 


GAP 


Gruppi di Azione Patriottica 


SAP 


Squadre di Azione Patriottica 


GNR 


Guardia Nazionale Repubblicana 


UPI 


Ufficio Politico Investigativo 


OVRA 


Opera Vigilanza Repressione Antifascismo 



Con il nome di ciascun caduto è stato indicato, ove noto, il «nome di bat- 
taglia» del medesimo; quello, cioè, con cui era conosciuto fra i compagni del- 
la Resistenza. 



p. m. e g. p. 



LETTERE DI CONDANNATI A MORTE 
DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Ignoto (Antonio Fossati) 

(dall'archivio di Milano del Corpo Volontari Libertà). 

Carissima Anna, 

eccomi a te con questo mio ultimo scritto prima di partire 
per la mia condanna. Io muoio contento d'aver fatto il mio do- 
vere di Vero Patriota. Mia cara sii forte che dal cielo pregherò 
per te, che tu per me sei sempre stata l'unica consolazione in 
questi momenti di grande dolore mi confortavo solo con te. 
Quando tu venivi mi sembrava che la mia vita veniva più bel- 
la, mi sentivo più sollevato sentivo sorpassare davanti. Ti ri- 
cordi Anna che da quel giorno che mi hai visto piangere anche 
tu ti sono scesi le grosse lacrime dagli occhi mia piccola e cara 
Anna i tuoi capelli hanno asciugato quelle lacrime dei miei oc- 
chi. Cara ora ti racconto un po' della mia vita e incomincio su- 
bito «il giorno 27 fui preso portato a Vercelli in prigione dove 
passai senza interrogazione. Il mattino del 29 fui chiamato da- 
vanti a tutti i fascisti di Vercelli. Io non ho risposto mai alle lo- 
ro domande le sole parole erano queste "che non so niente e che 
non sono partigiano". Ma loro mi hanno messo davanti mille 
cose per farmi dire di si ma non usciva parola dalla mia bocca e 
pensando che dovevo morire. Il giorno 31 mi fu fatto la prima 
tortura ed è questo mi hanno strappato le ciglia e le sopraciglia. 
Il giorno 1 la seconda tortura "mi hanno strappato le unghie, le 
unghie delle mani e dei piedi e mi hanno messo al sole che non 
puoi immaginare, ma portavo pazienza e dalla mia bocca non 
usciva parola di lamento" . Il giorno 2 la terza tortura "mi han- 
no messi ai piedi delle candele accese ed io mi trovai legato su 
una sedia mi son venuti tutti i capelli grigi ma non ho parlato 
ed è passato". Il giorno 4 fui portato in una sala dove c'era un 
tavolo sul quale mi hanno teso in un laccio al collo per dieci mi- 
nuti la corrente e fui portato per tre giorni fino al giorno 6 al- 
la sera alle ore 5 mi dissero se avevo finito di scrivere tutto ciò 
che mi sentivo ma non ho ancora risposto e voglio sapere la mia 
fine che devo fare, per dirlo alla mia cara Anna e mi dissero 
quella tremenda condanna e mi feci vedere molto orgoglioso ma 



4 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



quando fui portato in quella tremenda cella di nuovo mi ingi- 
nocchiai mi misi a piangere avevo nelle mie mani la tua foto ma 
non si conosceva più la tua faccia per le lacrime e i baci che ti 
ho fatto, questo cara Anna devi perdonarmi sii forte a soppor- 
tare questo orrendo delitto e fatti coraggio avrai il tuo amore 
fucilato alla schiena. Ma Dio paga non soltanto il sabato ma tut- 
ti i giorni, fai bene Anna, che il tempo passa e non tornerà più 
e la morte si avvicina». 

Cara Anna mi devi promettere una cosa sola che saprai ven- 
dicare il sangue di un innocente che grida vendetta contro i fa- 
scisti. Nel tuo cuore non ci deve essere dolore ma l'orgoglio di 
un Patriota e anche ti prego di tenere per ricordo il mio nastri- 
no tricolore che lo portai sempre sul cuore per dimostrarmi un 
vero Patriota. Anna non piangere per me che hai avuto il tuo 
caro papà morto. Io dal cielo ti guarderò ove tu andrai e ti se- 
guirò ovunque. Mi trovo nelle mani dei Carnefici se mi vedes- 
si Anna non mi riconosceresti più per lo stato che son ridotto 
molto magro grigio sembro tuo nonno tutto ciò non basta il peg- 
gio sarà domani sera senza un soccorso da te e dai miei genito- 
ri senza veder più nessuno quale dolore sarà per la mia mamma. 

Ti prego Anna a guerra finita va a Torino da mia sorella e 
racconta ciò che è avvenuto nei giorni della mia prigione e che 
per lei ho fatto questa morte le auguro che non le facciano del 
male come a suo fratello ma anche per lei verrà il giorno della 
riscossa; ella dirà che è colpa mia. Anna sii forte sopporta que- 
sta croce pesante che dovrai portare fino al disopra del cielo. 
Ora veramente devo terminare perché mi fanno molto male le 
mani e mi fanno sangue. 

Saluti e baci prega per me che io dal cielo pregherò per te. 

Antonio Fossati 



LETTERE 



5 



Ignoto (Renzo) 

(dall'archivio di Milano del Corpo Volontari Libertà). 
Caro papà, 

benché non sia nato nel tuo stesso letto e non porti il tuo no- 
me, sono riconoscente di quanto hai fatto per me nella vita ter- 
rena. Sono sull'orlo della vita terrena e mi involo nel più alto 
dei cieli. Tu che sei un uomo di alti sentimenti, sappi che tuo 
figlio muore per un alto ideale, per l'ideale della Patria più li- 
bera e più bella. 

Di' al mio vero papà che lo perdono di tutto il male che ha 
fatto e che questo lo stimoli ad essere un uomo onesto nella vita. 

Caro papà, tutta la mia riconoscenza te la esprimo col mio 
cuore: caro papà, sappi che non ho amato come mio insegnan- 
te di vita laboriosa ed onesta altro che te. 

Scusami se ti scrivo in questa maniera ma queste sono paro- 
le che mi escono dal cuore in questo triste e nello stesso tempo 
bel momento di morte. 

Col cuore straziato ti lascio baciandoti caramente. 

Tuo per sempre figlio 

Renzo 



Cara nonna, 

so che per te sono stato il più caro nipote, ma Dio ci chiama 
al suo cospetto. La mia sorte, nonna, so che ti porterà un gran- 
de dolore, ma non disperare, avrai come consolazione il nipoti- 
no che nascerà dal ventre di mia zia... porta a lui ed ai primi ni- 
poti lo stesso affetto che hai portato a me, amali fortemente, 
amali: solo cosi potrai ricordarti del tuo Renzo, nei momenti 
più lieti della sua vita. Ti lascio costernato anche di questo do- 
lore che devo darti ma con animo sereno perché so che Dio mi 
accoglierà nelle sue braccia. 

Mia cara nonna ti lascio baciandoti caramente. 

Tuo per sempre Renzo 



6 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Agli amici, ai miei cari parenti e a tutti quelli che mi hanno 
voluto bene. 

Carissimi amici e parenti tutti, 

è nel più profondo ed accorato dolore che vi lascio in questa 
valle di lacrime. 

Ci ritroveremo tutti nel più alto dei cieli, nel cielo dei giusti 
e della gloria. 

Muoio da eroe e non da vile, muoio per la mia cara Italia che 
ho sempre adorato, muoio e nel più estremo dei miei momenti 
di vita terrena grido vendetta per il mio sangue sparso cosi in- 
nocentemente. 

Miei cari zii e zie allevate i vostri figli con il più alto dei sen- 
timenti: quello della Patria e dell'onore. Al mio caro cuginetto 
che dovrà nascere come mia ultima volontà gli porrete nome 
Vittorio, come a simboleggiare la vittoria della mia causa. 

Miei cari amici e compagni, tenete sempre alto il mio nome 
come uno dei più puri, ricordandomi nei più sereni momenti di 
allegria festosa che ho passato con voi. 

Con questo vi abbraccio e vi benedico. 

Vostro Renzo 



LETTERE 



7 



Ignoto 

(dal giornale clandestino «Il Partigiano Alpino», anno i, n. 4, agosto 1944). 

Paradiso, 1° posto 2 aprile 1944 

Cara mamma, 

non mi sarei mai pensato di doverti ancora questo dispiace- 
re, ma è il destino. Saluto te per l'ultima volta, cugini, padro- 
ni, madrina e R. Saluta pure la mamma di ... dicendole che va- 
do con piacere a trovare suo figlio. Per mio volere, sai come de- 
vi comportarti con quello che già ti diedi: tu devi ricevere questo 
colpo con la massima serenità: come pure io ricevo la morte con 
serenità e orgoglio, per non aver mai fatto male a nessuno, di 
nessuna specie. 

Nella tua mi dicevi che «Iddio aiuta i giusti»; io sono stato 
giusto e sono aiutato a ricevere questa morte che non mi spet- 
ta (pazienza). 

Vengo fucilato questa mattina, e sono contento perché in Ita- 
lia verrà la distruzione: così io sarò già a posto e non avrò più 
da vedere queste cose che verranno troppo brutte. 

Ricevi con serenità e forza tutte queste cose perché tu devi 
ancora vivere a lungo ed io ti guarderò dal cielo. Fammi tra- 
sportare nel cimitero di B. (questa è la mia ultima volontà). 

Ricevi dal mio grande affetto forti abbracci e caldi baci. 



8 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Albino Albico 

Di anni 24 - operaio fonditore - nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Pri- 
ma dell'8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista 
- dopo tale data è uno degli organizzatori del gap, 113" Brigata Garibaldi, di 
Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 
da militi della «Muti», nella casa di un compagno, in seguito a delazione di 
un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano - tradotto nella sede 
della «Muti» in Via Rovello a Milano - torturato - sommariamente proces- 
sato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a 
Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale. 

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, 

mi trovo senz'altro a breve distanza dall'esecuzione. Mi sen- 
to però calmo e muoio sereno e con l'animo tranquillo. Con- 
tento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la no- 
stra cara e bella Italia. 

Il sole risplenderà su noi «domani» perché tutti riconosce- 
ranno che nulla di male abbiamo fatto noi. 

Voi siate forti come lo sono io e non disperate. 

Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che 
sempre vi ha voluto bene. 



LETTERE 



9 



Maria Luisa Alessi (Marialuisa) 

Di anni 33 - impiegata - nata a Falicetto (Cuneo) il 17 maggio 191 1 -. Pri- 
ma dell'8 settembre 1943 svolge attività clandestina in collegamento con il 
Partito Comunista Italiano di Saluzzo - nel 1944 è staffetta partigiana della 
184' Brigata «Morbiducci» operante in Val Varaita - svolge numerose mis- 
sioni -. Catturata l'8 novembre 1944 da militi della 5' Brigata Nera «Indon- 
nici», mentre si trova convalescente nella propria casa di Cuneo - sottoposta 
a ripetuti interrogatori dal Comando di Cuneo -. Fucilata il 26 novembre 
1944, sul piazzale della stazione di Cuneo, da militi della 5' Brigata Nera «In- 
donnici», con Pietro Fantone, Ettore Garelli, Rocco Repice e Antonio Tra- 
montano. 



Cuneo, 14 novembre 1944 

Come già sarete a conoscenza, sono stata prelevata dalla Bri- 
gata Nera: mi trovo a Cuneo nelle scuole, sto bene e sono tran- 
quilla. 

Prego solo non fare tante chiacchiere sul mio conto, e di al- 
lontanare da voi certe donne alle quali io debbo la carcerazione. 

Solo questa sicurezza mi può far contenta, e sopra tutto ras- 
segnata alla mia sorte. Anche voi non preoccupatevi, io so es- 
sere forte. 

Vi penso sempre e vi sono vicino. 

Tante affettuosità Maria Luisa 



IO 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Sergio Alpron (Giovanni Gabbia) 

Di anni 33 - rappresentante di commercio - nato a Verona il 24 aprile 
1910 - residente a Genova-Sestri -. Appartenente a una famiglia colpita dal- 
le persecuzioni razziali - dal 1940 membro del Partito Comunista Italiano -. 
Nei giorni dopo F8 settembre 1943 organizza il ricupero e l'occultamento di 
depositi di armi abbandonate dai militari - guida nelle vie di Genova-Sestri 
un cruento combattimento in cui un reparto tedesco è costretto alla fu- 
ga - braccato per la sua attività nei gap, è costretto ad allontanarsi dalla sua 
sede - combatte con i partigiani di Nizza Monferrato (Asti), di Frabosa e Ga- 
ressio (Cuneo) - diventa il comandante militare di Garessio, con il grado di 
capitano -. Catturato il 20 gennaio 1944, nel corso di una missione ad Al- 
benga (Savona), da reparto delle Brigate Nere - tradotto nel riformatorio di 
Cairo Montenotte (Savona), poi a Savona - torturato -. Processato a Savo- 
na da tribunale delle ss tedesche -. Fucilato il 31 marzo 1944 nel fossato del- 
la fortezza ex Priamar di Savona, da plotone fascista, con altri due partigiani. 

Adorati, 

sono le mie ultime parole cercate di consolarvi e non soffri- 
re troppo della mia morte. 

Dal S.T. medico Kodheli presso la 34" Legione a Savona po- 
trete avere la mia roba. 

Baciatemi Giorgio Flora e Nanda e a voi il mio ultimo bacio. 

Sergio 



LETTERE 



1 1 



Armando Amprino (Armando) 

Di anni 20 - meccanico - nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Par- 
tigiano della Brigata «Lullo Mongada», Divisione Autonoma «Sergio De Vi- 
tis», partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi 
colpi di mano in zona Avigliana (Torino) -. Catturato nel dicembre 1944 da 
pattuglia rau (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Tori- 
no - tradotto alle Carceri Nuove di Torino -. Processato dal Tribunale Co.Gu. 
(Contro Guerriglia) di Torino -. Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono 
Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della gnr, con Can- 
dido Dovis. 



Dal Carcere, 22 dicembre 1944 

Carissimi genitori, parenti e amici tutti, 

devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt'e 
due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo 
innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. 

Io sono sempre vicino a voi. 

Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir così... Ma, in 
Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò 
per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vi- 
cino a te, mammina. 

Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Car- 
ceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi 
da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. 

Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei di- 
spiaceri. 

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete 
un po' di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La 
mia roba, datela ai poveri del paese. 

Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino 
per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. So- 
no in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti ba- 
ci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. 

Arrivederci in Paradiso. 

Vostro figlio Armando 



Viva l'Italia! Viva gli Alpini! 



12 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Raffaele Andreoni (Tarzan) 

Di anni 20 - meccanico - nato a Fiesole (Firenze) il 5 aprile 1924 -. Parti- 
giano della Brigata Garibaldi 22 bis «Vittorio Sinigallia» operante nella zo- 
na di Vallombrosa, Pelago e Consuma (Firenze) -. Catturato il 15 aprile 1944 
a Secchieta (Firenze), nel corso di un rastrellamento operato da reparti della 
Legione Autonoma «Ettore Muti» - tradotto nella caserma della Fortezza da 
Basso di Firenze -. Processato il 2 maggio 1944 nella Casa del Fascio D. Ros- 
si, dal Tribunale Militare Straordinario di Firenze -. Fucilato il 3 maggio 
1944 al poligono di tiro delle Cascine in Firenze, con Adriano Gozzoli e al- 
tri due partigiani. 

Cari miei, 

sono le ultime ore della mia vita e le ho dedicate tutte a voi 
e a Dio. 

Non piangete so che vi faccio male, tanto male. 

Sono ora per mezzo di Padre nella via del Signore che cer- 
tamente avrà pietà di me non avendola avuta dagli uomini del- 
la terra. 

Lascio ora la mia vita così giovane solo per una mancanza 
che io non posso tradurla ne in bene ne in male. 

Per la mia famiglia, per la mia Patria, dico però con serenità 
che ho amata l'una e l'altra con amore più di quegli uomini che 
oggi mi tolgono la vita... 

Saranno anche loro un giorno nelle mie condizioni. 

Nara, Luisa, Lilia, Dino, Renato, Luciano, Ugo, mamma, 
babbo, tutti vi ricordo anche nel cielo. 

Ho assistito alla S. Messa ed ho fatto la S. Comunione... 

Non ho più parole, non so più scrivere. 

Salutatemi tanto la S. Annina e non si preoccupi della mia 
fine, tutti i conoscenti in special modo sig. Polidori, Salimbe- 
ni, Celiai, ecc.. Dite loro che muoio contento. Un saluto a Fran- 
co del Polidori. 

Infine vi avviso tutti. Se un giorno Ugo tornerà ditegli pure 
la verità... potrà anche lui condannarmi, ma forse vendicarmi. 

Sono le ultime parole del vostro R... che tanto vi vuol bene. 

«Fatevi coraggio». 



LETTERE 13 

Vi ho tutti qui nella mente. Lilia, tu prega per me ed io 
per voi. 

Tanti baci ai piccoli: Ugo, Licia. 

Tanti baci a voi tutti, addio per sempre R. 



i4 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Anselmi (Pippo) 

Di anni 61 - sarto - nato a Sanremo (Imperia) il 12 febbraio 1883 -. Dichia- 
ratamente ed attivamente antifascista - fermato per misure di pubblica sicu- 
rezza ogni qualvolta un gerarca fascista si reca a Sanremo in visita ufficiale - 
è fra i creatori del cln di Sanremo, attivissimo nella raccolta di armi, nell'av- 
viamento degli sbandati in montagna e nella organizzazione delle formazioni 
armate della zona di Sanremo - comanda poi una formazione operante nei 
dintorni di Sanremo che ebbe uccisi il 70% dei suoi effettivi -. Catturato ne- 
gli ultimi giorni dell'agosto 1944 da elementi della gnr e dell'upi - più volte 
seviziato -. Fucilato il 6 novembre 1944 a Castelvecchio (Imperia), per rappre- 
saglia all'uccisione di militi della gnr, con Armando Denza e Luigi Novella. 

Cari figli e mamma e sorelle e fratelli, 

mi annunciano che questa sera sarò fucilato. 

Voi più di tutti sapete che la mia vita fu tutta di onestà e de- 
dita esclusivamente alla famiglia. 

Armando Anita andate sempre d'accordo e amatevi sempre. 

Sapete che sono innocente e solo vittima di una montatura 
preparata da un uomo indegno. 

Potete quindi alzare la testa più di prima. 

Mamma cara non ti disperare e perdonami il dolore che ti 
procuro non per colpa mia. 

Baci a tutti, vi assicuro che muoio con coraggio. 

Baci, baci, baci 

Anselmi Giuseppe 



LETTERE 



*5 



Arnoldo Avanzi 

Di anni 22 - impiegato al municipio di Luzzara (Reggio Emilia) - nato a Luz- 
zara il 17 aprile 1922 -. Prima dell'8 settembre 1943 svolge alle Officine Mec- 
caniche Reggiane propaganda antifascista - dal 26 giugno 1944 appartenen- 
te alla 77' Brigata sap - partecipa a requisizioni di generi alimentari e be- 
stiame destinato ai tedeschi e all'affondamento di barche traghetto del Po 
adibite ai trasporti destinati ai tedeschi - è membro del cln di Luzzara -. Ar- 
restato l'8 aprile 1945, al suo posto di lavoro, con Ermes Ferrati, da elemen- 
ti della Brigata Nera «Pappalardo» di stanza a Ferrara - tradotto nella sede 
dell'uri di Reggiolo (Reggio Emilia) - torturato -. Processato sommariamen- 
te nella sede dell'upi di Reggiolo -. Fucilato da plotone delle Brigate Nere il 
mattino del 17 aprile 1945, dietro il muro di cinta del cimitero di Reggiolo, 
con Ermes Ferrari. 

(Biglietto ritrovato, dopo la Liberazione, nascosto tra i calcinacci d'una pa- 
rete della cella). 

13-4-45 

Carissima mamma, 

mi trovo ancora qui a Reggiolo in attesa di essere giudicato 
con le relative conseguenze. Fatti coraggio e se la giustizia de- 
gli uomini sarà come quella di Dio, vedrai che non mi sarà at- 
tribuito del male che non ho fatto. 

Sono ancora qui con Ferrari che pure lui saluta tanto i suoi 
cari. 



17-4-45 

Carissimi, 

non piangetemi, sono morto per la mia idea, senza però far 
nulla di male alle cose ed agli uomini. Non odio nessuno e non 
serbo rancore per nessuno, ci rivedremo in cielo 



Arnoldo 



i6 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Franco Balbis (Francis) 

Di anni 32 - ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Torino il 16 
ottobre 191 1 - Capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore, com- 
battente a Ain El Gazala, El Alamein ed in Croazia, decorato di Medaglia 
d'Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di 1" Classe - all'in- 
domani dell'8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino - è 
designato a far parte del 1" Comitato Militare Regionale Piemontese con com- 
piti organizzativi e di collegamento -. Arrestato il 31 marzo 1944, da ele- 
menti della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa 
ad una riunione del cmrp nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Pro- 
cessato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del cmrp, dal Tribuna- 
le Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono 
Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Quin- 
to Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio 
Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti -. Medaglia d'Oro e Me- 
daglia d'Argento al Valor Militare. 

4 aprile 1944 

Babbo adorato, 

il tuo unico figlio si allontana da Te. 

Con la vita mi hai dato un nome onorato, con la costante ed 
amorosa cura e col tuo lavoro mi hai creato una posizione e mi 
hai indicato una linea di condotta ed una vita di rettitudine e 
di probità. Ho fatto quanto potevo per non venir meno ai tuoi 
desideri ed oggi ti chiedo perdono per tutti i dolori e le sofferen- 
ze che ti ho involontariamente arrecato. Babbo mio caro, Iddio 
ha voluto che io ti precedessi nella morte: sia fatta la sua vo- 
lontà! 

Non perderti d'animo ed accetta quest'ultimo volere di Dio. 
Ti raccomando la Mamma: anche per lei devi essere forte ed 
imporle che si sappia far forza e non si abbandoni. Muoio con 
la grazia di Dio e con tutti i conforti della nostra religione. Nel 
momento supremo Tu sarai nel mio cuore e sul mio labbro. Ar- 
rivederci, Babbo, ti stringo a me nel virile abbraccio degli uo- 
mini forti e chiedo la tua benedizione. 

Tuo nella vita e nella morte Franco 



LETTERE 



17 



Torino, 5 aprile 1944 

Babbo mio caro, 

non avrei mai creduto che fosse cosi facile morire. 

Davanti alla mia ultima ora mi sento sereno e tranquillo e se 
sul mio ciglio brilla una lagrima è perché penso allo strazio dei 
Miei. 

E questa la tragedia mia nel presentarmi a Dio; ti chiedo 
quindi di diminuire le mie pene promettendomi di essere forte 
e di superare la tragedia di oggi, pensando che essa è permessa 
dalla Provvidenza per i suoi imperscrutabili fini. 

Babbo adorato, se la mia vita fu serena e facile io lo devo a 
Te, che mi hai guidato col tuo amore, col tuo lavoro, col tuo 
esempio. 

Il piccolo Cumillo è cresciuto ed è andato lontano, poi è par- 
tito in guerra. In tutta la vita, sia quando era a Te vicino, co- 
me quando combatteva in lontani fronti, fu il tuo amore e la 
rettitudine del tuo carattere che gli hanno indicato la via giu- 
sta e retta. 

Oggi Franco parte e ti precede nella grazia di Dio: nel mo- 
mento supremo ti raccomanda la Mamma e ti chiede perdono 
di tutto quanto ti ha fatto di male e del dolore che ti arreca oggi. 

Babbo, nel momento della morte il tuo nome e il tuo ricor- 
do saranno con me, come il mio cuore rimane per sempre a Te 
vicino. Abbracciandoti come si può fare nel momento supre- 
mo, ti chiedo la tua benedizione, che mi serva di viatico da- 
vanti a Dio. 

Arrivederci, Babbo! 

Tuo Franco 

Mamma adorata, 

è il tuo Franco che torna a Te nel momento supremo per 
porgerti il suo bacio e per vivere sempre in ispirito nel tuo 
abbraccio. 

E questo il tuo Cumillo a cui hai dato con la vita il tuo san- 
gue, il tuo cuore, la tua anima. Mi hai allevato nella fede, nel- 
l'amore, nella rettitudine e nell'onestà. Ho imparato dal tuo 
esempio ad essere un uomo. Ti ringrazio, Mammina cara, per 
tutto quello che hai fatto per me e ti chiedo oggi perdono per 



l8 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

quanto ti ho fatto di male, per i dolori e le ansie che ti ho pro- 
curato. 

Mamma, colla tua forza d'animo, vincendo momenti diffi- 
cili della vita, mi fosti sempre di esempio e di guida; ti chiedo 
lo sforzo supremo oggi di fare altrettanto: non disperarti com- 
pletamente e rimani serena: Iddio terrà conto del tuo sacrificio. 

Il più grande tormento della mia nuova vita sarebbe quello di 
sapere che, per causa mia, tu non potessi aver pace. Nel momento 
supremo il tuo nome sarà nel mio cuore e sul mio labbro: per la 
mia pace donami, o mamma, la tua benedizione. Ti abbraccio e 
ti stringo a me per sempre, nella vita e per la morte e mi è bello 
pensare che arriverò a Dio col tuo perdono ed il tuo bacio. 

Tu0 Franco 



La Divina Provvidenza non ha concesso che io offrissi all'I- 
talia sui campi d'Africa quella vita che ho dedicato alla Patria 
il giorno in cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi 
permette oggi di dare l'olocausto supremo di tutto me stesso al- 
l'Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! 

Possa il mio sangue servire per ricostruire l'unità italiana e 
per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel 
mondo intero. 

Lascio nello strazio e nella tragedia dell'ora presente i miei 
Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muo- 
re; li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi han- 
no voluto bene. 

Desidero che vengano annualmente celebrate, in una chiesa 
delle colline torinesi due messe: 

una il 4 dicembre anniversario della battaglia di Ain el Ga- 
zala; l'altra il 9 novembre, anniversario della battaglia di El Ala- 
mein; e sieno dedicate e celebrate per tutti i miei Compagni 
d'armi, che in terra d'Africa hanno dato la vita per la nostra in- 
dimenticabile Italia. 

Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; 
quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga of- 
ferto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. 

Con la coscienza sicura d'aver sempre voluto servire il mio 
Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d'e- 
secuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. 



LETTERE 



19 



Possa il mio grido di «Viva l'Italia libera» sovrastare e smor- 
zare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il be- 
ne e per l'avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, 
per le quali muoio felice! 

Franco Balbis 

Torino, 5 aprile 1944 



20 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Riccardo Balmas (Dino) 

Di anni 21 - meccanico - nato a Pomaretto (Torino) il 21 novembre 1923 -. 
Capo Servizio Informazioni nella V Divisione Alpina gl «Sergio Toja» ope- 
rante nelle Valli Germanasca e Chisone, indi in Val Pellice -. Catturato il 26 
gennaio 1945 durante un rastrellamento condotto da reparti tedeschi e fa- 
scisti in Val Pellice, con altri quindici partigiani che saranno fucilati, a grup- 
petti, in vari paesi della zona -. Tradotto a Torre Pellice, poi nella Caserma 
dei Carabinieri di Pinerolo ed ivi processato, il 5 marzo 1945, da tribunale 
del locale Comando tedesco -. Fucilato alle ore 19 del 7 marzo 1945 a San 
Germano Chisone (Pinerolo), da plotone tedesco, con Paolo Massenz e Ughet- 
to Natalino. 



6 marzo 1945 

Cara mamma e tutti, 

sono queste le mie ultime parole prima di morire. È ben tri- 
ste morire a ventun anni, ma qualcuno penserà a me sempre. 
Mi rincresce per voi tutti che non potrò più vedere. Ci rive- 
dremo in Cielo. Pregate per noi e perdonatemi se qualche vol- 
ta vi ho fatto arrabbiare. 

Mi rincresce che non posso più vedere il mio più piccolo ni- 
pote, baciatelo per me tanto, tanto: salutatemi Levi, Ester, Ol- 
ga, Enrico e bimbi, Edmondo e famiglia, tutti i cugini, zie e zii, 
e ringraziateli di tutto ciò mi hanno mandato qui in prigione. 

Salutate il Pastore e sua moglie, tutti i miei amici e amiche, 
e dite loro che si ricordino qualche volta del resto della Gio- 
ventù di Pomaretto. 

A te mamma, che avevi riposte tutte le tue fiducie in me pen- 
sa che è il mio destino, e la volontà di Dio non si discute. 

A Voi Ester, Clelia, Olga ed Edmondo, pensate alla mamma 
e fategli coraggio e ditegli che sopporti serenamente il mio de- 
stino come pure io serenamente sopporto e vado alla morte. 

Baci cari a tutti e ricordatevi di me, ciau Alma, Emilia, Al- 
berto, Piero, Giorgina, Bruno, Emilio, Edda ed anche a te ca- 
ro Lili pensa alla nonna. Addio a tutti. 

Vostro Dino Balmas 

Vi mando la mia catenina per ricordo. 



LETTERE 



21 



7 marzo 1945 

Cara mamma, 

ho ricevuto ora la visita del sig. Bertin, il quale ti porterà le 
mie ultime parole. Sopporta serenamente la mia fine come io 
vado serenamente alla morte. Baci cari a tutti. Addio 

Dino 



22 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Achille Barilatti (Gilberto della Valle) 

Di anni 22 - studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macera- 
ta il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8 
settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei suc- 
cessivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane - dal Gruppo «Pa- 
trioti Nicolò» è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Cat- 
turato all'alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato 
da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto - mentre 26 dei suoi sono fuci- 
lati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, 
egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale te- 
desco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo 
1944, contro la cinta del cimitero di Muccia -. Medaglia d'Oro al Valor Mi- 
litare. 

Mamma adorata, 

quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. 
Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo 
figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue 
non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita 
Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. 

Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei ca- 
ri; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che 
tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. 

Viva I'it alia libera! Achille 

Dita adorata, 

la fine che prevedevo è arrivata. Muoio ammazzato per la 
mia Patria. Addio Dita non dimenticarmi mai e ricorda che tan- 
to ti ho amata. 

Vai da mia Madre a Passo di Treia appena potrai, tale il mio 
ultimo desiderio. 

Muoio da forte onestamente come ho vissuto. Addio Dita, 
addio gnau mio 

Achille 



LETTERE 



2 3 



Mario Batà 

Di anni 26 - studente in ingegneria - nato a Roma nel 1917 -. Tenente di 
complemento del Genio militare, dopo l'8 settembre 1943 abbandona il re- 
parto presso cui presta servizio in Macerata per dar vita alle prime formazio- 
ni partigiane nel comune di Cingoli (Macerata) - ne cura l'organizzazione e 
l'armamento - compie le prime azioni di guerra -. Catturato nel novembre 
1943 a Macerata, nel corso di un'azione condotta da reparti fascisti - tra- 
dotto nelle carceri locali -. Processato nel dicembre 1943 dal Tribunale Te- 
desco di Guerra di Macerata -. Fucilato il 20 dicembre 1943, a Sforzacosta 
di Macerata, da plotone tedesco -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 



Macerata, 20 dicembre 1943 

Cari genitori, 

il vostro Mario, quando riceverete questa lettera, non sarà 
più nel mondo dei vivi. 

La così detta giustizia umana ha troncato la sua vita nel mon- 
do dei vivi. 

Non piangete, non disperatevi, io sarò sempre vicino a voi e 
vi verrò spesso a trovare. 

Pensate che non sono morto, ma sono vivo, vivo nel mondo 
della verità. 

Mamma, papà, Maria, non addio, arrivederci. 

La mia anima sta per iniziare una nuova vita nella nuova era. 

Desidero che la mia stanza rimanga com'è... io verrò spesso. 

Perdonatemi se ho preposto la Patria a voi. 

Arrivederci 

Vostro Mario 



24 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Valerio Bavassano (Lelli) 

Di anni 21 - elettromeccanico - nato a Genova il 14 gennaio 1923 -. Mili- 
tare a Rimini all'8 settembre 1943, riesce a raggiungere Genova - il 2 marzo 
1944 si unisce alla 3" Brigata Garibaldi «Liguria» -. Catturato il 7 aprile 1944 
con diciassette compagni, nel corso del rastrellamento condotto da tedeschi 
e fascisti nella zona della Benedicta - portato nella villa Bagnara di Masone 
(Genova) - interrogato e seviziato - tradotto alla 4" Sezione delle carceri Ma- 
rassi di Genova - in queste e nella Casa dello Studente sottoposto a continui 
interrogatori e sevizie -. Fucilato, in seguito all'attentato al cinematografo 
Odeon di Genova, il 19 maggio 1944, nei pressi del Colle del Turchino, con 
Aldo Alloisio, Domenico Arecco, Giuseppe Bottaro, Angelo Briano, Attilio 
Briano, Renato Brunati, Augusto Calzolari, Giulio Cannoni, Angelo Castel- 
lini, Pietro Cavallo, Alessandro Cavanna, Gaetano Colombo, Mario Dagni- 
no, Orazio Esposto, Sandro Fallabrino, Edoardo Ferrari, G. B. Ferrerò, Fran- 
cesco Fialdini, Giovanni Fialdini, Pietro Fraguglia, Enrico Gaiti, Bruno Ghi- 
glione, Pietro Gibelli, Enrico Grenno, Luigi Grenno, Emilio Guerra, Onorato 
Leone, Rino Mandoli, Umberto Mantellato, Salvatore Marozzelli, Giovanni 
Martini, Antonio Massa, Gian Carlo Odino, Ubaldo Ottonello, Isidoro Ma- 
ria Pestarino, Francesco Podestà, Luigi Ratto, Luigi Rocca, Domenico San- 
to, Angelo Sasso, Cesare Scolesite, Rinaldo Sozo, Renzo Tassara, Piero Tur- 
ni, Bartolomeo Uberti, Walter Ulanowsky, Angelo Verdino e altri undici non 
identificati. 



Carceri 16.5. 1944 

Mammina carissima, 

un triste presentimento mi dice che oggi è stata l'ultima vol- 
ta che ci siamo visti. 

Mammina cara, il destino continua ad essere crudele con te. 

Questa mia vita che insieme abbiamo contesa tante volte al- 
la morte, credo stia per sfuggirmi. Ti sia di conforto il pensie- 
ro che io sarò forte fino all'ultimo. 

Certamente paura non ne sento. L'unica grande spina del 
mio cuore è il sapere che tu e Milli resterete sole al mondo. 

Ho voluto seguire la mia idea e adesso mi domando se di fron- 
te a te avevo il diritto di farlo. 

Perdonami, mammina, se ti cagiono questo grande dolore. 

Ti avevo pur detto che mi sembrava poco naturale restar vi- 
vo solo io fra tanti compagni morti. 

Adesso andrò con loro. Doveva finire cosi. 

Ancora una volta, mammina, perdonami. 



LETTERE 



25 



Anche Milli deve perdonarmi e dille che se spesse volte ci si 
bisticciava, era proprio perché ci volevamo bene. 

Quando il dolore ti sembrerà insopportabile, rifugiati in lei, 
ti sarà di grande sollievo. 

Ricevi da tuo figlio il più affettuoso abbraccio e tanti, tanti 
baci, anche per Milli. Per l'ultima volta perdonatemi. 

Vostro 

Valerio 



26 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Pietro Benedetti 

Di anni 41 - ebanista - nato ad Atessa (Chieti) il 29 giugno 1902 -. Militante 
del Partito Comunista Italiano dal 1921, Segretario della Sezione Giovanile 
di Atessa - nel dicembre 1925, mentre si reca a Lione (Francia) quale dele- 
gato dell'Abruzzo al III Congresso del Partito Comunista Italiano, viene fer- 
mato al confine e per tre mesi tradotto di carcere in carcere - scarcerato, as- 
sume la segreteria della Federazione comunista di Chieti e tiene il collega- 
mento con i fuorusciti di Francia - nuovamente arrestato nel 1932, processato 
dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, poco dopo scarcerato per am- 
nistia -. Nel 1941 riprende a Roma l'attività antifascista divenendo, dopo l'8 
settembre 1943, commissario politico della 1" Zona di Roma -. Sorpreso il 28 
dicembre 1943 da Domenico Rodondano, capo della Squadra Politica della 
Questura di Roma, nel laboratorio d'ebanista di via Properzio n. 39, dove 
viene scoperto un deposito di armi - tradotto alla Questura Centrale, poi al- 
le carceri Regina Coeli - processato una prima volta il 29 febbraio 1944 dal 
Tribunale di Guerra tedesco di Via Lucullo n. 16 e condannato a 15 anni di 
reclusione - nuovamente processato 1' 1 1 aprile 1 944 dal medesimo tribuna- 
le e condannato a morte -. Fucilato il 29 aprile 1944 da plotone della pai (Po- 
lizia Africa Italiana), sugli spalti del Forte Bravetta di Roma. 

Mia cara Enrichetta, 

sicché non è possibile vedersi, e va bene! Credo che per la 
firma della sentenza passi qualche mese dalla data del proces- 
so. Ad ogni modo la settimana ventura potrai riaffacciarti al 
Tribunale militare se c'è novità. A Via Lucullo non tornarci più. 
Se ti va di fare qualche passeggiata al Gianicolo, la mia cella 
guarda al Gianicolo e di li si vede affacciandosi al muraglione 
dove fa una rientranza un po' più su del faro. Verrai dopo le 
3,30 e farai segno con un fazzoletto bianco. La mia cella è la se- 
conda dal centro al penultimo piano. Adesso sono io ad essere 
preoccupato per te perché immagino benissimo le strettezze in 
cui vi dovete trovare in seguito all'aggravarsi della situazione. 
Ed andremo sempre verso il peggio, fino a quando il bubbone 
non andrà in suppurazione. D'altronde tu sai che io avevo pre- 
visto tutte le temibili conseguenze cui sarebbe andata soggetta 
Roma se si fosse determinato ciò che purtroppo è accaduto. E 
i Romani se ne devono rendere conto a loro spese. La sera che 
ho sentito cadere le bombe verso Cavalleggeri sono stato in or- 
gasmo e non ho avuto pace fin quando non ho saputo come era- 
no andate le cose. Perciò tienti riguardata e soprattutto ti rac- 



LETTERE 



27 



comando di non fare eccessivi sacrifici per me e di non privar- 
ti del tuo per mandarlo qui, che infine una pagnotta e un po' di 
minestra qua c'è ancora. 

Non so come stai con le tessere, ma se per esempio il pane 
non puoi mandarmelo, fanne a meno, come pure per i cucinati. 

Cerca di farti mettere da parte un po' di legna a bottega, che 
in mancanza di meglio può servirti. Quando ti chieggo qualche 
cosa che mi occorre mandala se la trovi, altrimenti non pensarci. 

Questa settimana prova a mettermi nel pacco il dizionario 
inglese che vedo se me lo fanno passare. Per gli altri libri se ne 
parla quando avrai il colloquio. 

Un po' di fogli di velina sottile puoi mandarmeli, potrai di- 
re che mi occorrono per fare cartine da sigarette dato che qui 
non si vendono più. 

Ho letto che la casa di Ignazio è stata colpita, se sei infor- 
mata, dammi qualche notizia. 

Attendo sempre che tu possa darmi qualche notizia dall'A- 
bruzzo e speriamo che presto o tardi qualche cosa arrivi; per 
quanto sono fermamente convinto che loro stiano meglio di noi 
e soprattutto sono contento che Filippo non abbia subito la sor- 
te che lo attendeva se si fosse trovato qui. 

Ad ogni modo fra qualche mese le cose saranno più chiare ed 
il presente non sarà più che un brutto ricordo. 

Saluti a tutti, ti abbraccio 

Tuo Pietro 

(Nota sul tergo di una pagina di diario, da un taccuino ritrovato nelle carce- 
ri di Regina Coeli. La data a cui allude corrisponde alla data dell'eccidio del- 
le Fosse Ardeatine presso Roma). 

Ricordate! Ricordate il ventiquattro marzo! 

(L'originale è in lingua inglese; si è ritenuto, per l'incompiutezza del linguaggio 
usato, di riportare la sola traduzione). 

11 aprile 1944 

Ai miei cari figli, 

quando voi potrete forse leggere questo doloroso foglio, miei 
cari e amati figli, forse io non sarò più fra i vivi. 

Questa mattina alle 7 mentre mi trovavo ancora a letto sen- 



28 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



tii chiamare il mio nome. Mi alzai subito. Una guardia apri la 
porta della mia cella e mi disse di scendere che ero atteso sot- 
to. Discesi, trovai un poliziotto che mi attendeva, mi prese su 
di una macchina e mi accompagnò al Tribunale di Guerra di Via 
Lucullo n. 16. Conoscevo già quella triste casa per aver avuto 
un altro processo il 29 febbraio scorso quando fui condannato 
a 15 anni di prigione. Ma questa condanna non soddisfece ab- 
bastanza il comando tedesco il quale mandò l'ordine di rifare il 
processo. Cosi il processo, se tale possiamo chiamarlo, ebbe luo- 
go in dieci minuti e fini con la mia condanna alla fucilazione. 

Il giorno stesso ho fatto la domanda di grazia, seppure con 
repulsione verso questo straniero oppressore. Tale suprema ri- 
nuncia alla mia fierezza offro in questo momento d'addio alla 
vostra povera mamma e a voi, miei cari disgraziati figli. 

Amatevi l'un l'altro, miei cari, amate vostra madre e fate in 
modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate lo 
studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di 
chi vive. Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sem- 
pre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. 
Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere paga- 
to con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in 
schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ri- 
cordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri 
simili, quelli sono i vostri fratelli. 

Siate umili e disdegnate l'orgoglio; questa fu la religione che 
seguii nella vita. 

Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa 
prova; ma se così non può essere io muoio nella certezza che la 
primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. 
E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la 
morte. 



Dal Carcere di Regina Coeli 
Roma, 12 aprile 1944 

Mia cara Enrichetta, 

quando leggerai la presente forse io non sarò più, dico forse, 
perché sebbene una condanna a morte sia stata pronunciata per 
me, resto tuttavia convinto che una simile mostruosità non po- 
trà essere condotta a termine. 



LETTERE 



29 



Ieri mattina, saranno state le sette, ero ancora a letto anche 
perché durante la notte avevo dormito poco e le poche ore di 
sonno erano state popolate da sogni strani, quasi incubi, i miei 
compagni di cella che erano desti hanno sentito il mio nome ed 
il numero 94 che era quello della mia cella. Mi hanno avverti- 
to e sono subito balzato dal letto, mi sono vestito e lavato alla 
bell'e meglio ed ho chiesto alla guardia, che intanto aveva aper- 
to la porta, cosa ci fosse di nuovo. Mi ha risposto: - L'atten- 
dono giù -. Nello scendere le scale ho visto vicino all'uscio del- 
l'ufficio del braccio un soldato tedesco che attendeva. Ti con- 
fesso che in quell'istante non ho previsto nulla di buono, per 
quanto ho fatto il callo a tutte le sorprese. 

Difatti sono stato portato fuori insieme ad altri detenuti e 
fatto salire su un camion scoperto, ricondotto al Tribunale di 
via Lucullo. 

Alle dieci sono stato introdotto nell'aula dove il Tribunale 
era già riunito. I suoi membri non erano più quelli del 29 feb- 
braio, all'infuori di un ufficiale che in quella occasione funge- 
va da Presidente ed ora da Pubblico Ministero. Mi viene detto 
che la sentenza del 29 febbraio era stata sospesa e avrei dovu- 
to essere processato di nuovo. 

Si dà lettura del verbale del primo processo, in tedesco sem- 
pre; alla fine l'interprete mi domanda se ho qualche cosa da ag- 
giungere alle mie dichiarazioni di allora. Alla mia risposta ne- 
gativa il Pubblico Ministero fa la sua requisitoria che conclude 
con la richiesta della pena di morte, come mi comunica l'inter- 
prete. Vengo condotto fuori per qualche minuto e subito ri- 
chiamato nell'aula dove viene letta la sentenza che conferma la 
richiesta del P. M. 

Ho chiesto se potevo avanzare domanda di grazia e mi è sta- 
to detto di sì. Non mi sarei mai piegato a quest'atto di sotto- 
missione o comunque di umiliazione di fronte allo straniero che 
con tanta disinvoltura si vale del diritto della sua forza per gio- 
care con le nostre teste; non lo avrei mai fatto, ti dico, ma di- 
nanzi ai miei occhi, in quel momento vi eri tu, mia diletta e 
sfortunata compagna ed i miei figli, mio padre, i tuoi genitori, 
i miei fratelli ed i tuoi... e qualche cosa pur vi dovevo, giacché 
lo potevo ancora. E poco, lo so, ma non posso offrirvi di più, 
ed ho piegato il capo. Ieri stesso, infatti, ritornato nel carcere, 
ho chiesto di fare la domanda e il sottocapo del VI braccio, ad 



30 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

onore del vero molto premuroso e gentile, ha chiamato un in- 
terprete addetto ai servizi del carcere e ieri sera la domanda era 
già partita. 

Ti dicevo in principio che sono convinto che l'esecuzione 
non avrà luogo ed ho molte ragioni per crederlo. Prima perché 
l'esecuzione non ha avuto luogo subito come avviene di solito 
in questi casi. Poi perché, sia nel braccio tedesco come negli al- 
tri bracci, vi sono condannati a morte da vari mesi e finora non 
sono state eseguite le sentenze. Poi vi è in corso la domanda di 
grazia, su cui spero molto. Certo ci sarà, credo, da attendere 
qualche mese, ma per me questo tempo non sarà un'agonia, per- 
ché ho la forza che mi proviene dalla fiducia che tutto ciò non 
sarà fra breve che il ricordo di un brutto sogno. Comunque, 
questo mio parere e scarse parole ti sono destinate solo nel ca- 
so che l'irreparabile si compisse e vogliono essere l'estremo sa- 
luto a te e ai nostri cari figlioli e l'implorazione a te e a loro del 
vostro perdono per tutto il male che vi ho fatto e che vi faccio 
lasciandovi soli. 

Nella folla di care memorie che, come fiume in piena, mi fan- 
no ressa nell'anima, mi torna alla mente una lettera che ti scri- 
vevo venti anni fa, quando eravamo ancora fidanzati. Ti dice- 
vo allora, di fronte a ciò che già cominciava a contrastarci la vi- 
ta, che la vita è soprattutto lotta e che il suo condimento è il 
dolore. Forse noi dell'una e dell'altra ne avevamo già troppo, 
ma non abbastanza. Occorreva la prova suprema, per me l'ul- 
tima, ma per te il principio di un'altra serie infinita. E questo 
pensiero mi fa sentire colpevole. 

Ma che fare ? Vi sono nel mondo due modi di sentire la vita. 
Uno come attori, l'altro come spettatori. Io, senza volerlo, mi 
son trovato sempre fra gli attori. Sempre fra quelli cioè che co- 
noscono più la parola dovere che quella diritto. Non per niente 
costruiamo i letti perché ci dormano su gli altri. Tutta la mia 
educazione, fin da ragazzo, mi portava a farmi comportare cosi. 

Ed anche ora, di fronte allo scempio della Patria, dei nostri 
focolari, delle nostre famiglie, io sentivo che era da codardi re- 
stare inerti e passivi. Ma forse con ciò calpestavo i miei doveri 
verso la famiglia ? No, perché la causa che avevo sposata altro 
non era che quella dei nostri figli e delle nostre famiglie. Non 
sappiamo cosa sarà l'avvenire che io comunque già sento più 
bello, più buono del triste presente, di questo terribile oltrag- 



LETTERE 



31 



gio all'umanità. Ma qualunque esso sia ed io dovessi essere in- 
ghiottito da questo vortice tremendo, che annienta uomini e co- 
se, di fronte al giudizio dei miei figli, preferisco essere il padre 
che ha risposto all'appello del dovere, anziché il codardo che se 
ne sottrae. 

Se con la mia morte tu ed i miei figli avrete perso il mio amo- 
re e il mio sostegno, vi resterà un amore e un sostegno più gran- 
di: quello dell'umanità finalmente libera, che accoglierà nella 
sua grande famiglia gli orfani e le vittime di questa vasta tra- 
gedia. Ed io, tu lo sai, non sarò il solo caduto; è ormai innu- 
merevole la schiera dei generosi che hanno offerto il proprio 
petto in questa lotta di popoli anelanti ad un domani di luce. E 
potessi io essere l'ultimo. Morirei più contento se sapessi che il 
mio solo sangue bastasse ad estinguere la sete della belva. Ma 
troppo poca cosa io sono. 

Me ne vado con la coscienza di non aver mai operato male 
nel mondo e di aver fatto, quando ho potuto, un po' di bene. 

Dietro di me lascerò più rimpianto di amici che deprecazio- 
ne di nemici e se qualcuno, come ci sarà, avrà fatto il mio dan- 
no, fatto sanguinare il tuo povero cuore e quello dei miei figli 
e di tutti i miei cari, perdonatelo come io lo perdono. 

Mia diletta, ho incominciato a scriverti ieri e continuo oggi 
13 aprile, anniversario della morte della mia povera mamma. 
Anche essa soffri tutte le avversità della vita per morire, im- 
maturamente, quando le si affacciava la speranza di una vita 
più serena e meno tribolata. 

Essa mori senza rivederci come io muoio senza rivedere i 
miei figli carissimi. E destino comune! 

Ma essa non mi abbandonò mai, né in vita né in morte, e mi 
illuminò sempre il travagliato cammino come una buona stella. 
Né la dimenticai mai nelle ore tristi, come nelle liete. Domani 
sarai tu a deporre sulla pietra che ne custodisce le spoglie, il fio- 
re del mio amore filiale. E se non ritenessi assurdo e irrealizza- 
bile il mio desiderio, ti direi che un giorno i miei poveri resti 
fossero portati vicino ai suoi, se pure anche là la bufera non ha 
forse tutto sconvolto. 

In questo istante sono stato chiamato nell'ufficio del brac- 
cio ed ho trovato Antonio. Abbiamo pianto un po' insieme, e 
questo sfogo mi ha fatto bene. 

Per quelli che sono i nostri rapporti di interesse, io non ho 



32 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

l'animo in questo momento di darti dei suggerimenti. Egli è ab- 
bastanza ragionevole e tu sarai comprensiva per trovare insie- 
me un punto di appoggio sul poco che ci sarà, se ci sarà. 

E nemmeno mi attengo a darti consigli sul da fare per la si- 
stemazione tua e dei nostri figlioli. C'è troppa incertezza nel 
domani perché si possa stabilire un punto fermo su qualche co- 
sa. Ma sono sicuro che non ti mancherà né il consiglio, né l'aiu- 
to, né soprattutto il buon senso per prendere le tue risoluzioni 
in piena libertà. 

E poi Filippo è grande e saprà rimpiazzarmi nel sostenimento 
della famiglia. Egli è di buona indole ed è volenteroso e labo- 
rioso e col divenire più maturo diverrà anche migliore. 

Rosa è ormai una donnina ed anche lei così buona ed affet- 
tuosa, saprà prendere la sua strada. Ciò che mi rattrista un po' 
più è il pensiero di Ivana. Ella è troppo sensibile e, cagionevo- 
le com'è, potrebbe risentire del colpo quando potrà conoscere 
la mia sorte; ma spero che l'età e le tue cure abbiano ragione 
di tutto. E la mia buona e piccola Tina? E nata quando io ero 
lontano e le verrò a mancare quando ella è lontana. Era per me 
una grande gioia, una gioia che custodivo gelosamente nel cuo- 
re il pensare alla bontà dei sentimenti di questi miei quattro 
angeli. 

Non ti sono stato mai troppo di aiuto nella loro cura ma ora 
sarai del tutto sola ed è per questo che non devi lasciarti ab- 
battere, né disperare. Il loro amore è tanto grande che com- 
penserà il mio. 

Veglia su di loro ed educali all'amore del lavoro e dello stu- 
dio, all'onestà e all'amore dei deboli e degli oppressi. Siano es- 
si modesti e buoni con tutti e non importa essere poveri quan- 
do la mente e il cuore sono ricchi di queste doti sublimi. 

Quando, passata la burrasca, potrai ritornare laggiù nel no- 
stro Abruzzo, porterai il mio bacio e il mio abbraccio a mio pa- 
dre ed alla zia Manetta, a papà Zulli ed a mamma, ai miei fra- 
telli e ai tuoi, li pregherai di perdonarmi se qualche volta mi so- 
no comportato male con alcuno di loro e di perdonarmi il dolore 
che io arreco loro. Dirai ai cugini, agli zii, ed ai nipoti ed agli 
amici tutti che io li ho ricordati tutti prima della dipartita. Ed 
ora mia buona e dolce Enrichetta, addio. Se pur ti ho fatto qual- 
che torto, non ho mai cessato un solo istante di amarti e di te- 
nerti in cima ai miei pensieri. Ricordami sempre e sappi che se 



LETTERE 



33 



dolore provo nel distaccarmi dal mondo, ciò è solo per te e per 
i nostri figli adorati. 

Ma ti conforti il pensiero che sarò morto da forte, guardan- 
do serenamente in faccia il destino. 

Ti bacio e ti abbraccio per l'eternità, 

Il tuo Pietro 



(Pagina di diario). 

Domenica, 16 aprile 1944 

Sono trascorsi 6 giorni... ma da ieri mi sento più calmo. 

Perché ?. . . Un sogno che ha avuto per me il potere di un bal- 
samo: ero lassù nella vecchia casa paterna, in cucina, mi sem- 
brava di mugugnare un rimprovero a Enrichetta, fra il lamen- 
toso e il corrucciato, ma a poco a poco l'effige cara della mia 
compagna si trasformava in quella mai dimenticata della mia 
povera mamma, e questo mi accade spesso nei sogni, ma men- 
tre io parlo s'odono dei colpi alla porta, giù. In quel mentre si 
fa su un uscio laterale la mia piccola Ivana. 

Ella quasi a pregarmi di recarmi ad aprire mi chiama ripetu- 
tamente con la sua vocetta dal timbro armonioso - papà, papà - 
i colpi giù alla porta continuarono... mi desto, - i colpi conti- 
nuano - è il cannone, che fa sentire la sua voce distinta nella 
mattinata di aprile. 

E una speranza che quel rombo vicino mi desta nell'anima? 
Forse; ma quella voce infantile, da tempo non più udita, mi rie- 
cheggia negli orecchi, fra il rumore delle cannonate, e mi scen- 
de nell'anima come una benefica rugiada. 

Da martedì il solo pensiero dei miei cari mi empiva gli occhi 
di lacrime. Ora sento in me la luce di una speranza. 

Oggi si chiude questa settimana di angoscia, ne scavalcherò 
un'altra? Forse... si. 



Mia cara Enrichetta, 

ho voluto tacerti fino ad oggi la triste realtà nella speranza 
di ottenere una impossibile grazia. Purtroppo è la fine. Sono 
straziato di non poter rivedere i miei figli. Ora tu sei tutto per 
loro. Sii forte per loro. Tu sai che al mondo ho fatto solo il be- 



34 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



ne e perciò morirò tranquillo. Bacia per me i miei figli ed edu- 
cali nell'amore e nel lavoro. 

Addio, mia diletta e sfortunata compagna, bacia per me mio 
padre, i tuoi cari genitori, i cugini e gli zii. Salutami tutti gli 
amici e ringrazia coloro che hanno tentato purtroppo inutil- 
mente di salvarmi. 

Un ultimo abbraccio e un bacio per tutta la vita, 

Tuo 

Pietro 



20 aprile 1944 

Filippo, Rosa, Ivana, Tina, addio, siate buoni e bravi ed ama- 
te vostra madre, perdonatemi e ricordatemi sempre. 

Vostro Padre 



(Pagina di diario). 

28 aprile 

Questo pomeriggio, poco prima delle tre, una quantità di po- 
liziotti con molti ufficiali, fra i quali riconobbi il dott. Rodon- 
dano, vennero nel nostro carcere per fare una perquisizione di 
tutti i prigionieri. Non è tutto ciò ridicolo ? Dopo essere stati 
chiusi in carcere, continuare a spaventare questi signori ? Per 
me, considero questo fatto un segno di debolezza e di confu- 
sione prima della bufera che essi sentono vicina. 



LETTERE 



35 



Aldo Benvenuto 

Di anni 25 - carpentiere in ferro - nato a La Spezia il 19 settembre 1919 -• 
Partigiano nelle formazioni gl, prende parte a numerose azioni di guerra ed 
in particolare ai combattimenti dell'agosto 1944 e del gennaio 1945 nella zo- 
na di Zeri (Apuania) e dell'ottobre 1944 nella zona di Calice al Cornoviglio 
(La Spezia) -. Catturato il 12 febbraio 1945 durante un rastrellamento ope- 
rato da reparti della Divisione «Monterosa», a Pignone (La Spezia) -. Pro- 
cessato il 10 aprile 1945 nella caserma del 21 0 Reggimento Fanteria a La Spe- 
zia, dal Tribunale Speciale delle Brigate Nere -. Fucilato l'i 1 aprile 1945 a 
Ponte Graveglia di San Benedetto, con Roberto De Martin, Roberto Fusco, 
Dante Gnetti e Paolo Perozzo. 



Carissimi Genitori e fratelli, 

purtroppo la sorte questa volta mi è stata contraria, ci vuo- 
le pazienza. In questo momento ho fatto la S. Comunione. Per- 
donatemi di tutti i dispiaceri che vi ho dato, come io perdono 
di cuore a tutti quelli che mi hanno fatto del male. 

Più che vi raccomando a voi di farvi coraggio e di far conto 
che io sia sempre in mezzo a voi, ché io muoio tranquillo, sere- 
no e innocente. 

Quest'ultima mia tenetela come se fossi io presente, fatevi 
coraggio che io me ne faccio abbastanza. 

Ricordatemi sempre nelle vostre preghiere. Saluti e bacioni 
a tutti voi e parenti. 

Mi raccomando di nuovo di farvi coraggio. 

Andate a pigliare il cappotto, la cintura, il borsellino e i miei 
documenti alle carceri. 

Vi prego di consegnare a Maria il mio anello e di tenerlo ca- 
ro come mio ricordo. 

Ora vi scrivo un biglietto per lei e ditele che lo tenga stret- 
tamente. 

Di nuovo coraggio e bacioni cari. 

Vostro aff.mo Aldo 



3 6 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Pompeo Bergamaschi (Sereno) 

Di anni 18 - operaio - nato a Poggio Rusco (Mantova) il 21 settembre 1925 
- residente a Torino -. Nell'ottobre del 1943 entra a far parte delle forma- 
zioni garibaldine comandate da Carlo Carli in Val di Susa e, benché malato, 
prende parte a numerose azioni -. Il 25 marzo 1944 viene arrestato nella sua 
casa di Torino da elementi della Squadra Politica di via Asti e trasferito do- 
po tre mesi alle carceri Nuove -. Percosso e torturato, le sue condizioni fisi- 
che si aggravano, sì da essere ricoverato nell'infermeria -. Processato il t4 ot- 
tobre 1944 dal Tribunale Speciale, assiste al dibattito disteso su una barella 
e febbricitante -. Condannato a morte, viene fucilato sulla sua barella da un 
plotone della X Mas, il 23 ottobre 1944, al Poligono Nazionale del Marti- 
netto in Torino. 



15. IO. 1944 

Per la squadra Carlo Carli 

Cari compagni con queste mie poche righe vi faccio sapere 
che oggi sono passato avanti alla Corte d'Assise di Torino. 

E dopo lunghi commenti fra loro fessi Repubblicani sono ar- 
rivati a termine con la pena di morte. Ma non importa cari com- 
pagni io muoio contento perché so che un giorno mi vendi- 
cherete. 

Non mi resta che mandarvi un grande grido di Viva i Parti- 
giani di tutte le valli perché ne sono sicuro che fate il vostro do- 
vere come l'ho sempre fatto anch'io. 

Mi firmo 

Bergamaschi Pompeo Sereno 



LETTERE 



37 



Dino Berisso (Sergio) 

Di anni 20 - manovale - nato a Cogorno (Genova) il 1° gennaio 1925 -. Dal- 
l'autunno 1944 partigiano nella Divisione Garibaldi «Cichero» -. Catturato 
l'n febbraio 1945 a Lorsica (Genova), nel corso di un rastrellamento con- 
dotto da reparti della Divisione «Monterosa» - tradotto nelle carceri di Chia- 
vari -. Processato il 2 marzo 1945, a Chiavari, dal Tribunale di Guerra Di- 
visionale della «Monterosa» convocato in Tribunale Straordinario -. Fucila- 
to la sera dello stesso 2 marzo 1 945 in località Bosco Peraja (Calvari, Genova), 
da plotone della «Monterosa», con Dino Bertetta, Domenico Jacopo, Paolo 
Motta, Romeo Nessano, Quinto Persico, Sergio Piombelli, Rinaldo Simo- 
netti, Cesare Talassano e Carlo Zemide. 



Salutami E. [la fidanzata - N. d. R.] e la sua famiglia e se hai 
la fortuna di uscire digli ai compagni che mi vendicano. Ciao 
salutami E. e digli ai compagni che morirò da eroe. 

Ciao, baci 

Sergio 



38 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Domenico Bertinatti (Nino) 

Di anni 25 - ragioniere - nato a Pont Canavese (Torino) il 28 gennaio 1919 -. 
Sottotenente del 341" Reggimento Fanteria «Modena» -. Nel maggio 1944 
si unisce alla 47* Brigata, IV Divisione Garibaldi, di cui diventa vice-coman- 
dante - partecipa nell'autunno 1944 ai combattimenti di Nivolastro (Ronco 
Canavese, Torino) e a quelli in località frazione Bosco (Ponte dal Crest) -. Il 
16 novembre 1944, mentre si reca a salutare i genitori, è arrestato alla sta- 
zione di Cuorgnè (Torino) da militari tedeschi, su delazione del commissario 
prefettizio di Ronco Canavese, Giovanni Valsoney -. Fucilato alle ore 14,20 
del 24 novembre 1944, a Cuorgnè, nei pressi del Collegio dei Salesiani di cui 
era stato allievo, con Aldo Marinucci. 



Cuorgnè, 24 novembre 1944, 
ore 14,15 

Miei amatissimi genitori, sorella cara, Tonino e la mia piccola 
Angelica, 

oggi verrò fucilato, non piangete per me. Vi attendo tutti in 
Cielo dove saremo sempre uniti. Muoio innocente, ma perdo- 
no a coloro che mi hanno fatto prendere, perdono con tutto il 
cuore, perdonateli anche voi. Muoio con il vostro sguardo ri- 
volto a me. Vi voglio tanto bene, perdonatemi se qualche vol- 
ta vi ho dato dei dispiaceri, sono il vostro Nino, dal cielo vi 
guarderà e vi attende tutti lassù con Dio. 

Salutatemi tutti e arrivederci in Cielo. Vi mando gli ogget- 
ti, teneteli in mia memoria. 

Arrivederci tutti miei cari 

vostro Nino 



LETTERE 



39 



Carletto Besana (Scoiattolo) 

Di anni 24 - operaio tessile - nato a Barzanò (Como) il 31 luglio 1920 -. Do- 
po l'8 settembre 1943 svolge intensa attività di collegamento e rifornimenti 
fra la Brianza e la Valsassina (Lecco) - ferito e ricercato, è costretto a rima- 
nere nascosto -. Il 12 ottobre 1944, accorso a Biandino (Valsassina) alla no- 
tizia del ferimento del fratello Guerino, mentre veglia in una grotta la salma 
del fratello già ucciso da ss italiane, viene catturato anch'egli dalle stesse ss 
di stanza ad Oggiono - tradotto a Casargo (Lecco) - seviziato -. Processato 
il 13 ottobre 1944 a Casargo, da tribunale misto tedesco e fascista -. Fucila- 
to alle ore 15 del 15 ottobre 1944 al cimitero di Introbio (Lecco), da ss ita- 
liane, con Benedetto Bocchiola, Antonio Cendali, Franco Guarnieri, Andrea 
Ronchi e Benito Rubini. 



Cara mamma, 

fatevi coraggio quando riceverete la notizia della nostra mor- 
te, ho ricevuto i Sacramenti e muoio in pace col Signore. Mam- 
ma non pensate al fratello Guerino perché l'ho assistito io alla 
sua morte. 

Arrivederci in Paradiso. Figlio Carlo. Ciao. 



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CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Mario Bettinzoli (Adriano Grossi) 

Di anni 22 - perito industriale - nato a Brescia il 21 novembre 1921 - sot- 
totenente di complemento di Artiglieria - catturato una prima volta nel set- 
tembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte, 
evade dalla cella ove è stato rinchiuso - rientra a Brescia - si unisce a Giaco- 
mo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia - ne di- 
venta il vice-comandante ed è comandante della 3" Compagnia preposta alla 
organizzazione dei campi di lancio -. Arrestato una seconda volta il 18 gen- 
naio 1944 ad opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il co- 
mandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla situazio- 
ne della zona -. Processato il r4 febbraio 1944 dal Tribunale Militare tede- 
sco di Brescia, quale organizzatore di bande armate -. Fucilato il 24 febbraio 
1944, presso la Caserma del 30" Reggimento Artiglieria di Brescia, con Gia- 
como Perlasca. 



Ore 21 del 23.2.1944 
Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini, 

il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io 
mi staccassi da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto al- 
la famiglia. Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pre- 
gate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi af- 
finché possiate sopportare il distacco. 

Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà 
l'esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno 
muoio cristianamente e questo deve essere per voi un grande 
conforto. 

Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi 
ha portato alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi 
perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche minuto 
fa per mezzo del suo Ministro. 

Domattina prima dell'esecuzione della condanna farò la San- 
ta Comunione e poi... 

Ricordatemi ai Rev. Salesiani e ai giovani di A.C. affinché 
preghino per me. 

Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pen- 
siero della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di 
conforto per sempre. 

Immagino già le lagrime di tutti quanti quando leggerete que- 



LETTERE 



41 



sta mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano 
preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall'al- 
to pregherò per voi. 

Ora, carissimi, vi saluto per l'ultima volta tutti, vi abbrac- 
cio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio spirituale è 
superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. 

Pregate ! 

Vostro per sempre Mario 



42 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Quinto Bevilacqua 

Di anni 27 - operaio mosaicista - nato a Marmorta (Bologna) il 27 aprile 
1916 -. Militante socialista - all'indomani dell'8 settembre 1943 entra nel 
movimento clandestino di Torino - è designato a far parte del 1" Comitato 
Militare Regionale Piemontese con incarichi di organizzazione e collegamen- 
to -. Arrestato il 28 marzo 1944, da elementi della Federazione dei Fasci Re- 
pubblicani di Torino, mentre sta svolgendo una missione militare -. Proces- 
sato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del cmrp, dal Tribunale 
Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Na- 
zionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Franco 
Balbis ed altri sei membri del cmrp. 



Torino, 3.4.1944 

Carissimi genitori, 

ricevendo questa mia avrete certamente già appreso la brut- 
ta notizia che ora sto per darvi, fatevi coraggio specialmente tu 
mamma che sei cosi debole, cerca di essere forte e di sopravvi- 
vere più che puoi magari fino ai cento anni, cosi almeno potrai 
vedere l'opera che tuo figlio benché contrario alle tue idee ha 
iniziato (dico contrario perché non volevi che mi mettessi in 
questo movimento che tu chiamavi pasticcio). Tuo figlio è in- 
nocente dell'accusa che gli hanno fatto, perché accusato di ter- 
rorismo, di sabotatore, ed invece non era che un semplice so- 
cialista che ha dato la sua vita per la causa degli operai tutti. 

La sventura è caduta su di me come un fulmine, ma il mio 
animo è sereno, perché sempre ho fatto tutto il bene che ho po- 
tuto ed ancora cercavo di farne. 

Non piangete per me perché nemmeno io piango mentre vi 
scrivo e vado incontro alla morte con una risolutezza che non 
mi sarei mai creduto, perciò siate forti, e fate capire ai miei fra- 
telli queste mie precise parole, io ho scritto anche a Marcella 
questa mia volontà, di rimanere nell'alloggio che occupa ora il 
maggior tempo possibile della sua vita, e che non vada mai in 
fabbrica, ma continui a lavorare in casa, se non potrà far fron- 
te a tutte le spese per mantenersi prego voi cari genitori di far 
capire ai miei fratelli di far fronte ai suoi fabbisogni, io cono- 
sco Marcella molto bene e so che è una moglie di poche prete- 
se, e se un giorno vorrete unirvi a lei sarà il più bel dono che 



LETTERE 



43 



potrete farmi, perché sono convinto che lei accetterà volentie- 
ri. Le avevo promesso che avrei messo, non appena si fosse tro- 
vato la stoffa, una tenda pesante alla porta della cameretta ed 
un copridivano della stessa stoffa - rossa - se venisse esaudito 
questo mio pensiero sarei molto contento tener sempre la mia 
casetta in ordine come se dovessi tornare da un momento al- 
l'altro, ditele anche voi di perdonare suo papà e mi farà con- 
tento, se lo farà. 

Cari genitori, vi saluto caramente, ricordatevi che vostro fi- 
glio vi ha sempre voluto bene e se dall'ai di là è possibile venirvi 
a trovare non mancherò. 

Siate forti e non piangetemi. 

Saluti cari ed affettuosi, ricevete un forte abbraccio. 
Vostro figlio 

Quinto 



P.S. Questo serve come testamento. 

La roba mia che si trova ora in casa di Marcella per nessun 
motivo le venga mai presa neanche per mezzo della legge. Non 
scrivo questo per diffidare ma siccome qui in Piemonte le usan- 
ze sono che in mancanza di un coniuge i familiari se vogliono 
possono prenderle tutto. 

Ancora una volta vi ringrazio e vi bacio. 

Vostro figlio Quinto 



44 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Bianchetti 

Di anni 34 - operaio - nato a Montescheno (Novara) il 18 maggio 1909 -. 
Estraneo al movimento partigiano, durante l'insurrezione di Villadossola (No- 
vara) dell'8-10 novembre 1943, accompagna al posto di medicazione un mi- 
litare tedesco prigioniero e ferito che gli era stato casualmente affidato da un 
gruppo di partigiani - riconosciuto qualche tempo dopo dal medesimo mili- 
tare tedesco e da questi accusato e malmenato, viene tratto in arresto -. Pro- 
cessato nella seconda metà del gennaio 1944 dal Tribunale Militare tedesco 
di Novara -. Fucilato a Novara, da plotone tedesco, il 9 febbraio 1944. 

8 febbraio 1944 

Caro fratello Giovanni, 

scusami se dopo tutto il sacrificio che tu hai fatto per me mi 
permetto ancora di inviarti questa mia lettera. Non posso na- 
sconderti che fra mezz'ora sarò fucilato; però ti raccomando le 
mie bambine di dar loro il miglior aiuto possibile. Come tu sai 
che siamo cresciuti senza padre e così volle il destino anche per 
le mie bambine. 

T'auguro a te e tua famiglia ogni bene, accetta questo mio 
ultimo saluto da tuo fratello 

Giuseppe 

Di una cosa ancora ti disturbo: di venire a Novara a pren- 
dere il mio paletò e ciò che resta. Ciau tuo fratello 

Giuseppe 



LETTERE 



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Novello Bianchi 

Di anni 24 - operaio - nato a Villadossola (Novara) il 24 novembre 1919 -. 
Nell'autunno 1943 entra a far parte del gruppo di operai armati organizzatosi 
nelle fabbriche di Villadossola sotto la direzione del comunista Redimisto Fab- 
bri - combatte nell'insurrezione di Villadossola (8-10 novembre 1943) -. Ar- 
restato nella propria abitazione di Villadossola, il 24 novembre 1943, da mi- 
litari tedeschi guidati da fascisti - tradotto nelle carceri di Novara -. Fucila- 
to il 25 dicembre 1943, al poligono di tiro di Novara, con Franco Balzani. 

Novara, 25.12.1943 

Cara mamma, 

negli ultimi istanti della mia vita il mio pensiero è a te e a 
tutti i miei cari. Io sono rassegnato alla mia sorte e muoio tran- 
quillo con l'animo teso verso Dio, nella speranza che Egli mi 
accolga nel suo regno; una cosa sola io voglio, che tu sia forte e 
che sappia sopportare questa grave sciagura che ti colpisce, de- 
vi sopravvivere a tutto questo e pregare per me. Io dall'alto, 
nella certezza che Gesù mi accolga tra i suoi fedeli, saprò guar- 
darti e ti proteggerò in attesa che tutto questo dolore che ti col- 
pisce così crudelmente, vada diminuendo adagio adagio. Devi 
resistere a tutto ciò e pensa che hai un figlio lontano, Gustavo, 
che da molti anni non vedi, sopporta serenamente tutto e at- 
tendilo e dagli un bacio per me che fino all'ultimo istante l'ho 
sempre ricordato. Non voglio che si pianga per me, accusate il 
dolore ma siate forti come lo sono io in questo terribile mo- 
mento che da poco mi separa dalla morte. Ti ripeto sii forte e 
coraggiosa, prega per me e ti chiedo perdono se in passato ti fe- 
ci molto soffrire, andrò da Dio; anch'egli saprà perdonarmi e 
di lassù verrò sempre a trovarti. Il mio ultimo pensiero è a te, 
cara mamma, ricordami sempre che io ti voglio molto bene, sii 
forte e coraggiosa, un tempo ci rivedremo ancora, ti bacio tan- 
to e col pensiero unito al tuo ti stringo a me e ti dico mamma 
addio, tuo figlio 

Novello 

Bacio voi tutti che pure in questo momento mi venite in 
mente. 



46 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giulio Biglieri 

Di anni 32 - bibliotecario a Novara - nato all'Aquila il 9 ottobre 191 1 - de- 
corato di tre Croci di Guerra e proposto per la Medaglia di Bronzo al Valor 
Militare -. Dopo l'8 settembre 1943 svolge missioni militari con le forma- 
zioni dell'Alto Novarese (Beltrami) e della Val Sesia (Moscatelli) - entra a far 
parte del 1" Comitato Militare Regionale Piemontese -. Arrestato il 30 mar- 
zo 1944, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, 
mentre partecipa ad una riunione dei cmrp, nella sacrestia di San Giovanni 
in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del 
cmrp, da Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 
1 944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi del- 
la gnr, con Franco Balbis ed altri sei membri del cmrp -. Proposto per la Me- 
daglia d'Argento al Valor Militare. 

Torino, 3 aprile 1944 

Carissimi Genitori, 

nello scrivervi quest'ultima lettera un grande rimorso mi at- 
tanaglia: quello di avervi procurato questo grande dolore, ulti- 
mo della corona di spine con cui le sventure hanno cinto il vo- 
stro capo. 

Ho seguito il mio impulso ed il mio ideale e sono stato col- 
pito dal tremendo caso. Ho avuto sempre presenti le vostre rac- 
comandazioni, ma purtroppo - più che le mie azioni - un cu- 
mulo di circostanze mi hanno condotto quasi per caso in una 
rete di vicende che hanno provocato l'irreparabile. 

Non ho fatto in tempo ad avvertirvi del mio arresto, e nel 
frattempo necessità imperiose hanno spinto le autorità ad un ri- 
gore tremendo. 

La Storia giudicherà su chi debba ricadere la colpa di tutto 
ciò... 

Perdonatemi e fatevi coraggio. La morte deve raggiungere 
tutti prima o poi: dunque non vale dolersi troppo. 

Dopo la morte del caro Paolo, questo nuovo colpo sarà per 
voi troppo forte, ma siate come sempre tetragoni ai colpi della 
vita. Avete tanti nipoti sui quali espandere il vostro affetto. Fa- 
te che crescano forti, coraggiosi, elevati nello spirito. Essi sa- 
ranno la vostra gioia. 

E voi, sorelle buone, non piangete, dedicatevi ai nipoti: la 
vita vi riserverà ancora delle gioie. 



LETTERE 



47 



A voi, fratelli, giunga il mio tenero affetto. Voi pensate di- 
versamente da me in certe cose, ma al di sopra di ciò, ci unisce 
il grande amore della Patria, che per vie diverse noi volemmo 
servire. 

A te Lola, Adriana e Amelia giunga l'espressione del mio af- 
fetto fraterno. 

Ai nipoti tutti i più cari baci dallo zio. 

Ed ora, cari genitori, vi lascio. Perdono. Giulio 



Torino, 3.4.1944 

Carissimo Borasio, 

la morte ha scoccato la sua freccia: essa mi raggiungerà tra 
poco. Ti ricordo come uno degli amici più cari e so che soffri- 
rai. Ma vado al martirio col volto sereno e l'anima in pace: la 
causa è alta e la vita per essa non è spesa invano. 

Un amico mi ha convinto a prendere i sacramenti. Mi sono 
già confessato, tra poco mi comunicherò. 

Lo faccio non tanto perché sia giunta finalmente la fede che 
tu hai. No, purtroppo, ma dal profondo dell'anima il gesto di 
umiltà e di pace ha riguadagnato le sfere della coscienza. Ne so- 
no lieto e muoio tranquillo: se Dio c'è, Esso non potrà scac- 
ciarmi lontano. 

Ricordami. 

Addio. Giulio 



Torino, 3.4.44 

Caro Danilo, 

quando avrai questa mia saprai della sorte toccatami. È sta- 
to un destino tremendo: ricordavo i tuoi consigli saggi, ma un 
cumulo di circostanze mi ha travolto. 

Giuridicamente parlando è una ignominia: ma di ciò diran- 
no dopo gli uomini. 

Ricordami agli amici comuni. Muoio senza timore: la causa 
alla quale mi sacrifico è alta: è quella della Patria. 

Ti abbraccio Giulio 

Ricordami ai tuoi. 



48 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Torino, 3.4.944 

Carissimo Costantino, 

mentre pensavo ad un nostro lieto incontro a Torino la mor- 
te in agguato mi ha ghermito. Saprai poi quali fatti mi hanno 
terribilmente spinto - come per un destino tremendo - alla ca- 
tastrofe. 

Ma non temere, non ho timore della morte, muoio in pace. 
Il grande passo che tutti devono compiere mi attende tra poco. 

Che importa? Esso sarebbe ben giunto un giorno o l'altro. 
Ho anticipato... 

A casa mia potrai fare lo spoglio delle mie carte che com- 
metto a te come all'amico più caro. 

Metti da parte le mie poesie e conservale tu: non ti chiedo 
di farle stampare, ma fa in modo che Albertino ne abbia una 
copia dattilografata; egli mi ricorderà meglio. Straccia le poe- 
sie che non meritano senza pietà. Distruggi anche i vari diari o 
appunti personali; essi non hanno alcun interesse. Tutte le al- 
tre carte, corrispondenza compresa, fai distruggere dai miei. 
Desidero non vadano in giro. 

Troverai delle pellicole fotografiche; scegli una mia foto pas- 
sabile e distribuiscine copia agli amici. 

Credo che la gradiranno. 

Ricordami a tutti. 

Ti lascio per ricordo lo Zonta; te lo farai dare da Albertino, 
sul quale ti prego di vegliare. 
Ti abbraccio con tanto affetto. 

Addio, tuo Giulio 

Torino, 3 aprile 1944 

Mio caro Albertino, 

per te cosi giovane e sensibile sarà grave cosa ciò che avverrà 
domattina. 

In te io ho sempre riposto l'affetto più pieno di speranze, ho 
visto in te un po' me stesso migliorato dai tempi e dall'ambiente. 

Procura di continuare come per l'addietro, studiando forse 
un po' di più: ma sempre con lo spirito aperto alla vita, alle bel- 
le speranze dell'avvenire: un giorno esse fioriranno e ti daran- 
no grandi gioie. 



LETTERE 



49 



Estendi le tue cognizioni anche fuori della scuola, perfezio- 
nandoti sulla via che sceglierai. I miei libri sono tutti tuoi: ab- 
bine cura e sappi trarre da loro conforto allo spirito e luce al- 
l'intelletto. 

Sii buono con i nonni, il papà, le zie ed i cuginetti, ai quali 
parlerai un giorno di me. 

Addio, Albertino. Ricordami 

tuo zio Giulio 



50 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Renato Bindi 

Di anni 19 - contadino - nato ad Asciano (Siena) il 12 agosto 1924 -. Ber- 
sagliere del 5° Reggimento, il 10 gennaio 1944 abbandona il reparto - si uni- 
sce ad un distaccamento della Divisione d'Assalto Garibaldi «Spartaco La- 
vagnini» operante nella zona di Siena -. Catturato all'alba dell'i 1 marzo 1944 
nel corso di un rastrellamento condotto in Comune di Monticiano da militi 
della gnr di Siena - (dei compagni catturati con lui Giovanni Bonini ed il 
francese Robert Handen vengono fucilati sul posto, Lilioso Antoniucci, Aliz- 
zardo Avi, Alvaro Avi, Cesare Borri, Solimano Boschi, Armando Fabbri, Ezio 
Filippini, Faustino Masi e Azzelio Pieri vengono fucilati il giorno stesso al 
Cimitero di Scalvaia) - tradotto con altri tre compagni a Monticiano, poi nel- 
la Casermetta di Siena -. Processato il 13 marzo 1944 dal Tribunale Militare 
Straordinario di Siena, nella Caserma di Santa Chiara -. Fucilato alle ore 18 
del 13 marzo 1944, nella caserma Lamarmora di Siena, con Tommaso Masi. 



13 marzo 1944 

Cari genitori e tutti i familiari, 

Il giorno r 1 marzo mi prese la milizia che mi ha portato a 
Siena. Cara mamma gli uomini mi condannano a morte e ho fat- 
to la confessione e la Santa Comunione perdono a tutti e ba- 
cioni a tutti Voi e pregherò sempre Voi. Desidero che stiate 
contenti e pensatemi sempre felice che muoio contento senza 
peccato. 

Un giorno ci rivedremo in paradiso. Sono stato assistito dal 
mio Cappellano. Vi domando la Santa benedizione e Vi bacio 
con tutto il cuore mamma e babbo e famiglia e tutti i parenti e 
il Priore. 

Il vostro figlio Renato 



LETTERE 



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Benedetto Bocchiola (Marco) 

Di anni 20 - meccanico - nato a Milano il 14 maggio 1924 -. Dal marzo al 
giugno 1944 svolge attività di raccolta e rifornimento di armi per le forma- 
zioni di montagna - nei mesi successivi prende parte a varie azioni effettuando 
colpi di mano su caserme occupate da forze nazifasciste e posti di bloc- 
co -. Arrestato il io ottobre 1944 in Valle Biandino (Lecco), da ss italiane, 
nel corso di un rastrellamento -. Processato il 13 ottobre 1944 a Casargo (Lec- 
co), da tribunale misto tedesco e fascista -. Fucilato il 15 ottobre 1944 ad In- 
trobio (Lecco), da ss italiane, con Cadetto Besana ed altri quattro compagni. 



(Scritta poche ore prima della fucilazione, quando già conosceva la sua con- 
danna). 

15. IO. 1944 

Carissimi genitori, 

vi scrivo queste poche righe per farvi sapere che la mia sa- 
lute è ottima come spero sia anche la vostra, non pensate per 
me perché io sto bene. Se non riceverete mie notizie non al- 
larmatevi. 

Ricevete tanti saluti e tanti baci. 

Vostro Nino 



52 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Luigi Bone 

Di anni 30 - tenente dell'Arma dei Carabinieri - nato a Fenestrelle (Pinero- 
lo) il 27 febbraio 1914 -. Nel 1944 entra a far parte della Divisione Autono- 
ma «Adolfo Serafino» operante in Val Chisone (Pinerolo) - partecipa ad azio- 
ni armate ed ai combattimenti che nell'agosto 1944, dopo dodici giorni di lot- 
ta, costringono la formazione a riparare in Val Troncea (Pinerolo) -. Catturato 
l'i 1 agosto 1944 con otto compagni nella zona di Sestriere (Pinerolo), da re- 
parti tedeschi e della Divisione «Monterosa» in rastrellamento - spogliato e 
seviziato - tradotto a Bousson, poi al Sestriere - torturato -. Impiccato alle 
ore 17 del 14 agosto 1944, a Bousson, da tedeschi, con Luciano Beltramo. 

Cara Duilia, 

la mia ultima parola ti consolerà per sempre però muoio in- 
nocente di tutto ma per la mia idea tu non ci pensare più per 
tuo marito ti penserà dal cielo come ti ho sempre voluto bene 
te lo vorrò dal cielo stai tranquilla mia cara gioia ti verrò a pren- 
dere saluta per me tutti i parenti e specie tua mamma e ritorna 
a casa consolerai mamma e papà la mia ultima parola è di strin- 
gere con il cuore fino all'ultimo. 

Baci mamma e papà e non portare lutto per me. Ciao mille 
bacioni sinceri tuo 

Luigi 



LETTERE 



53 



Giovanni Bono (Giovanni) 

Di anni 23 - meccanico modellista - nato a Torino nel 1922 -. Nel settem- 
bre 1943 partecipa all'insurrezione di Napoli riuscendo, con alcuni combat- 
tenti, a salvare l'acquedotto di Capodimonte -. Il 16 marzo 1944 viene pa- 
racadutato sul Mottarone (Novara) con la missione ori (Organizzazione Re- 
sistenza Italiana), comandata da Enzo Boeri - come radiotelegrafista del clnai 
svolge il suo lavoro per un primo periodo sul Mottarone presso la Brigata GL 
«Stefanoni», poi presso la Divisione gl «Orobica» nella Val Brembana (Ber- 
gamo) -. Il 15 marzo 1945 è sorpreso nel corso di un rastrellamento da re- 
parto tedesco, gravemente ferito e catturato - portato in barella a Valbon- 
dione (Bergamo) - torturato -. Fucilato lo stesso 15 marzo 1945 sulla piaz- 
zetta di Valbondione, con il compagno di missione Aldo Campanella. 

Cara Mamma caro Papà, 

vi ho sempre voluto bene e muoio contento nella grazia del 
Signore 

Giovanni 



Alla fidanzata Nanda. Ricordati qualche volta di me 

Giovanni 



54 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Adorno Borgianni 

Di anni 19 - contadino - nato a Chiusdino (Siena) il 1" aprile 1924 -. Chia- 
mato alle armi il 25 febbraio 1944, si dà alla macchia - si unisce a un distac- 
camento della Divisione d'assalto Garibaldi «Spartaco Lavagnini» operante 
nella zona di Siena -. Catturato all'alba dell'n marzo 1944, con altri quin- 
dici che saranno tutti fucilati, nel corso di un rastrellamento condotto in Co- 
mune di Monticiano da militi della gnr di Siena - percosso - tradotto a Mon- 
ticiano, poi nella casermetta di Siena -. Processato il 13 marzo 1944, nella 
caserma di Santa Chiara, dal Tribunale Militare Straordinario di Siena -. Fu- 
cilato alle ore 17,30 del 13 marzo 1944 nella Caserma Lamarmora di Siena, 
con Primo Simi. 

Carissima famiglia, 

io mi trovo condannato con la mia pena di morte ormai il 
mio destino è questo fatevi tanto e tanto coraggio ormai è così 
e vi saluto tutti i miei genitori e mio fratello e sorella e parenti 
di farvi tanto e tanto coraggio. 

Vostro figlio Adorno 

Aggiungo il mio termine che ho fatto una Santa Comunione. 
Vostro figlio 

Adorno 



E vorrei la grazia di essere seppellito al mio paese con un bel- 
lissimo trasporto. 

Vostro figlio Adorno Borgianni 



LETTERE 



55 



Paolo Braccini (Verdi) 

Di anni 36 - docente universitario - nato a Canepina (Viterbo) il 16 maggio 
1907 -. Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale all'univer- 
sità di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale degli 
animali presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Li- 
guria - nel 1 93 1 allontanato dal corso allievi ufficiali per professione di idee 
antifasciste - all'indomani dell'8 settembre 1943 abbandona ogni attività pri- 
vata ed entra nel movimento clandestino di Torino - è designato a far parte 
del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese quale rappresentante del Par- 
tito d'Azione - pur essendo braccato dalla polizia fascista, per quattro mesi 
dirige l'organizzazione delle formazioni gl -. Arrestato il 31 marzo 1944 da 
elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre parteci- 
pa ad una riunione del cmrp nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Pro- 
cessato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del cmrp, dal Tribuna- 
le Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono 
Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Fran- 
co Balbis ed altri sei membri del cmrp. - Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

3 aprile 1944 

Gianna, figlia mia adorata, 

è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per pri- 
ma, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. 

Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia 
figlia, un giorno capirai appieno. 

Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai 
pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti pro- 
teggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene che ti 
vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti senti vive- 
re nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché 
la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo 
al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, so- 
lo per te e del quale sei tanto gelosa. 

Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà 
anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei 
miei baci e delle mie tenerezze. 

Sapessi quante cose vorrei dirti, ma mentre scrivo il mio pen- 
siero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve es- 
sere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò 
sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuo- 
re entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore. 



56 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto. 
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre. 

tuo Babbo 



Cocca mia cara, moglie mia bella, musino mio d'oro. Ho fi- 
nito ora di scrivere alla Gianna ed eccomi a te. Ma non ho scrit- 
to prima a lei e poi a te: materialmente, con la penna si ma col 
cuore, col pensiero, con l'animo no, perché ora più che sempre 
non mi è possibile vedere lei senza vedere te e viceversa: per 
me siete sempre state un tutto unico inscindibile, come quan- 
do te la tenevi dentro. Ricordi? 

Non ti dirò gran cose; non occorre: fra poco sarò tutto den- 
tro il tuo animo e parlerò al tuo cuore ancor più profondamen- 
te, totalmente. 

Tu sai perché io muoio. Tienilo sempre presente e fallo sem- 
pre presente a tutti, specialmente alla nostra bambina, il nostro 
sangue, la nostra vita. Non devi piangere per la mia fine: io non 
ho avuto un attimo di rammarico: vanne a fronte alta. 

Non ho perso la vita incoscientemente: ho cercato di salvar- 
mela per te, per la mia bambina, per la mia fede. Per quest'ulti- 
ma occorreva la mia vita. L'ho data con gioia. Te e la bambina 
mi perdonerete. Beneditemi sempre e vogliatemi sempre bene: 
ne ho tanto bisogno. Educa la bambina come lo puoi soltanto 
tu: avrai in lei anche tutto l'appoggio morale e spirituale che 
non avrai più in me. 

Siate sempre serene, se pur non sempre felici. Io non vi man- 
cherò; mi sentirete vicino a voi più di quanto vi possa sembra- 
re al primo momento. 

Dal punto di vista, diciamo cosi, materiale, troverai soste- 
gno e consiglio dai miei amici. Per te e per la bambina rivolgi- 
ti fiduciosa a loro, specialmente a Fausto: mi vogliono vera- 
mente bene e son sicuro che per loro sarai sempre la degnissi- 
ma moglie del loro caro amico. 

Tuo Padre e tua Madre ti sapranno confortare. 

Nei limiti giusti e del possibile pensa a mia Mamma. 

Non so se ti sarà possibile avere il mio cadavere. Se si met- 
tilo dove vuoi, in una modestissima tomba ove tu e la bambina 
possiate deporci un fiore. 

Le mie miserie che lascio appartengono a te e alla nostra barn- 



LETTERE 



57 



bina. Ti prego però, di dare l'orologio d'oro del Babbo con la 
catena a Fabio, naturalmente quando potrai. 

Appena puoi vai alla Direzione delle carceri a ritirare la ro- 
ba da me consegnata, fra cui la fede, l'orologio con la catena 
d'oro, la penna stilografica, la matita e le chiavi. 

Conserva se ti è possibile i miei libri e ritira quelli che anco- 
ra sono in Istituto. 

I gemelli dei polsi dalli a Fausto per mio ricordo. 

Cocca mia smetto, non per me, ma per te, non voglio addo- 
lorarti. Tanto io resto con te. 

Perdonami tesoro mio, anima mia bella e abbiti per tutta l'e- 
ternità i miei baci 

tuo marito 



4 aprile 1944 

Angeli miei, 

ci hanno allungato la vita di 24 ore per sottoporci ad un in- 
terrogatorio. 

E stata una giornata densa di pensieri. Tutta la vita mi è pas- 
sata innanzi, ma più di tutto, sopra tutto, tu moglie mia, tu fi- 
glia mia. 

Il cappellano che ci assiste, e col quale ho avuto anche un 
cordiale colloquio, mi ha detto che svolgendo certe pratiche è 
possibile riavere il cadavere. Fatelo, a me non importa nulla, 
ma so che per voi può e potrà essere un conforto; se, poi, tu fa- 
cessi la tomba in un posto ove un giorno (molto lontano) ti po- 
tessi riavere vicino a nanna con me, allora ne sarei contento. 
Attenderò quel giorno con tutta la passione mia, ma che venga 
lontano, in modo che tu possa vedere i figli di nostra figlia più 
grandi di quel che ho visto io mia figlia. 

Il mondo migliorerà, siatene certe: e se per questo è stata ne- 
cessaria la mia vita, sarete benedette. 

Io vi benedico per il grande conforto, per il grande sostegno 
che la certezza di essere da voi due ricordato ed amato mi dà e 
che mi fa andare sereno davanti al plotone di esecuzione. La 
mia fede mi ci fa andare sorridendo. 

Tenetemi nel vostro cuore per tutta la vita, come io per tut- 
ta l'eternità. 

Tuo marito, tuo babbo 



58 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Boris Bradac Bauder 

Di anni 24 - studente in medicina - nato a Trieste il 10 maggio 1920 - resi- 
dente a Chivasso (Torino) -. Tesoriere della IV Divisione Garibaldi operan- 
te nel Canavesano, viene catturato, a Corio, nel corso di un combattimen- 
to -. Ricoverato all'ospedale di Ciriè (Torino), riesce ad evadere -. Dopo due 
giorni nuovamente catturato, in seguito a delazione, a Rocca Canavese (To- 
rino) -. Fucilato il 26 marzo 1945, a Rocca Canavese, con Pasquale De Gu- 
glielmo e Pietro Fiore. 



li 26.3.45 

Ai miei compagni d'arme 

Oggi si chiude la mia vita, nel supremo istante giunga a Voi 
il mio grato ricordo. Siete stati per me compagni buoni e fede- 
li, una cosa sola mi rincresce, il dovervi lasciare quando già per 
Voi sta delineandosi la Vittoria, con quella Pace che donerà al 
mondo intero, se non altro quella tranquillità che tutti auspi- 
cano dopo tante lotte e sofferenze. 

Certo di essere da Voi ricordato, Vi lascio con il desiderio 
che non si sparga per me altro sangue italiano. 

Un fraterno abbraccio a tutti 

Viva l'Italia Boris 

Spero e auguro che la sorte sia più benigna con Moro e Mi- 
chele. 



LETTERE 



59 



Antonio Brancati 

Di anni 23 - studente - nato a Ispica (Ragusa) il 21 dicembre 1920 -. Allie- 
vo ufficiale di Fanteria, il 1° marzo 1944 entra a far parte del «Gruppo di Or- 
ganizzazione» del Comitato Militare di Grosseto, di stanza a Monte Bottigli 
sopra Grosseto -. Catturato il 22 marzo 1944 sul monte Bottigli, nel corso di 
un rastrellamento di forze tedesche e fasciste che lo sorprendono assieme ad 
altri dieci compagni nella capanna in cui dormono -. Processato il 22 marzo 
1944 nella scuola di Maiano Lavacchio (Grosseto) da tribunale misto tedesco 
e fascista -. Fucilato lo stesso 22 marzo 1944, a Maiano Lavacchio, con Ma- 
rio Becucci, Rino Ciattini, Silvano Guidoni, Alfiero Grazi, Corrado Mattei- 
ni, Emanuele Matteini, Alcide Mignarri, Alvaro Minucci, Alfonso Passananti 
e Attilio Sforzi. 



Carissimi genitori, 

non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa 
vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non 
essermi associato a coloro che vogliono distruggere completa- 
mente l'Italia. 

Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella 
di aver voluto più bene di costoro all'Italia, nostra amabile e 
martoriata Patria. 

Voi potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti. 

Se muoio, muoio innocente. 

Vi prego di perdonarmi se qualche volta vi ho fatto arrab- 
biare, vi ho disobbedito, ero allora un ragazzo. 

Solo pregate per me il buon Dio. Non prendetevi parecchi 
pensieri. Fate del bene ai poveri per la salvezza della mia po- 
vera anima. Vi ringrazio per quanto avete fatto per me e per la 
mia educazione. Speriamo che Iddio vi dia giusta ricompensa. 

Baciate per me tutti i fratelli: Felice, Costantino, Luigi, Vin- 
cenzo e Alberto e la mia cara fidanzata. 

Non affliggetevi e fatevi coraggio, ci sarà chi mi vendicherà. 

Ricompensate e ricordatevi finché vivrete di quei signori 
Matteini per il bene che. mi hanno fatto, per l'amore di madre 
che hanno avuto nei miei riguardi. Io vi ho sempre pensato in 
tutti i momenti della giornata. 



ÓO CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Dispiacente tanto se non ci rivedremo su questa terra; ma ci 
rivedremo lassù, in un luogo più bello, più giusto e più santo. 
Ricordatevi sempre di me. 

Un forte bacione Antonio 

Sappiate che il vostro Antonio penserà sempre a voi anche 
dopo morto e che vi guarderà dal cielo. 



LETTERE 



61 



Mario Brusa Romagnoli (Nando) 

Di anni 18 - meccanico aggiustatore - nato a Guardiaregia (Campobasso) il 
12 maggio 1926 -. Nell'autunno 1943 è nelle Bande «Pugnetto» di Valli di 
Lanzo (Torino) - combatte sulle montagne di Genova - è ferito una prima 
volta ed arrestato - riesce a fuggire - entra a far parte dei primi nuclei della 
Divisione Autonoma «Monferrato» (Formazioni «Mauri») - nel corso di una 
azione da lui guidata, in cui vengono fatti prigionieri soldati e ufficiali tede- 
schi, è seriamente ferito ad una coscia - ancora infermo partecipa al combat- 
timento del 25 marzo 1945 nei pressi di Brusasco-Cavagnolo (Torino) - il 29 
marzo 1945, mentre conduce una azione contro un convoglio ferroviario te- 
desco sul tratto Bianzé - Livorno Ferraris (linea Milano-Torino), è gravemente 
ferito -. Catturato verso la mezzanotte dello stesso 29 marzo 1945, da una 
pattuglia rau (Reparto Arditi Ufficiali), insieme a tre compagni che tentava- 
no di trasportarlo - con i compagni condannato a morte, la notte stessa, men- 
tre il comando partigiano tenta invano di concordare uno scambio di prigio- 
nieri -. Fucilato al mattino del 30 marzo 1945, sulla Piazza di Livorno Fer- 
raris (Vercelli), da un plotone della rau, con Francesco Bena, Giuseppe 
Gardano e Vittorio Suman -. E fratello di due caduti partigiani. 

Papà e Mamma, 

è finita per il vostro figlio Mario, la vita è una piccolezza, il 
maledetto nemico mi fucila; raccogliete la mia salma e ponete- 
la vicino a mio fratello Filippo. 

Un bacio a te Mamma cara, Papà, Melania, Annamaria e zia, 
a Celso un bacio dal suo caro fratello Mario che dal cielo gui- 
derà il loro destino in salvo da questa vita tremenda. 

Addio. W l'Italia. 

Mario-Nando 

Mi sono perduto alle ore 1 2 e alle 1 2 e 5 non ci sarò più per 
salutare la Vittoria. 



62 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Fortunato Caccamo (Tito) 

Di anni 21 - carabiniere - nato a San Gregorio (Reggio Calabria) il 25 gen- 
naio 1923 -. Nei giorni dopo l'8 settembre 1943 partecipa alla difesa di Ro- 
ma - il 10 ottobre, giorno in cui i carabinieri vengono fatti evacuare dalla ca- 
pitale, fugge e si unisce alla formazione comandata dal generale Filippo Ca- 
ruso e composta in gran parte da carabinieri - svolge diverse azioni nella zona 
dei Monti Albani e di Palestrina (Roma) - tiene il collegamento tra la sua for- 
mazione e quella comandata dai maggiori Dessy e Ebat -. Catturato su dela- 
zione a Roma, in Piazza Bologna, il 7 aprile 1944, da elementi delle ss tede- 
sche - tradotto nelle celle di Via Tasso (Roma) e ivi trattenuto 37 giorni - più 
volte torturato - trasferito nelle carceri Regina Coeli -. Fucilato alle ore 10 
del 3 giugno 1944, vigilia della liberazione di Roma, sugli spalti del Forte Bra- 
vetta (Roma), da plotone della pai (Polizia Africa Italiana), con il tenente pi- 
lota Mario De Martis, il maggiore Costantino Ebat, la guardia di Pubblica Si- 
curezza Giovanni Lupis, il sergente Guido Orlanducci e la guardia di Pub- 
blica Sicurezza Emilio Scaglia -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

16 maggio 

Carissimo zio, 

scusatemi se non vi ho scritto prima è stato per non averlo 
potuto. Scrissi tanti biglietti che come ho capito sono andati 
spersi, mi sono rivolto alla signora Delfino perché lei aveva il 
telefono, e la pregavo che vi avvertisse subito. 

Rimpiango tanto di non aver seguito i vostri consigli, spero 
di mettere giudizio inseguito, per adesso spero tanto di essere 
graziato, (perché non ho fatto niente di male contro gli alleati) 
ed il Signore misericordioso mi proteggerà in questo periodo 
cosi difficile e doloroso per me. Voi non preoccupatevi molto 
perché la zia mi diceva che siete abbattuto, comprendo il vo- 
stro stato d'animo, però sappiate che io sono tranquillo, ho una 
fiducia immensa in S. Rita a cui la zia e le cugine mi hanno rac- 
comandato di chiedere la grazia, ed io con fiducia spero. Ieri 
sera è passato l'Interprete del comando che io conosco perché 
lui m'ha fatto la domanda di grazia e mi ha assicurato che per 
adesso non vi è pericolo. Carissimo zio, non so come esprimer- 
vi i miei sentimenti però sappiate che per me siete come mio 
padre, il mio più grande dispiacere sarebbe quello di dover mo- 
rire senza potervi rivedere insieme a mio padre. Certo che in 
Regina Coeli, se non prima sono sicuro di essere graziato non 



LETTERE 



63 



vorrei vedere nessuno, per quanto sento forte il desiderio di ab- 
bracciarvi. Carissimo zio, sono tanto contento nel sapere che la 
S. Pasqua l'avete passata a casa, la casa propria e la famiglia è 
la cosa più cara che esiste. Quanto vorrei essere assieme alla mia 
famiglia! 

La zia vedo che malgrado la sua cagionata salute sta cammi- 
nando tanto per me, non so cosa dire, però il Signore la ripa- 
gherà. In quanto ai pacchi ho ricevuto tutto ed anzi è troppo 
quello che mi mandate il salame era molto buono, ho ricevuto 
pure il cognac la biancheria quella che vi rimando è sporchissi- 
ma perché ci hanno spalmato un unguento. Vorrei dirvi tante 
cose, ma per oggi basta, chissà se un giorno avrò la grazia che 
con tanta fede ho chiesto a S. Rita. Ricevete affettuosità e ab- 
bracci assieme a cara zia e cugine 

affettuosamente Tito 

Ho promesso a S. Rita di andare a ringraziarla al suo san- 
tuario se avrò la grazia e se la zia Ester che le è tanto devota 
vuol venire ci andiamo assieme. Le scarpe per adesso non man- 
datemele. 



64 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Luigi Campegi 

Di anni 31 - operaio - nato a Tromello (Pavia) il 22 settembre 1913 -• Svol- 
ge un primo periodo di attività al paese, ma in seguito a una denuncia è co- 
stretto ad allontanarsene - si unisce alle formazioni Garibaldi operanti in Val 
Sesia (Novara) sotto il comando di C. Moscatelli e diventa comandante di bri- 
gata -. Rientrato nel dicembre 1944 al proprio paese per salutare i genitori, 
sulla via del ritorno viene catturato e condannato a morte - riuscito a evade- 
re all'ultimo momento, torna a raggiungere la sua formazione -. Nuovamen- 
te catturato, a Milano, nel corso di una missione per la raccolta di armi - tra- 
dotto al Palazzo di Giustizia e ivi processato - trasferito nelle carceri San Vit- 
tore -. Fucilato il 2 febbraio 1945, al campo sportivo Giuriati di Milano, con 
Franco Mandelli, Veniero Mantovani, Vittorio Resti e Oliviero Volponez. 



Cari Amici, 

sono stato condannato alla pena capitale, mi raccomando non 
fatelo sapere ai miei genitori. 

Non piangete per me, vado contento con dodici miei uomi- 
ni, spero di scrivervi ancora. 

Vi abbraccio tutti Gigi 



LETTERE 



65 



Domenico Cane 

Di anni 30 - artigiano decoratore - nato a Torino l'u dicembre 1913 -. Dal- 
l'ottobre del 1943 partigiano nelle formazioni Matteotti e gappista a Tori- 
no dove partecipa ad azioni di prelievo di armi ed alla raccolta di materiale 
destinato alle formazioni di montagna -. Catturato il 14 marzo 1944 a To- 
rino, ad opera di elementi dell'upi, mentre con altri gappisti tenta un colpo 
di mano per il prelievo di un autocarro -. Fucilato il 2 aprile 1944 in Via 
Morghen a Torino, per rappresaglia all'uccisione del giornalista Ather Ca- 
pelli, con Domenico Binelli, Angelico Caligaris, Ferdinando Conti e Giu- 
seppe Igonetti. 

Carissima Mamma adorata, e carissimi Fede, papà, Alberto, 
Stefano, zia e zio, Maria e tutti i miei cari, 

fra un'ora non sarò più in questo mondo. Mamma mia sii for- 
te come lo sono io. Pensa mamma che tutta la forza viene da te 
che sei una «Santa», tutta la tua vita di dolore e di abnegazio- 
ne ne è la testimonianza, mamma è il tuo bambino che ti sup- 
plica ma che ti dà un comando di moribondo, devi avere tanta, 
tanta forza, perdi il tuo bambino ma fra non molto te ne verrà 
restituito un altro, il mio caro fratello Stefano per lui devi vi- 
vere, a lui devi dare tutte le premure e le attenzioni che avre- 
sti date a me - è dunque un dovere quello che ti chiede il tuo 
Domenico nella certezza di questa missione che ti resta da com- 
piere che io mi sento forte. E da mezzanotte che io prevengo 
la mia fine, ora sono le quattro e mezza e me ne viene data no- 
tizia, mamma affidati a Fede essa saprà come darti tanta forza. 
Fede cara ti chiedo perdono fa di esaudire tutti i miei desideri 
affido a te la mamma. 

Da quattro ore, cara mamma non ho fatto che rievocare tut- 
ta la mia vita da quando ero bambino ed ora recrimino una co- 
sa sola, tutto il tempo che non ti sono stato vicino, perdonami 
mamma: di a papà che non beva più e ti sia più vicino, chiedo 
perdono anche a lui - mamma non ho una tua fotografia ma la 
tua visione non mi abbandona un attimo - l'ultimo mio aneli- 
to sarà per te, nel tuo nome di mamma vi è tutta la mia vita - 
se non ho saputo vivere, mamma, so morire, sono sereno per- 
ché innocente del motivo che muoio, vai a testa alta e dì pure 
che il tuo bambino non ha tremato. E quasi ora, perdono a tut- 



66 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

ti anche agli zii che ti assistano. Ciao mamma, Ciao Fede, papà, 
Stefano, Alberto, ciao a tutti. 

Addio mamma tutto il mio bene a te e a tutti cari baci. 

tutto È pronto. Mamma, mamma 

Domenico 



LETTERE 



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Domenico Caporossi (Miguel) 

Di anni 17 - elettricista - nato a Mathi Canavese (Torino) il 4 agosto 1927 -. 
Iscritto al Partito Comunista Italiano - partigiano con il grado di sottotenente 
nell'8o a Brigata Garibaldi operante nelle valli di Lanzo e nel Canavesano -. Il 
17 febbraio 1945, recatosi a trovare i familiari nella loro abitazione di Ciriè 
(Torino), viene catturato da elementi della Divisione «Folgore» - incarcera- 
to a Ciriè - torturato per 36 ore consecutive -. Fucilato senza processo il 21 
febbraio 1945, sulla piazza principale di Barbania (Torino), da plotone della 
Divisione «Folgore», con Luigi Bettani, Giuseppe Bettas, Luigi Bosa, Ar- 
cangelo Capasso, Ernesto Casagrande, Giovanni Modica, Pietro Ospedale, 
Rinaldo Picatti, Vittorio Rolle -. Decorato di Croce di Guerra. 



Cara Mamma, 

vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labre ed 
una fede nel cuore. Non star malinconica io muoio contento. 
Saluti amici e parenti, ed un forte abraccio e bacioni alla pic- 
colo Imperio e Ileno e il Caro Papa, e nonna e nonno e di ri- 
cordarsene sempre. 

Ciau Vostro figlio Domenico 



68 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Eraclio Cappannini 

Di anni 20 - studente all'Istituto Industriale di Foligno (Perugia) - nato a Ie- 
si (Ancona) l'8 gennaio 1924 -. Nel novembre 1943 entra a far parte della 5" 
Brigata Garibaldi operante nella zona di Ancona e ne diventa Capo di Stato 
Maggiore - partecipa ai combattimenti del gennaio e dell'aprile 1944 a Ser- 
ra San Quirico e nei dintorni di Cabernardi e al colpo di mano per il sabo- 
taggio del macchinario della Snia Viscosa di Arcevia (Ancona) utilizzato dai 
tedeschi -. Catturato all'alba del 4 maggio 1944, durante un trasferimento 
fra Sant'Angelo e Avacelli, da un reparto tedesco presumibilmente guidato 
da un delatore - tradotto ad Arcevia -. Fucilato senza processo il 5 maggio 
1944, sotto le mura di Arcevia, con Giuseppe Latieri, Giuseppe Milletti, Ma- 
rino Patrignani e Dealdo Scipioni. 



(Lettera scritta e abbandonata lungo il percorso fra il luogo della cattura e il 
luogo della fucilazione). 

Arcevia 5 maggio 1944 

Sono il giovane Cappannini Eraclio prigioniero dei tedeschi. 
Chi trova il presente è pregato di farlo avere alla mia famiglia, 
sfollata da Iesi a Serradeiconti presso il contadino Carbini. Ca- 
ri Genitori e Parenti tutti; il mio ultimo pensiero sarà rivolto a 
voi ed alla mia, alla nostra cara Patria, che tanti sacrifici chie- 
de ai suoi figli. Non piangete per me, vi sarò sempre vicino, vi 
amerò sempre anche fuori dal mondo terreno; voi sarete la mia 
sola consolazione. Siate forti come lo sono stato io. 

Salutatemi tutti i miei conoscenti. 

Vostro per l'eternità Eraclio 

Bacioni alla Piccola Maria Grazia 
Ringrazio perennemente il latore 



LETTERE 



69 



Giacomo Cappellini 

Di anni 36 - insegnante di scuola elementare - nato a Cerveno (Brescia) il 
24 gennaio 1909 -. Dal giugno 1944 al gennaio 1945 comandante di Batta- 
glione nella Brigata «Ferruccio Lorenzini», Divisione Fiamme Verdi «Tito 
Speri», operante nel Bresciano - guida tre colpi di mano in cui vengono fat- 
ti prigionieri militi della gnr e militari tedeschi - compie una serie di azio- 
ni di sabotaggio -. Catturato il 21 gennaio 1945, in seguito ad un combat- 
timento in zona Lozio (Brescia) durante il quale è rimasto ferito -. Proces- 
sato il 22 marzo 1945 nel Castello di Brescia, dal Tribunale Militare di 
Brescia -. Fucilato il 24 marzo 1945 nel Castello di Brescia -. Medaglia d'O- 
ro al Valor Militare. 

Miei adorati genitori, 

quando riceverete questo mio scritto non sarò più. Avrei tan- 
to desiderio di rivedervi almeno una volta prima della mia di- 
partita, ma credo sia meglio cosi come la Provvidenza destina. 

Avreste forse provato uno strazio troppo grande ed io sarei 
rimasto con il rimorso di non aver potuto alleviarlo. La mia di- 
partita senza un vostro ultimo bacio sarà dolorosa, ma non te- 
mete, serena e da forte. 

Muoio cosciente di aver compiuto il mio dovere sino all'ul- 
timo e senza alcun rimorso di coscienza circa il mio modo d'a- 
gire, tutto dedito a un ideale: la Patria. 

Mamma, babbo adorati, la penna non vi potrà mai dire, spe- 
cie in questo momento, quali sentimenti d'affetto un figlio pos- 
sa nutrire per voi. Il vostro caro nome m'è costantemente sul- 
le labbra, e tanto, sì, tanto vorrei avervi vicini. Siate forti, non 
piangete per me. Da una vita migliore potrò guardare a voi ed 
attendervi per unirci per sempre. 

Perdonatemi tutti i dolori che casualmente vi avrò dati; co- 
me avrei voluto riempire la vostra vita di gioie, e invece... Bab- 
bo e Mamma adorati, voi perdonate tutto, vero ? ed io sereno 
vado incontro al destino che Iddio ha voluto assegnarmi. 

Non maledico nessuno, non porto con me odi personali e spe- 
ro che nessun odio mi accompagni. 

Siate forti miei cari, Martino, Alfredo e Elvira che spero pre- 
sto rivedrete, riempiranno il vuoto da me lasciato. Nel loro amo- 
re troverete anche il mio. 



70 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Addio, miei cari, addio addio, stringendovi forte al cuore, vi 
copre di baci il vostro 

Giacomo 

Mia adorata Vittoria, 

addio bel sogno tante volte cullato nei miei più vaghi pen- 
sieri di una vita felice; Iddio non volle e il tuo Giacomo, lonta- 
no da te si diparte senza la gioia d'un ultimo tuo bacio. T'ho 
amata, Vittoria, come si ama la persona più cara, ho venerato 
in te un insieme di virtù che m'avrebbero resa felice l'esisten- 
za. Ma oramai soltanto il ricordo ti rimarrà di chi non disde- 
gnavi di avere come compagno. 

Anche se il dolore di tale dipartita è grande, immenso, per- 
ché annulla quello che doveva essere lo scopo di un'esistenza, 
Vittoria adorata, sono forte e sereno. Sereno perché, se anche 
più nulla di terreno ti lega a me, sono certo che mai dimenti- 
cherai il tuo Giacomo che tanto ti amava e ti ama. 

Forte, perché sono conscio di avere compiuto il mio dovere. 
Vittoria mia, sii forte anche tu e non lasciarti abbattere. Il tuo 
Giacomo da un'altra vita guarderà a te che fosti in questa la sua 
unica gioia. Salutami tanto i genitori, sorella, cognato, Gino e 
Vitale; di' loro che tutti ricordo con grande affetto, e tu, mia 
adorata, assicurandoti che il caro tuo nome sarà sulle mie lab- 
bra, ricevi tanti, tanti baci. 

Tuo Giacomo 

P.S. Unito alla presente troverai il tuo anello, la fede che 
m'hai data in un giorno più felice di questo. Vittoria mia, con- 
servalo come il ricordo più caro di chi t'amò e t'ama. 

Tuo 

Giacomo 

Carissimi Martino, Alfredo, ed Elvira, 

il crudele destino che mi colpisce non vi abbatta: più fortu- 
nati di me continuate nella vostra vita ad essere pei cari geni- 
tori il grande conforto di cui, purtroppo, avranno costantemente 
bisogno. Ve li raccomando tanto. Forse solo al punto in cui io 



LETTERE 



71 



mi trovo si può capire quale dono prezioso siano i genitori, e 
quali sentimenti siano capaci di suscitare i loro nomi. Amate 
tanto anche la Patria, questa nostra Patria tanto disgraziata, e, 
senza odio accettate il sacrificio di vostro fratello. 

Addio Martino, Alfredo e Elvira, il vedervi sarebbe stato di 
grande conforto, ma pazienza... Ancora vi raccomando il bab- 
bo e la mamma. Non dimenticatemi. . . Stringendovi forte al cuo- 
re vi bacio con tutto il mio affetto vostro 

Giacomo 



72 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Arturo Cappettini (Giuseppe) 

Di anni 43 - commerciante - nato a Zeme Lomellina (Pavia) il 17 marzo 
1900 -. Militante comunista, perseguitato come antifascista e ricercato ad 
ogni occasione di visita di gerarca fascista - costretto ad espatriare in Sviz- 
zera e Francia - dopo l'8 settembre 1943 si unisce alla 3" Brigata Garibaldi 
gap - procura viveri ed approvvigionamenti ai partigiani di montagna, fa del 
proprio negozio un deposito di stampa clandestina e di materiale belli- 
co -. Catturato il 19 dicembre 1943 nella casa della madre a Mortara, dove 
si era recato per procurare rifornimenti a partigiani della zona - mentre il fra- 
tello ed i compagni trasportano il materiale bellico dal negozio di Milano, ven- 
gono sorpresi, su delazione, da elementi della polizia - sulla base di questo 
nuovo capo d'accusa, viene trasferito da Mortara al 6" raggio delle carceri San 
Vittore in Milano - torturato da elementi delle ss tedesche -. Fucilato il 31 
dicembre 1943 al poligono di tiro della Cagnola in Milano, con Gaetano An- 
dreoli e Cesare Poli. 



Cara mamma, 

quando riceverai questa, io non ci sarò più, il piombo nemi- 
co mi avrà già freddato, perciò mi raccomando a te i miei cari 
figlioli, baciali tanto per me, come pure Tilde ed istruiscili fin- 
ché siano buoni patrioti come lo fui io e che facciano di tutto 
per vendicarmi. Caramente bacio tutti per l'ultima volta, addio 
evviva l'Italia evviva l'idea comune. 

Vostro Arturo 



LETTERE 



73 



Paolo Casanova 

Di anni 21 - fornaio - nato ad Altamura (Bari) il 14 novembre 1923 -. Ber- 
sagliere dell'8" Reggimento di stanza a Verona, prende contatto con il co- 
mando partigiano della Brigata «Verona» per la quale trafuga munizioni dal- 
la caserma in cui presta servizio -. Il 12 settembre 1944, in seguito alla sco- 
perta di una cassetta di munizioni pronta per essere trafugata, è tratto in 
arresto dalle ss tedesche -. Processato l'i 1 gennaio 1945, dal Tribunale Mi- 
litare tedesco di Verona, per appartenenza a banda partigiana e fornitura al- 
la stessa di munizioni -. Fucilato all'alba del 9 febbraio 1945 al poligono di 
tiro di Verona. 



Verona, 9 febbraio 1945 

Mia tanto amata mamma, 

in questo ultimo momento della mia vita ti scrivo per chie- 
derti perdono di tutti i dispiaceri che ti ho dato, in questo mo- 
mento ti sono vicino con il cuore e con l'anima, mi dispiace so- 
lo che in questo momento non posso nemmeno vederti abbrac- 
ciarti come in quei bei giorni che ti ero vicino. 

Cara mamma, grazie di tutto quello che ai fatto per me, di 
avermi messo su una buona strada, di avermi imparato ad es- 
sere cristiano, ed a conoscere Dio, perciò quello che io sto per 
passare è niente in confronto di tutto ciò che a passato e sof- 
ferto Gesù Cristo per noi, e sono contento che in questo mo- 
mento ce qui il sacerdote che mi assiste e mi consola. 

Cara mamma sono contento che in questo momento tu non 
sai la sorte che mi tocca, e che non provi nessun dispiacere per- 
ché non sai niente. 

Caro papà, perdonami per tutto quello che ho fatto contro 
la tua volontà, che non ho mai dato ascolto alle tue intimazio- 
ni ed ai tuoi consigli, ma i testardi come me fanno tutti questa 
fine. 

Però, credimi non ho fatto nulla di male, e perciò muoio sen- 
za rimorsi di coscienza, e perdonando colui che è la causa del- 
la mia fine. 

Miei cari in questo momento desidero il vostro perdono «che 
sono sicuro che me lo concederete» e che voi mi diate la vostra 
santa benedizione, e non mi giudichiate male. 



74 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Termino con l'abbracciare i miei fratelli e sorelle con tutti i 
vicini e parenti e cari nonni, a voi tanti baci dal vostro 

Paolo 



Verona, 9.2.1945 

Miei cari fratelli, 

vi scrivo queste ultime parole, chiedendovi perdono per tut- 
te le cose storte che ho fatte, e voglio che voi siate più buoni di 
me, che non diate dispiaceri alla mamma ed al papà, spero che 
manterrete ed eseguirete le mie ultime volontà, specie tu caro 
Saverio, che eri un po' strambo, e non davi ascolto al papà ed 
alla mamma. 

Perciò siate di conforto ai cari genitori e cercate di conso- 
larli. 

Cara Veneranda, solo in questo momento considero tutto il 
bene che voglio a te con i tuoi cari figli e il tuo caro marito, per- 
donami, e tieni di me un caro ricordo. 

Termino con l'abbracciarvi tutti e benedicendovi. 

Vostro caro fratello 

Paolo 



LETTERE 



75 



Giulio Casiraghi 

Di anni 44 - montatore elettromeccanico - nato a Sesto San Giovanni (Mila- 
no) il 17 ottobre 1899 -. Membro del Partito Comunista Italiano dal 1921 - nel 
1930 arrestato per attività antifascista, sottoposto a tortura da elementi del- 
I'ovra e condannato a cinque anni di reclusione - dimesso nel 1932 per am- 
nistia - nuovamente arrestato nel 1935 e detenuto per sei mesi - animatore 
degli scioperi del 1943 negli stabilimenti Ercole Marelli di Sesto San Gio- 
vanni, è arrestato una terza volta e detenuto per altri tre mesi - dopo il 25 
luglio 1943 guida alla Ercole Marelli il movimento politico operaio - dopo P8 
settembre 1943 ne organizza l'azione clandestina, raccoglie e smista mate- 
riale di propaganda, armi ed approvvigionamenti per i partigiani -. Arresta- 
to il 12 luglio 1944 - trasferito alle carceri di Monza - torturato da ss tede- 
sche - trasferito al 5" raggio delle carceri San Vittore in Milano -. Fucilato il 
10 agosto 1944 in Piazzale Loreto a Milano, da plotone fascista, per rappre- 
saglia allo scoppio di una bomba su di un automezzo tedesco in Viale Abruz- 
zi, con Gian Antonio Bravin, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domeni- 
co Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emi- 
dio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Eraldo Soncini, 
Andrea Ragni, Libero Temolo, Vitale Vertemati. 

Monza, 17-7-1944 

Cara Erminia, 

sono stato molto contento della tua visita, ma mi devi pro- 
mettere che tu non devi impressionarti e vedrai che le cose an- 
dranno a posto. Mi farai piacere se puoi mandarmi un po' di 
tabacco perché qui si fuma maledettamente tanto dato che si è 
in ozio tutto il giorno. Ti ringrazio di quello che mi hai man- 
dato, ma non portarmi più il pollo, troppo lusso per il nostro 
borsellino. 

La mia salute è buona come pure spero sia la tua, saluti cari 
alla mia e tua famiglia a te grossi baci. 

Giulio 



Monza, 31. 7. 1944 

Mia cara, 

con molto piacere ricevetti ieri il mangiare e la biancheria, e 
non finirò mai di ringraziarti per tutto quello che fai per me, 
ma spero che presto sarà chiarita anche la mia posizione e allo- 



76 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

ra spero che mi manderanno a casa. In quanto a me non ho nien- 
te di nuovo, ma solo devo dirti che qui le giornate sembrano in- 
terminabili tanto più che sono come ti dissi in cella da solo, e 
non riesco a capire il perché non mi mettono in compagnia, ma 
pazienza tutto passerà. 

La mia salute è buona come pure spero per te e famiglia. 

Saluti cari a te e mia e tua famiglia, un grosso bacio a Gi- 
netto e a te tanti bacioni dal tuo 

Giulio 



Monza, 3.8.1944 

Mia cara Erminia, 

in quanto riguarda la situazione qui nulla di nuovo, se ci sarà 
qualche cosa di nuovo non mancherò di fartelo sapere. 

A me hanno cambiato cella e ti dirò che sono contento per- 
ché nella nuova cella non ci sono cimici e questo è l'essenziale, 
però sono ancora solo e non capisco perché non mi mettano in 
compagnia. 

La mia salute è ottima come pure spero per te e famiglia. 
Saluti cari a te e familiari, salutami pure parenti e amici e a 
te un grosso bacio a Gino, ciao 

Giulio 



(Queste ultime righe sono state scritte da Giulio Casiraghi sulla porta del car- 
cere di Monza, prima che lo trasferissero alle carceri San Vittore a Milano). 

Il mio pensiero alla mia cara moglie e ai miei cari, il mio cor- 
po alla mia fede. 

Giulio 



LETTERE 



77 



Andrea Caslini (Rocco) 

Di anni 23 - falegname - nato a Gorle (Bergamo) il 21 settembre 1921 -. Nel 
giugno 1944 entra a far parte della 53" Brigata Garibaldi operante nel Ber- 
gamasco - partecipa a numerosi combattimenti fra cui quelli di Fonteno e 
Corna Lunga -. Catturato il 17 novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte 
di Sovere (fra le valli Cavallina, Borlezza e Seriana), in seguito a combatti- 
mento con un reparto della Legione «Tagliamento» -. Processato il 19 no- 
vembre 1944, a Lovere, dal Tribunale Speciale della «Tagliamento» -. Fuci- 
lato il 21 novembre 1944, al cimitero di Costa Volpino (Bergamo), da ploto- 
ne della «Tagliamento», con Guido Galimberti, Giorgio Paglia e «Donez», 
«Simone» e «Molotov», ex prigionieri russi. 

Costa Volpino, 21 novembre 1944 
Caro padre, sorella e cognato, 

questo è il mio ultimo saluto e scritto che vi giunge, poiché 
fra minuti la mia vita sarà spenta, dovrete promettermi di non 
piangere perché vano. 

Sono contento che tra poco rivedrò la nostra cara mamma, 
e sarei contento di rimanervi sempre con lei. 

Un saluto ancora e che questo vi giunga in segno di vittoria 
e di libertà per tutti gli italiani. Muoio per l'Italia! 

Una stretta di mano e un bacio a te babbo, a te sorella e a te 
cognato e baci ai tuoi bambini. Tanti saluti a chi domanderan- 
no di me. Arrivederci in cielo. 

W l'Italia martoriata che presto rifiorirà libera e indipen- 
dente. 

Andrea 



78 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Mario Cassurino (Saetta) 

Di anni 20 - apprendista meccanico - nato a Genova il 25 giugno 1924 -. 
Membro del Partito Comunista Italiano, subito dopo l'8 settembre 1943 ini- 
zia l'attività partigiana con la y Brigata Garibaldi «Liguria», partecipando 
ad azioni in montagna e a puntate offensive su Genova e dintorni - dispersa 
la Brigata in seguito ai rastrellamenti condotti da tedeschi e fascisti nell'apri- 
le 1944, entra a far parte dei gap genovesi - compie azioni contro ufficiali e 
gerarchi e sabotaggi contro ponti e impianti -. Catturato il 20 luglio 1944, in 
seguito a delazione, da elementi della Squadra Politica guidati dal Questore 
Veneziani - tradotto nelle guardine della Questura di Genova -. Processato 
fra le ore 3 e le ore 4 del 29 luglio 1944, dal Tribunale Straordinario fascista 
di Genova, nella sede della Questura -. Fucilato da plotone delle Brigate Ne- 
re al Forte San Giuliano (Genova), alle ore 5 dello stesso 29 luglio 1944, con 
Balilla Grillotti, Aleandro Longhi, Giacinto Rizzolio e Goffredo Villa. 



Genova, 29.7.1944 

Cara mamma e fratello, 

dopo 9 giorni di cella è giunta l'ora, mi raccomando a Aldo 
che non faccia il bambino e che metta giudizio e se un giorno 
speriamo che ritorni Mino salutalo molto da parte mia. 

Spero che mi perdonerai di quanto ti ho fatto soffrire; tra- 
lascio di scrivere perché il tempo stringe. Salutami tutti gli ami- 
ci, la zia, la Emma e gli Zii. Salutami anche Spina e la sua fa- 
miglia. 

Salutandovi vi mando un bacio a tutti 

Vostro Mario 



LETTERE 



79 



Giordano Cavestro (Mirko) 

Di anni 18 - studente di scuola media - nato a Parma il 30 novembre 1925 -. 
Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al 
quale si mobilitano numerosi militanti - dopo l'8 settembre 1943 lo stesso 
nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività parti- 
giane nella zona di Parma -. Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Par- 
ma), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti - tradotto 
nelle carceri di Parma -. Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare 
di Parma - condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e tratte- 
nuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), 
in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vi- 
to Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti. 

Parma, 4.5.1944 

Cari compagni, 
ora tocca a noi. 

Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti 
per la salvezza e la gloria d'Italia. 

Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà 
nel futuro, luminosa, grande e bella. 

Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ul- 
timi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vitti- 
me possibile. 

Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così 
bella, che ha un sole cosi caldo, le mamme così buone e le ra- 
gazze cosi care. 

La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da 
esempio. 

Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà. 

Cara mamma e cari tutti, 

purtroppo il Destino ha scelto me ed altri disgraziati per sfo- 
gare la rabbia fascista. Non preoccupatevi tanto e rassegnatevi 
al più presto della mia perdita. 

Io sono calmo. 

Vostro Giordano 



8o 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Bruno Cibrario (Nebiolo) 

Di anni 21 - disegnatore - nato a Torino il 26 agosto 1923 -. Dal 1" marzo 
1944 appartenente alla 9" Brigata sap operante in Torino -. Catturato il 16 
gennaio 1945 a Torino, in seguito ad azione della Squadra Politica -. Pro- 
cessato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di To- 
rino per appartenenza alle sap -. Fucilato il 23 gennaio 1945 al Poligono Na- 
zionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Orazio 
Barbero, Dino Del Col, Amerigo Duo, Pedro Ferreira, Enrico Martino, Ulis- 
se Mesi, Luigi Migliavacca, Giovanni Moncalero e Battista Zumaglino. 

Dalle Carceri Giudiziarie di Torino 
22 gennaio 1945 

Sandra carissima, 

dopo appena sette giorni dal mio arresto mi hanno condan- 
nato a morte, stamani. Non mi dispero per la mia sorte. Ho agi- 
to in piena coscienza di ciò che mi aspettava. Il tuo ricordo è 
stato per me di grande conforto in questi terribili giorni. Non 
hanno avuta la soddisfazione di veder un attimo di debolezza 
da parte mia. 

Non mi sarei mai immaginato di scrivere la prima lettera ad 
una ragazza in queste condizioni. Perché tu sei la prima ragaz- 
za che abbia detto qualcosa al mio cuore. Mi è occorso molto 
tempo per capire cosa eri per me. Il mio carattere, la mia vita 
di quest'ultimo anno mi hanno impedito di corrispondere su- 
bito come avrei voluto al tuo affetto. Solo quando sei stata am- 
malata ho capito che senza di te mi mancava tutto. Io ti amo, 
ti amo disperatamente. 

In questi giorni ho avuto sempre un nome in mente: Sandra; 
due occhi luminosi - i tuoi - hanno rischiarato la mia cella. 

Oso dire che il ricordo carissimo, il ricordo di mia Madre, 
era unito al tuo tanto che io li confondo in un solo grande af- 
fetto. Più grande della mia sciagura - perdonami se con questa 
mia oso turbare la tua pace - la consolazione di scriverti è cosi 
grande ed io sono un grande egoista. 

Ritorno dal colloquio - ti ho veduta ed ho la certezza che 
non mi hai dimenticato. Adesso voglio vivere - per te - per noi, 
Sandra, non lasciarmi mai. 



LETTERE 



8l 



Perdonami questa mia debolezza, sii forte come voglio e sa- 
prò esserlo io. 

Da buon garibaldino ho combattuto, da buon garibaldino sa- 
prò morire. La nostra idea trionferà ed io avrò contribuito un 
poco - sono forse un presuntuoso -. Sii felice, è il mio grande 
desiderio. 

Bruno 

Sta vicina a mia Madre, ne ha tanto bisogno. Sandra, Sandra. 
Sandra, 

la domanda di grazia è stata respinta. Ti ringrazio per tutto. 
Il tuo dolce sorriso mi accompagna. Sii forte come lo sono io. 
Saluta per me i colleghi ed in special modo Tonda, i due Gi- 
rardi, Venesio, Conti e gli altri. 

Ricordami e sii felice. Ti auguro ogni bene, non piangere per 
me. Non si piangono i caduti per l'Idea. Nel tuo ricordo muoio 
felice 

Bruno 



Mamma carissima, 

perdonami per il dolore che ti do. 

Quello che ho fatto, chiunque non sia un vile lo avrebbe fat- 
to. Mio padre non potrebbe che approvarmi. Lui che ha com- 
battuto mi capisce. Io non sarò meno di lui. 

Forse questa è l'ultima che scrivo. Sii forte per le bambine, 
esse non hanno che te. Devi voler loro anche il bene che hai vo- 
luto a me. 

Saluta da parte mia tutti gli zii, i cugini. 
Io non posso scrivere loro. 

Bacia tanto Magdala e Graziella Bruno 

Carissima Magdala, 

sta sempre buona e vicina alla mamma. Ne ha tanto bisogno. 
Devi voler tanto bene a lei ed a Graziella. 



82 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Graziella sta buona e prega per il tuo padrino. 

Tanti baci a tutti Bruno 



Salutami Agostina e Pinin. 

In Questura hanno nove mila lire mie: fatti fare la dichiara- 
zione della fabbrica che me li hanno dati di stipendio e fattili 
restituire. 



LETTERE 



83 



Luigi Ciol (Resistere) 

Di anni 19 - nato a Cintelli di Teglio Veneto (Venezia) il 4 ottobre 1925 -. 
Partigiano con il grado di caposquadra nella Brigata «Iberati» operante nel- 
la zona di Venezia -. Catturato il 22 gennaio 1945 a Fossalta di Portogruaro 
- tradotto nelle carceri di Udine - torturato -. Processato il 14 marzo 1945 
dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine, per appartenenza a ban- 
de armate -. Fucilato il 9 aprile 1945 a Udine con altri ventotto partigiani. 

Udine li 14 marzo 1945 

Dalle mie prigioni vi scrivo. 

Carissimi famigliari, vengo a voi con queste mie ultime pa- 
role, facendovi sapere che sono condannato a morte, ma non 
disperatevi per me. Speriamo che tutto vada bene, se non va 
bene va male. Cara mamma se anche muoio io ti resta lo stesso 
altri quattro leoni, niente da fare cosi è il destino, io e Gino No- 
sella, i più disgraziati dei condannati a morte. 

Luigi detto Boschin (parte ?) per la Germania, Vi faccio sa- 
pere che insieme a noi due è anche il cugino Benito di Cordo- 
vado; anche lui condannato a morte. Speriamo che tutto vada 
bene, ma siamo che aspettiamo momento per momento e siamo 
in trentasette condannati a morte. 

Un saluto ai parenti e paesani. 

Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo 
e viva la libertà dei popoli. Un saluto a Natale Tomba e a sua 
moglie Gigia e ai padroni. 

Se il destino e sfortuna mi rapi, vi chiedo perdono a tutti, 
papà mamma e fratelli. Girare attorno di qua e di là per la pri- 
gione e a dirsi che siamo condannati a morte, ma ormai è così 
e viva la libertà dei popoli. 

E così l'ultimo saluto che vi faccio. 

Bacioni ai nonni che preghino per me tanto e vi bacio tutti. 
Vostro 

Luigi 



84 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Franco Cipolla (Fido) 

Di anni 20 - pasticciere - nato a Milano il 9 luglio 1924 - residente a Lodi 
(Milano) -. Chiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana, ottiene l'in- 
carico di scortare dalla campagna alle carceri di Torino partigiani prigionie- 
ri, due gruppi dei quali riesce a far evadere -. Nel luglio 1944 entra a far par- 
te della Divisione GL «Monferrato» - partecipa a numerosi combattimenti - 
progetta e guida un colpo di mano su di un posto di blocco fascista al ponte 
di Casale Monferrato -. Nell'azione che ne segue, non volendo abbandona- 
re il bottino di armi, è catturato, il 10 dicembre 1944, da reparto di stanza a 
Cigliano (Vercelli) - tradotto nelle carceri Nuove di Torino -. Processato il 
19 gennaio dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) -. Fucilato il 20 gen- 
naio 1945, da plotone di militi della gnr, al Poligono Nazionale del Marti- 
netto in Torino. 

Carceri Giudiziarie 
di Torino 

Torino, 19 gennaio 1945 

Cara mamma, 

ti faccio sapere che quest'oggi vado al processo. Speriamo in 
bene. La mia coscienza è pulita: ho sempre fatto il mio dovere 
e ho aiutato uomini che si trovavano nel bisogno. In caso con- 
trario prega il Signore per me, e tu sii sempre allegra e non pen- 
sare a me. 

Saluta i miei fratelli e le mie sorelle. Bacia i miei nipotini e 
gli zii e di' loro che si ricordino di Franco anche se qualche vol- 
ta ha fatto loro provare dei dispiaceri. 

Salutami anche la mia... e digli che le voglio bene. 

Ricevi tanti baci ed abbracci da tuo figlio 

Franco 

Mi raccomando sii sempre allegra, e cerca di non ammalarti. 
Salutami Achille e sua moglie. Ciao, baci 

Franco 



LETTERE 



85 



Carceri Giudiziarie 
di Torino 

20 gennaio 1945 

Cara mamma 

ti scrivo prima che vada alla morte. Perdonami, e perdona 
chi mi ha fatto del male. Non disperarti, è il Signore che l'ha 
voluto. Ci rivedremo lassù nel cielo e Dio saprà punire chi mi 
ha fatto del male. 

Volevo rifare tutto quello che tu hai perduto per me, com- 
pensarti per tutto quello che hai sofferto, ora che ero giovane, 
lavorare e mantenere la famiglia, ed invece mi tocca morire in- 
nocente. 

Salutami e baciami tanto i miei fratelli e le mie sorelle. Ba- 
cia i miei nipotini e di' che si ricordino del loro Franco. Saluta- 
mi tutti i miei conoscenti. Da me ricevi tanti baci ed abbracci 

tuo figlio 

Franco 

Non disperarti e cerca di rassegnarti e di stare tranquilla. 
Ciao. 

Franco 



86 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Leandro Corona 

Di anni 20 - contadino - nato a Maracalagonis (Cagliari) il 5 maggio 
1923 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mugello 
(Firenze), durante un'azione di rastrellamento di ss italiane - tradotto nelle 
carceri di Firenze -. Processato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare 
Straordinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data 
di presentazione della chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 mar- 
zo 1944, a Campo di Marte in Firenze, da plotone della Gnr, con Quieto Quit- 
ti, Antonio Raddi, Adriano Santoni e Guido Targetti. 

Firenze, 22.3.1944 

Carissimi genitori, 

mentre penso al dolore che proverete alla notizia della mia 
triste sorte, vi voglio scrivere per confortarvi e assicurarvi che 
ho accettato ogni cosa dalle mani del Signore. 

Spero che come il buon Dio mi ha dato la forza di sopporta- 
re tanta pena cosi darà a tutti voi il coraggio e la rassegnazio- 
ne. Vi chiedo scusa se non sono sempre stato buono come avrei 
dovuto e spero mi perdonerete. Per me non piangete che sono 
sicuro che il buon Dio accetterà il mio sacrificio ed ora mi tro- 
vo contento di unirmi a Lui. 

Tutti vi ricordo in particolare modo la mamma e il babbo i 
nonni i fratelli e la sorella i parenti tutti, per me non vi angu- 
stiate non piangete mi fareste dispiacere perché sono rassegna- 
to alla volontà del Signore. 

Per questo sacrificio darà a voi ogni benedizione e a me darà 
il Paradiso dove tutti ci ritroveremo. 

Vi bacio e abbraccio tutti. Vostro affezionatissimo 



Leandro Corona 



LETTERE 



87 



Arrigo Craveia 

Di anni 21 - salumiere - nato a Tollegno (Biella) il 25 ottobre 1922 -. Fug- 
gito il 24 giugno 1944 con nove compagni dal campo di aviazione di Airasca 
(Torino), si unisce alla Banda «Sergio» (poi Brigata «Sandro Magnone» del- 
la 43'' Divisione Alpina Autonoma Val Sangone «Sergio de Vitis») ed è su- 
bito impiegato nella presa della polveriera di Sangone (Val Sangone, Tori- 
no) -. Catturato il 26 giugno 1944 dopo sette ore di combattimento, in cui 
diciassette compagni restano uccisi, contro le forze tedesche del campo di Ai- 
rasca impegnate nella riconquista della polveriera - tradotto nella sede del 
Comune di Scalenghe (Torino) - per due giorni seviziato -. Fucilato alle ore 
7,45 del 28 giugno 1944 da plotone tedesco, sul campo di aviazione di Aira- 
sca, con Giancarlo Bressi. 



28.6.1944 

Carissimi mamma e papà, 

prima della fine della mia vita vi scrivo queste due righe di 
conforto verso di tutti, fate dirmi una Messa, e salutate tutti i 
parenti e amici. 

E se potete a portarmi a casa mi fate il piacere. Se vi giunge 
questo biglietto tenetelo di ricordo sono Caro figliolo Arrigo. 
Ciao e baci a Lina e tutti 



88 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Enzo Dalai (Folletto) - Claudio Franchi - Celestino lotti - 
Lino Soragna - Jules Federico Tagliavini 

Enzo Dalai, di 23 anni - contadino - nato a Luzzara (Reggio Emilia) il 13 
aprile 1922. 

Claudio Franchi, di anni 19 - panettiere - nato a Robbio Lomellina (Pavia) 
il 19 gennaio 1926. 

Celestino lotti, di anni 21 - segantino - nato a Luzzara il 5 dicembre 1923. 

Lino Soragna, di anni 20 - contadino - nato a Gonzaga (Mantova) il 24 mag- 
gio 1924. 

Jules Federico Tagliavini, di anni 22 - idraulico - nato a Luzzara nel 1923. 

Appartenenti a un distaccamento con sede a Luzzara della 77" Brigata sap 
operante fra la via Emilia e il Po, partecipano all'affondamento di barche tra- 
ghetto del Po adibite al trasporto del bestiame sull'altra riva per conto dei te- 
deschi, al disarmo di militari tedeschi isolati e alla diffusione di giornali e ma- 
nifesti clandestini -. Presi il 12 aprile 1945, con circa altri settanta abitanti 
di Luzzara, nel corso di un rastrellamento condotto dalla Brigata Nera «Pap- 
palardo» e altre Brigate Nere fatte affluire nel Reggiano - tradotti nelle scuo- 
le di Reggiolo (Reggio Emilia) - il giorno seguente portati dietro il muro di 
cinta del cimitero di Reggiolo e fatti scavare le proprie fosse, indi riportati 
nella scuola e orribilmente torturati -. Fucilati il 14 aprile 1945, da plotone 
delle Brigate Nere, con i compagni Walter Compagnoni e Balilla Nodolini. 



(Messaggi scritti presumibilmente poco prima dell'esecuzione su un fascio di 
foglietti strappati da un notes. Le parole in corsivo sono di un'altra mano che, 
nel messaggio di Dalai, sembra aver cancellato e sostituito delle parole. Si pre- 
sume trattarsi del cappellano delle Brigate Nere, poi condannato per colla- 
borazionismo). 



Dalai Enzo di Antonio e di Lappi Renata 
di Luzzara Via Frizzi 
Pensieri, baci, abbracci 

Miei cari tutti e paesani muoio per un ideale di bontà ed una 
pace eterna. 

Enzo Dalai 



LETTERE 



8 9 



Franchi Claudio di Agenore e di Gardinazzi Carmen 
Luzzara Via Zucchero 55 

Cara mamma, 

io muoio senza aver commesso nessun delitto. Fatti corag- 
gio e sii forte come in questo momento sono io. 
Baci, abbr. 

Franchi Claudio 



lotti Celestino di Armano e di Zanichelli Zelinda 
Luzzara Via Principe Eugenio di Savoia 42 
Vi bacia, Vi abbraccia, chiede perdono dei suoi sbagli. Si racco- 
manda che non piangano. 

Babbo e mamma spero comprenderai tutto della mia sorte. 
Non piangere. Baci famiglia 

Celestino 
lotti Celestino 



Carissimi, 

penso a voi, chiedo perdono se vi ho fatto dei dispiaceri. 
Muoio pensando a voi tutti. 

Un conforto, un abbraccio Lino 



Tagliavini Jules (Federico) fu Ermes 
Luzzara V. G.Marconi 35 
Alla mamma Libera 
Muoio da comunista cristiano 

ciao Ione, ciao Dora vi ricorderò sempre bacioni ciao mam- 
ma ciao nonna e ciao Marietta 

Jules 



90 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Cesare Dattilo (Oscar) 

Di anni 23 - meccanico aggiustatore allo stabilimento San Giorgio di Sestri 
Ponente (Genova) - nato a Cogoleto (Genova) I'u settembre 192 1 -. Do- 
po l'8 settembre 1943 militante nel Partito Comunista Italiano, sfugge a 
stento al rastrellamento operato dai tedeschi il 16 luglio 1944 fra le mae- 
stranze delle officine San Giorgio e raggiunge l'Appennino Ligure dove as- 
sume il comando del Distaccamento di Acquabianca (Sassello, Savona) del- 
la formazione che opera in quella zona con il nome di Divisione «Doria» -. 
Nominato nel settembre 1944 comandante della Brigata d'Assalto «Giaco- 
mo Buranello», partecipa a numerose azioni contro tedeschi e fascisti sul- 
l'Appennino e la Riviera Ligure, fra le quali quella che si conclude con la cat- 
tura di due compagnie di alpini della Divisione «Monterosa» complete di ar- 
mi ed equipaggiamento -. Ài primi di ottobre subisce nella zona di Olbicella 
(Molare, Alessandria) un rastrellamento condotto da militi delle Brigate Ne- 
re, alpini della Divisione «Monterosa» e tedeschi, in cui cadono 17 parti- 
giani della brigata e altri sei vengono presi e impiccati -. Catturato il matti- 
no del 9 dicembre 1944 da elementi della Divisione «San Marco», è tradot- 
to al Forte del Giovo di Sassello, poi nelle carceri Sant'Agostino di Savona, 
quindi nella Casa dello Studente di Genova, dove subisce numerosi interro- 
gatori, e infine alla 4" Sezione delle carceri Marassi di Genova a disposizio- 
ne del comando tedesco -. Prelevato nelle prime ore del 23 marzo 1945 in- 
sieme a diciannove detenuti partigiani (due dei quali riescono a fuggire get- 
tandosi dal camion), in rappresaglia per l'uccisione di nove militari tedeschi 
avvenuta nella zona di Cravasco (Genova) - fucilato alle ore 4 dello stesso 
giorno in una valletta presso il cimitero di Cravasco, da ss tedesche, con 
Oscar Antibo, Giovanni Bellegrandi, Pietro Bernardi, Orlando Bianchi, Vir- 
ginio Bignotti, Cesare Bo, Pietro Boido, Giulio Campi, Gustavo Capitò, 
Giovanni Carù, Franco Diodati (sopravvissuto), Giacomo Goro, Giuseppe 
Malinverni, Nicola Panevino, Renato Quartini, Bruno Riberti ed Ernesto 
Salvestrini. 



17.2.45 

Cara Nucci, 

purtroppo anche a me non resta che quella misera e grande 
consolazione di scriverti. Tutte le volte vorrei scriverti due ri- 
ghe, ma cosa vuoi a volte per la premura o perché mi manca la 
carta non riesco a scriverti. Mi dici che non vedi l'ora di rive- 
dermi. E meglio che prima ti spieghi come mi hanno conciato 
questi 7 1 giorni di Marassi. Cosi non rimarrai delusa per quan- 
do mi vedrai. Mi sono cresciuti due potenti baffi, la mia capi- 
gliatura è finita nelle immondizie di Volpara. E questa orribile 



LETTERE 



91 



prigione, mi sta invecchiando almeno di 10 anni. Ho paura che 
quando esco non mi vorrai più vedere. A riguardo alle passeg- 
giate che ti fai col mio garibaldino Aldo mi preoccupano un po- 
chettino, perché se continua a essere di questo passo temo che 
mi faccia portare le corna! ... 

I tuoi genitori sono al corrente di noi due ? Certamente si fa- 
ranno un brutto concetto di me, sapendomi a Marassi. Capirai, 
un fidanzato in prigione. Ma sappi Nucci, che non ho nulla da 
pentirmene per il motivo di cui mi trovo a Marassi. E il desti- 
no ingrato che ha voluto colpirmi. Ma tieni presente che que- 
sto destino colpisce solo ogni vero Italiano della nuova Patria 
che risorge. Se credi mi fai tanti saluti ai tuoi genitori, a te un 
grosso bacio. 

Cesare 



27.2.45 

Cara sorella, 

anche i pacchetti hanno avuto fine. 

Quella seconda persona non mi può più favorire per ragioni 
di servizio. Prima che succedesse questo ti avevo mandato una 
lettera scritta il 23.2, dove ti chiedevo due mila lire, fammi sa- 
pere se hai ricevuto e se le hai consegnato ciò che ti chiedevo. 
Se conosci a chi l'hai consegnato cerca di ritirare indietro tut- 
to. Senti Chiara cessa di interessarti per me tanto vedi che non 
si riesce a nulla. E tutto tempo e denaro sprecato per niente. 
Ormai mi sono rassegnato a tutto, per l'uscita ho una sola spe- 
ranza e tu lo sai cos'è. Del resto tutto ciò che può accadere di 
me nulla ha importanza. Anche se dovessero sopprimermi sono 
cosi una pedina tanto piccola che la Storia non cesserebbe di se- 
guire il suo brillante corso. Sai sono anche un po' fatalista. Dun- 
que per me ha più importanza la mia idea che la mia vita! Dun- 
que lascia che il destino abbia la sua tragica fine. Qui in questi 
giorni hanno consegnato diversi valori. Perciò prova anche tu 
andare alla casa dello studente per avere i miei. Cerca se puoi 
farti consegnare l'orologio, penna e matita stilo, in più cerca di 
avere i soldi, se ti dicessero che 27.000 lire si trovano a Sassel- 
lo dirai che non importa, andrai tu a ritirarli. Se ti chiedessero 
perché sei andata a ritirarli, dirai che i genitori hanno bisogno 



92 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



di soldi. Perché quando mi hanno arrestato, quasi tutti i soldi 
di casa li avevo in tasca io. Poi se ti chiedessero altro sai già co- 
sa rispondergli. Dirai che sono stato un periodo fuori casa, ma 
che dopo il io ottobre sono sempre stato a casa con i nostri ge- 
nitori. Vedrai che novantanove su cento non ti domandano nul- 
la. Nel medesimo tempo vedrai se ti danno un colloquio. Cer- 
ca di avere la roba, così se un giorno verrò a casa mi servirà. E 
se non tornerò più te la terrai come mio ricordo. Quando la so- 
rella Mary va dai genitori, andrà all'Albergo Alpino, domanda 
di Francesco «il muisino» e si fa consegnare le mie scarpe bas- 
se con un paio di calze una mia camicia a metà maniche, e la 
mia giacca di pelle. Questa roba me la porta dai genitori. Vo- 
glio che la mamma ritorni le 15.000 lire al calzolaio. Se per ca- 
so le avesse già rimborsate Ezio la mamma le ritorni a lui. E le 
dirà che quando l'ho saputo io l'ho rimproverata. La sorella 
Mary andrà a Sassello con la Aldina a ritirare i soldi. Fai tutto 
questo che ti chiedo che se mi sarà ancora possibile manderò a 
prendere questa ultima risposta. Scrivete al mio amico di Aglio 
e mandagli ciò che ti ho detto. 

Vi abbraccio e vi bacio tutti. Cesare 



Cara sorella, 

finalmente ho potuto di nuovo riattivare il mezzo di colle- 
gamento. Ti ho scritto già diverse volte, fammi un po' sapere 
cosa hai ricevuto. 

Non pensare per il disturbo, che già l'ho ricompensato io. 

Nelle mie precedenti ti avevo assegnato diverse commissio- 
ni da fare. Mi farai sapere l'esito di queste. Hai potuto più sa- 
pere qualche cosa a mio riguardo ? Come va per voi altri ? Co- 
me stanno papà e mamma ? Sono sempre lassù ? Consegnerai un 
pacchetto tascabile con dentro lardo e burro. Sei stata a ritira- 
re i miei valori ? 

Tramite quella conoscenza fatti aiutare per avere un collo- 
quio. Qui si è un po' menomato il nostro morale, per il fatto 
che giorni fa hanno portato via 7 prigionieri e di questi non si 
è saputo la sua fine. Qui si teme di qualche rappresaglia. Voi al- 
tri di questo avete sentito dire niente di fuori ? Questo è l'uni- 



LETTERE 



93 



co pensiero che mi preoccupa. Temo che un giorno o l'altro ca- 
piti anche a me la stessa fine. Caso mai se questo fosse mi rac- 
comando di essere di conforto ai Genitori. 
Vi abbraccio e vi bacio tutti. 

Vostro Cesare 

(L'ultima lettera scritta poco prima della fucilazione è stata letta alla madre, 
accorsa alle carceri alla notizia della morte del figlio, e subito stracciata sot- 
to gli occhi di lei). 



94 



CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Matteo De Bona (Lari) 

Di anni 26 - perito agronomo - nato a Belluno il 24 gennaio 1918 -. Aviere 
paracadutista, prigioniero di guerra in Tunisia, viene prescelto dall'organiz- 
zazione clandestina del PCI in Tunisia per essere inviato in missione politi- 
co-militare nel Nord-Italia - nell'agosto 1944 viene paracadutato nei pressi 
di Villafranca Sabauda (Asti) con Alessandro Teagno, suo compagno in ogni 
successiva vicenda fino alla morte comune - subito catturato dai carabinieri 
e consegnato ai tedeschi - tradotto nelle carceri Nuove di Torino - avviato 
verso la Germania, a Verona tenta la fuga - nuovamente catturato è incarce- 
rato a Verona - trasferito al campo di concentramento di Bolzano riesce, nel 
settembre 1944, ad evadere - raggiunge Belluno, poi Milano e Torino dove 
si collega con la 6' Brigata sap -. Catturato per la terza volta il 15 febbraio 
1945 a Torino, in seguito a delazione, da militi delle Brigate Nere -. Proces- 
sato il 2 marzo 1945 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in Tori- 
no -. Fucilato il 3 marzo 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Tori- 
no, da plotone di militi della gnr, con Alessandro Teagno. 

Carissimo fratello e cognata, 

sono giunto proprio all'ultimo momento, esaurita ogni spe- 
ranza di procedere oltre. 

E stata confermata la mia condanna. L'affronto più che mai 
tranquillo e sereno, come non fosse vero che il plotone d'ese- 
cuzione mi aspetta. Sono assieme al mio amico. 

Ti prego e insieme gli altri di famiglia, di non disperare per 
la mia mancanza. Siate tranquilli e sempre sereni, come lo so- 
no in questo momento. 

Non ho altro da aggiungere che nuovamente salutarvi ab- 
bracciandovi e baciandovi tutti, per sempre. 

Il vostro affezionatissimo Matteo 



LETTERE 



95 



Mario De Martis 

Di anni 23 - studente in lettere - nato a Sassari il 20 settembre 1920 -. Te- 
nente pilota, è sorpreso l'8 settembre 1943 nei pressi di Grosseto, mentre tor- 
nava da una missione, da militari tedeschi e fatto prigioniero - riuscito ad 
evadere raggiunge Roma - entra a far parte del Battaglione «Hazon», Banda 
«Napoli», con le mansioni di aiutante maggiore - svolge azioni di sabotag- 
gio, di raccolta e distribuzione di materiale clandestino -. Arrestato il 28 mar- 
zo 1944 in Piazza della Libertà a Roma, da elementi della Gestapo, in segui- 
to al tranello tesogli da una spia entrata nelle file cospirative - tradotto nel- 
le celle di Via Tasso - più volte torturato - trasferito il 23 aprile 1944 nelle 
carceri Regina Coeli -. Processato il 9 maggio 1944 dal Tribunale Militare te- 
desco -. Fucilato alle ore 10 del 3 giugno 1944, vigilia della liberazione di Ro- 
ma, sugli spalti del Forte Bravetta (Roma), da plotone della pai (Polizia Afri- 
ca Italiana), con Fortunato Caccamo e altri quattro partigiani. 

(Nota di diario scritta nelle celle di via Tasso in Roma). 

io aprile 1944. Dopo 14 giorni inizio questo mio diario spe- 
rando in cuor mio di terminarlo presto per la riconquistata li- 
bertà. Di questi 14 giorni vissuti nel carcere delle ss di via Tas- 
so, molte e molte cose potrei dire, ma preferisco tralasciare e 
prendere in considerazione solamente quanto succederà d'ora 
in avanti. Inizierò col parlare della mia cella. Essa è situata al 
secondo piano ed è contraddistinta col n. 5: un termosifone eter- 
namente spento, una lampadina eternamente accesa, una por- 
ta ed una finestra insistentemente chiuse, quest'ultima natu- 
ralmente murata. Vi sono inoltre due panche di legno che ser- 
vono da duro letto per 2 degli inquilini che sono designati dalla 
maggiore permanenza in questo inaccessibile luogo in cui è tan- 
to facile entrare quanto difficile uscire. Qui è giocoforza tra- 
scorrere tutte le interminabili ore del giorno e della notte e di 
queste ore contare i minuti primi ed i minuti secondi, uno ad 
uno. La vita trascorre così monotona ed uniforme: al giorno suc- 
cede la notte ed a questa un nuovo giorno. Colle prime luci del- 
l'alba e col primo sole apriamo gli occhi e con gli occhi il cuore 
alle speranze. 

14" speranza inutile oggi. 



96 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 
(Scritto sul tergo di una propria fotografia). 

Regina Coeli, 10.5. 1944 

Mamma adorata, 

24 ore fa sono stato condannato a morte dal Tribunale Mi- 
litare di Guerra Germanico. Ho il solo grande dolore di non po- 
terti nemmeno riabbracciare! 

Perdonatemi, tu e babbo, se talora vi ho fatto adirare! Ma 
sappiate che mai come ora vi voglio bene e vi ringrazio di quan- 
to avete fatto per me. 

Un bacio forte forte dal vostro Mario 

(Lettera scritta alla famiglia Granata che lo ospitò a Roma). 

Regina Coeli, 12. 5. 1944 

Gent.ma Signora, 

come avrete saputo, in data 9 c. m. sono stato condannato a 
morte dal Tribunale Militare Tedesco: a quest'ora forse la sen- 
tenza già viene portata alla firma del generale Kesselring: dopo 
di che giustizia sarà fatta. 

Tante e tante cose vorrei dirvi in questa mia lettera, ma non 
so ora nemmeno da che parte iniziare. La cosa più importante 
ad ogni modo è quella di darvi un incarico che sono certo, per 
quanto gravoso esso possa essere, non mi rifiuterete. Quando 
la guerra sarà terminata, quando finalmente ognuno sarà libe- 
ro di fare quanto più gli piaccia, informate la cara mamma mia 
e colei che avrei dovuto far felice, Lalla, della sorte toccata a 
me: dite loro che niente mi tratterrebbe e mi ha trattenuto in 
vita che il desiderio di farle sempre sorridere e alleviarle da ogni 
e qualsiasi dolore. 

Mamma e babbo mi perdonino se talora ho dato loro dei di- 
spiaceri: mi illudevo di far loro dimenticare tutto nel prosieguo 
della mia esistenza. Se ciò non si è verificato, non è causa di 
mancanza di buona volontà da parte mia, ma piuttosto di in- 
terventi di agenti esterni e di un destino avverso contro cui è 
inutile lottare. Mi hanno insegnato a vivere e mai come ora mi 
accorgo di aver fatto tesoro dei loro efficaci insegnamenti. Io 
sono calmissimo ed attendo il giorno stabilito come se in esso 
si trattasse di dover acquistare la libertà: vorrei che voi mi ve- 



LETTERE 



97 



deste perché possiate convincervene di persona e perché vorrei 
consegnarvi qualcosa per la mamma stessa e per Lalla. 

A Lalla auguro ogni felicità: è veramente una ragazza sfor- 
tunata perché sarebbe dovuta essere sufficiente la perdita dei 
genitori, ma sarà altrettanto forte come il suo Mario per que- 
sto nuovo colpo. Se le spie (tale è la mia imputazione) hanno... 
un penitenziario a parte, forse non la rivedrò più, altrimenti po- 
trò nuovamente riabbracciarla e forse raggiungere con lei la fe- 
licità negatami ora. 

Ed ora lasciamo andare i pensieri dei cari lontani che non 
hanno come conseguenza altro che un dolore interno ed una la- 
crima agli occhi, per parlare di cose più... vicine. Voi vi sarete 
già rimessa dalla vostra malattia e mi auguro pertanto che pos- 
siate stare bene, cosi come Anna e Teresa. A queste due cugi- 
nette un bacio e un abbraccio affettuoso. 

E quella signorina che io chiamavo per il suo portamento au- 
stero «la zarina» [il Maggiore Lazzarino Dessy, Comandante del 
Battaglione «Hazon»; la frase che segue vuole significare che non 
hanno parlato e che il Maggiore Dessy può proseguire il lavoro sen- 
za timore. - N. d. R.], come sta ? Anche lei si sarà completamente 
ristabilita. Ditele che la ricordo sempre con riconoscenza e con 
simpatia e che sarei felice se la sapessi calma e tranquilla: ora 
non ci sono più io per darle fiducia durante gli allarmi, ma pen- 
so che bombe in Città non ne cadranno più. 

I miei compagni condannati sperano in una grazia. Qui si di- 
ce che possa molto l'intervento del Papa ed una petizione al Ma- 
resciallo Kesselring. Ma chi sa? 

Ad ogni modo vi prego nuovamente di cercare di ottenere un 
colloquio che, data la condanna, non dovrebbe essere difficile. 

Vi giungano graditi i miei più affettuosi saluti, che estende- 
rete a vostro marito, a Teresa e ad Anna. 

Mario 

Caro Zio, 

tra una mezz'ora saremo fucilati tutti e sei. Il mio pensiero 
corre ora a Voi ed alla cara mamma che il destino non ha volu- 
to dovessi riabbracciare. 

Sarete voi ad avvertirli ed a dire loro che li aspetterò altrove. 

Saluti tanti tanti e baci a tutti dal vostro Mario 



98 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Amerigo Duo 

Di anni 21 - meccanico - nato a Villanova Maltesana (Rovigo) il 16 luglio 
1923 -. Dal dicembre 1943 è sulle montagne piemontesi con i primi nuclei di 
resistenza armata - nel marzo 1944, al comando di un distaccamento gl, so- 
stiene nella zona di Chialamberto (Valli di Lanzo) uno scontro con un repar- 
to tedesco che viene costretto alla fuga lasciando sul terreno numerosi morti 
- nel maggio 1944 si trasferisce con Pedro Ferreira nella Valle d'Aosta - nel- 
l'ottobre 1944 partecipa ai combattimenti nella zona di Cervinia - nel no- 
vembre dello stesso anno, per salvare la vita al fratello che ha subito in segui- 
to a congelamento l'amputazione delle estremità inferiori, si costituisce - ri- 
preso il lavoro grazie ad una amnistia, si pone subito in contatto con le sap di 
Torino -. Sorpreso il 17 gennaio 1945 da militi delle Brigate Nere, mentre si 
trova ad una riunione clandestina nei pressi della Stazione di Porta Nuova in 
Torino -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guer- 
riglia) di Torino -. Condannato a venticinque anni di reclusione, la condanna 
gli viene commutata in pena di morte per il fiero comportamento assunto in 
difesa del comandante Ferreira durante il processo a quest'ultimo - rifiuta di 
inoltrare domanda di grazia -. Fucilato all'alba del 23 gennaio 1945 al Poli- 
gono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Bruno Cibrario ed altri nove partigiani -. E fratello di Venerina Duo, dece- 
duta in seguito a malattia contratta durante il servizio di staffetta partigiana. 



23.1. 1945 

Mamma cara, e fratelli, parenti cari tutti, zii e zie, 

questo è il mio ultimo desiderio, fatevi coraggio come io ce 
l'ho pochi minuti prima della mia morte. Non maledite nessu- 
no come non maledico io, questo è il mio destino. 

Guardate di riavere il mio portafoglio che si trova in via Asti; 
altra mia roba la troverete qui nelle carceri. Per il paletò e le 
scarpe ve le darà il frate che mi confessa. 

Sembra impossibile che in un momento simile abbia così po- 
che cose da dirvi, ma lo sapete che io sono di poche parole. 
Mamma, papà, Gina, Gino, Giovanni, state tranquilli non pian- 
gete la mia sorte mi raccomando, come non la piango io, desi- 
dero che siate forti, Mamma fa coraggio a tutti gli inquilini e a 
chi mi conosce. Non portate lutto per me. 

Ora ho solo da abbracciarvi tutti senza una lacrima sul vol- 
to, sappiate solo che vostro figlio muore innocente, davanti a 
Dio e davanti agli uomini che hanno il mio ideale. 



LETTERE 



99 



Fate a Gino i miei auguri che guarisca presto e che si faccia 
molto molto coraggio. 

Amerigo 

Gino caro, 

fatti coraggio. Non piangere per me, devi guarire presto e 
tornare a casa. Fa coraggio alla mamma e al papà, sei tu ora che 
prendi il mio posto di figlio maggiore; stalle sempre vicino non 
abbandonarli mai come volevo fare io. 

Gino, ti bacio senza una lacrima sul volto. 

Addio Amerigo 

(Lettera ai compagni del Partito d'Azione). 

23.1. 1945 

Amici cari, 

il mio ultimo desiderio che vi esprimo è di farvi coraggio e 
di non piangere; se voi mi vedeste in questo momento sembra 
che io vada ad uno sposalizio, dunque su coraggio, combattete 
per una idea sola, Italia libera. Ricordate che io non muoio da 
delinquente ma da Patriota e io muoio per la Patria e per il be- 
nessere di tutti, dunque chi si sente continui la mia lotta, la lot- 
ta per la comunità. 

Per gli amici che sono stati con me in montagna un caro au- 
gurio. 

Fatevi tutti coraggio. 

Io sono stato condannato alla fucilazione alla schiena per ap- 
partenenza a bande armate cittadine ma non hanno avuta al- 
cuna prova contro di me. 

Mi raccomando a voi, fate molto coraggio ai miei genitori e 
statele vicino che ne avranno molto bisogno. 

Un caro abbraccio a tutti. 

Coraggio. Viva l'Italia libera! Duo Amerigo 



100 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Costanzo Ebat (Costanzo) 

Di anni 33 - tenente colonnello d'Artiglieria in Servizio di Stato Maggio- 
re - decorato nella Seconda Guerra mondiale di Medaglia d'Argento al Va- 
lor Militare - nato a Livorno il 4 maggio 191 1 -. Nell'autunno del 1943 en- 
tra a far parte della Banda «Napoli» operante a Roma e nel Lazio, con com- 
piti di rilevamento dell'organizzazione difensiva tedesca particolarmente per 
la zona di Civitavecchia, poi nella Banda «Billi» insieme al colonnello Salva- 
ti -. Arrestato da fascisti fra il 28 e il 30 marzo 1944, a Roma, in seguito a 
delazione di elemento infiltratosi nel gruppo - tradotto nelle celle di Via Tas- 
so, poi a Regina Coeli - torturato -. Processato il 9 maggio 1944 dal Tribu- 
nale Militare tedesco di Roma -. Fucilato il 3 giugno 1944 al Forte Boccea 
presso Roma, da plotone della pai (Polizia Africa Italiana), con Mario de Mar- 
tis e altri quattro -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Roma lì 11 Maggio 1944 

Mia adorata e tanto buona, 

nella grande disgrazia che ci ha scolpito il nostro affetto già 
profondo si è ancora più saldato e mi sei apparsa come la mia 
seconda mamma, premurosa, tenera, sublime e cara come la pri- 
ma, e come un figlio ti benedico e imploro il Signore affinché 
ti dia la ricompensa che meriti, cioè pace e serenità nella vita. 

Ricordo quanto hai fatto per me in questi sette mesi, quan- 
ti sacrifici e quante pene! Te ne chiedo scusa umilmente. Non 
devi piangere per me: io sono lieto e felice del mio destino e ad 
esso sorrido senza batter ciglio. Non ho mai avuto paura della 
morte come non ho mai avuto paura della vita. Basta che non 
piangete voi, Mamme adorate: io non mi staccherò mai da Voi 
e non vi abbandonerò mai più, credetelo. 

Ti abbraccio mia buona e cara Maria, forte forte unita ai tuoi 
cari che sono i miei cari, e ti chiedo perdono davanti a Dio del 
dolore che ti ho arrecato. 

Ti vuole tanto bene il tuo Costanzo 

Roma, li 11 Maggio 1944 
dal Carcere Regina Coeli 

Mario, 

piccolo mio Nini, come vedi il tuo papalino se ne va senza 
poterti parlare come vorrebbe, ma ti scrive ancora una volta, 
una letterina solo per te, come sempre tu mi chiedevi. 



LETTERE 



101 



Il mio sogno era quello di vederti crescere, di istruirti a tuo 
modo; forgiarti alle tue idee e ai tuoi sentimenti. Ma tutto è 
perduto; ti è rimasto il mio esempio e tu ne sono certo, saprai 
calcare questa orma di onestà e lealtà. Saprai esserne degno non 
è vero ? Questo devi prometterlo sulla mia tomba, come io lo 
promisi col sacro giuramento sulla tomba del padre mio. Tu do- 
vrai portare il mio nome e onorarlo perché è sacro per te. 

Ama tanto la tua cara Nonnina; tu devi prendere completa- 
mente il mio posto perché la sua pena venga alleviata e perché 
non senta tanto il vuoto che si è formato intorno a lei. 

Ama tanto la tua cara mammina, tu non potrai mai sapere 
quanti immensi sacrifici ha sopportato per te, quanti dolori e 
umiliazioni ha patito per farti un ometto quale tu sei. E stata 
anche tanto sfortunata nella sua vita, quanto è stata buona ed 
affettuosa. 

E tu devi ricompensare con affetto e buone azioni. 

Ma soprattutto ama e abbi fede nella Patria. Ad essa ante- 
poni tutti gli affetti e se ti chiede la vita offrigliela cantando. 
Sentirai allora, come io lo sento adesso, quanto è bello morire 
per lei e che la morte ha un effettivo valore. 

Sappi e non dimenticarlo mai che il tuo papalino se ne va sor- 
ridendo, fiducioso e senza un attimo solo di debolezza, da uo- 
mo forte di nervi e di animo, sicuro di aver fatto fino all'ulti- 
mo istante il suo dovere verso la Patria amata. 

Sii uomo forte e fiero, buono e giusto. Ti bacia tanto tene- 
ramente 

Il tuo papalino Costanzo 

Roma, lì n Maggio 1944 

Mammina adorata, 

ti lascio per sempre con il cuore addolorato pensando al- 
l'immenso tuo strazio. Potrai sopportarlo ? Io chiedo a Dio, che 
col suo giudizio ha voluto la mia fine prematura, una sola gra- 
zia; che ti dia la forza di vincere il tuo dolore, per il bene della 
nostra Gioietta e del piccolo Mario. 

Mamma ti chiedo perdono per il male che ti arreco; questo 
è il pentimento che porto dinanzi a Dio, che altrimenti morrei 
tranquillo perché sono felice di avere compiuto fino all'ultimo 
istante il mio dovere, con tutte le mie forze. E di questo ne so- 
no fiero. La vita purtroppo riserva spesso le più dure delusioni 



102 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



agli idealisti par mio, a coloro che anteposero sempre l'immen- 
so affetto verso la patria ai pur profondi affetti famigliari. Ma 
io non ho mai pensato a niente, a riconoscenza degli uomini, a 
soddisfazioni personali: tutto ho sempre dato per la gioia di of- 
frire me stesso al bene della Patria. Tu sai bene quanto ho la- 
vorato, quanto mi sono sacrificato e quanto ho combattuto per 
questo; tu sola sai e tu sola mi hai compreso e apprezzato an- 
che se qualche volta il tuo cuore batteva forte di apprensione 
per me. 

Iddio non può perdonare alle vili spie che hanno venduto i 
loro fratelli per pochi denari e questa è l'unica mia grande sod- 
disfazione. 

Sii forte mammina, te lo ripeto. I nostri cari ricordi del pas- 
sato ti saranno di conforto e di compagnia per il resto della tua 
vita. 

10 non ti abbandonerò mai. 

11 tuo diletto figlio pregherà per te. Ti bacio teneramente 
tuo 

Costanzo 



Regina Coeli, 3 giugno 1944 

Mammina adorata, 

ti lascio per sempre, ma non devi piangere perché io ti sarò 
sempre ugualmente vicino e pregherò tanto per te. 

Vi ho già scritto a tutte e le lettere le ha Checco. 

Io sono contento e felice come sempre. Solo tu devi però ras- 
segnarti ed essere forte di fronte alla volontà di Dio. 

Avrei preferito morire in modo più eroico, vicino ai miei can- 
noni, ma pazienza! 

Alla mia Gioietta, a Mario, Checco e tutti, a Maria tutto il 
mio affetto eterno. Non dimenticarti gli zii che sono stati tan- 
to buoni. 

Ti abbraccio stretta stretta e ti bacio mia adorata Mammina. 
W l'Italia. 

tuo Costanzo 



LETTERE 



103 



Stelio Falasca 

Di anni 18 - studente - nato a Chieti il 1" gennaio 1926 -. Partigiano nella 
Banda «Palombaro» operante nella zona Palombaro - Pennapiedimonte - Fa- 
ra San Martino (Chieti) - nel dicembre 1943 partecipa ad azioni armate con- 
tro reparti tedeschi - in uno scontro di pattuglie uccide tre militari tedeschi -. 
Catturato nel gennaio 1944, da elementi della banda fascista «Fioresi», nei 
pressi di Chieti - tradotto nelle carceri San Francesco da Paola, Chieti - tor- 
turato -. Processato il 10 febbraio 1944, nel Municipio di Chieti, dal Tribu- 
nale Militare tedesco -. Fucilato l'i 1 febbraio 1944 nella Pineta di Pescara, 
da plotone tedesco, con Nicola Cavorso, Pietro Cappelletti, Beniamino Mas- 
simo Di Matteo, Raffaele Di Natale, Aldo Grifone, Alfredo Grifone, Vitto- 
rio Mannelli e Aldo Sebastiani. 



Chieti, 10.2. 1944 

Carissimo padre, 

nelle ultime ore della mia vita, il mio pensiero è sempre ri- 
volto a voi. Se qualche volta ti ho fatto arrabbiare ti prego ora 
di perdonarmi. Ho inviato un'altra lettera a mamma e se anco- 
ra non gliel'hanno consegnata, richiedetela al Tenente o al Mag- 
giore. Vi penso sempre e questo è il mio unico conforto. Il mio 
destino è stato crudele, ma di tutto quello che ho fatto non rim- 
piango nulla. Così almeno non penseranno male di me. Prima 
di morire avrei voluto rivedervi tutti; ma tu mi saluterai tutti, 
il mio compare e famiglia, Adalgiso e famiglia, Vincenzo, An- 
giolino, Adele, insomma tutti, e fate che il mio nome non lo di- 
mentichiate presto. So che soffrite molto, e anch'io ho soffer- 
to; ma da quando vi ho rivisto non una lagrima è uscita dai miei 
occhi. Anche davanti al plotone sorriderò. Alla povera mamma 
non resta che Uva e te; non farla arrabbiare come fai certe vol- 
te tu, perché anch'io quando lo facevo non gli davo importan- 
za, ma ora me ne pentisco seriamente. Vado a raggiungere mia 
sorella Giuseppina e spero di ritrovarla, e insieme veglieremo 
dal Cielo per voi tutti - almeno dopo tante preghiere che fra 
poco gli chiederò perdono e non vi faccia sfollare. Fate sapere 
a tutti della mia morte e anche agli zii di Montecatini. Ancora 
una volta vi chiedo perdono. 

Vado via io; ma mi rimane la gioia della cara Uva che pre- 
gherà per suo fratello. 



1 04 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Salutatemi tutti e a voi non so dirvi quanti saluti e baci po- 
trei darvi. Tanti baci ad Uva, Adele, Nicola, insomma a tutti e 
fate dire una messa per me in nome di Gesù. Papà, ti saluta e 
bacia 

Stelio 



LETTERE 



I0 5 



Ermes Ferrari 

Di anni 22 - maestro elementare, impiegato al Municipio di Luzzara (Reggio 
Emilia) - nato a Luzzara il 29 luglio 1922 -. Dal 10 settembre 1944 appar- 
tenente alla 77' Brigata sap, partecipa all'affondamento di barche traghetto 
del Po adibite al trasporto sull'altra riva di bestiame per conto dei tedeschi, 
alla requisizione di altri generi di vettovagliamento destinati ai tedeschi, al 
disarmo di militari tedeschi isolati -. Arrestato l'8 aprile 1945, al suo posto 
di lavoro, con Arnoldo Avanzi, da elementi della Brigata Nera «Pappalardo» 
di stanza a Ferrara - tradotto nella sede dell'uri di Reggiolo (Reggio Emilia) 
- torturato -. Processato sommariamente nella sede dell'upi di Reggiolo -. 
Fucilato da plotone delle Brigate Nere, il mattino del 17 aprile 1945, dietro 
il muro di cinta del cimitero di Reggiolo, con Arnoldo Avanzi. 



(Biglietto ritrovato, dopo la Liberazione, nascosto tra i calcinacci d'una pa- 
rete della cella). 

r ■ ,. J 3-4-45 
Cara mamma e famiglia, 

sono qui a Reggiolo con Avanzi nella casa che segue la ca- 
serma della Brigata Nera a partire dalla [parola illeggibile] del 
Municipio e dirigendosi verso Gonzaga. Siamo in attesa di par- 
tire per Reggio (forse domattina). Martedì mattina ho visto il 
Babbo, Lina e Giuseppina ma credo che loro non mi abbiano 
visto. Anche se non mi vedi non star male. Dio buono ci esau- 
dirà. Pregalo. Mamma pensa che tutto ha un fine. 

Bacio tanto te, babbo e Lina. Bacioni anche alla Giuseppina. 

Ti penso sempre Mamma 



Cari genitori, 

per me è giunta l'ora suprema. Non piangete, pregate il buon 
Dio per noi. Non piangete il mio corpo ma pregate per l'ani- 
ma mia. 

Bacioni a te mamma, Babbo, Lina. Addio. Tanti bacioni e 
addio a Giuseppina 

v/s Ermes 



IOÓ CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Pedro Ferreira (Pedro) 

Di anni 23 - ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Genova il 3 
agosto 1921 -. Tenente di Fanteria, nel settembre 1943 inizia la lotta come 
partigiano nelle formazioni del Friuli - passa in Piemonte nella formazione 
gl «Italia Libera» operante in Valle Grana (Cuneo) alle dipendenze di Tan- 
credi Galimberti - nel gennaio 1944 assume il comando di reparti delle Val- 
li di Lanzo (Torino) - è quindi in Valle d'Aosta dove dal nucleo originario di 
Champorcher organizza le formazioni raggruppate quindi sotto il suo comando 
nella Vii Divisione Alpina gl, operante nel Canavese e nella Valle d'Aosta - 
catturato una prima volta a Torino mentre vi sta svolgendo una missione e 
incarcerato - scarcerato in seguito a scambio di prigionieri -. Catturato una 
seconda volta il 31 dicembre 1944 a Milano, in seguito a tranello tesogli da 
finto simpatizzante che gli aveva consegnato una forte somma destinata ai 
suoi uomini - trasferito a Torino a disposizione dell'Ufficio Politico della Fe- 
derazione dei Fasci Repubblicani -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tri- 
bunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) -. Fucilato il 23 gennaio 1945 al Poligo- 
no Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Bruno Cibrario ed altri nove partigiani -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Dalle Carceri di via Asti 
Torino, 22.1. 1945, ore 22 

Carissimi Mamma, Papà ed Ico, 

quando vi giungerà questa mia lettera sarete già messi a co- 
noscenza della sventura che si è abbattuta su di voi. Immagino 
il vostro dolore e la vostra disperazione, immagino le lacrime e 
la desolazione, ma dopo, quando gli occhi vi saranno asciugati 
dal pianto, il singhiozzo vi si sarà calmato nella gola e non avre- 
te più tremula la mano, vi verrà la forza di leggere queste righe. 
Cari, cari miei famigliari, quanti dolori e quante pene vi ho pro- 
curato in questi miei venti tre anni di vita! Quanto vi ho tra- 
scurato, quante legittime consolazioni non vi ho date, quante 
delusioni vi ho procurate ! 

Se domattina all'alba, quando impalato davanti al plotone di 
esecuzione, col volto irradiato di luce per la voluttà del marti- 
rio nell'attesa del segnale di «fuoco» un'ombra di tristezza at- 
traverserà lo schermo dei miei pensieri, quest'ombra di tristez- 
za sarà non il rammarico di dover abbandonare la vita venti- 
treenne, ma il pensiero di dolore che la mia scomparsa procurerà 
a voi, miei cari, miei adorati, ed il rammarico di non aver fatto 



LETTERE 



107 



per voi tutto ciò che i miei doveri di figlio e di fratello mi im- 
ponevano di fare. 

Ed è per questo che poche ore prima che venga messa la pa- 
rola fine a questa mia breve ma intensissima esistenza, voglio 
inginocchiarmi ai vostri piedi Mamma, Papà ed Ico e chieder- 
vi perdono del male che vi ho fatto e del bene che non vi ho 
procurato. Mamma, cara Mamma, tu tanto buona, tanto cara, 
tanto dolce, tanto modesta e tanto semplice, la tua vita è stata 
un calvario ed il tuo cammino un sentiero cosparso di sterpi e 
di spine. 

Avrei io dovuto mettere fine alle tue fatiche, ai tuoi dolori, 
ai tuoi stenti e alle tue pene col consacrare a te tutto me stes- 
so, col consolarti delle mie premure e del mio amore, e invece 
volli consacrarmi ad una carriera che mi avrebbe sempre tenu- 
to lontano da te, e lontano sempre rimasi procurandoti l'ama- 
rezza ed il dolore della solitudine ed ora... e tu, mio buon papà, 
tanto ruvido e semplice, ma tanto buono e generoso: ligio al do- 
vere sino allo scrupolo, caro papà, come ti consolerai ? e tu Ico, 
caro Ico, fratello mio: come posso rassegnarmi io al pensiero di 
farti piangere ancora ? Ma bisogna, bisogna reagire ! Reagire on- 
de possiate continuare la vostra vita anche nel dolore e lasciar 
correre i giorni, i mesi, gli anni finché il tempo, come l'onda del 
mare che le pietre rimosse riduce e trasforma in sabbia, non at- 
tutirà il dolore e lo renderà sopportabile fino a trasformarlo in 
un doloroso ricordo. Ma maggiore sarà la possibilità di reazio- 
ne al dolore se penserete che il vostro figlio e fratello è morto 
come i fratelli Bandiera, Ciro Menotti, Oberdan, e Battisti col- 
la fronte rivolta verso il sole ove attinse sempre forza e calore: 
è morto per la Patria alla quale ha dedicato tutta la sua vita: è 
morto per l'onore perché non ha mai tradito il suo giuramento, 
è morto per la libertà e la giustizia che trionferanno pure un 
giorno quando sarà passata questa bufera e quando sulle cam- 
pagne devastate e le città distrutte volerà la colomba recante 
l'ulivo della pace e della concordia. 

Ed ora vi saluto, Mamma, Papà, ed Ico, mi accingo a prepa- 
rarmi all'istante in cui dovrò comparire dinanzi al tribunale di 
Dio ben più giusto del tribunale degli uomini. E quando sarò 
arrivato vicino a Gesù, Mamma, pregherò tanto per te, affin- 
ché il dolore non ti consumi e non peggiori la tua già malferma 
salute. 



I08 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Vi unisco una lettera per Boccalero, Enrico ecc., ed un'altra 
per Pierina, il mio primo amore, che potrete consegnare a qual- 
cuno dei miei amici il quale si incaricherà poi di farla recapita- 
re. Ed ora addio, miei cari, pregherò di lassù per la vostra feli- 
cità dopo il dolore. 

Tanti baci ed abbracci. 

Vostro Pedro 

ore 24 



Dalle Carceri di via Asti, 
Torino, 22.1. 1945, ore 24 

Cara Pierina, amor mio, 

domattina all'alba un plotone d'esecuzione della guardia re- 
pubblicana fascista metterà fine ai miei giorni. 

Non ho materiale il tempo per dilungarmi a narrarti i parti- 
colari della mia cattura e del mio processo, comunque li potrai 
sapere dai miei compagni (Corso M. Grappa 7/17) o indiret- 
tamente dai miei amici. Ciò che voglio dirti in punto di mor- 
te, Pierina, è che tu sei stata il mio primo solo ed unico amo- 
re, e che se fossi vissuto ti avrei chiesta in isposa e ti avrei fat- 
ta felice. 

In queste ore, le più tragiche della mia vita, tutto il mio pas- 
sato mi si para dinanzi come sullo schermo di un film in una vi- 
sione rapidissima. Ebbene Pierina, in tutta la mia vita, due fu- 
rono i giorni in cui posso dire di essere stato veramente felice: 
il primo fu il 30 giugno 1940 quando mi innamorai di te e il se- 
condo fu nell'estate 1941 quando appresi la notizia di essere 
stato ammesso alla R. Accademia di Modena. 

Tante, moltissime volte, durante questi anni che mi separa- 
no dal 30 giugno 1940 ripensai con nostalgia al nostro amore, 
ed ora, in punto di morte, prima di immolare la mia vita per l'i- 
deale per cui da oltre un anno combattei nelle vallate alpine di 
questo ferreo Piemonte, sento il bisogno di concentrarmi un po' 
per ripensare a te, amore mio. Addio, Pierina, ti auguro tanta 
felicità e ti auguro sopratutto di ritrovare l'amore senza il qua- 
le la vita non è vita. 

Addio Pierina, addio «addio piccola Piera del mio cuore» (ti 



LETTERE 



109 



ricordi questo è un endecasillabo della poesia che ti dedicai 
quando ci lasciammo ?) 

Ricordati sempre di me come l'uomo che mai cessò di amar- 
ti di vero amore. 

Un ultimo bacio. Tuo Pedro 



23.1. 1945, ore 0,45 
Per la zia Maria, zia Ida, Lina, Bianca e Niny, 

cari parenti tutti, sono stanco, spossato e non ho più la for- 
za di continuare a scrivere, quantunque molte cose dovrei dir- 
vi prima di approssimarmi al passo estremo. Siate forti nel do- 
lore e sappiate anche voi sopportare con cristiana rassegnazio- 
ne. Addio, pregate per me, muoio soddisfatto di aver servito 
sino all'ultimo la Patria e di aver salvato il mio onore di uffi- 
ciale del Regio Esercito. 

Un abbraccio, vostro Pedro 



(Lettera ai compagni del Partito d'Azione). 

23.1. 1945, ore 1,30 

Carissimi, 

come avrete saputo, ieri sera è terminato il processo a mio 
carico del tribunale di guerra straordinario repubblicano di 
Torino. 

Le mie imputazioni erano: 1) appartenenza a bande armate; 
2) fucilazione di quattro prigionieri tedeschi in località impre- 
cisate delle Valli di Lanzo; favoreggiamento ed aiuto dato a pri- 
gionieri inglesi. 

Per la prima fui assolto. Per la seconda condannato a 25 an- 
ni, per la terza condannato a morte. 

Domattina all'alba verrò fucilato. Terminerà cosi la mia bre- 
ve (sono nato il 3 agosto 192 1) ma intensissima esistenza il cui 
ultimo periodo, dall'8 settembre 1943 fino all'ultimo giorno fu 
dedicato interamente alla Patria. Muoio soddisfatto e conten- 
to di aver compiuto fino al supremo sacrificio il mio dovere ver- 
so la Patria e verso me stesso. 



HO CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Morte più bella non potevo sperare dal destino troppo spes- 
so ingiusto e misconoscente. Il mettere il mio nome al seguito 
di quelli di Paolo Braccini, Perotti, Sacci e Galimberti è un ono- 
re che certo non mi merito e il solo pensiero che questo doma- 
ni verrà realtà mi confonde e mi commuove. In questo poco 
tempo che ancora mi separa dalla morte mi sento una calma ed 
una lucidità di mente che mi sorprendono. Vedo tutto il mio 
passato, remoto e recente; con uno straordinario spirito anali- 
tico e critico. Le colpe che mi riconosco sono: trascuratezza in 
cui ho lasciato la mia famiglia (trascuratezza però non sempre 
volontaria) e specie recentemente una grande imprudenza. I me- 
riti non li enumero perché non è mia competenza. Per i miei 
orientamenti politici ho riconosciuto una sempre maggiore ade- 
renza al pensiero di Gobetti e di Rosselli elaborato da una re- 
cente enunciazione del Programma del P. d'A. 

Poche ore prima di morire formulo a voi tutti gli apparte- 
nenti al Partito a cui io pure appartengo, i migliori auguri af- 
finché possiate apportare alla nuova Italia di domani quelle mas- 
se di energie sane e libere, tanto necessarie per la rigenerazio- 
ne del Paese. Ma la calma e la serenità che io provo in questo 
momento tragico derivano anche e soprattutto dal fatto che non 
sento di nutrire nessun rancore, che non mi sento animato da 
nessun senso di impotente vendetta contro nessuno, quantun- 
que la mia cattura, e conseguentemente la mia morte siano av- 
venute solo ad opera di un vile agente provocatore. 

Egli però sarà domani giudicato serenamente dalla giustizia 
umana, e, se non da questa, certamente da quella dell'ai di là. 
Dico «serenamente», perché la nuova Italia di domani non do- 
vrà macchiarsi dei crimini di cui oggi si macchia la repubblica 
sociale italiana con giudicare affrettatamente e in massa, senza 
tenere in alcun conto l'uomo e vedendo solo il nemico da sop- 
primere. Anche tra le personalità ed i funzionari repubblicani, 
vi sono degli elementi che, pur considerati nemici, dovranno 
esser domani trattati con la massima considerazione ed il mas- 
simo rispetto, esaminando il bene che hanno fatto come uomi- 
ni, in contrapposizione al male che gli potrete attribuire per il 
fatto che essi hanno appartenuto ad organizzazioni o enti del- 
la repubblica sociale. 

Non ho potuto conoscere molte persone del mondo repub- 
blicano perché la mia attività si svolse prevalentemente in mon- 



LETTERE 



III 



tagna, ma ho potuto conoscere qualcuno qui, all'Ufficio politi- 
co. Perché quegli ideali di «Giustizia e Libertà» che stanno 
scritti sul piastrino tricolore che domani mi appunterò sul pet- 
to all'atto dell'esecuzione e che furono sempre la mia, e furono 
e saranno sempre la nostra divisa in combattimento e nella vi- 
ta pubblica, e per il valore che può avere la mia testimonianza 
in punto di morte, ritirerete l'accusa che «Radio Bari» ha ri- 
volto al tenente Marcacci, di «criminale di guerra». Il tenente 
Marcacci è un fascista, è vero, e come tale è un nostro avver- 
sario: ma è un avversario leale, onesto e d'onore, come pochis- 
simi se ne trovano nel suo ambiente. Egli ha sempre trattato col 
massimo rispetto, con deferenza e talvolta con attenzione qua- 
si amorevole tutti gli avversari leali che egli riconosceva come 
tali. In processo l'ho chiamato a testimoniare ed egli mi ha di- 
feso fino al limite della sua possibilità. Al tenente Marcacci do- 
vranno essere riconosciuti questi meriti. Anche il tenente Bar- 
betti, da me chiamato in tribunale a testimoniare, mi ha difeso 
in maniera tale da suscitar perfino il mio stupore. 

Tanto al tenente Marcacci che al tenente Barbetti va co- 
munque commossa tutta la mia riconoscenza, e voi dovete as- 
sociarvi a questo sentimento che io provo in punto di morte. 

Ed ora, compagni cari, prima di salutarvi, voglio ancora rac- 
comandarvi la mia famiglia. La mia morte lascierà in pietose 
condizioni materiali la mia famiglia che da me soltanto si at- 
tendeva quel benessere a cui ha ben diritto dopo gli inenarra- 
bili sacrifici da essa compiuti per la mia educazione e per la mia 
formazione. Mio padre ha 67 anni ed è ormai inabile a qualsia- 
si lavoro; mia madre ne ha 58 e il mio fratello 21: ma per ma- 
lattie congenite contratte durante l'infanzia è anche egli inabi- 
le a qualsiasi lavoro e professione. 

La mia famiglia è nullatenente, ragion per cui è necessario e 
indispensabile il vostro aiuto. Sono certo che vi interesserete di 
essa con quell'amore e quella attenzione con le quali vi siete 
sempre distinti nell'assistenza dei nostri caduti, tenendo però 
presente la grave particolarità del mio stato. 

Ed ora, amici cari, non mi rimane che salutarvi, augurando- 
vi che le fortune del P. d'A. mai disgiunte dalle fortune dell'I- 
talia liberata di domani, possano portare al graduale rinvigori- 
mento della Nazione e della rieducazione morale del popolo tut- 
to, senza la quale le forze demagogiche che hanno portato 



112 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



l'Italia nostra all'odierna rovina riprenderanno il sopravvento, 
e gli errori si ripeteranno senza fine fino alla reale scomparsa di 
quella civiltà di cui noi fummo i portatori. Tra poco le armate 
alleate spezzeranno l'ultimo baluardo difensivo tedesco: anche 
l'Italia tutta verrà liberata e terminerà per voi questo lungo pe- 
riodo di lotta cospiratoria che tanto ha assottigliato le vostre fi- 
le. E allora sarà per voi la vita, l'aria, la luce, il sole, la gioia di 
aver combattuto e vinto, e l'esultanza della libertà raggiunta... 
siate felici... addio... 

Un abbraccio a tutti. Vostro Pedro 



Tra poche ore sarà giunto l'istante fatale anche per me. 

Sono sereno e rassegnato, anzi orgoglioso di far la fine che 
hanno fatto i nostri migliori. Dinanzi al plotone d'esecuzione 
sarò degno di loro. Io conservo sempre un pezzo della camicia 
insanguinata di Duccio, il caro Tancredi Galimberti, ricordo 
del combattimento che sostenemmo assieme in Val Grana il 13 
gennaio 1944, in cui egli rimase gravemente ferito. Domattina 
lo consegnerò al Comandante del plotone d'esecuzione con pre- 
ghiera di inzupparlo nel mio sangue dopo che mi avrà dato il 
colpo di grazia. E gli dirò di tenerlo fintanto che una persona 
non glielo richiederà a nome dei miei compagni. 

Desidero che questa pezzuola che suggellerà il sangue di due 
giustiziati del P. d'A. sia conservata dalla Segreteria del Parti- 
to come un cimelio storico di questa sanguinosa lotta che tutti 
noi ancora combattiamo. 

Addio, un abbraccio Pedro 



LETTERE 



Walter Filiale (Gennaio, Martin) 

Di anni 24 - studente - nato a Torino il 10 giugno 1920 -. Espulso dal Li- 
ceo Scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a 
studiare privatamente - alla facoltà di chimica industriale dell'Università di 
Genova fonda, nell'inverno 1940-4^ una cellula comunista studentesca in 
collegamento con le cellule di Torino, Casale, Livorno e Roma e stabilisce pri- 
mi contatti con gli operai di Sampierdarena - nel 1942 arrestato una prima 
volta dall'ovRA insieme a tutto il direttivo genovese del Partito Comunista 
Italiano - tradotto nelle carceri cittadine - trasferito nelle carceri di Apua- 
nia, poi nelle carceri Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale Spe- 
ciale - liberato dopo il 25 luglio 1943 - nel settembre 1943 è a Torino ove 
organizza in nuclei operativi militari sbandati - partigiano a Pian di Casta- 
gna (Acqui) - comandante di distaccamento nei dintorni di Genova - vice- 
commissario politico della y' Brigata Garibaldi «Liguria» sull'altipiano di Mar- 
carolo (Genova) - protagonista di numerose missioni e colpi di mano a Ge- 
nova insieme al compagno Buranello che il 2 marzo 1944 sarà preso e fucilato 
- dopo un'azione in forza di tedeschi e fascisti che disperdono la brigata, si 
porta ad Acqui, poi a Milano - braccato, tenta di passare in Jugoslavia - non 
riuscendovi passa in Svizzera - ne rientra dopo tre mesi - è commissario po- 
litico nella zona di Cogne (Valle d'Aosta) e comandante della VII Divisione 
Garibaldi operante nella Bassa Valle d'Aosta, nel Canavesano e nel Bielle- 
se -. Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), 
con i membri del suo comando che saranno tutti fucilati, in seguito ad imbo- 
scata di reparto tedesco guidato da un delatore -. Processato il 4 febbraio 
t945 dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè (Torino) -. Impiccato alle 
ore 15 del 5 febbraio 1945 lungo la strada di Àlpette nei pressi di Cuorgnè - 
spezzatosi il cavo, l'esecuzione viene sospesa e dopo qualche tempo ripetuta. 



4.2.1945 

Mio caro papà, 

per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei te- 
deschi. 

Quasi sicuramente sarò fucilato. 

Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d'a- 
ver fatto tutto il mio dovere d'italiano e di comunista. 

Ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che 
avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa vo- 
lontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti. 

Non so altro che dire. 

Il mio ultimo abbraccio Walter 
Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene. 



114 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Mia cara mamma, 

è la mia ultima lettera. Molto presto sarò fucilato. Ho com- 
battuto per la liberazione del mio Paese e per affermare il di- 
ritto dei comunisti alla riconoscenza ed al rispetto di tutti gli 
Italiani. Muoio tranquillo perché non temo la morte. 

Il mio abbraccio a te e Liliana, saluta la mia fidanzata Ines. 
Addio 

Walter 



Mia carissima Ines, 

sono caduto prigioniero e sarò fucilato. 

Non mi pento di quanto ho fatto per la Causa: e non cam- 
bierei la mia vita anche se mi fosse possibile tornare indietro. 

Spero che la brevità della nostra conoscenza diminuirà il tuo 
dolore e ti auguro di aver presto, molto presto dalla vita quella 
felicità che avrei voluto darti io. 

Il mio ultimo bacio Walter 



LETTERE 



115 



Domenico Fiorani (Mingo) 

Di anni 31 - perito industriale - nato a Roron (Svizzera) il 24 gennaio 
1913 -. Tecnico in trattamenti chimici a Sesto San Giovanni (Milano), già 
durante il fascismo vi organizza nuclei operai, cura la preparazione e la dif- 
fusione di stampa clandestina - dopo il 25 luglio 1943 assume un ruolo di pri- 
mo piano nell'azione politica, continuata clandestinamente su vasta scala do- 
po l'8 settembre 1943 - è l'organizzatore del Partito socialista in Sesto San 
Giovanni - tiene i collegamenti con le formazioni di montagna per le quali 
procura viveri ed equipaggiamento -. Arrestato il 25 giugno 1944 a Busto Ar- 
sizio (Varese), per opera della Polizia Politica guidata da un delatore -. Fuci- 
lato il 10 agosto 1944 in Piazzale Loreto a Milano, da plotone fascista, per 
rappresaglia allo scoppio di una bomba su di un automezzo tedesco in Viale 
Abruzzi, con Giulio Casiraghi ed altri tredici. 



Pochi istanti prima di 
morire a voi tutti gli ultimi 
palpiti del mio cuore. 
W l'Italia 



1 16 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Umberto Fogagnolo (Ingegnere Bianchi) 

Di anni 32 - ingegnere elettrotecnico - nato a Ferrara il 2 ottobre 191 1 -. Di- 
rigente alla Ercole Marelli - dopo il 25 luglio 1943 intraprende l'organizza- 
zione degli operai di Sesto San Giovanni (Milano) per la difesa delle fabbri- 
che - dopo P8 settembre 1943 è designato a far parte del cln di Sesto San 
Giovanni come rappresentante del Partito socialista - nella primavera del 
1 944 è attivissimo in azioni di sabotaggio a Milano e in altri settori lombar- 
di - collabora a tentativi di liberazione di prigionieri politici incarcerati a Mi- 
lano -. Arrestato il 13 luglio 1944 allo stabilimento Ercole Marelli, in segui- 
to a delazione, per opera di ss tedesche - tradotto nelle carceri di Monza, poi 
al 5" raggio delle carceri San Vittore in Milano - più volte torturato -. Fuci- 
lato il 10 agosto 1944 in Piazzale Loreto a Milano, da plotone fascista, per 
rappresaglia allo scoppio di una bomba su di un automezzo tedesco in Viale 
Abruzzi, con Giulio Casiraghi ed altri tredici. 

(Lettera scritta alla moglie quando iniziava l'attività partigiana che lo avreb- 
be condotto alla morte). 

Milano, 3 1.7. 1943 

Nadina mia, 

ogni movimento di popolo è un dramma che bisogna prova- 
re prima di andare in scena e nessun dramma si salva dal grot- 
tesco quando si rappresenta per prova: sa Dio se le guerre sono 
cose serie ma non vi è nulla di più comico di una finta battaglia. 

Questa sorte ebbero in passato i cosidetti movimenti rivo- 
luzionari: anche allora furono destituite autorità, disarmate 
guarnigioni, presi ostaggi, interrotte strade, ma anche allora il 
movimento non aveva un proposito, né un piano. Non vi furo- 
no tragedie e mancò la farsa perché il ridicolo raggiunse la ma- 
linconia: non si può ridere se manca ai protagonisti un minimo 
di serietà e in quel finto duello l'impostura della plebe e la pau- 
ra della borghesia non potevano divertire perché facevano pietà. 

Oggi non deve succedere come allora. 

In questi giorni ho vissuto ore febbrili ed ho giocato il tutto 
per il tutto. La più grande carta della mia vita è stata giocata e 
non è pivi possibile tornare indietro. Per i nostri figli e per il tuo 
avvenire è bene che tu sia al corrente di tutto, anche perché a 
te io ricorro nei momenti più tragici e più difficili della mia vita. 

Qui io ho organizzato la massa operaia che ora dirigo verso 
un fine che io credo santo e giusto. 



LETTERE 



117 



Abbiamo già avuto riunioni e non credevo di poter riuscire 
a coordinare ciò che venti anni di falso patriottismo aveva sra- 
dicato e distrutto. Sono trascorsi molti anni da quando si era- 
no fatte le barricate ed era corso il sangue, da quando i labari 
più o meno rosi erano stati levati in battaglia e i nuovi capi e il 
popolo si erano vestiti di nobiltà per vivere un atto di dramma. 

Quanto lontani sono i giorni che nella nostra città si era fat- 
to fuoco sulla folla insorta e un fremito di sollevazione aveva 
percorso l'Italia. Ma allora come oggi mancava il lievito dell'a- 
zione e quando si diceva fatica da schiavo e paga di fame, non 
erano spunti romantici né pretesti tribunizi, erano gridi di uma- 
nità: se vi sono delle piaghe che bruciano e dei bisogni che spin- 
gono, si esce e si fa guerra. 

Tu, Nadina, mi perdonerai se oggi io gioco la mia vita. Di 
una cosa però è bene tu sia certa. Ed è che io sempre e soprat- 
tutto penso ed amo te ed i nostri figli. 

V'è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel 
quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandona- 
re le parole. 

In questi giorni ho vissuto ore di dramma e la mia vita ha 
avuto momento di tragedia. Tu però sii come sempre calma e 
pensami con tutta l'anima perché ora ho tanto bisogno di sen- 
tirti vicina. 

Sono un po' triste e molto preoccupato perché gli eventi pro- 
cedono diversamente da quanto si sperava. 
Baciami tanto i bambini e prega con loro 

Umberto 

P.S. - Distruggi questi fogli. 



(Lettera dalle carceri di Monza). 

Monza, 3.8.1944 

Nadina, 

la tua visita mi ha portato un po' di gioia dopo tanti giorni 
di oppressione. Si può dire che ormai la vita non consiste che 
nell'attesa di quei dieci minuti di colloquio. 

Per fortuna che inganno le ore nello studio dell'elettrotecnica 
e nella esercitazione grammaticale della lingua tedesca. Difficil- 
mente posso rivolgere e fermare il pensiero sui nostri bambini 
tanto è l'amarezza e la tristezza che mi prende. Alle volte mi sem- 



1 18 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

bra impossibile star qui senza far nulla e ardentemente desidero 
di poter in qualche modo lavorare. 

Non mi stancherò poi mai di consigliarti di telefonare a mio 
fratello Arnoldo, a mezzo della Ditta. E necessario che tu, alla 
prima occasione, porti il rasoio per la barba che, come ti ho det- 
to lascierai in deposito alla direzione del carcere. Tutte le volte 
che vieni richiedi sempre la biancheria di ritorno. Mi raccoman- 
do di andare a trovare i bambini e di baciarli tanto per me. L'u- 
nica cosa che io desidero è un po' d'aria, specie ora che questo 
caldo rende l'atmosfera irrespirabile. 

Ricorda che il 14 è il compleanno del papà e pertanto scri- 
vigli in tempo. Ti ricordo sempre tanto e ti bacio 

Umberto 

Nadina, 

non puoi credere con quale angoscia mi hai lasciato. V'era in 
te qualcosa che non sono riuscito a comprendere e che tu mi vuoi 
nascondere. E successo qualche disgrazia? Perché piangevi? Tu 
sai che da quando la nostra casa è stata distrutta non ho più vi- 
sto la mamma. Ti prego vivamente pertanto, se lo ritieni neces- 
sario, di avvertirla e di far ch'io possa vederla. Ti raccomando 
poi di telefonare ad Arnoldo e pregarlo di venire a Milano. 

A te, Nadina, ricordo i nostri tre figli e che stai per diven- 
tare di nuovo mamma. Sii forte come sempre lo sei stata. Ri- 
corda che nulla al mondo è superiore al nostro amore e nessu- 
na forza umana, capisci, potrà mai distruggerlo. Siimi vicino, 
ricordami e scrivimi ogni giorno. 

Le tue parole sono l'unico conforto e l'unica pace in tanto 
dolore. La nostra unione è stata la più grande grazia che Dio 
potesse concederci, dammi la certezza che in qualsiasi istante 
tu sarai con me. 

Prega e pensami. A Gioia il mio ricordo. Sono sereno. 

Ti bacio 

Umberto 

(Scritto sul tergo della fotografia d'uno dei figli, ritrovata sulla salma, all'o- 
bitorio). 

Il mio ultimo pensiero è per voi 

W ITALIA 



LETTERE 



119 



Alfredo Formenti 

Di anni 47 - meccanico modellista - nato a Verona il 9 febbraio 1897 -. Mi- 
litante comunista - membro del Soccorso Rosso per l'assistenza alle famiglie 
dei perseguitati politici - sorvegliato politico e più volte fermato per misure 
di pubblica sicurezza -. Dopo l'8 settembre 1943 cura e diffonde stampa clan- 
destina - è delegato dal Comando Militare Regionale Ligure capo-settore del- 
le formazioni partigiane di Sampierdarena (Genova) - fa della sua abitazio- 
ne un centro di collegamento con le formazioni di montagna -. Arrestato al- 
le ore 18 del 17 gennaio 1945 al Bar Squillari di Piazza Vittorio Veneto a 
Sampierdarena, in seguito a delazione, da militi delle Brigate Nere - tradot- 
to nel Forte San Nazaro, comando delle Brigate Nere, poi alla Casa dello Stu- 
dente e infine alle carceri Marassi - torturato -. Processato il 29 gennaio 1945, 
al Palazzo Ducale di Genova, da Tribunale Militare Straordinario -. Fucila- 
to alle ore 7,30 del 1" febbraio 1945, sotto il ponte levatoio del Forte Ca- 
stellacelo di Genova-Righi, da plotone delle Brigate Nere, con Sabatino Di 
Nello, Angelo Gazzo, Pietro Pinetti, Luigi Riva e Federico Vinelli. 

Genova, 29.1. 1945 

Carissima moglie, 

mi devi perdonare di questo che mi è successo e in questi 
giorni sentivo la tua mancanza e non mi resta di inviarti un sa- 
luto e saluta mamma pappa e tutti in famiglia pure la tua che 
non ancora conosco saluterai tutti i miei amici. Tina vai dai miei 
padroni e fatti dare tutti i denari che mi viene. Mi raccoman- 
do a te di guardarti dalla guerra per i bombardamenti che non 
venga un'altra disgrazia. 

Ti saluto per l'ultima volta tuo marito fedele Formenti Al- 
fredo tutti i miei parenti 

Per i danari, oro e il resto te li faranno avere. Ciau 

Genova, 1.2. 1945 

Lascio alla mia cara moglie 

n. 1 anello d'oro con diamanti 

n. 1 anello bianco con pietra bianca 

n. 1 catena d'oro con ciondolo (5 dollari) 

n. 1 orologio d'argento con mie iniziali. 

La somma di L. 10.370 (L. 5.000 già ritirate). 

Formenti Alfredo 



120 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Genova, 1.2. 1945 

Carissima moglie, 

ti chiedo ancora un perdono per la mia morte e fatti corag- 
gio e anche nella mia assenza mi ricorderai fino all'ultimo che 
sebbene io non te lo dimostravo tanto ma in fede ti volevo mol- 
to bene. Vai in officina per i soldi che mi viene e la roba che 
avevo addosso te la faranno avere. Ti saluto e saluta tutti un ul- 
timo bacio tuo marito 

Formenti Alfredo 

(darai qualche cosa ai miei). Tina non fare spese per la mia mor- 
te, saluta la tua famiglia. Addio 



LETTERE 



121 



Massimiliano Forte 

Di anni 19 - studente in ragioneria all'Istituto Ruffini di Genova - nato a 
Casacco (Udine) il 4 maggio 1925 -. Arruolato nel luglio 1944 e messo alle 
dipendenze del Comando della Marina Tedesca di Venezia, è sospettato di 
aver partecipato al sabotaggio di una batteria del Lido di Venezia e costret- 
to ad assistere alla fucilazione di tre suoi commilitoni - trasferito in una bat- 
teria tedesca sulla costa di Rimini, convince due militari veneti a disertare e 
con loro fugge verso il nord - abbandonato dai compagni di fuga che si pre- 
sentano al Comando di Venezia, tenta di raggiungere le formazioni partigiane 
della Divisione «Osoppo» -. Fermato dalle ss tedesche di Sacile (Udine) - tra- 
dotto nelle carceri di Padova, quindi in quelle di Santa Maria Maggiore a Ve- 
nezia -. Processato il 23 settembre 1944 dal Tribunale del Comando della 
Marina tedesca di Venezia -. Fucilato alle ore 7 del 25 ottobre 1944 in un 
fortino del Lido di Venezia. 

Padre mio adorato, 

si sta avvicinando la mia fine, mi restano ancora poche ore 
di vita e queste le consacro al vostro ricordo, a te e alla cara 
mamma. Caro padre, non temere che morirò da uomo forte, an- 
che in questo momento mi sento l'anima in pace. 

Sono rassegnato. Cosi vuole Iddio. Nel lasciare questo triste 
mondo non ho da rimpiangere che voi. Perdono a tutti e cosi ti 
prego di fare pure te. Non vorrei che per questa tremenda di- 
sgrazia veniate meno ai doveri verso Dio, cosi Egli vuole e nel- 
l'altro mondo troverò una vita ben diversa da questa. Ti rac- 
comando la mamma. Quanto mi duole il cuore a questo santo 
nome che sarà la mia ultima parola. Non temo la morte perché 
non sono un vile come è l'accusa che mi porta alla fine. Non ti 
dico di vendicarmi, pensa a sorreggere la mamma. Se le avessi 
dato ascolto a questa santa donna non sarei in questo passo. 
Vorrei morire col suo perdono dei momenti tristi che le ho da- 
to e di a lei che solamente ora comprendo mia madre. Addio 
padre mio, addio su questa terra ma verrà un giorno che ci ri- 
troveremo. Muoio con questa certezza. 

Fra pochi minuti verranno a prendermi i miei sicari che cre- 
dono di punirmi con la morte. S'illudono perché con questa mi 
libero da tutte le miserie terrene. Addio padre, non ti dispera- 
re e quello che tengo è che tu sappia che tuo figlio morirà da 
uomo forte e che, tranne voi, lascia tutto senza rimpianto. 



122 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

So che anche tu hai l'animo forte e perciò ti rassegnerai e 
pregherai Dio per la mia anima. Non ti abbattere; l'unica preoc- 
cupazione che ho in questo momento è quella di darvi un cosi 
forte dispiacere... che Iddio mi perdoni. 

Addio, addio, pregherò per voi. 

Un ultimo bacio e dà un bacio alla mia madre adorata per me. 

Tuo figlio 



LETTERE 



123 



Renato Francesconi (Zingaro) 

Di anni 19 - motorista - nato a Crevalcore (Bologna) il 25 febbraio 1925 -. 
Chiamato alle armi nel 1944 e assegnato alla Divisione «Monterosa», dopo 
un periodo di addestramento in Germania, rientra in Italia - in Liguria, do- 
ve si trova con il proprio reparto, entra segretamente a far parte, dal luglio 
1944, della Brigata «Longhi», Divisione «Coduri», e ne diventa informato- 
re -. Arrestato il 9 ottobre 1944, in seguito a delazione, a Casarza Ligure (Ge- 
nova) - tradotto nelle carceri di Chiavari (Genova) -. Processato il 10 otto- 
bre 1944 a Chiavari -. Fucilato il 12 ottobre 1944, davanti al cimitero di Ca- 
sarza Ligure, con altri tre partigiani. 



12. IO. 1944 

Carissima famiglia, 

dato che mi trovo agli estremi della mia vita, vi invio i miei 
più cordiali auguri e saluti, un forte abbraccio alla mia Franca 
e fratellini. 

Non pensate a me e tu mamma non allarmarti per nulla. 
Un saluto anche a tutto il dintorno e ai miei amici; di nuovo 
saluti e auguri. Addio. 

Vostro figlio Francesconi Renato 

Quando scriverete a Livio non dirci nulla perché è meglio 
anche per lui. 

Non rimanendomi altro da dirvi vi saluto ancora per l'ulti- 
ma volta. 

Vostro affezionatissimo figlio Francesconi Renato 



124 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Bruno Frittaion (Attilio) 

Di anni 19 - studente - nato a San Daniele del Friuli (Udine) il 13 ottobre 
1925 -. Sino dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comu- 
niste nella zona di San Daniele - studente del III corso di avviamento pro- 
fessionale, dopo l'8 settembre 1943 abbandona la scuola unendosi alle for- 
mazioni partigiane operanti nella zona - prende parte a tutte le azioni del 
Battaglione «Pisacane», Brigata «Tagliamento», e quindi, con funzioni di vi- 
ce-commissario di Distaccamento, del Battaglione «Silvio Pellico» -. Cattu- 
rato il 15 dicembre 1944 da elementi delle ss italiane, in seguito a delazione, 
mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno zio a pre- 
disporre i mezzi per una imminente azione - tradotto nelle carceri di Udi- 
ne - più volte torturato -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Mili- 
tare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato il 1" febbraio 1945 nei pressi 
del cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Ce- 
sare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier. 

31 gennaio 1945 

Miei cari, 

nelle mie ultime ore è più vivo che mai il mio affetto per voi 
e voglio dedicarvi queste ultime righe. 

Il nostro comune nemico vuol fare di me solo un triste ri- 
cordo per voi, per tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono 
bene. 

Mi hanno condannato a morte, mi vogliono uccidere. Anche 
nelle mie ultime ore non sono venuto a meno nella mia idea, an- 
zi è più forte e voglio che anche voi siate forti nella sventura 
che il destino ci ha riservato. 

Datevi coraggio, sopportate con serenità tutto ciò sperando 
che un giorno vi siano ricompensate le vostre sofferenze. 

Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutil- 
mente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un 
giorno il suo evento. 

Termino per sempre salutandovi e chiedendovi perdono di 
tutto ciò che ha potuto rattristarvi. 

Addio papà, mamma, Ines, Anita, salutatemi Elio il giorno 
che lui potrà ritornare. Addio per sempre 

Bruno 



LETTERE 



125 



31 gennaio 1945 

Edda, 

voglio scriverti queste mie ultime e poche righe. Edda, pur- 
troppo sono le ultime si, il destino vuole cosi, spero ti giunga- 
no di conforto in tanta triste sventura. 

Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però 
uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. 

Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso 
di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e 
spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella 
grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza 
nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio 
abbia il suo ricompenso. 

Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'i- 
dea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente. 

Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore 
quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno 
che ci faceva felici per sempre. 

Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sincera- 
mente amato. Addio a tutti. 

Addio Edda Frittaion Bruno 



I2Ó CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Venanzio Gabriotti 

Di anni 61 - professionista - nato a Città di Castello (Perugia) il 26 aprile 
1883 -. Segretario del Partito Popolare di Città di Castello fino allo sciogli- 
mento imposto dal governo fascista, volontario nella prima guerra mondiale 
e decorato con due Medaglie d'Argento al Valor Militare - nei primi mesi del 
1944 presiede il Comitato Clandestino di Soccorso e Liberazione di Città di 
Castello - tiene diretti contatti con il Comando della Brigata «San Faustino» 
operante nei dintorni della città -. Arrestato il 5 maggio 1944 nel proprio uf- 
ficio, all'indomani di un incontro con il comando partigiano - incarcerato nel- 
la locale caserma dei carabinieri sotto accusa di connivenza con i partigia- 
ni - consegnato alle ss tedesche -. Fucilato senza processo, il 9 maggio 1944, 
sul greto della Scartobia, vicino alla chiesetta di Santa Maria del Latte, nel- 
le adiacenze di Città di Castello, da militi della gnr -. Medaglia d'Oro al Va- 
lor Militare. 



Madonna di Pompei, ore 19,30 

Miei cari tutti, 

forse sono le ultime ore di questa mia vita disgraziata, che 
non ha mai avuto un raggio di luce, ma nella quale ho sempre 
lottato per un'Idea: la grandezza della Patria. 

Ricordo tutti indistintamente i miei cari di casa, i nipoti, rac- 
comando a loro di non dimenticare che ho sempre loro voluto 
bene. 

Ad Anita raccomando che tenga bene la vecchia signora Pa- 
squali, come fossi io: sarà il ricordo di me. 

Bacio tutti gli amici, i compari. Perdono a tutti quelli che 
possono avermi fatto del male e con tanto affetto abbraccio i 
parenti, sorelle, cognati e nipoti. 

Ai Sacerdoti chiedo la carità di una preghiera e al Vescovo 
la Benedizione e una prece 

Venanzio Gabriotti 



LETTERE 



I2 7 



Guido Galimberti (Barbieri) 

Di anni 38 - operaio - nato a Chignolo d'Isola (Bergamo) il 18 febbraio 
1906 -. Dall'adolescenza militante comunista - dal 1926 al 1933 confinato 
politico a Lampedusa, Ustica e Ponza - ritornato al suo luogo di lavoro, Re- 
dona (Bergamo), è nuovamente tratto in arresto per attività antifascista e trat- 
tenuto per sei mesi nelle carceri San Vittore a Milano - dopo l'8 settembre 
1943 partecipa alla costituzione della 53" Brigata Garibaldi, operante poi nel 
Bergamasco - combatte a Fonteno e Corna Lunga e prende parte a numerosi 
colpi di mano -. Catturato il 17 novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte 
di Severe (fra le Valli Cavallina, Borlezza e Seriana), in seguito a combattimen- 
to contro un reparto della legione «Tagliamento» -. Processato il 19 novembre 
1944, a Lovere, dal Tribunale speciale della «Tagliamento» -. Fucilato il 21 
novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino (Bergamo), da plotone della «Ta- 
gliamento», con Andrea Cassini ed altri quattro partigiani di cui tre russi. 

Lovere, 21. 11. 1944 

Cara mamma, 

non piangere se non mi rivedrai su questa terra, questo è il 
nostro destino, muoio da soldato e da Italiano, non portarci 
odio a nessuno di questi che mi uccidono, perché sono gli uni- 
ci soldati che ho trovato nel mio cammino. Ti saluto e baci ca- 
ri, credo che sarai forte. 

Tuo figlio Guido 

Addio! 

Cara moglie, 

anche per me come per la Mamma stai forte, credevo di far- 
ti felice invece ti ho tormentata e ti ho procurato dispiaceri, co- 
raggio! 

Ti raccomando le bambine che siano educate bene e che im- 
parino ad amare l'Italia e che diano se occorre anche il sangue, 
tanti saluti e un addio 

tuo marito 

Le fotografie delle bambine le porto con me nella fossa. For- 
se ti verrà restituito il mio orologio e l'anello, li custodirai. Un 
addio a tua mamma, padre e fratello e parenti. 



128 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Care bimbe, 

ora non potete leggere questo mio ultimo saluto, ma lo leg- 
gerete un tempo nel quale potrete comprendere allora appren- 
derete in questo foglio la morte di vostro padre e saprete che è 
morto da soldato e da italiano e che ha combattuto per avere 
un'Italia libera. Spero che non piangerete quando leggerete que- 
sto mio scritto. Addio bimbe e che un bacio giunga a voi, spe- 
ro che quando sarete grandicelle mamma vi farà imparare ad 
amare l'Italia. L'amerete con tutto il cuore, addio. 

Cari fratelli, nipoti, cognati, parenti tutti, 

vi do il mio saluto ed auguri che voi possiate vedere l'Italia 
libera e non più calpestata dal nemico. Addio a tutti. 
Un addio alle Suore dei Celestini. 



LETTERE 



129 



Tancredi Galimberti (Duccio) 

Di anni 38 - avvocato - nato a Cuneo il 30 aprile 1906 -. Dall'adolescenza 
militante antifascista - il 25 luglio 1943 a Cuneo e il 26 luglio a Torino ar- 
ringa la folla perché insorga contro i tedeschi - il 10 settembre 1943 orga- 
nizza a Madonna del Colletto (Valdieri, Cuneo), un primo nucleo armato at- 
torno al quale si svilupperanno le formazioni gl del Cuneese — il 1 3 gennaio 
1944 è ferito in combattimento a San Matteo di Valle Grana (Cuneo) - rien- 
trato nella lotta è incaricato del comando di tutte le formazioni gl nel Pie- 
monte ed assolve le funzioni di vice-comandante del i° Comitato Militare Re- 
gionale Piemontese - braccato dai fascisti e tedeschi, per dieci mesi si sposta 
di zona in zona ispezionando formazioni e tenendo i collegamenti fra la città 
e la macchia -. Catturato il mattino del 28 noyembre 1944 a Torino, da ele- 
menti della Squadra Politica di via Asti - incarcerato alle carceri Nuove di 
Torino - torturato -. Prelevato all'insaputa del Comando delle carceri - ca- 
ricato su di una macchina - fatto scendere nei pressi di Centallo sulla strada 
Torino-Cuneo e fucilato a tradimento la sera del 2 dicembre 1944 -. Meda- 
glia d'Oro al Valor Militare -. Eroe Nazionale. 



i° dicembre 1944 



Ho agito a fin di bene e per un'idea. 

Per questo sono sereno e dovrete esserlo anche voi. 



Duccio 



130 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Ettore Garelli (Gomma, Bollo) 

Di anni 53 - cancelliere di Pretura -. Decorato nella guerra 1915-'! 8 con Me- 
daglia di Bronzo al Valor Militare e Croce di Guerra - nato a Torino il 4 giu- 
gno 1893 -. Iscritto al Partito Comunista Italiano, dopo l'8 settembre 1943 
svolge dalla Pretura di Fossano (Cuneo), quale capitano ispettore di Divisio- 
ne, costante attività nel servizio X, III Divisione Alpi, Gruppo Divisioni R. 
di Controspionaggio Politico-Militare - recluta nuove forze per il movimen- 
to partigiano - tiene il collegamento fra comandi piemontesi spostandosi di 
centro in centro -. Arrestato il 25 novembre 1944 dal Segretario Politico di 
Fossano nell'Ufficio di Pretura e trovato in possesso di documenti clandesti- 
ni - tradotto nella caserma dei carabinieri di Cuneo -. Fucilato il 26 novem- 
bre 1944, da militi della 5" Brigata Nera «Lidonnici», sul piazzale della sta- 
zione di Cuneo, con Maria Luisa Alessi e altri tre partigiani -. Proposto per 
la Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Cuneo, 26 novembre 1944 

Carissimi, 

sono questi gli ultimi momenti di mia vita terrena che io tra- 
scorro in completa serenità, perché ho coscienza di non avere 
male operato. 

I miei pensieri si rivolgono a Dio affinché mi accolga nella 
sua coorte, a Te Maria ed ai figli. Mi amate col pari immenso 
affetto che io porto a Voi e vi chiedo perdono di essere l'invo- 
lontaria causa di tanto dolore. 

Raccomando particolarmente ad Amos di trarre profitto di 
questa tragedia. 

Vi bacio tutti con infinito amore. Ettore 



LETTERE 



Paola Garelli (Mirica) 

Di anni 28 - pettinatrice - nata a Mondovi (Cuneo) il 14 maggio 1916 -. Dal- 
l'ottobre 1943 svolge a Savona attività clandestina - entrata a far parte del- 
la Brigata sap «Colombo», Divisione «Gramsci», assolve compiti di collega- 
mento e di rifornimento viveri e materiali per le formazioni operanti nei din- 
torni della città -. Arrestata nella notte fra il 14 e il 15 ottobre 1944 nella 
propria abitazione di Savona, ad opera di militi delle Brigate Nere - tradot- 
ta nella sede della Federazione Fascista di Savona -. Fucilata il 1" novembre 
1944, senza processo, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, da plo- 
tone fascista, con Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Comatto, Fran- 
ca Lanzone e Stefano Peluffo. 



Mimma cara, 

la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura 
adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t'alle- 
vano, amali come fossi io. 

Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, 
nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non 
devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande ca- 
pirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò 
dal cielo. 

Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi 

la tua infelice mamma 



132 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Arturo Gatto 

Di anni 36 - impiegato - nato ad Agrigento il 5 aprile 1908 -. Membro del 
Comitato Direttivo del Partito d'Azione di Bologna - partigiano dell'8" Bri- 
gata «Masia» operante nella città di Bologna - ufficiale di collegamento -. 
Arrestato il 4 settembre 1944, in via Toscana a Bologna, ad opera di elementi 
della gnr, in seguito a tranello di agenti riusciti a farsi credere partigiani, con- 
temporaneamente a tutti i membri del Comitato Direttivo del Partito d'A- 
zione di Bologna -. Processato fra il 14 e il 19 settembre 1944 dal Tribuna- 
le Militare di Bologna -. Fucilato alle ore 8 del 23 settembre 1944 al poligo- 
no di tiro di Bologna, con i compagni del Comitato Direttivo del Partito 
d'Azione di Bologna Sario Bassanelli, Sante Caselli, Mario Giurini, Massen- 
zio Masia, Armando Quadri, Pietro Zanelli e Luigi Zoboli. 



13.9. 1944 

Rina mia cara, 

è dal giorno 8 che cerco di mandarti un biglietto ma non ci 
riesco. Spero di farti avere il presente entro la settimana cor- 
rente. Dunque la sera del 4 andante sono stato arrestato (potrei 
dire aggredito) da sei poliziotti in borghese armati di rivoltella, 
su via Toscana. Sono stato tradotto in macchina nell'Ufficio 
Politico dell'Ispettorato Regionale della gnr, fuori Mazzini. 

Quanto avevo in tasca mi è stato sequestrato, comprese cir- 
ca 1300 lire. 

La nostra casa è stata perquisita ma mi hanno assicurato di 
averla richiusa. Chissà il disordine ! ! 

Tanti sono i capi di imputazione che mi attribuiscono. Man- 
ca proprio la diserzione, giusto perché sono in congedo dal 

Sino al giorno 6 sono stato rinchiuso in una Caserma della 
Milizia e da allora in questo... simpatico Monte. 

Non conosco qual fine mi faranno fare. Comunque non mi 
faccio illusioni perché ogni volta che sento stridere i catenacci, 
penso che mi portino alla fucilazione. 

In altra cella vicina sono stati ieri chiusi una decina dei miei 
compagni giocati anche essi da poliziotti sotto veste di patrio- 
ti. Io sono relativamente abbattuto. 

Penso piuttosto a te e Mary. Come state ? Io nulla posso sa- 
pere di voi. Difficile sarebbe potermi parlare né voglio tu ven- 



LETTERE 



133 



ga a Bologna. Vi auguro buona salute ed ogni bene. Con altro 
biglietto ho dato incarico ad un mio amico d'inviarti del dena- 
ro, cosa che spero sia avvenuta. 

L'unico mio dolore è il dolore che reco a te. Comunque va- 
dano le cose sii serena. Non ti agitare e tieni a posto i nervi. La 
Merulla ha un mio testamento. 

Se Primo viene a Bologna mandalo a casa nostra con le chia- 
vi a prendermi un cambio di biancheria (poca roba) che è nel 
comò, dentifricio e spazzolino (nella credenza) e il sapone che 
è nel lavandino ed un asciugamani. Se c'è del tabacco è per me 
una festa. Anche un po' di sale. Il tutto me lo mandi in questa 
Portineria (al mio nome) dove Primo può venire liberamente. 

Anche la Signorina d'ufficio credo sia dentro. 

Qui si è in ozio e con scarso mangiare; una sola scodella di 
minestra senza grassi e senza sale ed una pagnotta nera. Altro 
per tutto il giorno. Manco di tutto. Fai anche depositare in Por- 
tineria 50-70 lire per potermi comprare un po' di frutta quan- 
do ve n' è (lire 9 al chilo). 

Qui non si parla che di fucilazione, di deportazione in Ger- 
mania e per lo meno di trasferimento in altra località più lon- 
tana dal fronte. Salutami la zia, Lea ed Ivo. Se ti occorre sale 
manda Primo ad acquistarne, a mio nome, dal tabaccaio di Via- 
le 12 Giugno. 

Bacioni cari a te e Mary Arturo Gatto 

Un avvocato si interessa di me. 
Stai tranquilla. 

Bologna 19.9. 1944 

Rina mia cara e amatissima mia figlia, 

sono stato condannato a morte e l'alba di domani segnerà la 
mia fine e quella di altri 7 sventurati. 

Non piangete, siate forti e così lo siano Cesca e Franco. 

Rina, di fronte a Dio e alla società umana ti affido la nostra 
cara Mary, la nostra buona Marisa. 

Voglile bene. 

Ho interessato alcune persone che si sono prese l'impegno di 
aiutarvi. Unisciti con la Cesca. Scrivile che venga da te. 
Addio Rina, Mary, Franco e Cesca. 



134 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



A suo tempo rivolgiti all' Ing. Testoni e al Sig. Cané di Via- 
le Audinot. Addio. 

La Merulla ha un mio testamento. 

L'Ufficio Politico dell'Ispettorato Generale della gnr fuori 
Mazzini ha di mio lire 1300 circa, i miei documenti, le chiavi 
di casa, ecc., che poi potrai richiedere. 

Addio a tutti. Bacioni, tuo Arturo Gatto 

Bologna 19.9. 1944 

«Topolino» mio caro, 

è il tuo papà che ti scrive, il tuo papà che ti ha voluto tanto 
bene anche se qualche volta è stato severo. Non mi vedrai più 
Mary ma non dimenticarmi. Ricordami spesso e con orgoglio. 
E la politica che mi uccide, ma tuo papà non è stato ladro né 
assassino. 

Vogli bene alla mamma, te lo raccomando. Studia e fatti ono- 
re. I miei compagni non ti abbandoneranno. 

10 ti benedico, Mary. Bacia la mia foto e prega per me. Ogni 
sera prima del sonno mandami un bacio. 

11 tuo papà non piange, non piangere neanche tu. 
Ama la mamma e la tua casa. 

Conforta il dolore della mamma e baciala tanto per me. 
Ti abbraccio forte e ti bacio 

tuo papà 



LETTERE 



135 



Gino e Ugo Genre (Gino e Ugo) 

Gino, di anni 20 - nato a Pomaretto (Torino) il 15 dicembre 1924. 

Ugo, di anni 18 - nato a Pomaretto il 7 ottobre 1926. 

Fratelli, operai meccanici al Cotonificio Valle di Susa di Perosa Argentina 
(Torino) -. Partigiani della V Divisione Alpina gl «Sergio Toja» operante 
nelle valli Germanasca e Chisone, indi in Val Pellice - Gino quale coman- 
dante di Squadra e Ugo quale caponucleo nella medesima Squadra -. Cattu- 
rati da reparto tedesco, durante una sosta, il 26 gennaio 1945, con tutti i com- 
pagni di squadra, a Pianta di Torre Pellice - tradotti nella caserma dei cara- 
binieri di Pinerolo - consegnati al locale Comando delle Brigate Nere rifiutano 
l'offerta di grazia per uno dei due che verrebbe deportato in Germania, do- 
ve già si trova deportato un altro fratello, e chiedono di avere sorte comu- 
ne -. Fucilati alle ore 17 del 10 marzo 1945, a Ponte Chisone (Pinerolo), da 
plotone tedesco e di militi delle Brigate Nere di Pinerolo, con Raffaele Gial- 
lorenzo, Mario Lossani, Luigi Ernesto Monnet, Luigi Palombini e Francesco 
Salvioli. 

Cari genitori, 

ricevete questa nostra ultima lettera prima di morire, ma 
non abbattetevi tanto perché, cosa volete, è il nostro destino, 
e da questo non si scappa. Moriremo con la testa alta. Cara 
mamma, cerca di farti forza perché hai ancora due figlie in 
terra da allevare e da istruire nella giusta via e abbiamo anco- 
ra un fratello che spero ritornerà e allora saprete che cosa dir- 
gli di noi. 

Saluta tutti i parenti, Guerrino e famiglia, la mia madrina e 
zio, zio e cugini, pensate al mio figlioccio cui tanto voglio bene 
e ricordategli di me sempre. 

Salutate Laura e ditele che pensi qualche volta a me. 

Salutate Elsa e tutta la famiglia. 

Cara Mamma, seguiremo tutti il nostro capo e amici che già 
sono in cielo. Cara Mamma, fatti coraggio e anche tu, nonna, 
papà, ciao. Addio sorelle, pensate alla Bruna e Rita. 

Salutate il nostro Pastore e che faccia delle preghiere per noi 
che sempre siamo stati fedeli. 

Salutate il signor Klaus, il Direttore, Bocca, Fra e tutti. 

Mamma ti scrivo due o tre righe che farai mettere all'Of- 
ficina: 



136 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

«Cari Direttore, compagni e amici, ricevete questo nostro 
ultimo saluto. Abbiamo sempre pensato alle belle ore che ab- 
biamo passato assieme. Addio». 

Gino, Ugo e compagni 

Se viene Nerina, salutatela da parte mia. Salutate zia Leti- 
zia, Bin e piccolo. Un grande saluto a tutti i Pomarini. Ciao, 
mamma, fatevi coraggio. Vi mando queste mie fotografie, non 
avrei voluto abbandonare le foto di Aldo, ma è meglio che le 
teniate voi. Addio, e non dite niente a Aldo. Addio, addio in 
cielo, pregate per noi. 

Gino 



Cari Genitori, 

anche io vi mando i miei ultimi saluti. Il Destino ha voluto 
troncarci la vita anche cosi giovani, ma non fa niente, andiamo 
davanti alla morte con forza e coraggio. 

Cari Mamma e Papà vi raccomando di farvi forza come fac- 
ciamo noi. Baciate Rita e Bruna e Nino e Livia e Evelina, Lu- 
ciana e il piccolo Franco e un forte abbraccio e baci a Guerri- 
no e Jolanda. 

Ora termino ringraziandovi per quello che avete fatto per noi. 
Cara mamma, papà, Nonna, Vi baciano i vostri figli che vi 
amano sempre. Ciao, ciao, baci. 

Ugo 



LETTERE 



137 



Errico Giachino (Erich) 

Di anni 28 - studente - nato a Torino il 10 marzo 1916 -. Laureando alla fa- 
coltà di economia e commercio di Torino, sottotenente del 15" Reggimento 
Autieri - all'8 settembre 1943 raggiunge le montagne piemontesi dove con 
elementi dell'esercito in disfacimento organizza prime formazioni armate - è 
designato a far parte del 1" Comitato Militare Regionale Piemontese quale 
rappresentante delle Brigate Matteotti - a lui viene anche affidato il compi- 
to di organizzare le prime squadre sap -. Arrestato il 31 marzo 1944 da ele- 
menti della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa 
ad una riunione del cmrp nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Pro- 
cessato nei giorni 2-3 aprile 1944 insieme a tutti i membri del cmrp, dal Tri- 
bunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poli- 
gono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Franco Balbis ed altri sei membri del cmrp -. Medaglia d'Oro e Medaglia 
d'Argento al Valor Militare. 

Cari papà e mamma, 

per la prima cosa perdonatemi del dolore che vi arreco ma 
non dovete disperarvi, in un mondo migliore ci troveremo 
senz'altro senza più tutte queste infelicità che ci opprimono. 

Non ho la mente ferma stassera per scrivervi, ma il coraggio 
non mi manca e non deve, non deve mancare a voi. Sarò sem- 
pre presente fra voi e vi dovete figurare solo che io sia partito 
per un lungo viaggio dal quale un giorno ritornerò. 

Ho detto alla mia fidanzata, ormai quasi lo era, che venisse 
trovarvi, potrete nel caso andare presso di lei. Vogliatele bene 
come ad una figlia spero che lei capisca e vi porti un pochino di 
quell'affetto che ebbi io. Vi ricordo e vi penso sempre, il mio 
ultimo pensiero sarà per voi che ho amato tanto anche se non 
l'ho sempre dato a vedere. 

Mi dispiace di non aver potuto coronare il mio sogno, una 
vita dolce con voi, con lei, con qualche figlio che avrebbe allie- 
tato la vostra vita ma purtroppo non è stato così. Ho avuto tan- 
to dolore nel vedervi oggi al tribunale, tanto dolore per il di- 
spiacere che vi reco perché capisco che tu mamma vivrai come 
non so come, ma devi farti forza, ti ripeto. 

Cerca, questo è uno dei miei desideri, di portare affetto per 
quella ragazza, ed io spero che avrai conforto con lei, è senza 
padre. 



138 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Ho ancora un desiderio da esprimere: rimetti il mio piano- 
forte in camera mia e sopra mettici sempre il mio ritratto ed un 
fascio di rose. 

Ore 14 - Si avvicina la mia ora, ma un solo pensiero mi do- 
mina: voi. So quanto vi mancherà ora il mio affetto, ma vi ri- 
peto non preoccupatevi; dall'alto vi guarderò sempre e vi se- 
guirò. 

Ore 1,45 - Il tempo corre verso l'attimo fatale, pensate tan- 
to a me: mi raccomando ancora cercate l'affetto di quella ra- 
gazza, è tanto buona e credo che saprà comprendervi e volervi 
bene; mi farete tanto piacere. 

L'ho detto anche al reverendo che mi raccomando tanto. 

Addio mamma e papà 

Erich 



Cara Teresa, 

ti scrivo in questo ultimo momento della mia vita, in questo 
attimo supremo in cui tutto appare in una luce diversa, perché 
voglio e devo confidarti i miei ultimi pensieri, i pensieri di un 
morituro ai quali devi anche credere. 

Mi devi scusare se non ho potuto dedicare a te negli ultimi 
tempi tutto il tempo che avrei voluto, ma tu sai il compito al 
quale mi ero dedicato per un fine superiore e per il bene della 
nostra Patria, fine di cui non mi pento anche se in questi gior- 
ni ed in questo periodo sono condannato a morte. 

Non ti ho scritto prima per evitare un dolore e perché non 
volevo tu sapessi quale sia il mio destino ormai: non ho alcun 
rimorso per il mio operato; ho agito per quello che ritenevo e 
ritengo il bene del nostro popolo; ti scrivo invece ora per giu- 
stificare il mio atteggiamento e perché tu mi comprenda meglio. 

Ho sempre pensato a te, tanto, sei stata l'unica donna alla 
quale ho creduto, con la quale ho sognato una dolce vita, che 
avrei desiderato di poter realizzare, ma il caso ed il Signore han 
deciso altrimenti. 

Vorrei solo tu credessi, ed ora devi credere, che ti ho amata 
immensamente, come l'unica persona, con i miei, alla quale fer- 
mamente credevo, vorrei che tu credessi che sempre, anche nei 
momenti più angosciosi ti ho pensato, ed il mio affetto non è 
mai venuto meno. 



LETTERE 



139 



Ricordami, Tesi, ricordami sempre, è questo il mio ultimo 
desiderio, non ti posso né ti voglio chiedere di più: bramerei 
che ti recassi dalla mia mamma per consolarla e conoscerla. Ti 
prego anche di questo: fallo per l'amore che hai portato per me: 
rammenta con lei i dolci momenti vissuti insieme, sii per lei un 
pochino la figlia. Ancora tanti baci, non ho più la fermezza di 
continuare. Addio, Tesi, mia fino alla morte. 

Erich 



140 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Raffaele Giallorenzo 

Di anni 24 - calzolaio - nato ad Auletta (Salerno) il 18 gennaio 1921 -. Sol- 
dato del Reggimento «Nizza Cavalleria», dopo I'8 settembre 1943 combatte 
nei primi gruppi partigiani nella zona di Torre Pellice (Pinerolo) - si unisce 
poi alla V Divisione Alpina gl «Sergio Toja» operante nelle valli Germana- 
sca e Chisone, indi in Val Pellice -. Catturato il 3 gennaio 1945, a Torre Pel- 
lice, da militi delle Brigate Nere - tradotto nella caserma dei carabinieri di 
Pinerolo (Torino) -. Fucilato alle ore 17 del 10 marzo 1945 a Ponte Chisone 
(Pinerolo) da plotone tedesco e di militi delle Brigate Nere di Pinerolo, con i 
fratelli Gerire ed altri quattro partigiani. 

Carcere di Pinerolo, 5 marzo 1945 

Cara Emilia, 

rivolgo a te l'ultimo mio pensiero; questa sera mi è stata let- 
ta la sentenza di morte, mi sono reso conto di tutto ciò, ma il 
mio cuore è rassegnato e rivolto a Dio che è mio conforto. Emi- 
lia, la morte ci divide, solo voglio pregarti che un giorno farai 
sapere alla mia famiglia la mia morte e dove. 

Emilia, voglio che tu e i tuoi non piangiate, che invece vi ras- 
segnate e vi diate coraggio a sperare che un giorno ci vediamo 
in Cielo. Ti lascio, salutando tutti quelli della Torre Pellice, ba- 
ciando strettamente i tuoi e forti abbracci e baci a te, tuo aff .mo 

Raffaele 

Ricevi l'ultimo saluto da Ernesto. 



Carcere di Pinerolo, 6 marzo 1945 

Cara Emilia, 

è venuta l'alba di stamane. Ho passato la notte con l'anima 
rivolta al buon Gesù. Siamo qui col Prete, e poi la morte. Il mio 
morale è alto e rassegnato. Emilia, perdonami le piccole cose 
nei tuoi riguardi. Datti coraggio. Il mio destino era questo. Id- 
dio mi vuole con sé. Mi saluterai il signor Merletto e famiglia, 
la signorina Rosina e madre. Tanti baci ai tuoi. Ti lascio con 
tanti baci, tuo aff.mo 

Raffaele 



LETTERE 



141 



Carcere di Pinerolo, 8 marzo 1945 

Cara Emilia, 

da lunedi sera ho atteso la mia sentenza di morte e fino ad 
oggi ancora nulla. Siamo in attesa, il morale rassegnato ed alto. 
Il mio pensiero è rivolto alla mia famiglia, a te, nel conforto di 
Dio. Datti coraggio e prega per me. Ti lascio per vederti un gior- 
no in Cielo. 

Raffaele 



Carcere di Pinerolo, 9 marzo 1945 

Cara Emilia, 

è passata la notte con l'aiuto di Dio e siamo nelle prime ore 
del pomeriggio e non si sa ancora. Sono col palpito nel cuore, 
rivolto il mio cuore al buon Gesù. Baci cari per quest'altra vol- 
ta (l'ultima) ed addio. 

Raffaele 



142 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Eusebio Giambone (Franco) 

Di anni 40 - linotipista - nato a Camagna Monferrato (Asti) il 1" maggio 
1903 -. Militante comunista, non ancora ventenne è accanto a Gramsci e Pa- 
rodi nelle vicende dell'occupazione delle fabbriche - nel 1923 è costretto ad 
esiliare in Francia - all'occupazione tedesca della Francia entra nel movimento 
clandestino e vi svolge azione particolarmente intensa fra i suoi connaziona- 
li - nel 1942 è arrestato dalla polizia del governo di Vichy e internato nel cam- 
po di concentramento di Vemay - espulso dalla Francia dopo il 25 luglio 1943 
rientra a Torino - all'indomani dell'8 settembre 1943 si unisce al movimen- 
to clandestino torinese - è designato a far parte del 1" Comitato Militare Re- 
gionale Piemontese quale rappresentante del Partito Comunista Italiano, col 
particolare incarico di organizzare squadre operaie torinesi per la difesa del- 
la città -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci 
Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del cmrp nella sa- 
crestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile insieme 
ai membri del cmrp, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fu- 
cilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plo- 
tone di militi della gnr, con Franco Balbis ed altri sei membri del cmrp -. Me- 
daglia d'Oro e Medaglia d'Argento al Valor Militare. 



Torino, Carcere Giudiziario 
Lunedi, 3 aprile, ore 22 

Cara adorata Luisetta, 

le cose che vorrei dirti sono tante che non so dove comin- 
ciare, nella mia testa vi è una ridda di pensieri che potrei espri- 
merti bene solo a voce, pur essendo calmo, cercherò di coordi- 
nare per esprimerti esattamente tutto ciò che penso e il mio ve- 
ro stato d'animo in questo momento. 

Sono calmo, estremamente calmo, non avrei mai creduto che 
si potesse guardare la morte con tanta calma, non indifferenza, 
che anzi mi dispiace molto morire, ma ripeto sono tranquillo. 

Io che non sono credente, io che non credo alla vita dell'ai 
di là, mi dispiace morire ma non ho paura di morire: non ho 
paura della morte, sono forse per questo un Eroe ? Niente af- 
fatto, sono tranquillo e calmo per una semplice ragione che tu 
comprendi, sono tranquillo perché ho la coscienza pulita, ciò è 
piuttosto banale, perché la coscienza pulita l'ha anche colui che 
non ha fatto del male, ma io non solo non ho fatto del male, ma 
durante tutta la mia vita breve ho la coscienza di aver fatto del 



LETTERE 



143 



bene non solo nella forma ristretta di aiutare il prossimo, ma 
dando tutto me stesso, tutte le mie forze, benché modeste, lot- 
tando senza tregua per la Grande e Santa Causa della libera- 
zione dell'Umanità oppressa. 

Fra poche ore io certamente non sarò più, ma sta pur certa 
che sarò calmo e tranquillo di fronte al plotone di esecuzione 
come lo sono attualmente, come lo fui durante quei due giorni 
di simulacro di processo, come lo fui alla lettura della senten- 
za, perché sapevo già all'inizio di questo simulacro di processo 
che la conclusione sarebbe stata la condanna a morte. 

Sono così tranquilli coloro che ci hanno condannati ? Certa- 
mente no ! Essi credono con le nostre condanne di arrestare il 
corso della storia; si sbagliano ! Nulla arresterà il trionfo del no- 
stro Ideale, essi pensano forse di arrestare la schiera di innu- 
merevoli combattenti della Libertà con il terrore? Essi si sba- 
gliano! Ma non credo che essi si facciano queste illusioni: essi 
sanno certamente di non poter arrestare il corso normale degli 
avvenimenti, ma agiscono con il terrore per prolungare il più 
possibile il momento della resa dei conti. 

Ad ogni modo siamo una famiglia predestinata a dare tutto 
per la causa: io oggi, come prima Vitale sul campo di battaglia. 

E venuto in questo momento il sacerdote col quale ho di- 
scusso a lungo: è afflitto perché non ho voluto confessarmi, poi- 
ché non sono un credente sarebbe stata da parte mia una in- 
correttezza il confessarmi, ma mi pare tanto un bravo uomo che 
gli ho chiesto di venir a trovarti perché ti confermasse a voce 
come veramente mi ha visto tranquillo. 

Forse ti appaio un po' egoista quando ti parlo solo della mia 
calma, della mia serenità, del mio Ideale, per il quale sto per da- 
re la vita, ma tu lo sai che ciò non è, tu sai, mia adorata Luisa, 
che col mio Ideale si confonde l'amore per te e Gisella con l'a- 
more per l'Umanità intera, e se, come ti ho detto, mi dispiace 
morire è perché non potrò più godere del vostro affetto, è per- 
ché mi addoloro del vostro dolore. 

In questo momento rivedo come se li vivessi i ventun anni 
del nostro grande amore, amore che si è confuso e rinnovato 
nei nostri figli: non vedo una differenza o una mancanza di con- 
tinuità fra il nostro ardente amore giovanile ed il calmo amore 
della nostra maturità che si esprime con la passione che tutti e 
due abbiamo riservato alla nostra Gisella. 



144 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Rivedo e rivivo questi venturi anni e mi sento tranquillo per- 
ché sono convinto di essere sempre stato un cuore amante, uno 
sposo ed un padre perfetto. Se si può parlare della perfezione. 

Avrei voluto vedervi anche un solo istante, stringervi nelle 
mie braccia, perché poteste attingere coraggio dalla mia perfetta 
tranquillità. 

Non fu possibile ma sono certo che tu sarai forte e corag- 
giosa e che saprai evitare che questa sciagura possa troppo scuo- 
tere la nostra Gisella che è tanto suscettibile e sensibile infon- 
dendo a lei il tuo coraggio. 

Ora ti faccio alcune raccomandazioni al fine che tu possa af- 
frontare anche materialmente l'immediato avvenire. 

Ricordati che dei pochi soldi che ci restavano solo sei mila 
lire erano del cugino [il Partito Comunista - N. d. R.] le altre che 
restavano erano nostre: ma pure le sei mila del cugino puoi con- 
siderarle come tue e servirtene dato che lui non mi considera- 
va più suo debitore ed anche era disposto ad aiutarmi ancora 
nel caso mi fossi trovato nelle ristrettezze, se per caso nel cor- 
so della perquisizione avessero sequestrato questi pochi soldi 
non indugiarti a chiedere che ti siano restituiti, inoltre, al mo- 
mento del mio arresto avevo in tasca, come lo sai, 3064 lire che 
sono state depositate qui al Carcere e che verrai a ritirare con 
i miei oggetti personali: orologio, penna, ecc. 

Per l'avvenire più lontano riuscirai a sistemarti con l'aiuto 
del cugino; inoltre un amico che fino a ieri era per me uno sco- 
nosciuto, ma che questi due giorni ci hanno affratellati, e che 
ha avuto la fortuna di essere riconosciuto innocente, mi ha pro- 
messo che si sarebbe occupato anche di aiutarvi per far conti- 
nuare gli studi a Gisella. 

Tu devi essere coraggiosa perché resti sola con la responsabi- 
lità dell'avvenire di Gisella, perciò sii forte, alto il cuore e il mo- 
rale per conservare la salute fisica ed assolvere la tua missione. 

Appena sarai calma, e lo devi essere rapidamente, vai a fare 
un piccolo viaggio a Camagna, Occimiano, S. Martino per di- 
strarre Gisella e fargli conoscere i cugini suoi, non solo, ma an- 
che perché tutte e due possiate trovare energie fisiche, certa- 
mente scosse in questo momento, con un nutrimento più con- 
sistente. 

Quando la situazione lo permetterà, andrete certamente a 
raggiungere i genitori: ma non precipitare nulla e non compro- 



LETTERE 



M5 



mettere l'avvenire di Gisella se è possibile farle continuare gli 
studi. 

Termino, non che abbia più nulla da dirti, ma potrei conti- 
nuare per ore a parlarti del mio amore per voi, credo che non 
sia necessario. 

Non scrivo a Pietro perché dopo che avrò scritto a Gisella 
non mi resterà che poco tempo per riposarmi: di loro che li ri- 
cordo con affetto come Nanda, Luigina, Pierina e Rina; ab- 
bracciali tutti per me e di' loro di parlare a Elsa e Franco del lo- 
ro zio Eusebio. Saluta tutti gli amici, giovani e anziani: i tuoi 
genitori, quando potrai rivederli di' loro che io li ho sempre con- 
siderati e affezionati come i miei. 

Sii forte per te, per Gisella, sono certo che lo sarai, come so- 
no certo che vedrete il mondo migliore per il quale ho dato tut- 
ta la mia modesta vita e sono contento di averla data. 

Coraggio, vi amo quanto può amare uno sposo ed un padre. 

Vi stringo in un abbraccio ininterrotto per tutte le ore che 
mi restano a vivere. 

Eusebio 

Cara Gisella, 

quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più. Il tuo 
papà che ti ha tanto amata malgrado i suoi bruschi modi e la sua 
grossa voce che in verità non ti ha mai spaventata. Il tuo papà 
è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di 
Eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfet- 
tamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgo- 
gliosa di tuo padre e lo amerai ancora di più, se lo puoi, perché 
so già che lo ami molto. 

Non piangere, cara Gisellina, asciuga i tuoi occhi, tesoro mio, 
consola tua mamma da vera donnina che sei. 

Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale di es- 
sere vissuta quando si ha un ideale quando si vive onestamen- 
te, quando si ha l'ambizione di essere non solo utili a se stessi 
ma a tutta l'Umanità. 

Tuo padre ti ha sempre insegnato a fare bene e fino ad ora 
sei stata una brava donnina, devi essere maggiormente brava 
oggi per aiutare tua mamma ed essere coraggiosa, dovrai esse- 
re brava domani per seguire le ultime raccomandazioni di papà. 



146 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Studia di buona lena come hai fatto finora per crearti un av- 
venire. 

Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle racco- 
mandazioni di tuo papà e soprattutto dell'esempio di tua mam- 
ma. Studia non solo per il tuo avvenire ma per essere anche più 
utile nella società, se un giorno i mezzi non permetteranno di 
continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si 
può studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur 
lavorando. 

Mentre ti scrivo ti vedo solo nell'aspetto migliore, non vedo 
i tuoi difetti ma solo le tue qualità perché ti amo tanto: ma non 
ingannarti perché anche tu hai i tuoi difetti come tutte le bam- 
bine (ed anche i grandi), ma saprai fare in modo di divenire sem- 
pre migliore, ed è questo il modo migliore di onorare la memo- 
ria del tuo papà. 

Tu sei giovane, devi vivere e crescere e se è bene che pensi 
sovente al tuo papà, devi pensarci senza lasciarti sopraffare dal 
dolore, sei piccola, devi svagarti e divertirti come lo vuole la tua 
età e non solo piangere. 

Devi far coraggio alla mamma, curarla e scuoterla se è de- 
moralizzata. Sii brava; sempre; ama sempre la mamma che lo 
merita tanto. 

Il tuo papà che ti ha amata immensamente ti abbraccia ed il 
suo pensiero sarà fino alla fine per te e mamma. 

Il tuo papà 



LETTERE 



147 



Roberto Giardino (Floc) 

Di anni 22 - meccanico - nato a Milano il 22 febbraio 1922 -. Partigiano nel- 
la Squadra «Stella Rossa» della Brigata del Fronte della Gioventù, operante 
in Milano -. Arrestato il 7 dicembre 1944 in Viale Umbria a Milano, da ele- 
menti della Legione Autonoma «Ettore Muti» -. Processato il 12 gennaio 
1945 per appartenenza a bande armate -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al cam- 
po sportivo Giurati di Milano, con Sergio Bazzoni, Renzo Botta, Arturo Ca- 
pecchi, Attilio Folli, Roberto Ricotti, Giuseppe Rossato, Luciano Rossi e 
Gian Carlo Serrani. 



Milano, 14. 1. 1945 

Carissimi genitori, 

vi scrivo queste poche righe fatevi coraggio come me ne fac- 
cio io in questo momento pensate a Renzo che presto ritornerà. 
Salutatemi tutti la zia lo zio, Renzo e Giulietta mando a voi i 
miei più caldi abbracci ciao mamma ciao papà. 

Sempre vostro figlio che vi ha voluto sempre bene. 



Roberto Giardino 



148 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Alfonso Gindro (Mirk) 

Di anni 22 - meccanico - nato a Torino il 14 giugno 1923 -. Partigiano nel- 
la formazione gap «Dante di Nanni» -. Arrestato il 19 gennaio 1945, in una 
casa di Torino, da elementi dell'upi -. Fucilato l'n febbraio 1945, al Poli- 
gono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Giovanni Canepa, Rubens Fattorelli, Nello Meneghini e Lorenzo Viale. 

Torino, 11. 2. 1945 

Mamma adorata, 

sono 21 giorni che sono detenuto in carcere, finalmente si 
sono decisi a fare il processo. Durò otto ore. Durante l'istrut- 
toria avevo in me una calma straordinaria, al fine di tutto ven- 
ne letta la condanna, non vorrei dirtelo, ma verresti a saperlo 
ugualmente pel fatto che verrà pubblicato sui giornali. Mamma 
adorata, purtroppo la sentenza è risultata in nostro sfavore, sia- 
mo stati condannati alla fucilazione. Mamma adorata, non pian- 
gere per il mio triste destino, forse era così segnato. Sii forte, 
cosi come fui io e come lo sono tuttora e nulla varrebbe rim- 
piangere. 

Mamma adorata sii fiera di tuo figlio che diede la vita per un 
giusto ideale e per una santa causa che si sta combattendo e che 
presto splenderà alla luce di una grande vittoria. Non posso rim- 
piangere la mia esistenza così fulmineamente troncata per il vo- 
lere di gente che non è sazia dei loro nefandi delitti. Penso a te 
mamma adorata, penso al tuo straziante dolore, ma sii forte e 
coraggiosa avanti a tutto. 

Mamma adorata ti chiedo perdono se a volte ti ho dati di- 
spiaceri, ma la mia giovane età non poteva ancora ragionare, 
cercavo in questa mia vita di fare tutto per un popolo, e infine 
per te stessa cosicché almeno potevi passare questi anni della 
tua vecchiaia in una pace serena dopo tutti i dispiaceri passati, 
ma vedi come è il destino ! 

Non mi è stato possibile raggiungere ciò che desideravo. 

Ti chiedo perdono se non ho ascoltato i tuoi saggi consigli, 
ma la mia mente turbinava in un vortice di idee. Mamma per- 
donami, forse a quest'ora potrei essere al tuo fianco a renderti 
meno dolorosa la vita del tuo calvario. Mai come in questo mo- 



LETTERE 



149 



mento il mio pensiero è a te vicino. Mamma adorata queste so- 
no le ultime mie parole, sii forte, sii forte. 

Ricevi un forte abbraccio e tanti baci da chi sempre ti pen- 
sa e non cesserà di pensarti. Addio, tuo figlio 

Alfonso 

Mamma adorata, 

come già tu sapevi che noi dobbiamo essere fucilati, pur- 
troppo il destino è stato avverso. Mamma adorata sii forte e fat- 
ti coraggio. 

Non rimpiango la mia giovane esistenza cosi troncata im- 
provvisamente. Penso a te mamma carissima, penso al tuo stra- 
zio, come ti dico sii forte, e non piangere la mia morte, cosi co- 
me sono forte io, benché sappia quel che mi aspetta. Sii forte, 
ricevi l'ultimo abbraccio da tuo figlio 

Alfonso 



150 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Leone Ginzburg 

Di anni 34 - docente universitario - nato a Odessa (Russia) il 4 aprile 1909 -. 
Venuto in Italia fin dalla primissima infanzia - studia a Viareggio e a Tori- 
no - è fra i fondatori della Casa editrice Einaudi e docente di letteratura rus- 
sa all'Università di Torino - nel 1933 esonerato dall'incarico per essersi ri- 
fiutato di prestare giuramento al Partito Nazionale Fascista - nel marzo 1934 
arrestato e nel settembre condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa del- 
lo Stato in Roma a quattro anni di carcere per appartenenza al movimento 
«Giustizia e Libertà» - nel 1940 assegnato al confino in Abruzzo - dopo il 
25 luglio 1943 organizzatore del movimento gl - dopo 1*8 settembre 1943 di- 
rettore del foglio del Partito d'Azione «Italia Libera» di cui cura la stampa 
nella tipografia clandestina di Via Basento n. 55 in Roma -. Arrestato il 19 
novembre 1943 nella tipografia clandestina, ad opera della polizia fasci- 
sta - riconosciuta la sua identità è denunciato ai tedeschi e trasferito nel brac- 
cio tedesco delle carceri Regina Coeli a Roma - percosso e ridotto in fin di 
vita, muore a Regina Coeli di Roma il 5 febbraio 1944. 

Natalia cara, amore mio, 

ogni volta spero che non sia l'ultima lettera che ti scrivo, pri- 
ma della partenza o in genere; e cosi è anche oggi. Continua in 
me, dopo quasi una intera giornata trascorsa, il lieto eccita- 
mento suscitatomi dalle tue notizie e dalla prova tangibile che 
mi vuoi così bene. Questo eccitamento non ha potuto essere 
cancellato neppure dall'inopinato incontro che abbiamo fatto 
oggi. Gli auspici, dunque, non sono lieti; ma pazienza. Co- 
munque, se mi facessero partire non venirmi dietro in nessun 
caso. Sei molto più necessaria ai bambini, e soprattutto alla pic- 
cola. 

E io non avrei un'ora di pace se ti sapessi esposta chissà per 
quanto tempo a dei pericoli, che dovrebbero presto cessare per 
te, e non accrescersi a dismisura. So di quale conforto mi privo 
a questo modo; ma sarebbe un conforto avvelenato dal timore 
per te e dal rimorso verso i bambini. Del resto, bisogna conti- 
nuare a sperare che finiremo col rivederci, e tante emozioni si 
comporranno e si smorzeranno nel ricordo, formando di sé un 
tutto diventato sopportabile e coerente. Ma parliamo d'altro. 
Una delle cose che più mi addolora è la facilità con cui le per- 
sone intorno a me (e qualche volta io stesso), perdono il gusto 
dei problemi generali dinanzi al pericolo personale. Cercherò 



LETTERE 



di conseguenza, di non parlarti di me, ma di te. La mia aspira- 
zione è che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esi- 
stenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri. Questi consi- 
gli ti parranno facili e irritanti; invece sono il miglior frutto del- 
la mia tenerezza e del mio senso di responsabilità. Attraverso 
la creazione artistica ti libererai delle troppe lacrime che ti fan- 
no groppo dentro; attraverso l'attività sociale, qualunque essa 
sia, rimarrai vicina al mondo delle altre persone, per il quale io 
ti ero cosi spesso l'unico ponte di passaggio. A ogni modo, ave- 
re i bambini significherà per te avere una grande riserva di for- 
za a tua disposizione. Vorrei che anche Andrea si ricordasse di 
me, se non dovesse più rivedermi. Io li penso di continuo, ma 
cerco di non attardarmi mai sul pensiero di loro, per non in- 
fiacchirmi nella malinconia. Il pensiero di te invece non lo scac- 
cio, e ha quasi sempre un effetto corroborante su di me. Rive- 
dere facce amiche, in questi giorni, mi ha grandemente eccita- 
to in principio, come puoi immaginare. Adesso l'esistenza si 
viene di nuovo normalizzando, in attesa che muti più radical- 
mente. Devo smettere, perché mi sono messo a scrivere troppo 
tardi fidando nella luce della mia lampadina, la quale invece sta- 
sera è particolarmente fioca, oltre ad essere altissima. Ti conti- 
nuerò a scrivere alla cieca, senza la speranza di rileggere. Con 
tutto il Tommaseo che ho tra le mani, sorge spontaneo il raf- 
fronto con la pagina di diario di lui che diventa cieco. Io, per 
fortuna, sono cieco solo fino a domattina. Ciao, amore mio, te- 
nerezza mia. Fra pochi giorni sarà il sesto anniversario del no- 
stro matrimonio. Come e dove mi troverò quel giorno? Di che 
umore sarai tu allora ? Ho ripènsato, in questi ultimi tempi, al- 
la nostra vita comune. L'unico nostro nemico (ho concluso) era 
la mia paura. Le volte che io, per qualche ragione, ero assalito 
dalla paura, concentravo talmente tutte le mie facoltà a vincer- 
la e a non venir meno al mio dovere, che non rimaneva nes- 
sun'altra forma di vitalità in me. Non è cosi? Se e quando ci ri- 
troveremo, io sarò liberato dalla paura, e neppure queste zone 
opache esisteranno più nella nostra vita comune. Come ti vo- 
glio bene, cara. Se ti perdessi, morirei volentieri. (Anche que- 
sta è una conclusione alla quale sono giunto negli ultimi tempi). 

Ma non voglio perderti, e non voglio che tu ti perda nem- 
meno se, per qualche caso, mi perderò io. Saluta e ringrazia tut- 
ti coloro che sono buoni e affettuosi con te: debbono essere mol- 



152 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

ti. Chiedi scusa a tua madre, e in genere ai tuoi, di tutto il fa- 
stidio che arreca questa nostra troppo numerosa famiglia. Ba- 
cia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di es- 
sere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio. Ti amo con tutte 
le fibre dell'essere mio. Non ti preoccupare troppo per me. Im- 
magina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, so- 
prattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza tor- 
neranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è ve- 
ro, Natalia? Ti bacio ancora e ancora e ancora. Sii coraggiosa. 



Leone 



LETTERE 



153 



Dante Gnetti (Folgore) 

Di anni 21 - meccanico - nato a La Spezia il 14 settembre 1923 -. Partigia- 
no nella formazione gl operante in zona La Spezia, prende parte a numero- 
se azioni ed in particolare a quelle del gennaio 1945 conseguenti al grande ra- 
strellamento nei dintorni di Calice al Cornoviglio -. Catturato il 28 febbraio 
1945, mentre si reca ad una riunione nella zona di San Benedetto (La Spe- 
zia), ad opera di soldati tedeschi e della Divisione «Monterosa» -. Processa- 
to il 10 aprile 1945 dal Tribunale Speciale delle Brigate Nere, nella caserma 
del 21" Reggimento Fanteria di La Spezia -. Fucilato l'u aprile 1945 a Pon- 
te Graveglia di San Benedetto (La Spezia), con Aldo Benvenuto ed altri tre 
partigiani. 



II.4.1945 

Miei cari, 

in queste poche ore che mi separano ancora dalla morte il 
mio pensiero è rivolto a voi. Ora più che mai sento la vostra 
mancanza. 

In questo momento vorrei avervi vicino per darvi ancora un 
ultimo bacio, ma anche questo non lo posso. Ad ogni modo ba- 
cio questo foglio, è come se fosse voi stessi. 

Miei cari, perdonatemi del dolore che vi do e non piangete 
troppo, il Signore ha voluto cosi e cosi sia. Vi guarderò dal cie- 
lo e cercherò di aiutarvi in tutto essendovi sempre vicino in ap- 
parenza. 

Cara mamma, caro babbo, cara Anna e cara Jole, io vi lascio 
per sempre, voi sorelle vogliatevi bene, vogliate bene ai nostri 
cari e cercate di non fare sentire la mia mancanza. 

A voi Anna e Jole, auguro un avvenire e tante felicità, ed a 
voi miei cari, specie a te mamma, non prendetevela troppo, che 
io dopo una buona Comunione muoio sereno col vostro nome 
sulle labbra. 

Vi aspetto in cielo dove un giorno ci uniremo tutti. 
Addio 

Dante 



154 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Balilla Grillotti (Daniele) 

Di anni 42 - elettromeccanico - nato a Montignoso (Massa Carrara) il 10 mar- 
zo 1902 -. Figlio del vice-sindaco socialista di Montignoso, deceduto nel 1922 
in seguito alle percosse di squadre fasciste - incarcerato egli stesso in quel- 
l'anno per attività antifascista - rilasciato, si trasferisce a Genova, dove di- 
venta uno dei capi del movimento operaio clandestino della Valpolcevera -. 
Dopo l'8 settembre 1943 è responsabile di zona del Partito Comunista Ita- 
liano per la Valpolcevera, quindi vice-comandante dei gap genovesi a fianco 
di G. Jori, G. Buranello e W. Fillak e, dopo l'uccisione di Jori ai primi di lu- 
glio del 1944, comandante dei gap - partecipa fra l'altro all'uccisione del ge- 
nerale fascista Parodi, alla distruzione del ponte della camionale Serraval- 
le-Genova sul fiume Secca, del ponte ferroviario sul Polcevera e dei depositi 
della Società Petrolea a Fegino -. Recatosi la notte del 19 luglio 1944, dopo 
tre mesi di assenza, a trovare la famiglia, in seguito a delazione la sua casa 
viene circondata dalla Squadra Politica ed egli viene catturato - tradotto al- 
la Questura di Genova, poi alle carceri Marassi e alla Casa dello Studente - 
torturato -. Processato fra le ore 3 e le ore 4 del 29 luglio 1944, dal Tribu- 
nale Straordinario fascista di Genova, nella sede della Questura -. Fucilato 
da plotone delle Brigate Nere al Forte San Giuliano (Genova) , alle ore 5 del- 
lo stesso 29 luglio 1944, con Mario Cassurino e altri tre partigiani -. Meda- 
glia d'Argento al Valor Militare. 

29 luglio 

Carissimi, 

negli ultimi momenti della mia vita il pensiero è tutto per 
voi. Muoio contento non dubitate che venga minimamente me- 
no a quanto ho creduto. Vi dico solo che vi ho amato tanto. Tu 
Giulia cara cerca di essere la buona mamma come sei sempre 
stata per me la buona sposa. Tu Walter cresci buono e ordina- 
to e consola la mamma di questo dolore. Vorrei dilungarmi ma 
a che servirebbe ? Forse a farvi piangere. Giulia se tu ti trovas- 
si in difficoltà non esitare a vendere tutto quello che potrebbe 
aiutarti anche la moto o qualche altro oggetto che mi era caro. 
Perdono a tutti se ho ricevuto del male, e vorrei esser perdo- 
nato. Saluta tutti gli amici e conoscenti. Baci i nepoti miei e 
tuoi. Saluta i fratelli e sorella mia e tue. Bacia Walter e tienlo 
con te, cerca di non avvilirti tanto poiché il bambino ha biso- 
gno ancora di aiuto. Credo che non sarai abbandonata e che 
avrai tanta forza da superare questa prova suprema. 



LETTERE 155 

Sappi che ti ho amata tanto tanto e muoio contento con la 
visione tua e di Walter davanti. 

Baci baci baci addio Balilla 



P.S. Accludo L. 137. 



156 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Romolo Iacopini 

Di anni 45 - operaio specializzato alla Scalerà Film di Roma - nato a Roma 
il 9 febbraio 1898 - combattente nella prima guerra mondiale, in cui viene 
ferito -. Comunista, dopo l'occupazione di Roma da parte tedesca organiz- 
za, insieme a esponenti socialisti e comunisti, un gruppo di alcune centinaia 
di partigiani dislocati nelle località romane Valle dell'Inferno e Macchia di 
Monte Mario - nasconde e vettovaglia prigionieri inglesi - compie colpi di 
mano su convogli tedeschi - diffonde stampa clandestina -. Arrestato il 6 di- 
cembre 1943, al cinema Principe di Roma, da elementi delle ss guidati da un 
delatore - tradotto nelle carceri di Via Tasso - più volte sottoposto a tortu- 
ra - trasferito nelle carceri Regina Coeli -. Processato dal Comando tedesco 
nella sede dell'albergo Flora -. Condotto il 2 febbraio 1944 sugli spalti del 
Forte Bravetta (Roma) - poiché il plotone della pai (Polizia Africa Italiana) 
spara a terra, viene finito con un colpo alla nuca da un ufficiale tedesco, con 
Ettore Arena, Benvenuto Baviale, Walter Branco, Ottavio Ciriu, Enzo Ma- 
latesta, Carlo Merli, Augusto Paroli, Gino Rossi, Guerrino Sbardella e Fili- 
berto Zolito. 



«Regina Coeli», 3 gennaio 1944 

Cara madre, 

prima di oggi non mi è stato possibile scrivere, ma stai tran- 
quilla che tutto va bene. Non ho fatto niente che possa cagio- 
nare reato e la mia coscienza è tranquilla. Credo di aver sem- 
pre amato la Patria e credo di averla intensamente servita. So- 
no stato arrestato il 6 dicembre 1943 in via Cola di Rienzo, 
mentre parlavo con una persona per un appartamento; ma quan- 
to prima mi dovranno lasciare. Le mie idee a carattere sociale 
non credo mi danneggino. Ti ringrazio di quanto state facendo 
per me. Ho ricevuto sempre regolarmente i due pacchi setti- 
manali. Qui non si può scrivere più di una volta al mese, per- 
ciò chiedi un colloquio all'Albergo Flora in via Veneto al Co- 
mando tedesco. Saluti a tutta la mia famiglia 

Romolo 



«Regina Coeli», 16 gennaio 1944 

Cara Madre, 

la mia salute è ottima come spero sia di te. Coraggio vecchia 
mia che tutto passa e fammi sapere che stai bene. Sarei così più 



LETTERE 



*57 



tranquillo e speriamo che Dio ci tiri fuori da questa situazione 
al pili presto possibile per poterci riabbracciare e vivere sempre 
con te come nel passato. Ho pensato spesso in questi giorni alla 
mia vita, a tutta la mia vita. Forse sbaglio, ma sono convinto che 
la mia Patria, la mia vera Patria non mi possa rimproverare nulla. 
La mia vera Patria, quella per cui ho combattuto nell'altra guer- 
ra, quella che ora mi ha spinto ad agire contro la Patria falsifica- 
ta dai fascisti, mi sarà sempre benigna come al figlio prediletto. 

Ne sono convinto di questo, mamma. Se non ne fossi con- 
vinto non sopporterei questi momenti e sarei morto da un pez- 
zo. Lei e tu mi sostenete in questo terribile frangente. Lei e tu, 
le sole cose veramente sacre per me, le sole cose ch'io rimpian- 
go, per cui credo di non aver fatto mai troppo abbastanza. 

Ho bisogno di una giacca e di un paio di calzoni al più pre- 
sto possibile, che mi si sono rotti. Qui si consumano molto i no- 
stri abiti! ... Mandami un pò di pane se ti è possibile. Voglio di- 
viderlo con quei compagni che soffrono le mie stesse pene, ag- 
gravate dalla mancanza di qualsiasi affetto, mentre io ho te in 
una veglia continua. 

Sai quanto ho amato i compagni. Quelli pronti con me ogni 
momento alla difesa di altri sventurati, tutti sognavano di sta- 
re sullo stesso piano senza che l'uno sorpassasse l'altro. Una so- 
cietà così, sarebbe stata, bella, mamma! 

Saluto la famiglia e i parenti. Ti chiedo la Santa benedizio- 
ne e un abbraccio 

tuo figlio Romolo 



Cara adorata madre, 

non avrei mai creduto di darti tanto dolore, ma il destino ha 
voluto cosi, quindi ti chiedo perdono a te come pure ai miei ca- 
ri fratelli, sorelle e amici. 

Mamma cara, tu sola mi comprendi e sostieni questo terri- 
bile momento e non mi resta che dirti addio e farti auguri per 
una vita migliore della mia. 

Auguro pure che la nuova Italia sia più forte, degna e libera 
per le nuove generazioni. Mi sento veramente un italiano, con- 
tento di andare alla morte invocando la tua benedizione. 

Ti bacio e vi bacio tutti 

il vostro Romolo 



158 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



P.S. L'orologio l'ho consegnato al reverendo padre che te lo 
darà personalmente, parlandoti ancora di me. Per il portafoglio 
contenente L. 2200, si trova sempre a Via Tasso presso il co- 
mando, dove andrai a ritirarlo. 



LETTERE 



159 



Guglielmo Jervis (Willy) 

Di anni 42 - ingegnere presso la S. A. Olivetti & C. di Ivrea (Torino) - nato 
a Napoli il 31 dicembre 1901 -. Subito dopo l'8 settembre 1943 collabora ai 
primi tentativi di organizzazione di formazioni partigiane in Valle d'Aosta - 
valente alpinista, guida in Svizzera attraverso valichi alpini, a più riprese, pri- 
gionieri alleati - braccato dalla polizia italiana e tedesca, nel gennaio 1944 si 
trasferisce da Ivrea in Val Pellice dove diventa l'animatore delle formazioni 
partigiane, estendendo la sua attività alle Valli Germanasca e Chisone - com- 
missario delle formazioni gl, organizza i primi campi di lancio -. Arrestato ai 
primi di marzo 1944 ad opera di ss tedesche, al ritorno da una missione in 
Svizzera, è trovato in possesso di armi ed esplosivi - condotto alle carceri 
Nuove di Torino - per 47 giorni consecutivi lasciato solo in una cella - due 
volte tratto dalla cella per esser fucilato e due volte ricondotto per sospesa 
esecuzione - più volte seviziato -. Fucilato nella notte fra il 5 ed il 6 agosto 
1944, da plotone tedesco, nella piazza principale di Villar Pellice (Torino) - 
il suo cadavere viene poi impiccato -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

(Parole scritte con la punta di uno spillo, sulla copertina di una Bibbia ritro- 
vata nei pressi del luogo ove fu fucilato). 

«Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver 
servito un'idea». 



IÓO CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Carlo Jori (Mimmo) 

Di anni 34 - meccanico - nato a Sestri Ponente (Genova) il 25 marzo 1909 -. 
Dal 1938 al 1941 confinato politico in Calabria - dall'ottobre 1943 partigia- 
no della 2" Brigata sap operante in Torino -. Arrestato il 9 gennaio 1944, a 
Torino, da elementi dell'upi venuti a conoscenza dell'esistenza di un deposi- 
to di armi nascosto presso di lui -. Processato lo stesso 9 gennaio 1944 nella 
Casa Littoria di Torino - molte volte torturato -. Fucilato il 24 gennaio 1944 
in Via Sacchi a Torino, con Guido Bettazzi, Aldo Camera, Brunone Gambi- 
no e Maurizio Mosso. 



Cara mamma, 

il destino ha voluto così, cerca di non spaventarti, abbi co- 
raggio come io ne ho. 

Salutami tutti gli amici. Cara mamma, ti debbo lasciare, è 
proprio la fatalità. 

Alla porta ci sono dei soldi che verrai a prendere. 

Ti chiedo perdono del male che ti ho arrecato qualche vol- 
ta. Il mio destino è sempre stato un po' tragico, così fino alla 
fine. Ma non importa. Devi essere fiera. Verrà giorno in cui 
comprenderai che il mio sacrificio non è stato vano. Non pian- 
gere. Ciao mamma, ricordati che ti ho voluto sempre tanto be- 
ne. Salutami tutti i compagni e fatti coraggio. 

Ciao, ricevi un abbraccio ed un bacio da tuo figlio 

Mimmo 

Ciao mamma 



LETTERE 



161 



Giorgio Labò 

Di anni 24 - studente in architettura - nato a Modena il 29 maggio 1919 - 
residente a Genova -. Nell'ottobre 1943 organizza, insieme a Gianfranco 
Mattei ed in collegamento con i compagni comunisti di Roma, la «Santa Bar- 
bara» di via Giulia n. 25 bis - per quattro mesi confeziona ordigni esplosivi 
ed apparecchiature elettriche studiate volta per volta in vista delle azioni pro- 
grammate con i compagni dei gap -. Sorpreso il i" febbraio 1944 da ss tede- 
sche, mentre lavora nell'officina, con Gianfranco Mattei - tradotto nelle car- 
ceri di Via Tasso, cella n. 31 - orribilmente torturato -. Fucilato il 7 marzo 
1944, sugli spalti del Forte Bravetta (Roma), da plotone tedesco, con Anto- 
nio Bussi, Concetto Fioravanti, Vincenzo Gentile, Paul Lauffer, Francesco 
Impartiti, Antonio Nardi, Mario Negelli, Augusto Pasini e Guido Rattoppa- 
tore -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

(Messaggio dettato al cappellano, pochi istanti prima della fucilazione; un'in- 
fezione contratta alle mani, in seguito alle torture subite, impediva al con- 
dannato di scrivere). 

Labò Giorgio di Mario - nato a Modena il 29 maggio 19 19 
- studente in architettura. Andare dal Prof. Argan, Via' Gia- 
cinto Carini 66 - Monteverde, filobus 129 - pregarlo di infor- 
mare la famiglia che lui è passato con la massima serenità. 



IÓ2 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Alessandro Laggiard 

Di anni 24 - operaio tessile - nato a Breganze (Vicenza) il 14 agosto 1920 -. 
Partigiano nella Divisione Autonoma «Val Chisone», partecipa ai combatti- 
menti dell'agosto 1944 contro tedeschi e fascisti che con grande dispiego di 
forze costringono la formazione a successivi ripiegamenti -. Catturato l'i 1 
agosto 1944 al Col du Puy, nella zona di Sestriere (Torino), da reparti tede- 
schi e della Divisione «Monterosa» - tradotto a Perosa Argentina -. Impic- 
cato senza processo alle ore 20,50 del 14 agosto 1944 sulla piazza di Villar 
Perosa (Torino), con Loris Tallia Galoppo e Tibaldo Niero. 



Villar Perosa, 14.8. 1944 

Chers parents, 

ce sont les dernières paroles que vous lisez écrites de ma 
mairi. J'ai eu le malheur d'ètre pris par les républicains, ne pleu- 
rez c'est le destins. A Pragelato, madame Berton qui habite près 
des écoles a des affaires miennes et vous demanderez aussi de 
madame Challier qui doit avoir deux coussins de laine, que vous 
ferez filer pour vous parce que moi je n'en aurez plus besoin. 

Veuillez saluer pour la dernière fois tous les amis. 

Je me suis confesse et je suis tranquille, mon corps viendra 
rendu par moyen du prètre de Villar Don Gay Carlo. 

Adieu chers parents je vous embrasse pour la dernière fois. 

Laggiard Alexandre 



Cari genitori, 

sono queste le ultime parole che leggete scritte di mia mano. Ho avuto la 
disgrazia di essere preso dai repubblicani, non piangete è il destino. A Prage- 
lato, la signora Berton che abita vicino alla scuola ha delle cose mie e chie- 
derete anche della signora Challier che deve avere due cuscini di lana, che fa- 
rete filare per voi perché io non ne avrò più bisogno. 

Vogliate salutarmi per l'ultima volta tutti gli amici. 

Ho fatto la confessione e sono tranquillo, il mio corpo verrà riconsegna- 
to tramite il prete di Villar Don Gay Carlo. 

Addio cari genitori vi abbraccio per l'ultima volta. 



LETTERE 



l6 3 



Ivo Lambnischi 

Di anni 22 - contadino - nato a Campegine (Reggio Emilia) il 22 ottobre 
1924 -. Chiamato alle armi da un bando fascista, si presenta ma poi fugge 
unendosi, l'8 gennaio 1944, a formazioni partigiane - con la 36' Brigata Ga- 
ribaldi «Bianconcini», Divisione Bologna (M) «Lupo», operante sull'Appen- 
nino tosco-emiliano-romagnolo, partecipa a numerosi combattimenti -. Il 16 
agosto 1944, durante un violento scontro fra la sua compagnia e un reparto 
tedesco in località detta Capanno di Marconi (Firenze), nell'ostinato tentati- 
vo di trarre in salvo un compagno ferito, viene catturato e tradotto nella se- 
de del comando tedesco in località Moscheta (Firenze) -. Fucilato presso Mo- 
scheta, il 22 agosto 1944, da plotone tedesco. 



20 agosto 1944 

Mamma, 

se mi vuoi bene, non piangere, cerca di scordare le pene. Il 
tuo Ivo vive ancora prigioniero, ma aspetta con ansia la libertà 
per poterti riabbracciare come un tempo. Ma se il destino pur- 
troppo con me sarà cattivo: e se non ti dovessi assicurare il mio 
ritorno, non piangere. 

Ti ripeto perché il tuo figlio è morto per la sua causa «per la 
Santa causa Italiana». 

Ivo Lambruschi 



164 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Franca Lanzone 

Di anni 25 - casalinga - nata a Savona il 28 settembre 1919 -. Il 1" ottobre 
1943 si unisce alla Brigata «Colombo», Divisione «Gramsci», svolgendovi 
attività di informatrice e collegatrice e procurando vettovagliamento alle for- 
mazioni di montagna -. Arrestata la sera del 21 ottobre 1944, nella propria 
casa di Savona, da militi delle Brigate Nere - tradotta nella Sede della Fede- 
razione Fascista di Savona -. Fucilata il 1° novembre 1944, senza processo, 
da plotone fascista, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, con Pao- 
la Garelli e altri quattro partigiani. 

Caro Mario, 

sono le ultime ore della mia vita, ma con questo vado alla 
morte senza rancore delle ore vissute. 

Ricordati i tuoi doveri verso di me, ti ricorderò sempre 

Franca 



Cara mamma, 

perdonami e coraggio. Dio solo farà ciò che la vita umana 
non sarà in grado di adempiere. 

Ti bacio. La tua Franca 



LETTERE 



l6 5 



Amedeo Lattanzi 

Di anni 54 - giornalaio - nato a Fermo (Ascoli Piceno) il 2 giugno 1889 -. 
Iscritto in gioventù al circolo socialista Alba Proletaria di Genova - San Teo- 
doro - dal 1921 militante comunista - nel 1938 posto sotto inchiesta per at- 
tività antifascista -. Dopo l'8 settembre 1943 fa della sua edicola il centro di 
smistamento per le zone di Genova ponente dei fogli clandestini «L'Unità», 
«Italia Libera» e dei manifesti del cln - tiene i collegamenti e procura armi 
per i gruppi partigiani -. Arrestato il 4 gennaio 1944 in Piazza De Ferrari a 
Genova, in seguito a delazione, da ss tedesche ed elementi della Squadra Po- 
litica - tradotto nella Casa dello Studente - torturato - dopo quattro giorni 
trasferito alla 4" Sezione delle carceri Marassi -. Processato dal Tribunale Mi- 
litare Straordinario di Genova, riunitosi nella notte sul iy gennaio al Co- 
mando della gnr di Genova- Albaro in seguito all'attentato che i gap avevano 
compiuto poche ore prima contro due ufficiali tedeschi -. [La fucilazione che 
doveva aver luogo subito, viene rinviata per il rifiuto a eseguirla opposto dal 
sottotenente G. Avezzano Comez della locale sezione dei carabinieri e dai ca- 
rabinieri stessi; in seguito a tale rifiuto essi saranno deportati in Germania]. 
Fucilato alle ore 5 del 14 gennaio 1944, al Forte San Giuliano di Genova, da 
militi fascisti con i detenuti politici Dino Bellucci, Giovanni Bertora, Gio- 
vanni Giaccalone, Romeo Guglielmetti, Luigi Marsano, Guido Mirolli, Gia- 
como Veronello -. Il figlio Emilio, fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia e 
deportato in Germania (a Dorgau, Norimberga e infine a Schonfield) sarà fu- 
cilato come sabotatore per essere stato sorpreso, mentre si trovava ai lavori 
forzati, a raccogliere patate in un campo. 



Il sottoscritto Lattanzi Amedeo condannato a morte con lu- 
cidità di mente lascio tutto ai miei tre figli, Italia, Emilio e Ma- 
ria e mia moglie eredi di tutto. Muoio tranquillo a voi figlie e 
figlio e moglie parenti tutti perdono di quanto soffrirete per 
me, non lutto ma fede in dio. 

A te cognato Eligio Dellepiane ti lascio la guida e prendete 
in consegna il mio cadavere. 

Vi bacio a tutti vostro disgraziato marito e padre 

Lattanzi Amedeo 

Addio Addio 



l66 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Paolo Lomasto 

Di anni 17 - nato a Napoli il 4 agosto 1926 -. [Non si conoscono le circo- 
stanze per le quali si trovò a unirsi alle formazioni partigiane operanti nella 
zona di Pinerolo (Torino)] -. Arrestato alla fine del maggio 1944 a Ponele- 
mina (Pinerolo) -. Fucilato dalle ss italiane il 26 giugno 1944. 

Carissima mamma, 

ti scrivo queste mie ultime parole dalla mia cella dove ho tra- 
scorso le mie ultime ore contento e rassegnandomi di morire 
pensando sempre a te ed al mio piccolo nipotino e la mia sorel- 
lina, quando tornerai alla nostra bella Napoli mi bacerai tanto 
papà e gli dirai che sono morto per l'Italia. 

Cara mamma mi perdonerai per i dispiaceri che ti ho dato 
perché se ascoltavo le tue parole restavo vicino a te: ma Gesù 
ha voluto cosi, forse chi sa se il mio fratellino vuole che lo rag- 
giunga lassù. Come tu pregavi per Lui così pregherai per me. 

Finisco di scriverti pensando sempre a te fino alla fine, ed al 
mio nipotino ed alla mia sorella. Mi bacerai de Michele e gli di- 
rai di far le mie veci (quelle che non ho potuto fare io). 

Ti bacio per sempre tuo figlio. 

Salutami tutti. Paolo Lomasto 



Cara sorella, 

ti fo sapere che quella sera quando sono andato a Pinerolo 
mi son trovato col Balestro. Abita a Genova ed è alla Caserma 
Berardi... ricordati balostro 

tuo fratello Paolo Lomasto 



LETTERE 



167 



Aleandro Longhi (Bianchi) 

Di anni 35 - operaio del reparto calderai allo stabilimento San Giorgio di Se- 
stri Ponente (Genova) - nato ad Ancona il 5 giugno 1909 -. Sin da ragazzo 
militante comunista, organizza cellule del Partito nello stabilimento San Gior- 
gio e nel settore di Sestri Ponente di cui è responsabile -. Arrestato una pri- 
ma volta l'8 settembre 1942 - tradotto nelle carceri di Sarzana (La Spezia), 
poi alle carceri Marassi di Genova e infine alle carceri Regina Coeli di Ro- 
ma -. Liberato il 4 agosto 1943, torna a Sestri Ponente dove, dopo l'8 set- 
tembre 1943, organizza i primi gap e l'invio in montagna dei primi nuclei par- 
tigiani - partecipa ad azioni dei gap, stampa e diffonde fogli clandestini -. 
Arrestato la notte del 5 luglio ^44, in seguito a delazione, dalla Squadra Po- 
litica della Questura di Genova - tradotto alle carceri Marassi - orribilmente 
torturato -. Processato fra le ore 3 e le ore 4 del 29 luglio 1944, dal Tribu- 
nale Straordinario fascista di Genova, nella sede della Questura - assumen- 
dosi responsabilità non sue, riesce a salvare dalla condanna un suo compa- 
gno -. Fucilato da plotone delle Brigate Nere al Forte San Giuliano (Geno- 
va), alle ore 5 dello stesso 29 luglio 1944, con Mario Cassurino e altri tre 
partigiani. 

29 luglio 1944 

Cara mamma, 

mi devi perdonare di questo grande dolore che ti reco. Lo 
sai, io sono sempre stato comunista, e per questo devo pagare 
con la vita. 

Cara Mamma, non devi piangere, e devi essere forte come 
sono forte io. Io ho fatto sempre il mio dovere di operaio, non 
ho mai fatto male a nessuno, in questo momento non devo rim- 
proverarmi niente. 

Un giorno ho visto Eugenio a Genova, mi rincresce che non 
abbia potuto venire a trovarti. 

Il pensiero è tutto per te e per i miei fratelli. 

Ho parlato con il reverendo, mi promise di venirti a trovare 
per farti coraggio; lui ti può dire la mia calma. 

Il Partito mi diede degli incarichi che feci tutto il possibile 
di assolvere. 

Mi ero impegnato di fare uscire l'Unità e sono riuscito a 
stampare il primo numero. 

Tanti saluti e baci a tutti, Eugenio, Osvaldo, Nello e alla pie- 



168 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

cola Silvana e Rina, tanti baci a Vittoria, Ettore e suoi figli, tan- 
ti baci a zio Giuseppe e sua moglie e figli. 

Cara Mamma, tanti baci 

tuo figlio 



Ti mando il numero della mia matricola a Marassi n° 1053 



LETTERE 



169 



Mario Lossani (Calvot) 

Di anni 19 - operaio - nato a Torino l'8 aprile 1925 -. Incisore alla riv di Pi- 
nerolo - dal 1" giugno 1944 partigiano della V Divisione Alpina gl «Sergio 
Toja» operante nelle Valli Germanasca e Chisone - dopo l'agosto 1944 co- 
mandato a rimanere nella sua sede di lavoro per raccogliere e trasmettere infor- 
mazioni e provvedere alla preparazione di documenti falsi, alla raccolta di 
armi ed al reclutamento di altri uomini -. Arrestato la notte fra il 21 e il 22 
febbraio 1945, nella propria abitazione, in seguito a delazione, ad opera di 
fascisti - per dieci giorni consecutivi sottoposto a violenze e torture da ele- 
menti responsabili della Divisione «Littorio», quindi passato ai tedeschi -. 
Processato il 5 marzo 1945, da tribunale tedesco -. Fucilato alle ore 17 del 
10 marzo 1945, a Ponte Chisone (Pinerolo), con i fratelli Gerire ed altri quat- 
tro partigiani. 

Lunedì 5 marzo 1945, ore due notte 
Cara mamma, papà, zio e tutti quanti, 

hanno letto ieri la sentenza, l'ultima ora è scoccata; ormai 
mi sono rassegnato, vado incontro alla morte sereno e tran- 
quillo, non preoccupatevi di me. 

Mamma, chiedo perdono se ti ho arrecato sempre dei di- 
spiaceri, questo sarà l'ultimo. Papà, chiedo perdono anche a te 
se ti ho fatto disperare ed a tutti quelli che ho fatto del male. 
Spero che prima di morire possa confessarmi, ad ogni modo pre- 
gate per me che ne ho tanto bisogno, mando un saluto a tutti 
quelli che conosco, dategli a tutti un ricordino anche a chi mi 
conosce nell'Officina. 

Salutate Mariuccia e ditele che si ricordi qualche volta di me 
e preghi sovente. Con me c'è Attilio e Guido e altri 7 tutti ras- 
segnati. 

Mamma, papà, ci ritroveremo lassù nell'altro mondo dove si 
starà meglio. Ti mando tanti bacioni a te Mamma, a te Papà, 
Angela, Giovanni, Aldo, Luciano, Giuseppina, Rita e Virgilio, 
a tutti i miei amici, zii e cugini di Marignano, forse ho dimenti- 
cato qualcuno salutateli voi, sai, ho la testa che è in uno stato... 

Vorrei ancora vedervi ma il distacco sarebbe troppo penoso. 
Ancora una preghiera da moribondo. Papà e Mamma state sem- 
pre uniti, io di lassù veglierò su voi tutti. 

Va a ritirare alla riv la mia spettanza. 



170 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Pregate, pregate, pregate per me. 

Tanti saluti e bacioni a te Mamma, a te Papà ed a tutti. 

Scusatemi la scrittura ma non mi sento più. 

Il vostro affezionatissimo Mario 



Papà, Mamma, chiedo nuovamente perdono, perdono, per- 
dono di tutto quello che vi ho fatto, il vostro affezionatissimo... 

Salutatemi tutti, tutti, addio Papà, addio Mamma, addio tut- 
ti e pregate sovente per me che ne ho tanto bisogno e vi ripeto 
ancora una volta di stare sempre uniti. 

Salutatemi Gino e Sergio e tutti gli altri amici. Dite di non 
portare fiori ma al posto preghiere. 

martedì 6 

Sono rassegnato ma ho ancora un filo di speranza. 

mercoledì 7 

Ho solamente più fiducia in Dio. 

giovedì 8 

Sembra che il miracolo avvenga, il morale è più alto. 

venerdì 9 

Mattino ore 9: il morale si affloscia. 

Ore 13: la tortura sta per finire, sono rassegnato, soltanto 
Dio ci può salvare. 

sabato 10 

È la fine, c'è il Prete che mi confessa e faccio la Comunio- 
ne. Addio. 



LETTERE 



Ugo Machieraldo (Mak) 

Di anni 35 - ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Cavaglià 
(Vercelli) il 18 luglio 1909 -. Maggiore di Aeronautica Ruolo Navigante, quat- 
tro Medaglie d'Argento al Valor Militare, due proposte di Medaglia d'Ar- 
gento al Valor Militare - dall'autunno del 1943 si collega all'attività clande- 
stina in Milano - nel 1944 si unisce alle formazioni operanti in Valle d'Ao- 
sta, dapprincipio come partigiano semplice, poi come ufficiale di Stato 
Maggiore della 76' Brigata Garibaldi operante in Valle d'Aosta e nel Cana- 
vese -. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), 
in seguito a delazione, da militari tedeschi - incarcerato a Cuorgnè (Tori- 
no) -. Processato dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè -. Fucilato il 2 
febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero 
Ottinetti -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Mia cara Mary, 

compagna ideale della mia vita, questa sarà l'ultima lettera 
che tu avrai dal tuo Ugo ! Ed io spero che sappia portarti tanto 
conforto. 

Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a 
morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrio- 
ti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di pas- 
sare da un momento all'altro a miglior vita. Sono perfettamen- 
te sereno nelT adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho 
sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in 
fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si 
è nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato io sono sem- 
pre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è gran- 
de più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera 
dignità l'ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come com- 
pagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sop- 
portare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita 
che porterà il tuo Ugo nel cuore. 

Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio for- 
te forte con Nena, tuo 

Ugo 



172 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Renato Magi 

Di anni 18 - muratore - nato a Radicofani (Siena) l'8 settembre 1925 -. Dai 
primi di marzo appartenente alla formazione operante, sotto il comando di 
Vittorio Tassi, nella zona di Radicofani -. Sorpreso il 15 giugno 1944 da pat- 
tuglia tedesca e trovato armato di bombe a mano -. Condotto nei pressi del- 
la cantoniera detta Vittoria, lungo la strada Radicofani-Chianciano -. Fuci- 
lato da plotone tedesco, alle ore 7 del 17 giugno 1944, con Vittorio Tassi. 

Cara Mamma, 

oggi 17 alle ore 7 fucilati innocenti. La mia salma si trova di 
qua dalla scuola cantoniera dove sta Albegno, di qua dal pon- 
te. Potete venire subito a prendermi. 

Mi sono tanto raccomandato, ma è stato impossibile intene- 
rire questi cuori. Mammina, pregate per me, dite ai miei fratelli 
che siano buoni, che io sono innocente. Mentre scrivo ho il cuo- 
re secco, mamma e babbo cari venite subito a prendermi. 

Dite alla mia cara Maria che sia buona, che io le ho voluto 
tanto bene e che si ricordi di me. Abbiamo dieci minuti di tem- 
po ancora. 

Baci a tutti per sempre. Sono il primo. L'anello datelo alla 
mia Maria, che lo tenga per ricordo. 



LETTERE 



173 



Walter Magri 

Di anni 30 - falegname - nato a Porrotto (Ferrara) il 24 maggio 1914 -. Dal- 
l'ottobre del 1944 partigiano nella 35" Brigata Garibaldi «Bruno Rizzieri» 
operante nella zona di Poggio Renatico (Ferrara) -. Catturato il 13 marzo 
1945, ad opera di militari tedeschi - tradotto nel carcere di Ferrara - conse- 
gnato ai fascisti - torturato -. Fucilato senza processo, il 27 marzo 1945, vi- 
cino alla cinta del cimitero di Poggio Renatico. 

Ferrara, 26 marzo 1945 
Cara Agile e bambini, mamma, babbo e fratelli, 

con queste ultime mie parole di condannato a morte, ma però 
di una morte innocente, vi giuro che muoio tranquillo perché 
mi sento la coscienza pulita. 

Cari miei bambini vi lascio solo una strada da percorrere ed 
è quella giusta. Cercate di voler bene alla mamma e cercate in 
avvenire di proteggerla come ora lei protegge voi. 

Agile mi scuserai di tutto quello che è passato ma in avveni- 
re spero che tutto vada come deve andare. Agile, un saluto ca- 
ro da chi per tanto tempo ha sofferto per voler fare del bene al 
popolo. Agile di a tutti i conoscenti di non disprezzarmi perché 
un giorno sapranno che chi ora è morto non ha nulla a che ve- 
dere coi colpevoli. Agile prometti, che quando mi vedrai mor- 
to, di non versare nessuna lacrima perché mi offenderesti. Agi- 
le in avvenire mantieniti come io vorrei, perché non vorrei che 
i miei bambini trovassero un babbo non sincero e leale. 

Agile, mamma, babbo, fratelli con questo mio ultimo saluto 
invio a voi tutti l'affetto più sincero, per sempre vostro 

Figlio, marito, babbo 

Agile l'orologio lo dono a te perché tu possa controllare l'o- 
rario che ti rimane per raggiungermi. 



1 74 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giovanni Mambrini (Gianni) 

Di anni 21- panettiere - nato a Castell'Arquata (Piacenza) il 7 agosto 1922 -. 
Soldato nel 53" Reggimento, Divisione «Sforzesca», all'8 settembre 1943, da 
Trieste, riesce a raggiungere la propria casa - si collega con le prime forma- 
zioni della zona - il 5 aprile 1944, a San Giovanni Contignaco (Salsomag- 
giore), sorpreso in circolazione dopo il coprifuoco, non obbedisce all'ordine 
di fermarsi, viene arrestato da elementi delle Brigate Nere, tedeschi e cara- 
binieri che lo avevano ferito a una gamba - tradotto alle carceri San France- 
sco di Parma e quindi a Castelfranco Emilia (Modena) -. Processato il 19 apri- 
le 1944 dal Tribunale Straordinario Speciale Militare, per diserzione, favo- 
reggiamento ai partigiani e inosservanza al coprifuoco -. Fucilato il 20 aprile 
1944 nel recinto del penitenziario di Castelfranco Emilia, da plotone di mi- 
liti della gnr, con Oscar Porta, Primo Ralli e altri. 



19. 4.1944 

Mia Adoratissima mamma e Fratelli, 

non datevi pensiero per la mia mancanza in famiglia. I si- 
gnori Fascisti mi hanno Condannato alla morte ma non preoc- 
cupatevi per me pensate di star tranquilli in famiglia e pregate 
qualche volta per me. Quando verrà a casa mio caro Fratello 
Sandro fateglielo sapere ma senza e in modo che non soffra tan- 
to penso purtroppo che sarà un'angoscia la mia mancanza, ma 
alto il morale queste sono le parole mie cioè del vostro caro 
Gianni. Miei cari ora mi trovo in una cella con Oscar e siamo 
alti di morale come spero di voi tutti. 

Il mio tribunale per la mia causa è durata circa 30 minuti poi 
ho avuto questa sentenza ma questo non mi preoccupa muoio 
tranquillo e con la coscienza pulita. Mia adoratissima mamma 
quello che ti dice tuo figlio Gianni è di udirlo perché ti dice di 
non allarmarti perché vedi anche tu che mentre scrivo su que- 
sta branda il polso non mi trema come vedi non ho paura della 
morte che tra poco mi attende. 

Purtroppo sono parole dure ma che resteranno nel cuore per 
parecchio tempo ma sopportate e quegli anni che vivrete anco- 
ra voialtri e passateli in buona unione in famiglia. 

Miei cari fratelli vi prego una cosa sola di non fare arrabbiare 
la mamma che è sempre stata buona con noi e sarà sempre nel- 
la vita ricordatela e pensateci al suo avvenire. Quello che mi di- 



LETTERE 



!75 



spiace è di non potervi vedere ma è meglio cosi. Mi raccoman- 
do alto il morale. Come lo tengo io in questo momento. 

La mia fucilazione avviene qui nei dintorni di Modena Ca- 
stel Franco e se potete fatemi trasportare lì a Salso. 

Miei cari non datevi pensiero che un giorno sarò vendicato. 

Così termino il mio scritto con abbracciarvi tutti stretta- 
mente a me vostro caro e per sempre caro 

Gianni Mambrini 



Salutatemi tutti i vicini e miei clienti diteglielo che hanno 
perso un caro e bravo Bruciapane 

Baci a tutti Gianni 



Miei cari vi chiamo tutti per una volta state calmi che non è 
niente di nuovo vi abbraccio vi bacio tutti di cuore 

Gianni 



Salutatemi tutti gli zii e zie che in questo momento perdono 
un caro nipote. Miei cari ringraziate il mio caro zio Oreste e fa- 
miglia che hanno fatto tanto quando ero a militare. Così vi ab- 
braccio tutti e vi bacio vostro caro 

Gianni Mambrini 



Mia cara Mamma per quella cosa che ti ho detto nell'ospe- 
dale per la Carmen. Interessati che ne sarei contento se non ci 
fosse niente - gli ho scritto pure a lei una lettera e tu pure leg- 
gila. 

Saluta e abbraccia per me i Signori Nava che muoio conten- 
to ma sarò vendicato un giorno 

Amici di Scaccia, 

oggi stesso sono andato al tribunale dei Signori Fascisti, ma 
non dovete allarmarvi che vi dico che mi hanno condannato a 
morte assieme al caro Oscar e altri amici. La nostra sentenza al 



176 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

tribunale ossia il processo è durato forse 20 minuti e ho avuto 
questa sentenza; e sono contento di morire assieme al caro Oscar 
perché sappiamo di non aver commesso niente e di morire con 
la coscienza pulita a differenza di tanti altri che vivono con la 
coscienza... ma pazienza, il destino ha voluto cosi e così sia. 

Amici cari spero nella mia assenza mi terrete presente per- 
ché il caro Gianni e Oscar erano buoni amici ma il destino ha 
voluto che andassero a morire alla fucilazione. 

Amici leggete queste parole vi parlano due morti perché tra 
un'ora la nostra sorte, ci attende nel Regno del Signore. 

Fatevi coraggio e rammentatevi che dal cielo siamo orgogliosi 
di sentir parlare da voi il nostro nome. 

Saluti a tutti e un forte abbraccio vostro caro 

Gianni Mambrini e Oscar Porta 

Ho firmato anche per Oscar che non è tanto capace di scri- 
vere, di nuovo baci e andate a trovare mia madre che ha biso- 
gno di conforto. 

Sempre alto il morale ! 



LETTERE 



177 



Gesuino Manca (Figaro) 

Di anni 27 - cuoco - nato a Terralba (Cagliari) il 3 marzo 1917 -. Sergente 
dei Bersaglieri, si unisce al Battaglione «Val Meduna», 4' Brigata, I Divisio- 
ne delle Formazioni Osoppo-Friuli, in cui milita con il grado di commissario 
di Compagnia -. Catturato nel gennaio 1945 a Cavasso Nuovo (Udine), in se- 
guito ad azione di rastrellamento di reparto tedesco -. Processato il 2 feb- 
braio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato 
alle ore 6 dell'n febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udi- 
ne, da plotone fascista, con Carlo Bernardon, Michele Bernardon, Osvaldo 
Bernardon, Reno Bernardon, Antonio Chinese, Pietro Dorigo, Attilio Gior- 
dano, Luigi Klede, Lino Iuri, Fernando Lovisa, Francesco Lovisa, Fortuna- 
to Maraldo, Giovanni Maroelli, Bruno Parmesan, Osvaldo Petrucco, Vin- 
cenzo Pontello, Luciano Pradolin, Renzo Serena, Renato Stabile, Adelchi 
Tommaso, Gino Zambon e Giovanni Zambon. 

Udine, 10 febbraio 1945 

Mia carissima moglie, 

oggi sono stato condannato a morte. 

Io del male non ne ho fatto a nessuno; se qualcuno crede che 
io gliene abbia fatto, mi perdoni. Io ho sempre sperato e pre- 
gato il Signore, e anche tu pregalo per me. Prega Dio che la no- 
stra bambina cresca buona e sana e che ricordi sempre il suo 
papà che le voleva tanto bene come alla sua mamma, alla non- 
na e a tutti i familiari. 

Fides mia carissima, quando ti sarà possibile, farai sapere ai 
miei cari il mio destino. 

Io muoio giovane, ma nella serenità del Signore, rassegnato, 
contento e sereno. 

Tieni conto di questa mia lettera fino all'ultimo respiro del- 
la tua vita. 

Quando ti sarà possibile, portami un mazzo di fiori ed io ti 
sarò presente e risentirò la tua cara voce. 

Mando, in questo momento estremo particolarmente a te e 
alla piccola una moltitudine di baci, grandi come la terra e il 
mare. 

Addio Fides, fatti coraggio, tuo per sempre Gesuino 
P.S. Tutti i compagni di Cavasso seguono la stessa mia sorte. 



178 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Rino Mandoli (Sergio Boero) 

Di anni 31 - meccanico alla siac - nato a Genova il 13 dicembre 191 2 -. Dal 
1935 membro del Partito Comunista Italiano e diffusore di stampa clande- 
stina - il 25 aprile 1939 arrestato una prima volta - tradotto alle carceri Ma- 
rassi di Genova, poi a Regina Coeli di Roma - condannato dal Tribunale Spe- 
ciale per la Difesa dello Stato a otto anni di reclusione - deferito al peniten- 
ziario di Castelfranco Emilia (Modena) -. Rilasciato dopo il 25 luglio 1943 - 
dopo l'8 settembre 1943 torna all'attività clandestina - è commissario poli- 
tico della 3" Brigata Garibaldi «Liguria» operante nei dintorni di Genova -. Il 
25 febbraio 1944, nel corso di una azione di pattuglia nei pressi dei Laghi di 
Lavagnino, è catturato da reparto fascista -. Tradotto nelle carceri di Ales- 
sandria, nei ripetuti interrogatori mantiene il falso nome di Sergio Boero - 
trasferito alla Questura di Genova, dove è identificato, e quindi alla 4" Se- 
zione delle carceri Marassi -. Fucilato in seguito all'attentato al Cinema 
Odeon di Genova, il 19 maggio 1944, nei pressi del Colle del Turchino, con 
Valerio Bavassano, altri quindici partigiani e quarantadue prigionieri politi- 
ci -. Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

Ai miei cari famigliari e agli amici e compagni tutti, 

vada in questa triste ora il mio più caro saluto e l'augurio mi- 
gliore per l'agognato «avvenire». 

Non piangete e ricordatemi. Questo è il solo premio a cui 
ambisco. 

Ricordate che l'Italia sarà tanto più grande quanto più san- 
gue il suo popolo verserà serenamente. 

Mandoli Rino 



LETTERE 



179 



Gilberto Manegrassi 

Di anni 20 - garzone macellaio - nato a Costigliole Saluzzo (Cuneo) il 14 set- 
tembre 1923 -. Dal gennaio 1944 partigiano nella 184" Brigata Garibaldi 
«Morbiducci» operante nella Val Varaita (Cuneo) -. Catturato nel febbraio 
1944 a Costigliole Saluzzo, in casa dei genitori che si è recato a salutare, con- 
temporaneamente a sei partigiani di Costigliole Saluzzo, tutti scesi a saluta- 
re i parenti, tutti fucilati - incarcerato a Costigliole Saluzzo, poi a Saluzzo e 
infine a Cuneo -. Fucilato alle ore 17 del 20 marzo 1944, al poligono di tiro 
di Cuneo, con Giovanni Isaia. 



20.3.1944 

Carissimi genitori, 

questa è la mia ultima parola che pietosamente rivolgo a voi, 
ho fatto la Santa Comunione da buon cristiano, Dio perdonerà 
tutto il male che ho fatto, e spero che anche voi abbiate per- 
donato tutto il male che inconsciamente vi ho fatto. Pregate per 
me ed io pregherò per voi, fate dire ogni tanto qualche Messa 
onde Iddio possa meglio riceverci. Il destino ha voluto che io 
raggiunga il cielo con mia sorella onde pregare per voi tutti. 
Chiedete perdono ad amici e parenti quanto io abbia avuto e 
conosciuto. 

Quando il piccolo Adriano sarà di maggiore età racconta- 
tele la vita mia inoltre baciatelo per me, ed assieme lascio un 
forte abbraccio a fratelli cognate e zii. Anche alla famiglia Ber- 
ges che è sempre stata cosi buona con me dateci un bacio, e di 
a Rinuccia che il destino ha voluto cosi, ci troviamo in Para- 
diso. 

Per me è meglio cosi almeno finirò di soffrire, tanto presto 
o tardi ci riuniremo tutti in cielo e ci staremo in eterno. 

Sono le 5 fra dieci minuti sarò in Cielo. Non datevi pena per 
me, ma ricordatemi nelle vostre preghiere. Babbo, Mamma, 
promettetemi che domenica sarete tutti e due lassù in Chiesa a 
fare una buona Comunione. 

Ancora un addio, e non piangete per me, io sono tranquillo 
e più tranquillo sarò tra poco. Babbo? Mamma? perdonatemi. 

Vostro figlio 

Gilberto 



1 80 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Date un ricordo a tutti i conoscenti e loro pregheranno per me. 
Non datevi pena per noi. Saluti. 

e pregate per noi. Giovanni (Isaia) 



LETTERE 



181 



Giuseppe Manfredi (Dino) 

Di anni 21 - nato a Fossano (Cuneo) il 21 agosto 1923 -. Nel luglio 1944 si 
unisce alla 48* Brigata Garibaldi operante nel Cuneese -. Catturato il 29 ago- 
sto 1944 nel corso di un combattimento contro tedeschi, alpini della Divi- 
sione «Monterosa» e militi della «Muti» -. Fucilato lo stesso 29 agosto 1944 
a La Morra d'Alba (Cuneo). 



Carissimi genitori, 

ormai la mia vita terrena è terminata. 

Vi chiedo solo perdono per l'immenso dolore che vi ho da- 
to. Ancora una volta perdonatemi. Mamma, pensa anche che 
hai molti figli, perciò non te la prendere troppo. 

Saluti e bacioni a te papà nonna e nonno e sorelle e zii. 

Addio 

Pino 



182 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Stefano Manina (Sten) 

Di anni 26 - macellaio - nato ad Asti il 12 ottobre 191 7 Dall'ottobre 1943 

partigiano nella IX Divisione Garibaldi operante nelle Langhe -. Catturato 
il 15 gennaio 1944 a Perletto Langhe (Cuneo), in seguito a delazione, da ss 
tedesche -. Processato ad Acqui (Alessandria), il 25 gennaio 1944, da Tri- 
bunale Speciale delle ss -. Fucilato lo stesso giorno, 25 gennaio 1944, nella 
sede dell'Economato di Acqui, con Vittorio Novelli e Lidio Valle. 

Carissima mamma, Gioacchino, Letizia, Rosa, Luigi e Elmicia 
cari, 

il mio destino era di fare una vita felice e io non lo volli e so 
affrontare qualunque cosa mi sia concessa. E come pure voi do- 
vete sapere vincere questo dolore pensando che il destino era 
questo e doveva andare cosi. Siate forti e pensate che io sia di- 
stante a lavorare come se dovessi ancora tornare. 

Spero che il buon Dio perdoni il male che ho fatto e mi tro- 
verò col mio caro babbo. Ciò che vi raccomando, siate forti co- 
me quando ero militare che speravate sempre che tornassi. 

Perdonatemi il male che vi ho fatto, ma siate fieri. Mi asse- 
gno in Dio e vi dò un forte bacio a tutti. Salutatemi Giulia di 
Monale. Addio. Addio. 

Stefano Manina 



LETTERE 



l8 3 



Alberto Marchesi 

Di anni 43 - commerciante - nato a Roma il 22 settembre 1900 -. Militan- 
te comunista - espulso nel 1925 dalle Amministrazioni Statali per dichiarata 
opposizione al regime fascista - negli anni seguenti è più volte fermato per 
azione cospirativa e sottoposto ad interrogatori - dopo P8 settembre 1943 dà 
vita al Battaglione «Volga» operante nei dintorni di Roma - fa della propria 
casa e negozio un deposito di armi e materiale di propaganda - partecipa ad 
una serie di missioni -. Arrestato il 12 marzo 1944 nella propria abitazione 
di Roma, in seguito a delazione, ad opera di ss tedesche - tradotto nelle cel- 
le di Via Tasso - torturato fino al limite estremo dell'umana resistenza -. Fu- 
cilato il 24 marzo 1944, alle Fosse Ardeatine fuori Roma, in rappresaglia al- 
l'attentato di via Rasella, con altri trecentotrentaquattro detenuti politici pre- 
levati dalle carceri di Via Tasso e Regina Coeli -. Medaglia d'Oro al Valor 
Militare. 



(Scritto con la Punta di un chiodo sul muro della cella n. 25 di Via Tasso a 
Roma). 

A mio figlio Giorgio 

Abbi cura e stringiti a Mamma. 

Abbi cura di Mamma. 

Tuo Papà Alberto che non rivedrai più 

Alberto 



184 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Irma Marchiani (Anty) 

Di anni 33 - casalinga - nata a Firenze il 6 febbraio 191 1 -. Nei primi mesi 
del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull'Appen- 
nino modenese - nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Bat- 
taglione «Matteotti», Brigata «Roveda», Divisione «Modena» - partecipa ai 
combattimenti di Montefiorino - catturata mentre tenta di far ricoverare in 
ospedale un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di concentra- 
mento di Corticelli (Bologna), condannata a morte, poi alla deportazione in 
Germania - riesce a fuggire - rientra nella sua formazione di cui è nominata 
commissario, poi vice-comandante - infermiera, propagandista e combatten- 
te, è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Mon- 
te Penna, Bertoceli e Benedello -. L'n novembre 1944, mentre con la for- 
mazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è catturata, 
con la staffetta «Balilla», da pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a 
Rocca Cometa, poi a Pavullo nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 no- 
vembre 1944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fu- 
cilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pres- 
si delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidarli e Gaetano 
Ruggeri («Balilla») -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Sestola, da la «Casa del Tiglio», 10 agosto 1944 

Carissimo Piero, mio adorato fratello, 

la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta 
che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprende- 
rai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè 
seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno 
ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il 
mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di esse- 
re utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meravi- 
glia questa mia decisione, vero ? 

Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assil- 
lassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quan- 
do un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'in- 
vitavo qui, fra l'altro mi rispose «che diritto ho io di sottrarmi 
al pericolo comune?» E vero, ma io non stavo qui per star cal- 
ma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuo- 
re. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono an- 
che le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta 



LETTERE 



l8 5 



l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è 
doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è cosi forte 
che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a po- 
sto tutte le mie cose parto contenta. 

« Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai coman- 
dare», mi ha detto il comandante, «la tua mente dà il massimo 
affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma 
tu sì». Eppure mi aveva veduto solo due volte. 

Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della 
vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete 
per me. 

Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina 
cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno 
di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, 
caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, 
si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'im- 
mobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi im- 
mobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio 
ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Pie- 
ro, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' 
dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti ab- 
braccio forte, 

Tua sorella Paggetto 
Ringrazia e saluta Gina. 

Prigione di Pavullo, 26.11. 1944 

Mia adorata Pally, 

sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a 
te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non 
ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro no- 
me. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combat- 
tuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver 
fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse. 

Baci e baci dal tuo e vostro 

Paggetto 

Vorrei essere seppellita a Sestola. 



l86 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Luigi Marsano (Luigin) 

Di anni 28 - operaio elettricista alla Soc. Termo di Genova - nato a Genova 
il 16 marzo 1916 -. Nel 1941 entra a far parte della cellula comunista della 
Marina dove lavora con Saverio De Palo (che sarà fucilato a Dova Superio- 
re, Alessandria, il 20 dicembre 1944) - dopo l'8 settembre 1943 è membro 
del cln aziendale del porto di Genova - trasporta armi, effettua collegamen- 
ti e diffonde stampa clandestina -. Arrestato il 4 gennaio 1944 in una casa di 
Piazza del Carmine dove si era recato per ritirare dei medicinali destinati al- 
le formazioni savonesi - tradotto nella Casa dello Studente - torturato - do- 
po 8 giorni trasferito alla 4" Sezione delle carceri Marassi -. Processato dal 
Tribunale Militare Straordinario di Genova, riunitosi nella notte sul 13 gen- 
naio al Comando della gnr di Genova-Albaro in seguito all'attentato che i 
gap avevano compiuto poche ore prima contro due ufficiali tedeschi -. Fuci- 
lato alle ore 5 del 14 gennaio 1944, al Forte San Giuliano di Genova, da mi- 
liti fascisti, con Amedeo Lattanzi e sei detenuti politici. 



Cara Madre, 

ti o sempre pensato sino a lultima ora della vita non piange- 
re pensa ai nipottini al padre alla famiglia alle sorelle al fratel- 
lo non so dirti altro in questo momento 

perdonami 

il tuo figlio Luigi 



LETTERE 



l8 7 



Sabato Martelli Castaldi 

Di anni 47 - generale di Brigata Aerea - nato a Cava dei Tirreni (Salerno) il 
19 agosto 1896 -. Generale a 36 anni - decorato di una Medaglia d'Argento 
e tre di Bronzo - nel 1934 collocato nella riserva perché, in qualità di ca- 
po-gabinetto del Ministero dell'Aeronautica, aveva redatto un rapporto a 
Mussolini denunciando l'effettiva consistenza e la reale efficienza dell'Ar- 
ma -. Direttore, con il generale Lordi pure trucidato alle Fosse Ardeatine, 
del Polverificio Stacchini di Roma, dopo 1*8 settembre 1943 sabota la pro- 
duzione destinata ai tedeschi, fornisce al fronte clandestino di Roma ed ai 
partigiani del Lazio e dell'Abruzzo forti quantitativi di dinamite, mine, de- 
tonatori ed armi, esponendosi spesso di persona per il loro trasporto - ese- 
guisce e trasmette rilievi di zone ed installazioni militari - prepara un campo 
di fortuna per aerei nei dintorni di Roma - compie missioni militari -. Il 16 
gennaio 1944, nel tentativo di ottenere il rilascio del titolare del Polverificio 
Stacchini che era stato arrestato, si reca con il generale Lordi in Via Tasso - è 
fermato dal colonnello tedesco Kappler venuto in possesso di prove schiac- 
cianti sull'attività da lui svolta e gettato nella cella ove rimarrà sessantasette 
giorni - molte volte torturato -. Trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ar- 
deatine fuori Roma per rappresaglia all'attentato di Via Rasella, con altri tre- 
centotrentaquattro detenuti politici prelevati dalle carceri di Via Tasso e Re- 
gina Coeli -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

(Biglietti inviati clandestinamente alla moglie). 

La mia camera è di m. 1,30 per 2,60. Siamo in due, non vi 
è altra luce che quella riflessa da una lampadina elettrica del cor- 
ridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico comincia ad 
andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha da- 
to il colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davve- 
ro da «gentleman». Definito «delinquente» sono stato minac- 
ciato di fucilazione e percosso, come del resto è abitudine di 
questa casa: botte a volontà. 



4 marzo 1944 

I giorni passano, e, oggi 47 0 credevo proprio che fosse quello 
buono, e invece ancora non ci siamo. Per conto mio non ci fac- 
cio caso e sono molto tranquillo e sereno, tengo su gli umori di 
35 ospiti di sole quattro camere con barzellette, pernacchioni 
(scusa la parola ma è quella che è) e buon umore. Unisco una 



l88 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

piantina di qui per ogni evenienza e perché, a mezzo del lato- 
re, quest'altra settimana me la rimandi completata. Penso la se- 
ra in cui mi dettero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché 
varie scudisciate in parti molli, e cazzotti di vario genere. Io 
non ho dato loro la soddisfazione di un lamento, solo alla 24" 
nerbata risposi con un pernacchione che fece restare i tre ma- 
nigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24° 
frustata fu un poema! Via Tasso ne tremò ed al fustigatore cad- 
de di mano il nerbo. Che risate! Mi costò tuttavia una scarica 
ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è la mancanza di 
aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la 
lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni 
istante. 



(Ultimo messaggio, scritto sul muro della cella di Via Tasso). 

Quando il tuo corpo 
non sarà più, il tuo 
spirito sarà ancora più 
vivo nel ricordo di 
chi resta - Fa che 
possa essere sempre 
di esempio. 



LETTERE 



189 



Attilio Martinetto 

Di anni 23 - guardia di Finanza - nato a Castell'Alfero d'Asti il 1" febbraio 
1922 -. AU'8 settembre 1943 da Lubiana (Jugoslavia) riesce a raggiungere 
Castell'Alfero dove partecipa come membro democristiano alla costituzione 
del locale Gruppo di Resistenza - per ordine del Comitato Militare di Cu- 
neo entra a far parte dell'uri, fornendo informazioni di carattere militare e 
politico e assicurando collegamenti fra comandi partigiani di Lombardia, Li- 
guria e Piemonte -. Scoperto ed arrestato nel novembre 1944, a Cuneo, ad 
opera delle Brigate Nere -. Fucilato il 25 aprile 1945, nelle prime ore del 
mattino, al Cimitero Vecchio detto Gessi di Cuneo, da plotone delle Briga- 
te Nere, con Eligio Botti, Rocco Bracciale, Virginio Cornaglia e Renato To- 
matis. 



24.4.1945, ore 18 dall'uri 

Amore mio diletto, 

promettimi di essere forte! Lo fosti sempre siilo anche in 
questo momento doloroso del distacco. Tu sai quanto ti ho ama- 
to da quando ti ho conosciuta. Ti sono stato tanto vicino in que- 
sto momento del distacco. Non dubitare, nella tua ultima mi 
hai detto di sapere che non ho bisogno di essere consolato, è 
vero, non voglio che tu dubiti anche menomamente di me. Co- 
nosci la mia calligrafia, giudica da essa. 

Carlo ci ha comunicato mezz'ora fa la sentenza del tribuna- 
le che ci ha condannati senza manco sentire la nostra difesa. Il 
mio pensiero non si distacca un attimo da te che ho amato e 
adorato più di ogni cosa, che avevo posto su un piedestallo da- 
vanti a cui vivevo prostrato continuamente, da mia madre, da 
mio padre, che sebbene sia stato causa di tanti dolori ho sem- 
pre adorato, da tua madre che fu per me veramente una secon- 
da madre di cui ho conosciuto tutta la potenza dell'affetto, da 
Giuseppe e Ginevra di cui conosco tutti i sacrifici e l'amorevole 
interessamento per me in questi ultimi mesi, da Mario e Rosi- 
na di cui penso l'affetto che ti avranno dimostrato in questi gior- 
ni, dalle nipotine che ho tanto amato e in cui ho sempre visto 
raffigurato l'ideale del nostro matrimonio, da tutti i parenti e 
amici che mi hanno voluto bene. 

So quello che mi attende domattina, ma sono forte per il vo- 
stro ricordo, so che pregherete per me, per parte mia, offro il 



190 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



mio sacrificio a Dio per la felicità di voi tutti, in particolare di 
te, o Anna Maria cara, perdonando ai miei carnefici che mi 
portano alla morte con le sole prove che hanno voluto racco- 
gliere. 

Anna Maria, sei giovane, puoi ancora costruirti un avveni- 
re, non voglio che rinunci ad esso per il mio ricordo, procurati 
solo la compagnia di un uomo che^ ti voglia bene almeno quan- 
to te ne ho voluto io e sii felice. E l'ultimo augurio che ti fac- 
cio, sono certo che Dio lo esaudirà ed io pregherò tanto per te, 
per questo. Nella tua felicità ricordati qualche volta di me, ri- 
corda questo mio augurio e prega. 

Come tante volte ti dissi, desidero che non portiate lutto per 
la mia morte, ricordatevi che anche dopo sarò tra voi. 

Ti unisco un biglietto per Giuseppe, consegnaglielo. 

Sono stato interrotto per la visita di D. Monge, poveretto, 
ha cercato di farmi animo, non ho potuto trattenere la com- 
mozione al pensiero di quanto ha fatto per me e che sarà poi 
certamente lui che ti porterà il mio saluto. Gli ho parlato del 
mio bene per te, te ne parlerà. 

Anna Maria, amore mio, fra noi non ci può essere addio ma 
solo il saluto. Porgilo ai nostri genitori, ai fratelli, alle cognate, 
a Paolina, alle nipotine, ai parenti, amici e a quanti ci fecero del 
bene. 

Ti abbraccio forte forte Attilio 



24.4.1945, dall'uri 

Giuseppe caro, 

ti ringrazio innanzi tutto per quanto hai fatto per me, non ti 
rammaricare Dio vuole così, rassegnamoci al suo volere. Ti ri- 
volgo un'ultima preghiera, credo che non sia il caso perché co- 
nosco il tuo buon cuore, comunque te lo ricordo. 

Si tratta di Anna Maria! Ricordati... E tua sorella come ero 
io tuo fratello; non la dimenticare. Non è ricca, sostienila al- 
meno fino a quando un altro penserà a lei come ho pensato io. 

Se potrai riavere quanto era qui a Cuneo a casa mia, lascia- 
le almeno il mobilio e quanto sarà di suo gradimento, ricordati 
che pensando a lei fai contento me. 

Non ti dico altro poiché ti conosco bene e so che non è il 
caso. 



LETTERE 



I 9 I 



DI a tutti che io muoio sereno, perdonando ai miei carnefi- 
ci e confortato dal pensiero di voi tutti. 

Bacia tutti quanti per me in particolare le tue bambine. 
Pregate per me. Ti abbraccio tuo 

Attilio 



24.4.1945, ore 24 circa, dall'uri 

Amore mio diletto, 

è mezzanotte e ancora stiamo chiacchierando allegramente. 
Siamo tutti cinque assieme e si scherza quasi allegramente. Co- 
me già ti ho detto è stato qui D. Monge a cui ho consegnato il 
portafogli e gli indumenti, D. Oggero, parroco di S. Ambro- 
gio (Cappellano delle Carceri) e D. Panori. Ci siamo confessa- 
ti e speriamo quest'ultimo ci porti ancora la Comunione do- 
mattina. 

Anna Maria cara, forse tu piangerai a leggere questa mia. Se 
piangi per te, per il tuo avvenire troncato, passi, lo comprendo, 
ma se piangi per me, no! Ti sbagli. Anna Maria, nella tua ulti- 
ma mi esortavi ad avere fede in Dio; non credi quanto mi sen- 
ta vicino a Lui in questi momenti ! La morte ? Eterno spaurac- 
chio di noi mortali ! Spauracchio ? Sì, ma per la materia, che 
m'importa! La materia? E cosa può la materia? 

Quante volte nei momenti felici ho pensato ad un momento 
simile! Ricordavo proprio stassera di aver letto L'ultimo gior- 
no di un condannato di Victor Hugo che forse si trova ancora a 
Faione tra i miei libri. 

Tante volte basandomi su esso ho pensato al momento di mo- 
rire. Quanto ero sciocco! ! Solo ora lo comprendo. Sai Anna 
Maria cosa rimane all'ultimo di tutto? Solo quello che è santo 
e puro della vita. L'affetto dei genitori (in essi tua madre), l'af- 
fetto di quanti mi vollero bene e che ora avvalori sotto un'altra 
luce; la luce che ti proviene dall'affetto per Dio. 

Amore mio, ti ho sempre amata tanto, tu lo sai, ora ti amo 
più che mai perché ora maggiormente si accostano i due amori, 
per te e per Dio. 

Anna Maria, forse mi dirai che potevo ben dirti altre parole 
di maggior conforto, lo so, ma quale conforto può essere mag- 
giore per te se non il sapere con quanta serenità tuo marito si 
prepara a veder Dio. 



192 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Sono solo contento che Dio ha avuto pietà di me e ancora al- 
l'ultimo momento mi ha mandato un sacerdote. Anna Maria sa- 
pessi mai cos'è la vita vista dalla soglia dell'eternità, quale mi- 
seria, te lo posso ben dire io con quale orrore si guarda al no- 
stro passato! Se non fosse quella stessa fede che ci fa provare 
simile orrore, a sostenerci, che si farebbe mai ? La fede ci fa pro- 
vare orrore, ma nell'istante stesso, ci dice che Dio è infinita- 
mente grande. E allora si implora la sua misericordia. Quando 
finalmente hai provato la sensazione della sua misericordia e 
l'hai provata con maggior fede delle altre volte, poiché sai che 
è l'ultima volta che Dio ti dice: «Ego te absolvo», ecco che guar- 
di sicuro davanti a te e non temi più! Sono sicuro che tu e mam- 
ma alle 7 pregherete quasi certamente per me, per il mio ritor- 
no, rassegnatevi al volere di Dio, io a quell'ora penserò a voi 
che pregherete per me e morirò sereno. 

Amore mio, dal portafogli ho trattenuto la tua fotografia e 
quell'immagine in cartapecora che mi desti quando eri anche tu 
in carcere. Le ho nella tasca interna della giacca, sul cuore, sa- 
ranno simbolo dell'immenso affetto per te, che mi porto nella 
tomba. Al dito la fede, la porto con me come ricordo di quella 
fede promessati quasi un anno fa e che mai ho tradito. 

Anche tu conservami nel cuore e soprattutto nell'anima. 

Prega, prega, prega tanto per me, non dubitare che io pre- 
gherò tanto per te, perché Dio ti conceda quella felicità che pur- 
troppo io non ti ho potuto dare. Vedi che io sono sereno, spe- 
ro di esserlo anche tra poco davanti ai miei carnefici, sii forte 
anche tu nel tuo dolore e rendi forti anche i nostri genitori. 

Domani forse conoscerò tuo papà. Se Dio mi vorrà con Lui, 
con tuo papà veglierò su te. Non ti dico addio... perché come 
già ti ho detto fra noi non vi è addio, resta e sii la consolazione 
dei nostri genitori, specie di tua madre che è sola e poi... arri- 
vederci, il tuo 

Attilio 



Sono le 6 del mattino. Aspettiamo la Comunione. Sono cal- 
mo e ti bacio di tutto cuore. Tuo 

Attilio 



LETTERE 



193 



7,30 - Abbiamo ricevuto la S. Comunione, mi sento forte. 

Ho pregato tanto. Abbiamo ricevuto la benedizione Papale... 
Siate forti ed abbiate fede. Aff .mo Botti Eligio, 
Fatevi coraggio - Bracciale Rocco, Cornaglia Virginio, To- 

matis Renato. 



194 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Tommaso Masi 

Di anni 19 - contadino - nato a Castelnuovo Berardenga (Siena) il 10 feb- 
braio 1925 -. Bersagliere del 5° Reggimento di stanza a Siena, il 12 gennaio 
1944 abbandona il reparto - si unisce ad un distaccamento della Divisione 
d'Assalto Garibaldi «Spartaco Lavagnini», operante nella zona di Siena -. 
Catturato all'alba dell' n marzo 1944, nel corso di un rastrellamento con- 
dotto in Comune di Monticiano da militi della gnr - percosso - tradotto a 
Monticiano, poi nella Casermetta di Siena -. Processato il 13 marzo 1944, 
nella Caserma di Santa Chiara, dal Tribunale Militare Straordinario di Sie- 
na -. Fucilato alle ore 18 del 13 marzo 1944, nella Caserma Lamarmora di 
Siena, con Renato Bindi. 

Cari genitori e famiglia, 

giorno 14 mi trovo in questa situazione oggi stessa mi han- 
no fatto il processo e mi hanno condannato a morte ormai ho 
dovuto farmi di questa convinzione non ci sarebbe stato ca- 
vassela ma ormai mi sono messo il cuore verso questa grassia 
ma dopo attutto ho fatto la Confessione Comunione. 

Cari genitori, 

datevi coraggio perché ormai mi era destinata non si scan- 
cella io vi chiedo perdono che rimarrete dispiacenti. 

Cari genitori ora vi dico addio ci rivedremo in paradiso ora 
baci a tutti in famiglia 

per fortuna mi a sistito mio Capellano 

Il vostro figliolo Tommaso Masi 



LETTERE 



195 



Luigi Mascherpa 

Di anni 51 - contrammiraglio - nato a Genova il 16 aprile 1893 -. Osserva- 
tore aeronautico nella prima guerra mondiale - decorato di Medaglia d'Ar- 
gento al Valor Militare -. Comandante nel settembre 1945 della base navale 
di Lero (Egeo), dopo l'armistizio italiano ne organizza la difesa e assume il 
comando delle isole dell'Egeo -. Dopo i massicci bombardamenti aerei tede- 
schi, iniziati su Lero il 26 settembre e l'attacco navale tedesco del 12 no- 
vembre successivo, dirige la difesa dell'isola sino all'esaurimento delle muni- 
zioni e alla conseguente resa, avvenuta il 14 novembre 1943 -. Fatto prigio- 
niero dai tedeschi e deportato in Polonia - nel gennaio 1944 tradotto a Verona 
nelle carceri Gli Scalzi e, nell'aprile successivo, a Parma nelle carceri San Fran- 
cesco - semidistrutte quest'ultime in seguito a bombardamento aereo e quin- 
di assalite da partigiani che ne liberano i detenuti politici, rifiuta, con l'am- 
miraglio Ingo Campioni, di sottrarsi all'imminente processo -. Processato il 
22 maggio 1944 dal Tribunale Speciale di Parma -. Fucilato il 24 maggio 
1944, al poligono di tiro di Parma, con l'ammiraglio Inigo Campioni -. Me- 
daglia d'Oro al Valor Militare. 

Frida mia, 

sii forte e coraggiosa. Iddio ti proteggerà... Ti abbraccio con 
tutta l'anima e con te mia Madre, i miei fratelli, la nonna tutti. 

Prega per me nelle tue preghiere come io dall'alto, dove Dio 
vorrà mettermi, ti seguirò sempre. 

Ti lascio un nome intemerato che ha una sola colpa: avere 
amato la Patria! 

Addio, Frida mia, perdonami dei dolori - di tutti i dolori - 
che ti ho dato nella vita. 

Il Padre Abate De Vincentis mi ha assistito fino all'ultimo - 
ti dirà di me. 

Coraggio ancora, Frida mia: Iddio ti farà sopportare tutto... 
un ultimo bacio terreno dal tuo 

Luigi 



196 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Gianfranco Mattei 

Di anni 27 - docente universitario - nato a Milano l'i 1 dicembre 19 16 -. Dal 
1937 partecipa al movimento antifascista di Milano - incaricato della catte- 
dra di chimica analitica qualitativa al Politecnico e specializzato in ricerche 
sulla struttura dei film monomolecolari - all' 8 settembre 1943 abbandona in- 
segnamento e studi - è nel Lecchese ove si formano i primi gruppi armati e 
in Valfurva (Sondrio) per predisporvi un campo di lancio - nell'ottobre 1943 
è a Roma ove inizia con compagni comunisti il lavoro di sabotaggio - insie- 
me a Giorgio Labò organizza la «Santa Barbara» di Via Giulia n. 25 bis - per 
quattro mesi confeziona ordigni esplosivi ed apparecchiature elettriche stu- 
diate volta per volta in vista delle azioni organizzate da lui e dai compagni 
dei gap -. Sorpreso il i" febbraio 1944 da ss tedesche, mentre lavora nell'of- 
ficina, con Giorgio Labò - tradotto nelle celle di Via Tasso - ridotto in fin 
di vita da continue torture, si dà egli stesso la morte impiccandosi nella cella 
di Via Tasso il 4 (?) febbraio 1944. 

(Scritto a matita sul tergo di un assegno circolare). 

Carissimi genitori, 

per una disgraziatissima circostanza di cui si può incolpare 
solo il fato avverso, temo che queste saranno le mie ultime pa- 
role. Sapete quale legame di affetto ardente mi lega a voi, ai fra- 
telli ed a tutti. Siate forti sapendo che lo sono stato anch'io. Vi 
abbraccio 

Gianfranco 



LETTERE 



197 



Giovanni Mecca Ferroglia 

Di anni 18 - elettricista - nato a Mathi (Torino) il 12 marzo 1926 -. Parti- 
giano nella 8o" Brigata Garibaldi, IV Divisione - nel marzo 1944 partecipa 
ad azioni nel Canavesano -. Catturato il 12 agosto 1944, avendo fermato, 
mentre aspettava il sopraggiungere di un autocarro dei partigiani, un auto- 
carro delle Brigate Nere -. Processato il 7 ottobre 1944 dal Tribunale Spe- 
ciale per la Difesa dello Stato in Torino -. Fucilato l'8 ottobre 1944, al Poli- 
gono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Luigi Comelli, Mario Giardini e Claudio Zucca. 

Cara mamma, 

ti scrivo queste mie ultime righe, alle ore 5 di mattina. Fat- 
ti molto coraggio, mamma che ci rivedremo in Paradiso. Io di 
lassù pregherò tanto per te che presto verrai a raggiungermi e 
allora resteremo sempre insieme. Quelli che mi hanno condan- 
nato li perdono perché non sanno quel che si fanno. 

Ho combattuto per la mia Idea, e credo che il mio sacrificio 
non sia vano, altri uomini mi vendicheranno, per loro penserà 
certamente la giustizia di Dio. 

Mamma ti ho sempre amata anche se qualche volta ti ho fat- 
ta arrabbiare. Mamma ti chiedo perdono di tutto, non maledi- 
re il destino che mi ha travolto improvvisamente, ma è il de- 
stino che Dio dà agli uomini. Comprendo il tuo dolore e ti chie- 
do perdono d'avertelo dato. 

Non m'importa di morire perché la vita terrena è solo una 
bolgia infernale. Mamma ti do il mio ultimo addio. 

Ci rivedremo in Paradiso. 

Addio. Giovanni 



dal Carcere, 7. 10. 1944 

Caro amico, 

spero ti ricorderai quando eravamo a scuola insieme e quan- 
do eravamo in montagna. Ora ci siamo rivisti in infermeria, pri- 
gionieri tutti e due. Quando ho saputo del tuo cambio sono ri- 
masto molto contento: così almeno tu sei salvo e potrai cosi ven- 
dicarmi. Il mio destino è stato questo: mi hanno denunciato al 



198 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Tribunale più schifoso che esista: ti narro un po' il processo. Mi 
portarono via dalle carceri legato come un delinquente, sbat- 
tendomi sul banco degli accusati. I giudici sono tutti assassini 
e delinquenti: non mi hanno nemmeno fatto parlare. Chiesero 
la mia condanna a morte col sorriso sulle labbra ed hanno pro- 
nunciato la mia condanna ridendo sguaiatamente come se aves- 
sero assistito ad una rappresentazione comica. 

Spero che noi saremo le ultime vittime di questi assassini: 
ma voi che restate dovete vendicarci duramente. Muoio con- 
tento di aver servito la mia causa fino all'ultimo. Vuol dire che 
quello che non faccio più io, lo faranno gli altri. 

Ti ho scritto queste parole 10 ore prima di essere fucilato. 
Io sono tranquillo e contento come quando eravamo insieme 
nei partigiani. 

Addio ! Giovanni 



LETTERE 



199 



Aldo Mei 

Di anni 32 - sacerdote - nato a Ruota (Lucca) il 5 marzo 191 2 -. Vicario Fo- 
raneo del Vicariato di Monsagrati (Lucca) - aiuta renitenti alla leva e perse- 
guitati politici - dà ai partigiani assistenza religiosa -. Arrestato il 2 agosto 
1944 nella Chiesa di Fiano, ad opera di tedeschi, subito dopo la celebrazio- 
ne della Messa - tradotto a Lucca con altri trenta catturati in rastrellamen- 
to - rinchiuso con essi nella Pia Casa di Lucca -. Processato dal comando te- 
desco di Lucca, sotto l'imputazione di avere nascosto nella propria abitazio- 
ne un giovane ebreo -. Fucilato alle ore 22 del 4 agosto 1944, da plotone 
tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca. 

(A matita, sulle pagine bianche della copertina del breviario). 

Il Breviario a mio fratello Natalino, invocando dal Signore 
che sia Apostolo di Carità, anche per supplire quel che non ha 
fatto in questo caso il povero sottoscritto - Affezionatissimo 
fratello Sacerdote Aldo - (Il primo pensiero scritto a Te o ca- 
rissimo, appena udita la mia sentenza di morte!) 

Viva Cristo, Re di Giustizia e di Carità e di Pace! 

Ad Americo e agli altri carissimi tutti di casa non ho in que- 
sto momento solenne - nulla da lasciare - all'infuori di un im- 
menso amore fatto sublime nella solenne aspettativa della mor- 
te. Non piangete o cara mamma, non piangete 0 amatissimo 
babbo - presto ci rivedremo e godremo il gaudio ineffabile del 
cielo fuori degli spaventi di questa lacrimosissima terra. A ri- 
vederci vi dico inviandovi un bacio ed una benedizione. 

Aldo 



4 agosto 1944 

Babbo e Mamma, 

state tranquilli - sono sereno in quest'ora solenne. In co- 
scienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi 
è stato possibile. Condanna a morte - i° per aver protetto e na- 
scosto un giovane di cui volevo salva l'anima. 2° per aver am- 
ministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. 
Il terzo motivo non è nobile come i precedenti - aver nascosto 
la radio. 



200 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell'odio io che non 
ho voluto vivere che per l'amore! «Deus Charitas est» e Dio 
non muore. Non muore l'Amore! Muoio pregando per coloro 
stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro... E 
l'ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia; 
per questo abbraccio l'intero mondo rovinato dal peccato - in 
uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accet- 
ti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazio- 
ne di tanti peccati - e per la santificazione dei sacerdoti. 

Oh! la santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovu- 
to celebrare Messa per questa intenzione - invece di offrire Ge- 
sù - offro me a Lui, perché faccia tutti santi i suoi ministri, tut- 
ti apostoli di carità - e il mio pensiero va anche ai confratelli 
del Vicariato, che non ho edificato e aiutato come avrei dovu- 
to. Gliene domando umilmente perdono. Mi ricordino tutti al 
Signore. Sia dato a ciascuno un'offerta di 75 lire per una ap- 
plicazione di S. Messa a suffragio della povera anima mia. 

Almeno 100 Messe che siano celebrate per riparare eventuali 
omissioni e manchevolezze e a suffragio dell'anima mia. 

A Basilio - Beppe e loro mogli e figli carissimi - alla Nonna 
e Argia - alla zia Annina, Carolina, Livia, Giorgina - Dante, 
Silvio, Annunziato, ecc., e a tutti i parenti - a tutti i conoscenti, 
a tutti i Ruotesi, cosa dirò ? Quello che ho ripetutamente detto 
ai miei figli di adozione, i Fianesi. Conservatevi tutti nella gra- 
zia del Signore Gesù Cristo - perché questo solamente conta 
quando ci si trova davanti al maestoso passo della morte - e co- 
si tutti vogliamo rivederci e starcene indissolubilmente congiunti 
nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo. 

Non più carta - all'infuori di questa busta - e anche la luce 
sta per venir meno. Domani festa della Madonna potrò veder- 
ne il volto materno ? Sono indegno di tanta fortuna. Anime buo- 
ne pregate voi tutte perché mi sia concessa presto - prestissi- 
mo tanta fortuna ! 

Anche in questo momento sono passati ad insultarmi - «Di- 
mitte illis - nesciunt quid faciunt». Signore che venga il Vostro 
regno! Mi si tratta come traditore - assassino. Non mi pare di 
aver voluto male a nessuno - ripeto a nessuno - mai - che se per 
caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male - io qui dalla 
mia prigione - in ginocchio davanti al Signore - ne domando 



LETTERE 



201 



umilmente perdono. Al Sacerdote che mi avviò al Seminario D. 
Ugo Sorbi il mio saluto di arrivederci al cielo. Ai carissimi Su- 
periori del Seminario, specialmente a Mons. Malfatti e al Padre 
Spirituale D. Giannotti - l'invito che mi assistano nel punto più 
decisivo della mia esistenza - la morte - mentre prego il Signo- 
re a ricompensarli centuplicatamente come sa far Lui. 



4 agosto 1944 

Adolfo caro - quanto la vita mia 

io muoio sereno per la salvezza tua e di tutta la tua famiglia 
- godo di dare pure io - indegnamente - come il mio Maestro 
Gesù la vita per la salvezza delle anime. Una grande festa farò 
in Paradiso quando diventerai cristiano; e perché no ? se il Si- 
gnore lo vuole, anche sacerdote, a sostituire nella Santa Chie- 
sa questo povero indegno sacerdote. 

Sta sereno sempre... 

Aff .mo in X. Sac. Aldo Mei 



4 agosto - ore 5 

Alla donna di servizio Perfetti Agnese. Il Signore vi ricom- 
pensi per quanto avete fatto per me e in aiuto al mio ministe- 
ro. Vi chiedo perdono di non avervi sempre dato esempio di 
santità sacerdotale. Vi raccomando di diventare Santa... 

Vi raccomando la povera Adriana e cose sue - per quella fa- 
miglia - perché il Signore salvi tutti io volentieri principalmente 
muoio . . . 

Alla Biblioteca Parrocchiale che tanto raccomando all'Azio- 
ne Cattolica lascio La Vita di G.C. di Ricciotti e i due volumi 
del Messaggio Sociale di Giordani. Le raccomando caldamente 
l'A. C. specialmente ai cari giovani e alle care giovani - che sia- 
no tutti e sempre degni dell'altissimo ideale. 

Ringrazio affettuosamente, saluto e Benedico tutti i cate- 
chisti per la generosa cooperazione e consolazione prestatami 
nel mio ministero. 

Un pensiero particolare di incoraggiamento e di lode alla 
Mery. L'Oratorio lo affido al Cuore Sacratissimo di Gesù, fiat 
voluntas tua. 



202 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Il Signore ricompensi tutte le anime buone che nel mio mi- 
nistero mi sono state di consolazione e di aiuto. Il più largo e 
generoso perdono a chi in qualche modo mi avesse potuto ad- 
dolorare. Un pensiero ed una esortazione caldissima a quei po- 
veri fratelli che sono più lontani dalla pratica religiosa. Ho fat- 
to troppo poco in vita per queste pecorelle più sbandate. Ora 
in morte l'assicuro che anzitutto per essi e per la loro salvezza 
offro la mia povera vita. 

Muoio anzitutto per un motivo di carità - per aver protetto 
e nascosto un carissimo giovane. 

Raccomando a tutti la carità. Regina di tutte le virtù. Ama- 
te Dio in Gesù Cristo, amatevi come fratelli. Muoio vittima del- 
l'odio che tiranneggia e rovina il mondo - muoio perché trion- 
fi la carità cristiana. 

Amate la Chiesa - vivete e morite per Lei - è la Vita e la 
Morte veramente più bella. 

Tutto il popolo ricordi e osservi il voto collettivo di vita cri- 
stiana. Fuggite tutti il peccato unico vero male che attrista nel 
tempo e rovina irreparabilmente nella eternità. 

Grazie a quanti hanno gentilmente alleviato, con preghiere 
e con altro la mia prigionia e la mia morte. 

Il povero Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano 



LETTERE 



203 



Andrea Mensa (Mirto) 

Di anni 37 - falegname - nato a Tronzano Vercellese il 7 dicembre 1907 -. 
Militante comunista, è aggredito e ferito con una pugnalata da militi fascisti, 
mentre il compagno che si trova con lui muore in seguito alle ferite riporta- 
te -. Dai primi di ottobre del 1943 è con i partigiani delle Valli di Lanzo - 
dopo la cattura e la fucilazione di P. Braccini assume funzioni di primo pia- 
no nella organizzazione di cln e di formazioni armate - è capo dei servizi del- 
la II Divisione Garibaldi -. Catturato negli ultimi giorni del 1944, a Fiano 
Torinese, da elementi della Divisione «Folgore» -. Processato nel gennaio 
1945 a Ciriè (Torino), dalla Corte Marziale della «Folgore» -. Fucilato il 1" 
febbraio 1945 a Caselle Torinese, da plotone fascista, con Luigi Cafiero, An- 
tonio Garbolino, Adolfo Praiotto e Mario Tamietti. 

Si isoli tutto ciò che può sapere Gino e sorella perché temo 
che parlino - Beppe - Cima - Alloro - stiano attenti che sono 
cercati. 

Cima mi sostituisca. Bianco di S. Maurizio e Angelo formi- 
no la segreteria. 

Andate da Giulia di Ciriè dalla somma che lei sà fatevi dare 
L. 5000 per la segreteria per tutti i sussidi rivolgetevi a lei - fa- 
te dare a coloro che sono rimasti lassù un sussidio. 

Nelle mie carte ce una busta con scritto cassa - Angelo vi 
dirà i soldi che o versato a lui. 

Dalla situazione versata ad Alloro da me e dopo qualche gior- 
no ripresa entrate ce ne sono state ben poche. 

Se necessita adoperate cosa à Beppe anche se sono quote o 
altro. 

Nelle mie carte ce una nota di sussidi da noi già versati a Ro- 
bassomero che Giulia vi darà a me e Teresa anno preso circa 
20000 lire. 

Interessatevi di Teresa che è impazzita. Povera Teresa ha 
fatto tutto quello che poteva. 

La mia situazione è grave, tutti mi hanno accusato, nomi non 
ne ho fatti e documenti che compromettino altri non me ne han- 
no presi. La salute peggiora la paralisi aumenta, fa molto fred- 
do, mandatemi da mangiare che è più giorni che mi danno so- 
lo pane acqua e minestra. 

Si sta preparando una vasta retata politica perciò è meglio 



204 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

stare fermi per qualche settimana senza rischio di compromet- 
tere tutto. Mai come in questi giorni mi sento onorato di esse- 
re un comunista e spero di esserne degno di questo nome e co- 
si dovete fare tutti voi, sapere quando è necessario essere veri 
comunisti. 

Difficilmente tornerò tra voi ma non perdetevi di coraggio 
seguitate il mio lavoro centinaia come me sorgeranno e terran- 
no in alto la nostra fiaccola i giorni belli si avvicinano. 

Il mio arresto è stato causato da Dolfo che li ha portati pri- 
ma in borghese per compromettermi e poi anno circondato la 
casa. 

Se avete da cercarmi o mandarmi qualche cosa cercatemi pu- 
re per Mensa Andrea anche come Mirto. 

Salutatemi tutti dite ai compagni che si ricordino delle mie 
parole e le mettano in pratica e che il domani sarà nostro e più 
lavoreremo oggi e più frutti raccoglieremo domani. 

Un abbraccio ad Alloro e tutti i suoi cari una fraterna stret- 
ta di mano a Cima e a tutti buon lavoro e fortuna. 



Mirto 



LETTERE 



205 



Luigi Migliavacca (Ombra) 

Di anni 19 - tornitore - nato a Moasca (Asti) il 2 novembre 1925 -. Dal 1944 
partigiano nella 155" Brigata Garibaldi, in cui consegue il grado di commis- 
sario di Distaccamento - partecipa a combattimenti e ad azioni per il disar- 
mo di militari tedeschi -. Catturato il 15 gennaio 1945, a Torino, da elementi 
dell'Ufficio Politico della Questura - tradotto alle carceri Nuove di Tori- 
no -. Processato dal Tribunale Militare di Torino -. Fucilato il 23 gennaio 
1945, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi 
della gnr, con Pedro Ferreira e altri nove partigiani. 

Carceri Giudiziarie di Torino 

Carissima signorina Odetta e Beppino 

vi scrivo queste poche righe che saranno le ultime che rice- 
verete scritte di mio pugno. Carissimi tutti siate forti nel rice- 
vere questa mia ultima lettera, come lo sono io andando davanti 
al plotone dei luridi fascisti che mi fucileranno. Anche sapen- 
do della sorte vigliacca che mi aspetta non mi perdo d'animo 
perché per un compagno che ha una idea per il benessere di tut- 
ti non si vergogna di essere fucilato perché sono fiero di aver 
combattuto per la causa comune e di aver anch'io dato il mio 
sangue per l'avverarsi della mia idea. 

Dunque cara e adorata mamma cerca anche te di essere fie- 
ra d'aver dato un figlio per la libertà della classe operaia e che 
ha combattuto senza scrupoli fra le gloriose brigate Garibaldine. 

Come mio ultimo desiderio ti chiedo di non versare una la- 
crima, che è inutile ma di restare a testa alta, e di essere fiera 
di me, 

il tuo Luigi 

E anche voi Odetta e Beppino cercate di fare coraggio alla 
povera mamma e di farla felice e di aiutarla sempre nei momenti 
critici. 

E tu caro Beppino stai sempre bravo e lavora per poter aiu- 
tare la mamma e sii fiero di essere il fratello di un Commissario 
Garibaldino che neanche davanti alla morte non tradisce l'idea. 

Vai in via Lodovica a prendere la busta mia di L. 500 che te 



20Ó CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



la daranno subito mentre ne ho già presa una di L. 825 io in via 
Cavur. Salutami e bacia per me tutti gli amici e amiche Argo 
Dario Irma Vera ecc. ecc. 
Salutami i cugini zii e tutti. 

Tanti baci e abbracci a mamma Odetta Beppino da chi vi ha 
sempre voluto bene e che ve ne vuole ancora 

vostro aff.mo Luigi 

salutami Rosi. 



Cara mamma, 

fatti coraggio e cerca di star felice ormai per me tutto è fini- 
to non mi resta che augurarti tante belle cose a te Odetta e Bep- 
pino e dirgli di star sempre bravo e ubbidiente. 

Tanti bacioni 

Luigi 

Carceri Giudiziarie di Torino 
23.1.45 

Carissimi tutti, 

Vi scrivo questa mia ultima per dirvi ancora di essere forti 
quando saprete della sciagura che vi capita ma siate forti come 
lo sono io andando davanti alla morte sorridendo come se nul- 
la fosse sperando che anche voi lo sarete altrettanto nelT ap- 
prendere tale notizia. 

E voi cari fratelli cercate di aiutare la mamma e di consolar- 
la nei momenti più critici e lavorate cercando di poterla aiuta- 
re sempre. 

Cara mamma avrei molte cose da dirti ma non so come espri- 
mermi anzitutto vorrei dirti di non pensarci più certamente ca- 
pisco che per una mamma è doloroso ma lo devi fare per me che 
vorrei che tu sii forte e che tu possa ancora essere felice e or- 
gogliosa di aver un figlio che muore per la causa comune. 

Cara Odetta vai alla questura centrale c'è la ricevuta delle 
fotografie che mi son fatto prendere da Mangini cosi potrete 
avere qualche mia fotografia come mio ricordo e cerca di esse- 



LETTERE 207 

re forte anche e di consolare la povera mamma che avrei volu- 
to fare molto per lei ma non ne ho avuto il tempo. 

Dunque siate forti e fatevi coraggio che presto sarete liberi 
e felici. 

Tanti saluti e baci a tutti i compagni e amiche parenti tutti 
Un forte abbraccio 
a voi tutti 

bacioni Luigi 

Vi unisco questa mia dedica da mettere dietro alla fotografia 

Ai miei cari e desolati per mio ricordo anche dopo la mia 
morte 

Luigi 



208 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Renato Molinari 

Di anni 34 - avvocato - nato a Novara il 18 settembre 1910 -. Ufficiale di 
complemento degli Alpini, dopo l'8 settembre 1943 rientra in Abruzzo dove 
prende parte alla organizzazione dei primi nuclei di resistenti e da dove ten- 
ta, ma senza successo, di attraversare le linee -. L'8 febbraio 1944, essendo 
trapelate notizie sull'attività cospirativa da lui svolta, viene convocato pres- 
so il Comando-Militare Provinciale di Teramo, consegnato ai tedeschi e de- 
portato in Germania, quindi in campo di concentramento a Vittel (Meurtheet- 
Moselle, Francia) -. Evaso il 14 agosto 1944, compie in quattro giorni una 
marcia di circa duecentocinquanta chilometri, sostenendo uno scontro arma- 
to con una pattuglia di bielorussi aggregati ai tedeschi e raggiungendo il bo- 
sco di Vernon (Costa Azzurra), dove opera il Gruppo «Bourgogne» delle For- 
ca Francaises de l'intérieur («Forze Francesi dell'Interno») al comando dell'i- 
taliano G. Sebenin -. Con tale reparto partecipa a numerose azioni fra cui 
quella per la liberazione di Sémur -. Ultimata la liberazione della Costa Az- 
zurra, si presenta al cln (italiano) di Parigi che lo destina alla IV Divisione 
Alpina Canavesana quale Ufficiale di Collegamento con le Forces Francaises 
de l'intérieur -. Catturato da reparto tedesco a Locana (Torino) mentre com- 
pie una missione di collegamento - tradotto nelle carceri di Rivoli (Tori- 
no) -. Fucilato il 10 marzo 1945 a Rivoli, da plotone tedesco, per rappresa- 
glia all'uccisione di alcuni militari tedeschi, con altri sei ufficiali -. Medaglia 
d'Argento al Valor Militare. 



IO.3.45 

Miei cari, 

la mia vita è giunta al suo termine. Ma ho raggiunto la mia 
meta: mi sono pentito dei miei - non troppi - peccati, e credo 
in Dio. 

Dio vi protegga, e con voi l'Italia nostra straziata, e alla qua- 
le sono sempre stato fedele. 

Cari cari cari, vi abbraccio. Perdonatemi, ma la mia strada è 
l'unica che mi era aperta. 

Coraggio! Renato Molinari 



10.3.45 

Carissimo zio, 

proprio mentre ormai speravo di essere graziato è venuta la 
condanna a morte. 



LETTERE 



209 



Ti sarò grato se potrai farmi avere una sepoltura cristiana, in 
modo che in seguito la mia famiglia possa riavere il mio corpo. 

Io vesto: giacca di fustagno, maglione marrone, pantaloni blu 
da sciatore, scarpe da casermaggio. 

Ho baffi e capelli ricci neri. 

Ti abbraccio Renato Molinari 



210 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Violante Momesso 

Di anni 21 - falegname - nato a Noventa di Piave (Venezia) il 6 maggio 
1923 -. Militante comunista - dall'ottobre 1943 partigiano nella Brigata «Ve- 
nezia» (poi Brigata «Piave»), svolge attività di propaganda, reclutamento di 
elementi per l'attività cospirativa e raccolta di armi -. Arrestato 1' 1 1 gennaio 
1944 a San Donà di Piave (Venezia) - tradotto nelle carceri Santa Maria Mag- 
giore in Venezia -. Fucilato alle ore 5 del 28 luglio 1944, in rappresaglia al 
colpo di mano di Cà Giustiniani in Venezia, sulle macerie della stessa Cà Giu- 
stiniani, con i compagni di San Donà di Piave, Attilio Basso, Stefano Ber- 
tazzolo, Francesco Biancotto, Ernesto D'Andrea, Giovanni Felisatti, Ange- 
lo Gressani, Enzo Gusso, Gustavo Levorin, Venceslao Nardeau, Amedeo Pe- 
ruch, Giovanni Tamai e Giovanni Tronco. 



Dalla mia prigionia 

Anche questa volta spero farvi avere questa mia lettera. Ca- 
ra mamma la mia salute è ottima così spero di tutta la nostra fa- 
miglia e la picola Voli. Ma se tu mamma sapessi quanto ho lot- 
tato su questa mia gioventù per la mia famiglia e per una vera 
patria. Ora mi ritrovo su una cella ma devi sempre sorridere 
perché farò il bene della mia famiglia tutto passerà anche que- 
sta vita di tortura sotto queste belve fasciste che non fenisco- 
no mai a asetarsi del nostro sangue. Ma vera un giorno che po- 
trò bacciarti te e famiglia, alora ti spiegherò bene cosa faceva 
su questa maladeta carcere e poi mi vendicherò perché un idea 
è un idea e non sarà capace nessuno al mondo troncarmela. Ti 
mando i più cari saluti te e famiglia un bacio alla piccola Voli ci 
vedremo presto. 

Violante Momesso 



(Scritta poco tempo prima della fucilazione). 

Carissimi tutti, 

anche questa volta spero farvi avere questa lettera il quale 
porti a voi il buon stato della mia salute e cosi vorrei sperare 
che altrettanto fosse di voi tutti. 

La nostra vita di prigionia è sempre la solita. Dico nostra per- 
ché siamo diversi compagni e ci rispettiamo come fratelli, do- 



LETTERE 



211 



po tanto tempo che siamo qui rinchiusi in codesta cella oscura 
che non vediamo luce da molto e molto tempo. Non vi posso 
nascondere che abbiamo anche qualche passatempo: come gio- 
co di carte, dama ecc. però sempre clandestinamente, cioè con 
uno di noi sempre in guardia. 

Ciò nonostante, codesti piccoli passatempi tengo sempre nel 
mio cervello tanti e tanti pensieri che mi rattristano assai. Ma 
quando penso che siamo vicini molto vicini alla nostra ora, mi 
raccomando e son più che certo che tutti in quell'ora scatte- 
ranno in piedi, impugneranno qualsiasi arma e colui che non l'a- 
dopera sarà un vile ed un codardo. Nessun pretesto vale per 
mancanza di armi; armi ce ne sono per tutti, bambini, uomini 
e vecchi; tutti debbono collaborare per cacciare, una volta per 
sempre da questo suolo, il barbaro tedesco invasore ed il tiran- 
no fascista, in modo che si cancelli, ed al più presto, la memo- 
ria ed il ricordo di codeste belve assetate ed affamate di carne 
umana. 

L'ora per noi (già me la sento) sta per suonare. Sorte triste e 
crudele. 

Nessun essere umano può immaginare a quali patimenti e 
sofferenze noi siamo soggetti. Figuratevi che siamo rimasti, an- 
zi ci hanno lasciato (i tiranni fascisti), per circa cinque giorni 
senza acqua. Da mangiare pochissimo. Acqua, acqua, ed un pic- 
colo tozzo di pane. 

Comunque mi do sempre coraggio perché come ho accenna- 
to precedentemente siamo vicini, molto vicini. 

Digli, cara mamma ai miei compagni, che si tengano pronti 
ad ogni intervento e se occorre spargere anche del sangue per 
la libertà. 

Un bacio a Wally ed un abbraccio a voi tutti. 

Aff .mo figlio Violante 



212 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Davide Monarchi 

Di anni 20 - operaio - nato a Roma il 29 agosto 1924 -. Dal 1° agosto 1944 
partigiano nella 3" Brigata della Divisione gl «Bevilacqua» -. Catturato nel 
corso di un combattimento il 19 settembre 1944 -. Processato lo stesso gior- 
no ad Altare (Savona) dal Tribunale Militare di Guerra della Divisione «San 
Marco» -. Fucilato lo stesso 19 settembre 1944 a Borgio Verezzi (Savona) da 
plotone della « San Marco », con Primo Baria, Settimio Giusti, Tommaso Mar- 
tinelli, Attilio Monsani, Giovanni Ronzoni, Romeo Scapini. 

Cara Ilda, 

il mio pensiero ed ultimo scritto. Lascio la terra alla volta di 
Dio; il destino lo vuole. 

In tempi migliori saluta la mia famiglia e digli di non dispe- 
rarsi; ci ritroveremo tutti in un luogho più puro e più sano, ab- 
bi i miei più cari baci, indimenticabilmente. 

Davide 



LETTERE 



213 



Luigi Ernesto Monnet 

Di anni 24 - operaio - nato ad Angrogna (Torino) il 21 maggio 1920 -. Dal 
1" giugno 1944 partigiano nella V Divisione Alpina gl «Sergio Toja» ope- 
rante nelle Valli Germanasca e Chisone, indi in Val Pellice - partecipa ad 
azioni contro reparti tedeschi in varie località della Val Pellice - nei com- 
battimenti del 29 novembre 1944, nei pressi di Cavour (Torino), è ferito a 
un polmone -. Catturato il 19 febbraio 1945 a Campiglione (Torino), nel 
corso di un rastrellamento compiuto da Brigate Nere - tradotto nella Casa 
Littoria di Pinerolo (Torino), quindi consegnato ai tedeschi -. Processato 
il 5 marzo 1945 da tribunale tedesco -. Fucilato alle ore 17 del 10 marzo 
1945 a Ponte Chisone (Pinerolo), da plotone di tedeschi e di militi delle Bri- 
gate Nere di Pinerolo, con i fratelli Gino e Ugo Genre e altri quattro par- 
tigiani. 

6 Marzo 1945 

Cara mia amata moglie, 

spero che queste mie righe ti giungano come conforto quan- 
do la riceverai sicuro che saprai già della mia morte ma conso- 
lati, questo è volere di Dio e io spero di poterlo raggiungere in 
cielo con le mie povere sorelle. Mia cara ti raccomando anzi ti 
ordino abbi cura del nostro piccolo tesoro. 

Pensa se ti senti sarebbe il mio desiderio che tu resti vedo- 
va ma se non puoi fai come vuoi però ama e rispetta sempre il 
nostro piccolo e ricordati di suo padre. So di aver mancato ver- 
so di te te ne chiedo perdono, io per conto mio sei già perdo- 
nata. Spero se mi sarai fedele e se Dio vorrà trovarci in cielo 
per non lasciarci mai più. Prega tanto per me e fammi dire qual- 
che messa che ne ho tanto bisogno; cara mia fagli sapere a Gia- 
cile e compagni dilli che son morto con onore per la nostra gran- 
de ideale l'Italia libera 

Ora ti prego di non piangere io sono tranquillo e sereno. 

Mi hanno letto ieri sera la sentenza di morte ho riflesso a 
lungo e ho anche pregato e mi sono pienamente rassegnato al 
volere di Dio. Dio mi ha chiamato ad agire cosi e ho agito, ades- 
so mi chiama alla morte e vado alla morte tranquillo come so- 
no partito da casa. 

Cara Enrica se credi bene resta con mia mamma che vi con- 
solerete a vicenda, amala e rispettala sempre. 



214 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Ora non mi resta più che farti coraggio e ti lascio un ultimo 
e lungo abbraccio a te col mio piccolo Enrico 

tuo marito Ernesto 



Cara mamma, 

ti prego di non scoraggiarti abbi anche te cura del mio an- 
gioletto aiutate a mia moglie che Dio Vi ricompenserà ti ab- 
braccio te cara mamma e te caro papà e voi tutti cari fratelli vo- 
stro figlio fratello 

Ernesto 



8 Marzo 1945 

Cara mia Enrica, 

fino a questo momento non hanno ancora eseguito la sen- 
tenza; è da lunedi che mi hanno letto la sentenza e oggi è gio- 
vedì. Ancora un abbraccio a tutti 

Ernesto 



Venerdì 9.3.1945 

Ancora un forte abbraccio a te, al mio angioletto mamma e 
tutti 

abbracci ciau Ernesto 



10.3.45 

Cari ho avuto adesso il prete, la mia ora è giunta, la giacca 
di pelle l'ho consegnata per mio figlio. 

L'ultimo abbraccio a tutti Ernesto 



Devo ritirare ancora lire 4500 dalla Brigata Nera 



LETTERE 



215 



Massimo Montano 

Di anni 24 - professionista - nato a Tonet Escarène (Nizza, Francia) il 18 
giugno 1919 -. Tenente dell'Esercito, decorato di Medaglia d'Argento al Va- 
lor Militare - subito dopo l'8 settembre 1943 inizia a Torino l'attività cospi- 
tativa - è designato a far parte del 1" Comitato Militare Regionale Piemon- 
tese -. Arrestato il 29 marzo 1944 nella propria abitazione di Torino, in se- 
guito a delazione, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di 
Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, con i membri del cmrp, dal 
Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Po- 
ligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con 
Franco Balbis ed altri sei membri del cmrp -. Proposto per la Medaglia d'O- 
ro al Valor Militare. 



Torino, 4 aprile 1944, ore 3 

Adorata Mene moglie carissima, 

voglia Iddio nella sua carità concederti la forza di sopravvi- 
vere a questo grande dolore che non dovevo procurarti. Din- 
nanzi a Lui io prego e son certo che questo desiderio sarà esau- 
dito perché è necessario che Tu almeno possa ancora vivere su 
questa terra coll'onore, l'amore infinito che tutto desti solo per 
me, il tuo Nino. 

Bisogna che tu sia forte, sì tanto forte perché il tuo tanto 
adorato Nino possa esserti ancora vicino col suo sangue attra- 
verso il caro santo figlio che attendevamo insieme e che ora non 
ho più la gioia di vedere. Però sicuramente dal regno di Dio sarò 
sempre sempre accanto a Te ed in Te quel giorno del vicino Giu- 
gno in cui il piccolo Nino farà sentire il suo caro vagito. 

Il profondo dolore che provo nel lasciare Te in quello stato, 
Tu che mi amavi coli' amore più puro e più sincero che mai don- 
na potesse dare e la mamma cara ed il padre buono, che entram- 
bi amavo sinceramente come figlio sia il perdono di ogni mia 
colpa ed anche di questa mia colpa di fronte alla famiglia, cioè 
Te ed il mio figliolo che già vive da tanti mesi nel tuo seno. Vo- 
glia anche tu perdonare tutto al tuo Nino affinché possa ren- 
dere l'anima a Dio con la serenità che sin qui mi ha assistito. 

Tu sai il mio carattere, il mio pensiero e le mie buone idee e 
certamente non potevo essere uno di quei malviventi che as- 
sassinano e predano, anzi li ho sempre deprecati. 



2 16 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Ore 20 del 4 aprile 1944 

Mi hanno allungata la vita di 24 ore e non so se sia stato pro- 
prio un bene o solo un male. Ebbi speranza non eccessiva quan- 
do ieri sera, anzi stamattina, ci portarono nella sezione degli 
ostaggi tedeschi e ci venne detto di non temere nulla perché sa- 
remo ancora stati sentiti dal comando tedesco. 

Fu una tenue e fallace speranza che mi svanì proprio in que- 
sto momento che mi portarono al posto di ieri sera e proprio so- 
lo noi condannati a morte. 

Ho pregato molto la Madonna della Consolata, Don Bosco 
ed il Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo affinché con 
un miracolo soltanto di loro potrò se non rivederti subito, al- 
meno essere in vita e vederti magari anche fra trent'anni. 

Sinora non si conosce ancora nulla ma mi preparo a morire 
cristianamente nella santità del Signore. 

Perdonami ancora Mene adoratissima ed io di lassù accanto 
alla cara Adriana veglierò su Te, sul nostro tanto caro Massi- 
miliano affinché nulla abbia a mancarvi, all'infuori purtroppo 
di me. 

Chiedo a Dio che voglia far sopportare a Te, alla Mamma ed 
al Papà, il dolore della mia perdita. Massimiliano deve nascere 
si tesoro mio caro ora ci deve essere prima lui di me. 

Dal cielo cercherò di fare il possibile affinché egli ti sia sem- 
pre affezionato e che ogni azione la faccia per il tuo bene e per 
la tua consolazione. 

Ricordagli di me, il mio amore e le mie premure i progetti 
che già avevo fatto per la sua adolescenza; per i suoi studi, per 
la sua vita intera. 

In questo ultimo giorno di vita me lo sono immaginato na- 
scere e crescere roseo e paffutello proprio come tu e il suo papà 
lo hanno desiderato. Si, dovrà essere tanto buono e tanto caro 
e con Te e con i nonni non potrà che certamente vivere nella 
completa serenità, in un immenso amore e continuare con te 
l'indissolubile binomio Nino-Mene. 

Ti lascio completamente libera di scegliere la tua vita futu- 
ra solo non dimenticare mai Massimiliano. 

Staccarmi da questa terra non lo sento tanto duro quanto in- 
vece sento un profondo dolore lasciarti sola, Tu che in questi 



LETTERE 



217 



momenti in special modo avevi bisogno della mia compagnia. 
Perdonami Mene carissima e sappia rassegnarti al triste desti- 
no tuo e mio. 

Ti consoli almeno il fatto che muoio sereno in grazia di Dio, 
non per fatti imputabili proprio a me stesso e che non tremerò. 

La giustizia divina che sarà imparziale giudicherà nel giorno 
del giudizio i miei atti. 

Mene santa, si proprio Santa Madre perché altri Santi non 
hanno vissuto cristianamente e sopportato con un amore puro, 
immacolato tanti sacrifici, dolori e pene e quest'ultima inde- 
scrivibile disgrazia. 

Ricordati Mene che una grande consolazione la proverai nel- 
la preghiera che ridirai a mane e a sera come nei primi giorni 
della vita comune e che insegnerai a Massimiliano affinché lui 
possa attingere dalla fede grande in Dio i migliori sentimenti e 
fare le più grandi e sante amorevoli azioni. 

Alleva Massimiliano nell'amore di Dio e della sua Mamma, 
di suo Padre e dei suoi nonni tutti, fa sì che egli possa esserti 
caro e possa colmare, effettivamente il vuoto che lascio nella 
nostra casa e che ami la Patria come il Padre suo. 

Dagli ogni sera ed ogni mattina quei due baci che riposi sul- 
le tue bianche guancie il giorno 3 aprile alle 17,30 circa. 

Porterò con me nella tomba la tua fotografia, quella presa in 
treno da Susa che sempre portai con me. 

Ti allego oltre ad immagini sacre che mi consolarono in que- 
ste ultime ore, la fotografia piccola di Adriana e porterò con me 
i suoi riccioli, poiché tu hai già un altro identico ricciolo. 

Questa fotografia ti prego di portarla unitamente alla mia 
sempre con te. Ella mi ha veramente amato di quel amore pu- 
ro e casto che solo creature come Te e Lei possono donare. 

Mene adorata non staccherei più la penna da questa carta 
che certamente per te sarà una cosa tanto cara e per Massimi- 
liano, quando un giorno potrà comprendere quanto essa rac- 
chiuda, sarà certamente una cosa sacra. 

Tanti sono i momenti belli e caldi della nostra vita rivedo dal 
giorno che ci conoscemmo ad oggi, ogni nostro incontro i no- 
stri visi sorridenti e le gioie condivise, i momenti tristi che ci 
videro sempre più uniti. 

Mene mia, perdona a me tutto il male che ti ho fatto ed ac- 



2 1 8 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



cetta dai miei genitori, se avranno la forza di recarsi da Te, il 
loro conforto ed il loro bene. 

Scriverò poi anche a loro il mio ricordo. Chiederò di lascia- 
re al tuo volere il mio corpo, se le autorità vorranno conceder- 
lo alla mia famiglia. Desidero che lo decida Te se lo vorrai a To- 
rino, a Moncalieri od a Fontanetto. 

Ancora una preghiera Mene santissima: conserva di me il ri- 
cordo caro del mese 27 giugno 1942 - 26 luglio 1942 quello che 
io stesso in questo momento penso ed il periodo della tua gra- 
vidanza traverso il tuo Nino. 

Addio Mene cara su questa terra ed arrivederci fra tanti 
anni nel Paradiso dove da domani Ti attenderò. 

Darò al cappellano tanti baci da portarti quando io sarò las- 
sù nel Cielo del Regno di Dio e sarò presente quando il sacer- 
dote te li porterà. 

Dammi ancora una volta il tuo perdono. Chiudo gli occhi e 
sento il tuo amore ed i tuoi baci. 

Per sempre tuo Nino 



5 aprile 1944 

Mene carissima, 

il mio ultimo saluto e bacio a Te Mamma e Papà ricordami 
quando potrai ai parenti ed amici tutti. 
Un caldo bacio 

tuo adorato Nino 



LETTERE 



219 



Domenico Moriani (Pastissu) 

Di anni 18 - impiegato alla Camera di Commercio di Imperia - nato a Im- 
peria il 9 dicembre 1925 -. Furiere del Comando della II Divisione «F. Ca- 
scione», nel corso di un grande rastrellamento condotto da reparti tedeschi e 
fascisti nella zona di Imperia viene catturato a Upega (Briga Alta, Cuneo) il 
1 7 ottobre 1 944 da militari tedeschi - dopo cinque giorni riesce a fuggire con 
il compagno Giovanni Giribaldi e a nascondersi in un pagliaio dove entram- 
bi vengono nuovamente catturati da tedeschi guidati da alcuni bambini - tra- 
dotto nelle carceri di Fontan Saorge (in Francia, poco oltre il posto di confi- 
ne del Col di Tenda) -. Il 24 ottobre 1944, scavata la propria fossa, viene fi- 
nito con un colpo alla nuca, nei pressi di Fontan Saorge, con il compagno 
Giovanni Giribaldi. 



Fontan Saorge (Francia) 24.10.1944 

Cara nonna, 

non piangere, sono condannato a morte, tu non devi farci 
caso, fatti coraggio. 

Io vado a trovare mia madre che è tanto tempo che non vedo. 

Quello che ho potuto fare ho fatto. Tu non disperarti per- 
ché un giorno ci rivedremo e ci troveremo tutti assieme al di là. 

Anche gli altri si calmino e non pensino a me, io non ci fac- 
cio neanche caso, anzi sono quasi contento. 

Tanti saluti a tutti e un pensiero a mio fratello. 

Per sempre addio. 

Domenico 



2 20 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Corderò Lanza di Montezemolo 
(Ing. Giacomo Catar atto-Martini) 

Di anni 42 - colonnello di Stato Maggiore - nato a Roma il 26 maggio 1901 -. 
Ufficiale degli Alpini nella guerra 1915-1918, entrato nel 19 19 nel Genio Mi- 
litare, laureato nel 1923 in ingegneria civile - dopo F8 settembre 1943 chia- 
mato a capo dell'Ufficio Affari Civili del Comando di Roma Città Aperta - 
dopo l'occupazione di Roma da parte delle truppe tedesche diventa l'anima- 
tore, l'organizzatore ed il capo del Fronte Militare Clandestino di Roma ed 
è posto dal Comando Supremo Alleato a capo dell'Ufficio Collegamento fra 
il medesimo e le formazioni partigiane -. Catturato nel pomeriggio del 25 
gennaio 1944, da militari tedeschi, mentre esce da una riunione clandestina 
con Filippo de Grenet - tradotto nelle celle di Via Tasso ove rimarrà cin- 
quantotto giorni, sostenendo innumerevoli interrogatori - orribilmente tor- 
turato -. Fucilato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine di Roma, in rappre- 
saglia all'attentato di Via Rasella, con altri trecentotrentaquattro detenuti po- 
litici prelevati dalle carceri di Via Tasso e Regina Coeli -. Medaglia d'Oro al 
Valor Militare. 



(Biglietto inviato clandestinamente alla moglie pochi giorni prima della fine). 

Se tutto andasse male Juccia sappia che non sapevo di amar- 
la tanto: rimpiango solo lei ed i figli. 

Confido in Dio. Però occorre aiutarsi. Io non posso che re- 
sistere e durare. Lo farò per quanto umanamente possibile. 

Insistete per la soluzione totale (Vaticano chieda interna- 
mento). Se vuole può ottenerlo e risolve tutto. 

Beppo 



LETTERE 



221 



Tibaldo Niero 

Di anni 22 - meccanico - nato a Spinea (Venezia) 0 13 gennaio 1922 -. Par- 
tigiano della Divisione Autonoma «Val Chisone», partecipa ai combattimenti 
dell'agosto 1944 contro tedeschi e fascisti che con grande dispiego di forze 
costringono la formazione a successivi ripiegamenti -. Catturato l'u agosto 
1944 al Col du Puy, nella zona di Sestriere (Torino), da reparti tedeschi e del- 
la Divisione «Monterosa» - tradotto a Perosa Argentina (Torino) -. Impic- 
cato senza processo alle ore 20,50 del 14 agosto sulla piazza di Villar Perosa, 
con Alessandro Laggiard e Loris Tallia Galoppo. 



Perosa Argentina 

Cara mamma, 

non piangere. Io sono molto tranquillo. Dio mi proteggerà 
anche in cielo. Io mi trovo in Villar Perosa, mi raccomando di 
farmi trasportare a Perosa e di farmi sempre visita. Altro non 
mi resta che vederci presto in cielo con un forte abbraccio e 
bacio. 

Tuo figlio Tibaldo 



2 22 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Vittorio Novelli (Toni) 

Di anni 27 - intagliatore in legno - nato ad Asti il 3 giugno 1916 -. Parti- 
giano dal 1" ottobre 1943, entra a far parte della IX Divisione Garibaldi con 
compiti organizzativi per le formazioni operanti nelle Langhe (Alessandria) -. 
Catturato il 15 gennaio 1944 a Perletto Langhe (Cuneo), in seguito a dela- 
zione, da ss tedesche -. Processato ad Acqui (Alessandria), il 25 gennaio 1944, 
dal Tribunale Speciale delle ss -. Fucilato lo stesso giorno in Acqui, con Ste- 
fano Manina e Lidio Valle. 



Acqui, 25 gennaio 1944 

Carissimi tutti, 

prima di tutto dovete perdonare la mia condotta di questi ul- 
timi giorni, e di tutto il male che vi ho fatto allontanandomi di 
casa: e spero lo farete di cuore. 

Il giorno 15 gennaio fui arrestato e trasportato ad Acqui, ed 
oggi ci hanno fatto il processo dal quale ci hanno condannati... 

Ci siamo io, Manina e Valle Lidio. 

Abbiate coraggio e forza nel ricevere questa mia e perdona- 
temi. 

Ricordando tutti voi Mamma, Papà, Delina, Irma, Elsa, Ber- 
tin, Anita e Vittorio e tutti i parenti cari. 

Saluti e baci a tutti Vittorio Novelli 

Saluti a Pietro Porcellana 

Vittorio 
Lidio 

Manina Stefano 
Albertini Luciano 



LETTERE 



223 



Aristide, Nello e Luciano Orsini 

Aristide, di anni 45 - commerciante - nato a Orbetello (Grosseto) il 18 feb- 
braio 1899 - residente a Lugo di Romagna -. Dal 1924 sorvegliato perché mi- 
litante del Partito Repubblicano ed attivo antifascista -. Dopo l'8 settembre 
1943 è membro del cln della Romagna - raccoglie e smista viveri, indumen- 
ti e fondi per le formazioni romagnole - diffonde stampa clandestina. 

Nello, nipote di Aristide, di anni 30 - impiegato - nato a Lugo di Romagna 
(Ravenna) il 25 giugno 1914 -. Repubblicano ed attivo antifascista - dopo 
l'8 settembre 1943 è partigiano a Bobbio Pellice (Torino) - rientrato a Lugo 
tiene il collegamento fra la città e le formazioni partigiane del circonda- 
rio - trasporta rifornimenti ed armi. 

Luciano, figlio di Aristide, di anni 22 - laureando in Medicina - nato a Lu- 
go di Romagna il 4 luglio 1922 -. Dopo l'8 settembre 1943 partecipa alla re- 
dazione di giornali clandestini - è membro del Comitato Organizzativo dei 
giovani repubblicani romagnoli. 

Arrestati il 22 agosto 1944 da militi delle Brigate Nere, Aristide e Luciano 
nella Villa San Martino di Lugo, Nello in una strada di Lugo - tradotti nella 
Casa del Fascio di Lugo, poi nelle carceri di Ravenna quali ostaggi. Il giorno 
26 agosto, in seguito al ferimento, pare accidentale, di due soldati tedeschi, 
undici ostaggi vengono prelevati dalle carceri di Ravenna e consegnati ai te- 
deschi -. Sei di essi vengono fucilati al Camerlone di Ravenna - i rimanenti 
cinque vengono impiccati a Savarna (Ravenna), l'uno dopo l'altro alla mede- 
sima betulla, nel seguente ordine: Ivo Calderoni - Giuseppe Fiammenghi - 
Nello Orsini - Aristide Orsini - Luciano Orsini. 



(Messaggi scritti su di un unico foglio, affidato ad un compagno di prigionia, 
e rinvenuto sulla salma di questi, fucilato quale ostaggio al Camerlone). 

Addio Renza, addio: ti ho chiesto un giorno la promessa che 
tu non ti cristallizzerai in un ricordo se fosse successo quello 
che sta ora per succedere. Ricordati solo di me per i tuoi figlioli. 
Addio. 

Addio, mamma, addio a tutti Luciano 



Mamma adorata, 

muoio sereno e tu cerca di essere forte e stare con Lucia. 

Ti bacio e a te l'ultimo mio pensiero. 

Baci a Gilda e Bruna Nello 



224 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Addio cari tutti, mamma, Emma, Fulvia, Renza e tutti i miei 
cari. Baci 

Aristide 

(Scritto su di un biglietto ritrovato nel portafogli di Nello Orsini). 

I Tedeschi per ordine dei Fascisti mi hanno impiccato. Baci 
addio mamma. 



LETTERE 



225 



Piero Alfredo Ottinetti (Pirata) 

Di anni 31 - lattoniere - nato a Ivrea (Torino) il 10 ottobre 19 14 - dai pri- 
mi mesi del 1944 appartenente alla 76' Brigata Garibaldi operante in Val 
d'Aosta e nel Canavese, quale comandante delle staffette garibaldine dislo- 
cate nel Canavese - catturato una prima volta a Borgofranco d'Ivrea, riesce 
ad evadere forzando le inferriate -. Catturato una seconda volta la notte fra 
il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), con i membri del Coman- 
do della 76' Brigata Garibaldi, in seguito a delazione, da reparti tedeschi - 
incarcerato a Cuorgnè (Torino) -. Processato dal Comando Militare tedesco 
di Cuorgnè -. Fucilato il 2 febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, 
con Ugo Machieraldo e Riccio Orla. 

Cuorgnè, 1.2.45 ore 10 'A 

Carissimi tutti, 

perdonate se vi arreco questo dolore, ma sopportatelo come 
ho sopportato io alla mia sentenza di morte. Sono sereno, e non 
una lacrima ho versato. La fede in Dio mi ha dato tanta forza. 
Morirò col vostro nome sulle labbra pensando a Voi tutti, e fe- 
lice di morire per la causa che avevo abbracciato. Ricordatemi 
a tutti parenti e amici. Vado a morire da eroe. Mamma, perdo- 
nami, fai un bacione per me a Bianca che ho tanto amato. 

Bacioni a voi tutti. V/s 

Alfredo 



22Ó CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giorgio Paglia (Giorgio) 

Di anni 22 - studente in ingegneria al Politecnico di Milano - nato a Bolo- 
gna il 9 marzo 1922 -. Allievo ufficiale a Cerveteri (Roma), nei giorni suc- 
cessivi all'8 settembre 1943 partecipa a combattimenti contro i tedeschi sot- 
traendosi fortunosamente alla cattura - dispersi gli ultimi reparti dell'eserci- 
to, torna alla sua residenza di Nese (Bergamo) - si unisce alla 53° Brigata 
Garibaldi (che prenderà il nome di « 13 Martiri») operante nelle Valli Caval- 
lina e Camonica (Bergamo) - per sette mesi partecipa alle azioni della Briga- 
ta impegnata in numerosi e duri combattimenti - il 17 novembre 1944, alla 
Malgalunga sul Monte di Sovere (fra le valli Cavallina, Borlezza e Seriana), il 
suo distaccamento è attaccato da un reparto della legione «Tagliamento» - 
esaurite dopo lunga resistenza le munizioni, viene catturato insieme a sette 
compagni dei quali Mario Feduzzi ed un russo vengono fucilati sul po- 
sto -. Processato il 19 novembre 1944 a Lovere (Bergamo) dal Tribunale Spe- 
ciale della «Tagliamento» - rifiuta la grazia offertagli come figlio di Medaglia 
d'Oro al Valor Militare -. Fucilato il 21 novembre 1944 al cimitero di Costa 
Volpino (Bergamo), da plotone della «Tagliamento», con Andrea Caslini ed 
altri quattro partigiani di cui tre russi -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Costa Volpino, 2 1 . 1 1 . 1 944 

Cara mamma, 

poco prima di essere fucilato rivolgo il mio pensiero a te, mia 
adorata mammina, ti domando perdono di quanti dispiaceri ti 
ho dato nella mia vita. Ma sappi che ti ho sempre adorato e che 
sei l'unico mio pensiero in questo momento e mio grande do- 
lore è quello di non poterti vedere. 

Sii orgogliosa di tuo figlio perché come credo di aver saputo 
combattere, così credo che saprò morire. Negli uomini che mi 
hanno catturato ho trovato dei nemici leali in combattimento 
e degli uomini buoni durante la prigionia. 

Dato che credo all'ai di là sono sicuro che mi incontrerò con 
mio Padre e che insieme proteggeremo te e Toty. Il mio im- 
menso amore non vi abbandonerà mai. 

Saluti a tutti e prega per l'anima mia Giorgio 

Caro Toty, 

io non ti vedrò più, ma ti proteggerò sempre. 

Sappi che combattendo io combattevo solo per ottenere un'I- 



LETTERE 



227 



talia Libera da ogni straniero. Ricorda anche tu quanto nostro 
Padre ci ha insegnato: «la Patria sopra tutto ed il suo bene». 
Sii onesto nella tua vita che ti auguro lunga e cerca di dare alla 
mammà poverina un po' di consolazione in questo suo nuovo 
grande dolore, stalle vicino con il tuo amore e vedrai che saprai 
consolarla. 

Studia e fatti onore, nella vita ti sarò sempre vicino. 
Abbraccio ancora te la mamma con tutto il mio amore. 
Vostro 

Giorgio 



228 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Michele Pagliari 

Di anni 24 - muratore - nato a Belmonte Castello (Frosinone) l'8 marzo 
1920 -. Militare dislocato in Francia, rientra in Italia nell'agosto 1943, con 
il trasferimento della IV Armata - dopo l'8 settembre 1943, scioltosi a Bra 
(Torino) il proprio reparto, si porta a Torino dove si ferma per alcuni mesi la- 
vorando quale muratore -. Nel marzo 1944 si unisce alle Brigate Garibaldi 
operanti nelle Valli di Lanzo (Torino): sfuggito a vari rastrellamenti, passa il 
confine e ripara in Francia - rientrato in Italia, si unisce alle formazioni gl 
attestate in Val di Susa (Torino) e operanti anche nelle zone di Ceres e Chia- 
lamberto (Valli di Lanzo) -. Catturato nel gennaio 1945 in una grotta, dove 
con altri compagni aveva cercato rifugio per sfuggire a un rastrellamento ef- 
fettuato da reparti fascisti e tedeschi guidati da una spia - processato -. Fu- 
cilato il 16 gennaio 1945 nelle vicinanze del cimitero di Chialamberto (Tori- 
no), da plotone della Divisione «Folgore». 

Sorella cara, 

essendo preso dalla Repubblica mi tocca morire con questo 
giorno 16. 1. 1945. 

Datevi solo coraggio, in voi e mia famiglia. 

Michele Pagliari 

Mia cara Mamma, 

Vi dono a tutti un mio bacio che la mia vita è andata e il gior- 
no è questo 16. 1. 1945. 

Vi ritorno a salutare infinitamente 

Vostro figlio Michele 



Ciao 



LETTERE 



22 9 



Andrea Luigi Paglieri (Andrea) 

Di anni 25 - dottore in legge e laureando in scienze politiche - nato a Vero- 
na il 17 novembre 1918 -. Tenente di Cavalleria in Servizio Permanente Ef- 
fettivo per Merito di Guerra - decorato con Medaglia d'Argento al Valor Mi- 
litare sul campo, Croce di Ferro di II classe e Croce di Guerra al Valor Mili- 
tare -. Comandante la 20" Brigata gl operante nella zona di Fossano (Cuneo), 
guida azioni di sabotaggio e di disturbo, organizza e dirige colpi di mano per 
la liberazione di prigionieri politici dalle carceri di Fossano -. Comandante 
Militare di Fossano, vi viene catturato ai primi dell'agosto 1944, in seguito a 
delazione, da militi delle Brigate Nere - tradotto a Savigliano (Cuneo) - tor- 
turato -. Fucilato il 9 agosto 1944 a Benevagienna (Cuneo), da plotone di mi- 
liti delle Brigate Nere, con Biagio Barbero e Giuseppe Priola -. Medaglia d'O- 
ro al Valor Militare. 



Cara mamma, 



(Censurata: al disotto del rigo nero si riesce a scorgere la frase: «Sto scriven- 
do male perché ho le manette» - N.d.R.). 

... ma ti assicuro che non soffro e non ho mai sofferto. Sono 
lieto di averti visto questa mattina in giardino, e che voi non 
mi abbiate visto: così non avete provato dolore. Grazie di quan- 
to avete fatto per me e scusa di tutti i dispiaceri che vi ho da- 
to. Vi stringo al cuore 

Andrea vostro 



230 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Luigi Palombini (Luigi Pucci) 

Di anni 29 - meccanico - nato a Gradoli (Viterbo) il 15 febbraio 1916 -. Rien- 
trato nel febbraio 1944 da un campo di concentramento in Germania, dove 
un suo fratello lasciava la vita, dopo una breve visita in famiglia si reca in Pie- 
monte e subito si unisce alla V Divisione Alpina GL «Sergio Toja» operante 
nelle valli Germanasca e Chisone -. Catturato il 27 febbraio 1945 mentre, 
nel corso di un rastrellamento operato da reparti tedeschi e fascisti, tenta di 
portare in salvo un compagno ferito - tradotto nella caserma dei carabinieri 
di Pinerolo (Torino) -. Fucilato alle ore 17 del 10 marzo 1945, a Ponte Chi- 
sone (Pinerolo), da plotone tedesco e di militi delle Brigate Nere di Pinerolo, 
con i fratelli Gerire ed altri quattro partigiani. 



Pinerolo, 6.3.1945 

Egregi Sig.ri Malan, 

non ho nessuno qui a cui scrivere, e perciò m'indirizzo a voi 
con la speranza che a fine guerra ne diate comunicazione alla 
mia famiglia della mia sorte. 

Ho appreso ieri sera la mia condanna a morte. L'ho appresa 
serenamente, conscio del suo significato. Sono tranquillo e cal- 
mo e spero di conservarmi tale, fino alla fine. 

Vi prego salutare per me tutti i miei amici, a voi ed alla pic- 
cola Marcella un saluto particolare. Tanti saluti a Frida. 

Come vi ripeto, a fine guerra, fate sapere alla mia famiglia, 
quella che è stata della mia sorte, ditegli che muoio rassegna- 
to e tranquillo avendo servito con lealtà la nostra martoriata 
Italia. 

Ancora invio i più affettuosi saluti. 

W l'Italia Luigi Palombini 

Cara mamma, 

mi hanno preso prigioniero. State tranquilla presto ci rive- 
dremo in cielo. Coraggio. Ho fatto tutto il dovere con coscien- 
za ed abnegazione. Baci a tutti 

Luigi 



LETTERE 



231 



Cara Anna, 

ti ringrazio di tutto quello che hai fatto per me. Di coraggio 
ne ho molto e spero di averlo sempre. Tanti saluti 

Luigi 

Il coraggio ce l'ho e spero di averlo fino al momento dell'e- 
secuzione. So come devo morire e Dio mi darà maggiore forza. 
Non ho da rimproverarmi nulla, ho fatto il mio dovere per il 
bene del mio prossimo e dell'Italia 

Pucci Luigi 



232 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Alfonso Paltrinieri 

Di anni 49 - industriale - nato a Rosario Santa Fé (Argentina) il 14 luglio 
1894 -. Proprietario di caseificio a San Felice sul Panaro (Modena), fa della 
sua casa un centro di raccolta e smistamento di ex prigionieri alleati, che a 
decine vi vengono soccorsi -. Arrestato il 30 gennaio 1944 da militari tede- 
schi -. Processato nella notte fra il 21 ed il 22 febbraio 1944 dal Tribunale 
Militare Straordinario di Modena, insieme alla moglie Ines condannata a 24 
anni di reclusione ed ai tre figli condannati a pene minori -. Fucilato alle ore 
6,30 del 22 febbraio 1944, al poligono di tiro in località Sacca (periferia di 
Modena), con Luigi Anderlini. 

Modena, 21 febbraio 1944 

Carissima indimenticabile moglie, 

in questo momento supremo vissuto insieme mando questo 
ultimo saluto a te, che sei stata sempre la ragione della mia vi- 
ta e che mi hai voluto sempre tanto bene. Perdonami tutti i do- 
lori che ti ho dato durante il corso della nostra unione. Spera- 
vo di poterti aiutare ad allevare i nostri cari figli ma un triste 
destino ci separa improvvisamente per mia sbadataggine. Ti au- 
guro di poter ritornare presto a casa, per continuare la tua mis- 
sione educatrice. 

Perdonami; perdona anche agli altri nel nome del Signore. 
Ho già dato disposizioni ai figli perché abbiano a rendere me- 
no triste la tua esistenza. Prega per me, io pregherò per te dal 
cielo perché ti possa benedire in terra e ci abbia a ricongiunge- 
re un giorno in Paradiso. 

Porta con rassegnazione la croce che ti manda ora il Signo- 
re. Perdonami ancora: ti abbraccio e ti bacio sempre. 

Tuo amatissimo 

Alfonso 



LETTERE 



233 



Sergio Papi 

Di anni 20 - impiegato - nato a Milano il 21 novembre 1923 -. Telegrafista 
alla Stazione Centrale di Milano, dal 1942 decifra ordini di persecuzioni per 
motivi razziali e politici che trasmette agli interessati - dopo il 25 luglio 1943 
trafuga e distrugge telegrammi interessanti trasporti militari - dopo l'8 set- 
tembre 1943 si unisce ai partigiani nella zona di Intra (Lago Maggiore) ed aiu- 
ta prigionieri alleati ad evadere in Svizzera tramite il valico di Viggiù - in se- 
guito alle vessazioni subite dalla famiglia, nell'aprile 1944 rientra a Milano 
rassegnandosi a presentarsi alla chiamata alle armi - fugge una prima volta da 
Vercelli - ripreso, è inviato con la Divisione «Littorio» al campo di adde- 
stramento di Munsingen (Germania) - vi svolge fra i compagni d'arme pro- 
paganda antifascista - con tre compagni decide di tentare la fuga - in bici- 
cletta i quattro giungono fino aio km. dal Colle di Resia (Bolzano) dove ven- 
gono fermati da ss tedesche e rimandati al campo -. Processato il 18 ottobre 
1944, dal Tribunale Straordinario della «Littorio» presieduto da quel gene- 
rale Tito Agosti che si impiccherà al Forte Boccea di Roma -. Fucilato alle 
ore 20 del 19 ottobre 1944, al campo di Munsingen, con i tre compagni di fu- 
ga, Ugo Cellini, Luigi Fossati e Franco Torelli. 

Carissimi tutti, 

da tempo mi preparavo al passo più avventuroso della mia 
vita. Finalmente oggi la decisione è subentrata in me, decisio- 
ne di raggiungere voi che siete le mie uniche gioie, la mia casa, 
decisione di finirla, una volta per sempre, con questa impossi- 
bile vita. 

Ho meditato a lungo; probabilità di riuscita ve ne sono, vi 
sono pure molte difficoltà. D'altra parte, il continuare a vive- 
re con questa gente, in un paese che non è il mio, mi hanno og- 
gi deciso. 

Trecento chilometri mi separano dall'Italia, le Alpi si ergo- 
no minacciose. Ho tuttavia in me la fiducia in Dio che non vorrà 
abbandonarmi, fiducia nelle mie forze che non mi tradiranno. 
Se l'impresa riesce sarò nuovamente e per sempre tra voi, se fal- 
lisse, sicuramente è la mia fine. 

Ma è la fine anche di ogni sofferenza, d'ogni delusione. Pen- 
so oggi che tutta l'umanità soffre, che non sarei il primo e nep- 
pure l'ultimo a morire in questa guerra. 

C'è in me una volontà fermissima e contemporaneamente 
una fiduciosa e serena rassegnazione. 



234 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Tutto è predestinato. O la riuscita o l'insuccesso. E poi cre- 
do che se anche fallissi, avrebbe finalmente inizio per me il ri- 
poso eterno. 

A voi amati genitori, a voi che mi educaste, che mi allevaste 
sempre nella forma migliore, il mio grazie. La vostra opera, la 
vostra missione meritano da parte mia la più profonda ricono- 
scenza. 

Vi ho procurato quasi sempre dolori, fu la mia giovane età, 
la mia inesperienza della vita. Oggi vi chiedo perdono per que- 
sti dolori. Non sono mai stato cattivo d'animo; un giorno se il 
destino lo vorrà, potrò dimostrarvelo. Oggi ancora forse vi darò 
dolore con la mia risoluzione, sarebbe l'ultimo e questa volta 
però per tornare da voi. 

La mia famiglia, la mia casa, il mio paese mi chiamano; non 
posso e non debbo rimanere sordo alle vostre chiamate. Ed ogni 
qualvolta sorgeranno pericoli ed ostacoli io sentirò la tua voce 
o mamma, la tua preghiera a Dio per me. E sarò forte, vedrai 
mamma che sarò io a narrarti della strada percorsa per giunge- 
re a te, e non altri ti diranno della mia partenza. Perché oggi 
sono sicuro di riuscire. Ma se il destino invece mi avesse pre- 
parato altra sorte, non importa, io non imprecherò mai, non ma- 
ledirò mai questo istante risolutivo perché ora io provo la più 
dolce delle gioie. So di amare voi tutti di un amore infinito, pu- 
ro. Se la vita tende ad un fine, ebbene io l'ho raggiunto; sape- 
ste quanto sono felice. Felice perché per tornare a voi, a voi che 
rappresentate la mia felicità io mi avventuro fiducioso e sereno 
in questo viaggio, e questa volta non per allontanarmi dalla mia 
casa, bensì per rimanervi. 

A te mamma in particolare la mia venerazione; tutto hai fat- 
to pei tuoi figli! Nulla hai tralasciato. E ti rivedo quando mi se- 
guivi a scuola per accertarti della mia presenza in classe, pove- 
ra mamma, quanto ero ingrato allora! Allora non comprende- 
vo quel gesto, oggi ti adoro, vivi sempre pei tuoi ragazzi che ti 
amano. 

A te papà prima di ogni altra cosa scusami che non ti ho su- 
bito capito. Mi sembravi severo ed eri buonissimo, mi sembra- 
vi taciturno con me ed invece ti costava sacrificio esserlo per 
rimproverarmi le cattive azioni. Sei il semplice uomo; grazie 
papà caro, per ogni lavoro, per ogni sacrificio, anche tu sappi 
che hai onestamente lavorato per il bene dei tuoi figli. Spiega 



LETTERE 



235 



alla mamma questo mio gesto e dille che era destinato come sarà 
destinata la fine buona o cattiva che sia. 

Non ho parole per farmi da te perdonare dei miei passati er- 
rori e per dirti quanto sia forte l'amore che ti porto, basta sa- 
perti che tuo figlio da lontano ti dice: Bravo papà! Sii sempre 
contento di te. 

A te Pietro affido papà e mamma, sii sempre loro di aiuto, 
specialmente domani quando la vecchiaia arriverà anche per lo- 
ro. E quello il momento e l'occasione per dimostrare loro l'affet- 
to e per compensarli dei sacrifici che ebbero a sostenere per noi. 

Tu sei giovane, ma già maturo, la vita sarà difficile e dura 
come quella di ogni altro uomo dopo questa guerra. Affrontala 
sereno e fiducioso, lotta per trovarti un posto nel mondo, sarà 
poi il tuo posto. Sii tenace. Alla fine della guerra ci sarà lavoro 
per tutti, per ricostruire. Ma ti raccomando ancora la mamma 
e il papà, sii buono e rispettoso con loro. Vorrei che tu pure li 
amassi sempre come io in questo istante. 

Coraggio Pietro, la vita è tua. 

Ricordami a Nino, a Don Giuseppe e di loro che sempre li 
ricordo con lo stesso entusiasmo e la stessa fede. 
A tutti ancora il mio più puro e sincero bacio. 
Vostro Sergio 



Cara mamma e carissimi tutti, 

ho tentato di giungere a voi ed ho avuto contrario il desti- 
no. Sono condannato a morte! 

Perdonatemi per tutti i dolori che vi ho procurato, perdo- 
natemi se ancora col mio atto vi ho forse gettato in rovina. 

E temporanea. Passeranno i giorni e troverete la vostra tran- 
quillità. E il destino mio. 

Io vi adoro e il mio ultimo pensiero sarà con voi. Dal cielo al 
quale salgo, confessato e pentito, vi guarderò sempre e vi bene- 
dirò. 

Tu mamma sii forte e coraggiosa. Sei santa; a te papà racco- 
mando la mamma e Pietro, tu sarai coraggioso. 

A te Pietro i miei genitori raccomando vivamente. 

Vi adoro, sempre vi adoro e vi bacio. 

Vostro Sergio 



236 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Bruno Parmesan (Venezia) 

Di anni 19 - meccanico tornitore - nato a Venezia il 14 aprile 1925 -. Parti- 
giano nel Battaglione «Val Meduna», 4" Brigata, I Divisione delle Formazioni 
Osoppo-Friuli -. Catturato nel gennaio 1945 a Meduno (Udine), in seguito a 
delazione, per opera di militi delle Brigate Nere -. Processato il 2 febbraio 
1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato alle ore 
6 dell' 11 febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udine, con 
Gesuino Manca ed altri ventidue partigiani. 

Udine, 10 febbraio 1945 

Caro papà e tutti miei cari di famiglia e parenti, 

dalla soglia della morte vi scrivo queste mie ultime parole. 
Il mondo e l'intera umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole 
con sé. 

Oggi 10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. 
Strappa le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno 
sete di sangue. 

Muoio contento perché lassù in cielo rivedrò la mia adorata 
mamma. Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una vol- 
ta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me, 
siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come io sen- 
tii la mia sentenza. 

Ore mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non 
ho fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla. 

Papà, fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bru- 
no che muore innocente per la sua terra. 

Vedo le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste 
ultime mie parole: le vedo cosi belle come le vidi l'ultima vol- 
ta, col loro dolce sorriso. 

Forse qualche lacrima righerà il loro volto. Dà loro coraggio, 
tu Guido, che sei il più vecchio. 

Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha 
portato in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteran- 
no fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara 
mamma. 

Guido abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desi- 



LETTERE 



237 



derio che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei 
cari fratelli, un buon destino e molta felicità. 

Perdonatemi tutti del male che ho fatto. 

Vi lascio mandandovi i miei più cari baci. 

Il vostro per sempre Bruno 



238 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Gian Raniero Paulucci de Calboli Ginnasi 

Di anni 52 - proprietario terriero, studioso di letteratura e filosofia - nato a 
Forlì il 12 agosto 1892 -. Nel primo dopoguerra aderisce al fascismo, allon- 
tanandosene dopo qualche tempo, facendo quindi aperta professione di anti- 
fascismo e aiutando detenuti politici e perseguitati, aiuto che egli intensifica 
nel corso della seconda guerra mondiale -. Dopo l'8 settembre 1943 dà ospi- 
talità nella propria villa di Ladino (Forlì) a militari sbandati, prigionieri eva- 
si e partigiani - è in contatto con i dirigenti della locale Resistenza, fra i quali 
la Medaglia d'Oro Tonino Spazzoli, anch'egli trucidato dalle Brigate Nere -. 
Arrestato una prima volta nel luglio 1944, poco dopo viene rilasciato - arre- 
stato una seconda volta il 13 agosto 1944, a Forlì, da militi del Battaglione 
«IX Settembre» della gnr - tradotto a Castrocaro (Forlì) - torturato -. Som- 
mariamente processato lo stesso 13 agosto 1944 dal comando del Battaglio- 
ne «IX Settembre» - nuovamente torturato -. Fucilato alle ore 9 del 14 ago- 
sto 1944, in Terra del Sole (Castrocaro di Forlì), da plotone di militi del me- 
desimo battaglione. 



(La lettera, scritta un'ora prima della fucilazione, non pervenne mai alla mo- 
glie, Pellegrina Rosselli del Turco; anch'essa arrestata, avendo portato aiuto 
nelle carceri di Forlì a ebrei ivi detenuti, fu fucilata il 5 settembre 1944 sul 
campo di aviazione di Forlì. La madre di Paulucci, mentre si recava alle car- 
ceri dove si trovavano la nuora e il nipote, Cosimo Paulucci, - poi deportato 
in Germania, - rimaneva uccisa sotto un bombardamento aereo). 

14.8. 1944 

Cara Pellegrina, 

ecco giunto il mio ultimo momento. Come ti potrà dire il cap- 
pellano che mi ha confessato e quelli di qui che usciranno, io 
sono calmo e sereno. Coraggio. Fai coraggio a Papà e Mammà 
e sii cara sorella a Lilla, e di loro che il mio pensiero è con tut- 
ti Voi. Coraggio. 

Per Cosimo digli che abbia Fede - molta molta fede. 

Perdoniamoci di cuore tutte le colpe per amore di Gesù. 

Parla di me quando potrai all'Anna \prfanella assistita dal Pau- 
lucci - N. d. R.], povera piccola, forse si sentirà orfana la se- 
conda volta. Coraggio. 

Dì a Cosimo che non l'abbandono, ma che anzi se saprà pre- 
gare, mi sentirà più che mai vicino sempre. 

Non ho nulla da rimproverarmi in tutta questa faccenda. 

Ricordami caramente all'Ida [la portinaia delpalazzo - N. d. R.] 



LETTERE 



239 



che mi è stata compagna nobile e preziosa in questi giorni an- 
gosciosi. 

Ed ora vi lascio - ma non vi lascio - stringo tutti voi in un 
abbraccio che non si scioglierà mai più. 
Cosimo caro, a te un pensiero particolare. 
Abbiate fede e sappiate perdonare, tutto e tutti. 
Con amore sempre il vostro 

Gian Raniero 



240 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Bruno Pellizzari (Reno) 

Di anni 23 - operaio - nato a Rotzo (Vicenza) il 24 marzo 1921 - Partigiano 
nella Brigata Garibaldi «Pino», Divisione «Ateo Caremi», operante sull'al- 
tipiano di Asiago (Vicenza), partecipa a numerose azioni fra cui quelle di Roa- 
na, Rotzo e Conca -. Catturato il 31 dicembre 1944 da elementi delle Briga- 
te Nere, a Rotzo, in seguito a delazione di persona che lo ha visto scendere 
in paese per festeggiare il Capodanno - tradotto a Roana, poi nelle carceri di 
Padova -. Processato il 18 gennaio 1945, in un'aula scolastica di Piove di Sac- 
co (Padova), dal Tribunale delle Brigate Nere -. Fucilato alle ore 7,30 del 20 
gennaio 1945, a Chiesanuova (Padova), da plotone fascista. 

Miei cari genitori, 

quando vi arriverà questa mia letterina, avrete già saputo 
quello che di me è stato fatto. Voglio che le ultime parole ven- 
gano a voi per consolarvi e per dirvi che io sono stato tranquil- 
lo fino all'ultimo momento. 

Mi sono messo in grazia di Dio con una buona confessione, 
ho fatto la S. Comunione, ho servito la S. Messa: spero che la 
misericordia di Dio mi aiuti a fare una buona morte. 

Non vogliate soffrire troppo; vostro figlio è andato in una 
vita migliore. Io pregherò per voi e voi pregate sempre per me. 

Vi domando ancora perdono se vi ho dato qualche dispiace- 
re e vi ringrazio di tutto quello che avete fatto per me. 

Saluto tanto mia sorella Maria e anche mia sorella Antonietta 
e sua famiglia Rigoni e tutti i parenti e amici e anche il Signor 
Parroco. 

Raccomando alle sorelle di aver cura dei genitori e di fare 
sempre bene. 

Sono sicuro che mi farete dire delle S. Messe. 
Vi abbraccio tutti e vi bacio tanto. 

Vostro figlio Bruno 
Sia lodato Gesù Cristo. 



LETTERE 



241 



Giuseppe Pelosi (Peppino) 

Di anni 24 - studente in ingegneria - nato a Brescia il 24 ottobre 1919 -. Sot- 
totenente di complemento di Fanteria - nell'autunno del 1943 organizza le 
prime formazioni delle Valli Trompia e Camonica (Brescia) - con un gruppo 
di partigiani da lui guidati scende a Gardone e con un colpo di mano si impa- 
dronisce delle armi dell'armeria Beretta - torna a Brescia dove lavora per una 
più salda organizzazione armata -. Arrestato il 14 dicembre 1943 a Lovere 
(Bergamo), su delazione, ad opera di elementi delle Brigate Nere - più volte 
torturato -. Processato nel gennaio 1944, dal Tribunale Militare tedesco di 
Verona, quale organizzatore e comandante di bande armate e per intelligenza 
con il nemico -. Fucilato il 16 marzo 1944 al Forte Procolo di Verona. 

Brescia, 23.12.1943 

Mammina adorata, 

dalla solitudine della mia cella, nella speranza che giunga in 
tempo, mamma, ti mando l'augurio migliore che cuore di figlio 
può formulare. E buono ti sia il Natale 1943. 

E buono sia al papà amatissimo, alle sorelle ai cognati ed, ai 
nipotini. Sia un Natale di pace anche se imperversa la bufera, 
anche se non con voi lo potrò trascorrere. Nella mia cella io pu- 
re lo vivrò in stretta in intima comunione con tutti voi. Lo vi- 
vrò come ho vissuto gli ultimi Natali lontano ma sereno per la 
coscienza tranquilla, ma con la pace che Iddio Santo e giusto 
dona agli uomini di buona volontà. 

Mammina adorata, certamente tu sai che sono qui in carce- 
re e sai che non per furto né per altra cattiva azione mi ci tro- 
vo, ma solo perché la mia coscienza di ufficiale del Re, di ita- 
liano, non mi ha permesso di piegarmi al disonore di divenire 
spergiuro. Altre accuse mi si fanno che però non possono me- 
nomamente ferirmi perché basate sul nulla. Sono già dieci gior- 
ni che passo nell'attesa che mi si voglia interrogare. Quanti ne 
passeranno ancora? Non so. 

Io mi auguro che presto mi facciano sapere la mia sorte, ma 
pure con la massima calma e fiducia attendo. 

Intanto dolente di doverti recare tanto dolore, ti prego se 
puoi sostenermi sempre con una parola buona, giacché tu puoi 
scrivermi anche tutti i giorni. Inoltre se puoi far pervenire alla 
Direzione delle carceri una piccola somma, qui mi sarebbe da- 
to di poter fare degli acquisti di minuto mantenimento: siga- 



242 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

rette, latte, patate che migliorerebbero un poco la pagnotta e 
minestra di verdure che danno. Inoltre il martedì di ogni setti- 
mana mi puoi mandare dei viveri tu e il sabato gli oggetti di 
biancheria per cambiarmi. Per Natale, se sei ancora in tempo, 
mi puoi mandare un pacco non superiore a kg. 3 di viveri. 

Mamma adorata, mammina perdonami, ogni dolore, ogni di- 
sturbo che ti reco e ricevi mille e mille bacioni dal tuo 

Giuseppe 

Salutami affettuosamente papà, sorelle, cognatine e nipoti. 
Un saluto a quanti si ricordano di me. Buon Natale. 

28 febbraio 1944 

Mamma e papà carissimi, 

è la prima volta in questa prigionia che vi posso far giunge- 
re l'espressione del mio più profondo affetto con queste poche 
righe. 

Mamma e papà adorati, in ogni istante vi ho sempre recato 
con me e mai vi ho sentiti cosi vicini come in queste ore di do- 
lore, come in queste ore di una bellezza triste ma serena. Voi 
sapete quale condanna penda ormai sulla mia testa: nel chie- 
dervi scusa per il dolore che vi ho procurato vi ringrazio per 
l'interessamento che avete avuto per me e spero vogliate anco- 
ra avere, tentando il tentabile per poter avere la grazia. Io ho 
affidato la mia vita a Colui che governa l'esistenza di ognuno 
ed attendo giorno per giorno, ora per ora, ciò che costituisce la 
risposta al grande interrogativo. 

Se Voi chiedete al Tribunale Militare Germanico di Verona 
l'autorizzazione, forse potrei riabbracciarvi: questo è il mio più 
grande desiderio e spero possa attuarsi presto. 

Rosa, Maria come stanno ? Incessantemente penso anche a 
loro, ai loro bimbi, ai loro sposi. Ambedue abbraccio con i lo- 
ro cari affettuosamente e con affetto ricordo anche tutti i pa- 
renti che vi prego di salutare, gli amici e quanti si sono inte- 
ressati di me. 

Mammina e papà carissimi, nella speranza di potervi riab- 
bracciare stretti stretti, vi saluto con tutto l'amore filiale che il 
mio cuore sente centuplicato in quest'ora. 

Peppino vostro 



LETTERE 



243 



Verona, 16 marzo 1944 

Mamma, papà, sorelline adorate, 

ho appena salutato la mamma ed ora alle ore 15,30 mi han- 
no dato la notizia che stassera avverrà l'esecuzione della mia 
condanna e queste sono le mie ultime volontà. 

Nel nome di Dio Padre che mi ha creato, nel nome di Gesù 
suo figlio che mi ha redento, nel nome dello Spirito Santo che 
mio malgrado tante grazie mi ha elargito, nel nome della Tri- 
nità Augusta santissima nella quale ho sempre fermamente cre- 
duto, mamma, papà, Maria, Rosa, chiudo questa mia vita sere- 
namente. Non ho rimpianti nel lasciare questa mia vita perché 
coscientemente l'ho offerta per questa terra che immensamen- 
te ho amato, e anche ora offro questo mio ultimo istante per la 
pace del mondo, e sopratutto per la mia diletta Patria, alla qua- 
le auguro figli più degni e un avvenire splendente. 

Mamma carissima, ecco io ti precedo e lassù dove spero an- 
dare guarderò a te in particolare modo affinché tu abbia la for- 
za di sopportare il dolore della dipartita. Mamma carissima, per- 
donami ogni offesa che io ti ho arrecato, ogni dolore che dal 
mio nascere ti ho dato ma sopratutto questo. Addio Mamma. 

Papà carissimo, anche a te chiedo perdono per ogni offesa, 
per ogni dolore che ti ho dato e sicuro del tuo perdono ti ac- 
certo della mia fervida preghiera sempre nella mia vita di là da 
venire. 

Maria, che sempre ho amato di un amore particolare - per- 
donami se alcunché di male ti ho fatto e ricevi l'ultimo abbrac- 
cio fraterno, un abbraccio che ti sia d'augurio nella tua vita - 
un abbraccio ed un augurio che faccio anche a Giuseppe tuo 
marito, per me nuovo fratello ed alla dilettissima Anna Maria 
che bacio nel ricordo con infinita tenerezza. 

Rosa, Rosellina carissima, ogni istante rivedo della nostra vi- 
ta e nel chiederti perdono di tutto ecco ti bacio e abbraccio te- 
neramente, fraternamente. E il mio abbraccio ti sia foriero di 
bene, ti sia l'augurio per un avvenire migliore: un bacio ed un 
abbraccio ad Angelo, mille bacioni a Mario. 

A tutti i parenti chiedo perdono se li ho offesi e nell'ab- 
braccio in cui tutti li avvolgo, li prego di ricordarsi di me: io li 
ricorderò particolarmente. 



242 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



rette, latte, patate che migliorerebbero un poco la pagnotta e 
minestra di verdure che danno. Inoltre il martedì di ogni setti- 
mana mi puoi mandare dei viveri tu e il sabato gli oggetti di 
biancheria per cambiarmi. Per Natale, se sei ancora in tempo, 
mi puoi mandare un pacco non superiore a kg. 3 di viveri. 

Mamma adorata, mammina perdonami, ogni dolore, ogni di- 
sturbo che ti reco e ricevi mille e mille bacioni dal tuo 

Giuseppe 

Salutami affettuosamente papà, sorelle, cognatine e nipoti. 
Un saluto a quanti si ricordano di me. Buon Natale. 

28 febbraio 1944 

Mamma e papà carissimi, 

è la prima volta in questa prigionia che vi posso far giunge- 
re l'espressione del mio più profondo affetto con queste poche 
righe. 

Mamma e papà adorati, in ogni istante vi ho sempre recato 
con me e mai vi ho sentiti così vicini come in queste ore di do- 
lore, come in queste ore di una bellezza triste ma serena. Voi 
sapete quale condanna penda ormai sulla mia testa: nel chie- 
dervi scusa per il dolore che vi ho procurato vi ringrazio per 
l'interessamento che avete avuto per me e spero vogliate anco- 
ra avere, tentando il tentabile per poter avere la grazia. Io ho 
affidato la mia vita a Colui che governa l'esistenza di ognuno 
ed attendo giorno per giorno, ora per ora, ciò che costituisce la 
risposta al grande interrogativo. 

Se Voi chiedete al Tribunale Militare Germanico di Verona 
l'autorizzazione, forse potrei riabbracciarvi: questo è il mio più 
grande desiderio e spero possa attuarsi presto. 

Rosa, Maria come stanno ? Incessantemente penso anche a 
loro, ai loro bimbi, ai loro sposi. Ambedue abbraccio con i lo- 
ro cari affettuosamente e con affetto ricordo anche tutti i pa- 
renti che vi prego di salutare, gli amici e quanti si sono inte- 
ressati di me. 

Mammina e papà carissimi, nella speranza di potervi riab- 
bracciare stretti stretti, vi saluto con tutto l'amore filiale che il 
mio cuore sente centuplicato in quest'ora. 

Peppino vostro 



LETTERE 



2 43 



Verona, 16 marzo 1944 

Mamma, papà, sorelline adorate, 

ho appena salutato la mamma ed ora alle ore 15,30 mi han- 
no dato la notizia che stassera avverrà l'esecuzione della mia 
condanna e queste sono le mie ultime volontà. 

Nel nome di Dio Padre che mi ha creato, nel nome di Gesù 
suo figlio che mi ha redento, nel nome dello Spirito Santo che 
mio malgrado tante grazie mi ha elargito, nel nome della Tri- 
nità Augusta santissima nella quale ho sempre fermamente cre- 
duto, mamma, papà, Maria, Rosa, chiudo questa mia vita sere- 
namente. Non ho rimpianti nel lasciare questa mia vita perché 
coscientemente l'ho offerta per questa terra che immensamen- 
te ho amato, e anche ora offro questo mio ultimo istante per la 
pace del mondo, e sopratutto per la mia diletta Patria, alla qua- 
le auguro figli più degni e un avvenire splendente. 

Mamma carissima, ecco io ti precedo e lassù dove spero an- 
dare guarderò a te in particolare modo affinché tu abbia la for- 
za di sopportare il dolore della dipartita. Mamma carissima, per- 
donami ogni offesa che io ti ho arrecato, ogni dolore che dal 
mio nascere ti ho dato ma sopratutto questo. Addio Mamma. 

Papà carissimo, anche a te chiedo perdono per ogni offesa, 
per ogni dolore che ti ho dato e sicuro del tuo perdono ti ac- 
certo della mia fervida preghiera sempre nella mia vita di là da 
venire. 

Maria, che sempre ho amato di un amore particolare - per- 
donami se alcunché di male ti ho fatto e ricevi l'ultimo abbrac- 
cio fraterno, un abbraccio che ti sia d'augurio nella tua vita - 
un abbraccio ed un augurio che faccio anche a Giuseppe tuo 
marito, per me nuovo fratello ed alla dilettissima Anna Maria 
che bacio nel ricordo con infinita tenerezza. 

Rosa, Rosellina carissima, ogni istante rivedo della nostra vi- 
ta e nel chiederti perdono di tutto ecco ti bacio e abbraccio te- 
neramente, fraternamente. E il mio abbraccio ti sia foriero di 
bene, ti sia l'augurio per un avvenire migliore: un bacio ed un 
abbraccio ad Angelo, mille bacioni a Mario. 

A tutti i parenti chiedo perdono se li ho offesi e nell'ab- 
braccio in cui tutti li avvolgo, li prego di ricordarsi di me: io li 
ricorderò particolarmente. 



244 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



A tutti i conoscenti, il mio saluto affettuoso. 

Mamma, papà, sorelline a Dio, realmente a Dio dove spero 
ritrovarmi stassera. 

Mamma, papà, sorelline ricordatevi di me, io sarò sempre 
con voi, per tutta l'eternità. 

A Dio - Vostro Peppino 

Infiniti bacioni 



LETTERE 



2 45 



Stefano Peluffo (Mario) 

Di anni 18 - impiegato - nato a Savona il 12 aprile 1926 -. Militante nel Par- 
tito Comunista Italiano - dall'ottobre 1943 si unisce alla Brigata sap «Fal- 
co», Divisione «Gramsci», svolgendovi azione di collegamento, di diffusio- 
ne della stampa clandestina e di rifornimento, partecipando a numerose azio- 
ni armate -. Arrestato la notte fra il 14 ed il 15 ottobre 1944 nella propria 
abitazione di Savona, in seguito a delazione, ad opera di militi delle Brigate 
Nere - tradotto nella sede della Federazione Fascista di Savona -. Fucilato il 
i" novembre 1944, senza processo, sul prolungamento a mare della Fortezza 
di Savona, da plotone fascista, con Paola Garelli ed altri quattro partigia- 
ni -. Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

Carissimi genitori e fratelli, 

vi scrivo in questi ultimi istanti della mia vita muoio con- 
tento di aver fatto il mio dovere. 

State bene e mi raccomando fate che la mamma non abbia a 
soffrire consolatela, saluta tutti coloro che mi conobbero e che 
mi amarono. 

Non imprecate contro la cattiva sorte. 

Saluti e abbracci Peluffo Stefano 



246 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giacomo Perlasca (Capitano Zenit) 

Di anni 24 - studente in ingegneria al Politecnico di Milano - nato a Brescia 
il 19 dicembre 1919 -. Sottotenente di complemento d'Artiglieria, subito do- 
po l'8 settembre 1943 inizia lavoro di reclutamento ed organizzazione - dal- 
l'ottobre dello stesso anno è comandante delle formazioni Fiamme Verdi di 
Valle Sabbia e Valtenesi (Brescia) - promuove la costituzione di nuove for- 
mazioni e stabilisce collegamento con la Svizzera per il passaggio di prigio- 
nieri alleati - dirige a Rocca d'Anfo colpi di mano su autocolonne ed attrez- 
zature del nemico -. Arrestato il 18 gennaio 1944, in via Moretto a Brescia, 
per opera di fascisti, mentre col vice-comandante Bettinzoli si reca al Co- 
mando Provinciale per riferire sulla situazione della zona -. Processato il 14 
febbraio 1944, dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale organizzato- 
re di bande armate e per intelligenza con il nemico -. Fucilato il 24 febbraio 
1944, presso la caserma del 30" Artiglieria di Brescia, con Mario Bettinzoli. 

Brescia, 23 febbraio 1944 

Carissima mamma, 

ormai credo che non mi resti più molto tempo: checché si di- 
ca e si faccia sono conscio della mia sorte. Fatti animo, corag- 
gio e supera la crisi. Per quanto riguarda me non ti affliggere: 
ho fede, sono rassegnato e la misericordia di Dio è tale che cer- 
to mi salverà. In cielo ho già un forte sostenitore della mia cau- 
sa: papà non mi ha mai abbandonato ed ora più che mai mi è 
vicino. Il mio spirito è pronto. 

Anche alle sorelle mi rivolgo colle stesse espressioni di affet- 
to; ad esse affido la mia Santa mamma perché la curino, la se- 
guano, la conservino: è una consegna che vi do. A Gigi una rac- 
comandazione particolare, perché è attualmente l'unico maschio 
a casa: a lui l'onore della protezione della famiglia: sia sempre 
buono e bravo come è stato e si ricordi dell'esempio di papà. 

Amate tutti la mamma e tenetevela molto cara, riparate le 
sofferenze che io involontariamente le ho date. 

Pensate che non finisco di vivere: ma inizierò un'altra vita 
senza termine e che da là noi rimarremo sempre in comunione 
tramite la preghiera, e che poi tutti ci riuniremo. 

Quando Giuseppe ritornerà, portategli il mio saluto più ca- 
ro e più affettuoso. Mi raccomando a tutte le vostre preghiere 
perché possa raggiungere presto la meta. 



LETTERE 



247 



Lascio la mia adorata Mimy con un dolore certo per lei in- 
cancellabile: abbiatene sempre cura perché mi ha amato con tut- 
to il cuore e tutto l'affetto che una donna può dare. 

E già di famiglia perché già era mia e il mio cuore pulsava 
con il suo. 

Domando perdono a tutti coloro che posso aver offeso vo- 
lontariamente ed involontariamente. Non ho nessuno da per- 
donare perché sono sempre stato in armonia con tutti. 

Bacio ed abbraccio tutti uno ad uno e vi benedico. 

Mamma: quando avrai la triste notizia benedicimi e prega 
per me sempre. Olimpia, Elvira, Anna, Mimy, Gigi, siate sem- 
pre buoni ed abbiate fede: Giuseppe ne ha sempre avuta ma le 
prove che avrà dovuto sostenere lo avranno rinsaldato certa- 
mente. 

Saluto tutti, parenti, amici, conoscenti, senza eccezioni e mi 
raccomando alle preghiere dei buoni. 

Di nuovo un abbraccio affettuosissimo. Giacomo 

Saluti a Maria e a Don Piero. 

P.S. Mamma fai scegliere alla mia Mimy qualcosa di mio che 
mi ricordi per sempre e tienila per figlia al posto mio. 



248 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Perotti 

Di anni 48 - generale di Brigata proveniente dal Genio Militare ed ispettore 
delle unità ferroviarie mobilitate - nato a Torino il 16 giugno 1895 ~- Subi- 
to dopo l'8 settembre 1943 si pone a disposizione del cln Piemontese - è in- 
caricato della consulenza tecnica nel 1° Comitato Militare Regionale Pie- 
montese, di cui diventa l'animatore -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi 
della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una 
riunione dei cmrp nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei 
giorni 2-3 aprile 1944 insieme ai membri del cmrp, dal Tribunale Speciale 
per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del 
Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Franco Balbis ed al- 
tri sei membri del cmrp -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Torino, 3 aprile 1944 ore 20 

Renza mia adorata, 

è la intestazione delle molte lettere che io ti ho inviato: an- 
che questa non deve essere diversa dalle altre anche se non po- 
trò più in questa vita farle seguito. A differenza della grande 
maggioranza di noi mortali mi è dato sapere che fra poche ore 
morirò e ti posso assicurare che ciò non mi spaventa. Non cre- 
devo cosi facile adattarsi all'idea del trapasso. Ma se penso non 
a me che me ne vado ma a voi che restate, allora un supremo 
sconforto mi assale ed un dolore immenso per il male che vi fac- 
cio. Non io sono la vittima ma voi che restate, voi che dovete 
sopportare il tremendo retaggio di una vita da affrontare senza 
quel piccolo aiuto che ho cercato di darvi. Io muoio, te l'ho già 
detto, tranquillo. Ho coscienza di aver voluto a te, alle mie crea- 
ture belle tutto il bene che il mio cuore era capace di dare e voi 
mi avete dato tante gioie ed un immenso desiderio sempre di 
avervi vicini, di godervi, di sentirvi. Gli anni che hai passato 
con me sono stati per te di sacrificio, ma non era in me l'in- 
tenzione che fossero tali. Il destino ha voluto cosi e il destino 
è imperscrutabile. Bisogna accettarlo. Io mi considero morto in 
guerra, perché guerra è stata la nostra. Ed in guerra la morte è 
un rischio comune. Non discuto se chi me la darà ha colpito giu- 
sto o meno: si muore in tanti ogni giorno ed i più innocente- 
mente; io almeno ho combattuto. Prima di lasciarti devo ripe- 
terti che sei stata per me la compagna più dolce, affettuosa, buo- 



LETTERE 



249 



na, intelligente che io avessi potuto sognare: mi illudo di aver 
sempre cercato di ricambiarti i sentimenti che suscitavi in me. 
La vita per te sarà dura: se le vicende vorranno che tu possa tro- 
vare un altro aiuto accettalo per te e per i nostri figli. Marisa è 
stata la mia tenerissima affettuosa figliola: troppo poco l'ho gui- 
data, ma non l'ho fatto per trascuratezza. Era nel mio cuore 
sempre ed in ogni momento col suo sorriso buono, col suo aspet- 
to gentile. Veglierai su di lei come hai sempre fatto senza di- 
stinguerla dagli altri tuoi figli e le cercherai un buon marito. 
Graziella è la mia creatura di sogno: il più puro ed incantevole 
fiore che abbia visto e Nanni è il meraviglioso vigneto che sboc- 
cerà rigoglioso. Iddio mi ha voluto concedere di rivederli ieri 
sera: mi ero illuso in quel momento che non sarebbe stata l'ul- 
tima ed anche quella fu una delle tante illusioni svanite della 
mia vita. Anche ieri sera, come sempre, non ho saputo tener- 
meli vicini, non ho saputo godermeli, ed ho poi pianto dispe- 
ratamente sul mio errore. 

Non voglio fare il bilancio della mia vita; si chiude in modo 
così tragico che non so come classificarla. Debbo giudicare che 
sono sempre stato un fallito e che l'ultimo atto ha chiuso de- 
gnamente il ciclo. Ma d'altra parte ho sempre cercato e ne ho 
piena coscienza, di fare del mio meglio senza fare male a nes- 
suno; se sono fallito nelle risultanze non è colpa delle intenzio- 
ni ma dei mezzi che hanno mancato allo scopo. 

L'unico testamento spirituale che lascio a te ed ai miei figli 
adorati è di affrontare con serena sicurezza le avversità della vi- 
ta adoperandosi in modo perché la propria coscienza possa sem- 
pre dire che ha fatto tutto il possibile. Se il risultato sarà buo- 
no compiacersene con modestia; se sarà cattivo trovare sempre 
la forza di riprendere con buona lena senza lasciarsi abbattere 
e senza chiamare in causa il destino. Anche le azioni che ci so- 
no nocive hanno una loro ragione di essere e noi dobbiamo ac- 
cettarle come una dura ma indispensabile necessità. 

Marisa ha ormai finito i suoi studi e non ha che a continua- 
re sotto la tua guida per farsi una buona donnina di casa. Se 
però si cercherà una qualsiasi attività, musica, lingue od altro, 
farà certamente bene e aggiungerà altre doti a quelle tanto pre- 
gevoli che già possiede. Ma sopratutto Marisa continui ad ado- 
rare la sua mamma ed i suoi fratellini. Graziella è tanto brava 
ed intelligente che non dà preoccupazioni di sorta. Seguiterà 



250 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

sempre cosi bene anche nel futuro, studierà, sarà buona e vorrà 
tanto bene alla sua mamma, a Marisa ed a Nanni. Nanni, bam- 
bino piccino, troverà la volontà per studiare, per farsi onore e 
per proseguire negli studi senza dare preoccupazioni alla mam- 
ma ed alle sorelle. Egli deve sentirsi già l'omino di casa, la per- 
sona che in futuro dovrà appoggiare un po' tutto e vorrà tanto 
bene a mammina, a Marisa, a Graziella. Non posso fare ap- 
prezzamenti circa la situazione materiale in cui ti lascio. Il tem- 
po futuro è in mano di Dio: può darsi però che le possibilità 
economiche della Nazione e la sua impostazione sociale ti per- 
mettano di poter ricavare la pensione che ti spetta perché è frut- 
to dei soldi che ho versato in tutti questi anni della mia vita di 
lavoro. Prendo congedo da voi come spero comprenderete at- 
traverso le mie pagine mal scritte, anche perché la luce è molto 
scarsa, con serena tranquillità. Non ho l'impressione di andar- 
mene per sempre, ma di allontanarmi come ho sempre fatto, di 
sognare in viaggio voi e la mia casa e di pensare al mio ritorno 
in famiglia. Sono certo che questo senso di serena fiducia mi ac- 
compagnerà fino all'ultimo momento. 

Abbraccio e bacio teneramente come ho sempre fatto te, mo- 
glie mia adorata, la mia Marisa buona, la mia Graziella tanto 
cara, il mio Nanni graziosino e mi congedo da voi certo di ri- 
vedervi e riabbracciarvi. Prego te, Renza, di salutare per me e 
prendere congedo da tutti i nostri amici e di salutare in modo 
particolare Romilda. Non posso fare specificazioni individuali 
perché temerei di omettere qualcuno. Di nuovo, creature mie, 
tanti tanti baci e tutti gli auguri che un cuore di padre affettuo- 
so ed amante può formare per immaginarvi felici e contenti. 

Ed io sono certo che vivrete felici e contenti e continuerete 
sempre a ricordarvi del vostro 

Papà 



LETTERE 



2 5 I 



Quinto Persico (Tigre) 

Di anni 19 - operaio - nato a Cicagna (Genova) il 14 giugno 1925 -• Nel set- 
tembre 1944 diserta, unitamente ad altri commilitoni, dalla Divisione «Mon- 
terosa» per raggiungere i reparti partigiani della Divisione «Cichero», ope- 
ranti nella zona sovrastante Chiavari (Genova) -. Catturato in seguito ad azio- 
ne di rastrellamento -. Processato il 2 marzo 1945 a Chiavari dal Tribunale 
di Guerra Divisionale della «Monterosa» convocato in Tribunale Straordi- 
nario -. Fucilato lo stesso 2 marzo 1945 in località Bosco Peraja (Calvari, Ge- 
nova), da plotone della «Monterosa», con Dino Berisso e altri otto partigiani. 



2.5.45 

Carissimi genitori, 

perdonatemi quello che vi ho fatto. Muoio contento. Saluti 
a Zio e tutta famiglia e tutti vicini, famiglia Alfredo 
Senza piangere muoio e mi levo la maglia. 



252 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Renato Peyrot 

Di anni 23 - studente alla facoltà di lettere di Torino - nato a Torre Pellice 
(Torino) il 3 agosto 1921 -. Dall'ottobre 1943 al giorno della cattura inin- 
terrottamente partecipa, con le funzioni di comandante di distaccamento, al- 
le vicende di lotta della V Divisione Alpina gl «Sergio Toja», operante nel- 
le valli Germanasca e Chisone -. Catturato il 21 febbraio 1945, a Pinerolo 
(Torino), ad opera di militi della Brigata Nera «Ather Capelli» - consegnato 
ai tedeschi -. Fucilato il 6 marzo 1945 a Pinerolo, da plotone misto di tede- 
schi e fascisti, con Riccardo Gatto e Guido Ricca. 

Sera del 5 marzo 1945 

Lilj mia carissima, 

non avrei voluto mai scrivere una lettera come questa, ma 
dobbiamo rassegnarci alla volontà di Dio e Lo ringrazio di darmi 
ancora il conforto di scriverti in questi ultimi supremi istanti. 

Fra poche ore non sarò più, o meglio non sarò più in questa 
vita terrena. So di darti un immenso dolore. Forse il più gran- 
de di quanti ne hai sopportati fino ad ora: ti chiedo perdono, 
Lilj cara, e ti assicuro che il pensiero che più mi addolora è quel- 
lo di lasciarti. Non sarai sola, Lilj, ché attorno a te restano gli 
zii e le zie, coi nonni che ti vogliono tanto bene come ne han- 
no voluto tanto a me, e son certo che li avrai sempre vicini in 
ogni momento. Sii saggia, Lilj cara, ed ascolta sempre i loro buo- 
ni consigli, poiché essi vogliono e vorranno sempre solamente 
il tuo bene, come sempre hanno voluto il mio. 

Ho appreso questa sera la sentenza di morte: l'ho appresa in 
completa tranquillità di spirito, assolutamente conscio del suo 
significato. Sono calmo e tranquillo te lo può provare la mia ma- 
no che scrive senza tremare, e se non segue bene le righe è a 
causa della poca luce che c'è qui. 

Ho pregato a lungo Dio e gli ho detto con convinzione: «La 
tua volontà sia fatta in terra come in cielo». Se egli ha deciso 
che io muoio è bene che sia cosi, e noi, nemmeno tu, abbiamo 
il diritto a lamentarci o protestare e chiedere «perché»? 

Credo fermamente che dopo questa vita ce n'è un'altra: so 
di aver peccato talvolta sapendo di peccare, so d'aver talvolta 
trascurato il mio dovere, ma so di aver sempre cercato di fare 
quello che mi dettavano il mio cuore e la mia coscienza. 



LETTERE 



253 



Credo di poter dire sinceramente che la mia coscienza è tran- 
quilla: ho chiesto perdono a Dio dei miei peccati e morrò tran- 
quillo, fiducioso che Egli mi accoglierà vicino a Se. 

In tutta la mia vita passata ho sempre cercato di agire in mo- 
do che la nostra povera mamma potesse essere contenta di me. 
Ho mancato lo so, ma credo che se mamma fosse vissuta sarebbe 
stata fiera di me lo sarebbe ancora. 

Ti ho detto che sono tranquillo: sono qualcosa di più. Non 
ho pianto e non ho voglia di piangere: mi rassegno alla volontà 
di Dio. Un mio compagno piangeva: l'ho consolato. Spero po- 
trò avere il conforto del pastore e di essere sereno sino alla 
fine. 

Mi spiace di morire e non sarei sincero se dicessi il contra- 
rio: speravo di avere un giorno il mio lavoro, la mia casa, la mia 
famiglia, ed ho fatto molti sogni. Nulla di questo sarà. Pazien- 
za! Ho avuto stassera il tuo pacco e il tuo biglietto che mi han- 
no fatto molto piacere. 

Grazie anche a Sisi. 

Lilj mia carissima, so che il tuo dolore sarà immenso: abbi fi- 
ducia in Dio e chiedi a Lui la forza di saper lottare e farti co- 
raggio. Conservati buona e pura come sei pensando che un gior- 
no dovrai essere una buona sposa ed una buona madre. La zia 
Susanna sarà per te un'ottima maestra. A lei chiedo di assisterti 
sempre come se tu fossi la mia bambina: a te di ascoltarla e di 
confidarti sempre in lei. 

So che specialmente nei primi giorni ti sembrerà che tutto è 
crollato intorno a te, che la tua vita è finita. Reagisci, Lilj cara: 
credo che in questo momento abbiamo tutti una missione da 
compiere: io ho terminato la mia, tu no ! Spero tu troverai un 
bravo ragazzo con cui ti possa sposare ed essere felice. 

Reagisci al dolore, non voglio che tu pianga: ricordati che me 
lo hai promesso. Se tu ti affliggerai troppo sarebbe per me il più 
grande dolore. 

Saluta per me tutti i miei parenti, la signora Toia, Norina, i 
miei amici. 

Addio, Lilj carissima, ci rivedremo un giorno in cielo. Non 
piangere e sii forte. Ti abbraccio forte, forte. 

Tuo Renato 



254 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Avrei voluto scrivere a tutti singolarmente, grandi e picco- 
li, ma ripeterei sempre le stesse cose. Vi ho presenti tutti e vi 
penso. Forse solo in questi giorni di prova mi son reso conto di 
quanto vi volevo bene. Ho scritto che lascio a Dodo la mia rac- 
colta di francobolli: credo che a te non dispiaccia. 

Mi viene in mente un versetto che non so bene dove si tro- 
va: «L'Eterno ha dato, l'Eterno ha tolto, sia benedetto il no- 
me del Signore». 

Pensaci Lilj e non piangere: ricordati che muoio con la cer- 
tezza che saprai vincere il tuo dolore. 

Addio, Lilj carissima, arrivederci. Ancora ti abbraccio con 
tutto il mio affetto. 

Tuo Renato 



Sera del 5 marzo 1945 

Caro zio, 

So che la mia morte sarà per te un grande dolore ed anche a 
te chiedo perdono. Sei stato per me come un padre e ti ringra- 
zio di quanto avevi in mente di fare per me. Ti affido Lilj, sii 
per lei il padre che eri per me e siile sempre vicino. 

Non m'importa di quello che si farà del mio corpo: non è la 
materia che conta. Non ho bisogno di raccomandarvi Lilj: so 
che non sarà sola e tanto voi quanto i miei cari di Coundré le 
sarete sempre vicini quando avrà bisogno di aiuto. Fatele co- 
raggio e non lasciate che si abbatta. 

Non lascio nessuna fidanzata: voi eravate tutto per me e tut- 
ti vi ho amato tanto tanto: per questo mi spiace lasciarvi. 

Ho fatto il mio esame di coscienza: credo di poter morire 
tranquillamente fiducioso nella bontà di Dio. 

Spero, come ho già detto a Lilj, di avere il conforto di un pa- 
store al supremo istante. Anche se non l'avrò pregherò da solo 
e non tremerò. Sono morti molti uomini illustri ed infinitamente 
più utili di me, io sono in confronto un granello di polvere e 
non vale la pena di affliggersi tanto per me. 

Lascio a te di salutare tanto lo zio Jean, la zia Susanna, i non- 
ni, Dodo, Emilio, Cey, Guido, Ester e la cugina Paolina. Vi 
penso tutti e tutti vi abbraccio. A te un forte particolare ab- 
braccio. 

Tuo Renato 



LETTERE 



255 



Aldo Picco (Civetta) 

Di anni 18 - meccanico - nato a Venaria (Torino) il 6 maggio 1926 -. Dal 
settembre 1943 partigiano del 1" Gruppo Avio delle Formazioni Franchi, ope- 
rante nella zona di Varisella (Torino) - nel marzo 1944 viene arrestato nella 
propria casa di Venaria ed inviato in Germania - nel giugno 1944 torna in 
Italia con la Divisione «San Marco» - giunto a Brescia, fugge - ripreso, vie- 
ne tradotto a Savona - dopo pochi giorni fugge nuovamente e si unisce alla 
Divisione «Bevilacqua» operante nella zona di Savona e Cuneo -. Catturato 
nell'agosto 1944 a Saliceto (Cuneo), durante un'azione di rastrellamento con- 
dotta da reparti tedeschi - tradotto a Montezemolo (Cuneo) - interrogato e 
seviziato - trasferito a Cairo-Montenotte (Savona), quindi nelle carceri del- 
la Divisione «San Marco» (Palazzo del Governo) a Savona - nuovamente in- 
terrogato e torturato -. Fucilato senza processo il 21 agosto 1944 nel campo 
sportivo di Savona. 

Savona, 2 1.8. 1944 

Carissima mamma, 

mi devi scusare se non ti posso più vedere, ma perché il mio 
Dio mi ha data la pena di morte, ma spero che tu mamma pre- 
gherai sempre per me. Queste sono le poche righe che ti posso 
ancora scrivere che mi resta il tempo di essere vivo, e mamma 
cara, tu non pensare a me che Dio vi ha data la mia pena di non 
più vedermi e perché era il mio destino, e se ti resta sempre un 
po' di tempo, di non pensare sempre a me perché tu mamma ca- 
ra verrai ammalata, e dille a papà che vi faccia coraggio e dille 
che Aldo lo ricorderà sempre. Si lo so che sarà un po' duro per 
voi che è un figlio di meno, ma non fa niente mamma cara, ma 
Dio lo saprà la sua sorte che li aspetta, quando sarà giunta la 
sua ora, perché solo Dio può condannare a morte e saprà quel- 
lo che ci aspetta e sarà là in Cielo che pagheranno le sue pene 
che hanno fatto, e tutto il suo male, e sarà il Dio che gli potrà 
dire «tu hai fatto del male». Credo che tu mamma cara non 
avrai più potuto venire a trovarmi che avevo tante cose da dir- 
ti, e speravo di poterti vedere ancora ma invece non era più giu- 
sto quello di poter vivere, è giunta l'ora di morire, ma spero che 
Dio potrà pagare tutti e tu mamma cara non piangere, se non 
puoi più vedermi, ma il mio destino è di non poter più vederti 
e non mi resta che dirvi di vederci a quando il Dio vero verrà a 



256 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

dirmi; ecco la tua mamma, il tuo papà, la tua sorella, ecco il tuo 
fratello, e l'altra sorella, e adesso non mi resta che darvi tanti 
baci e saluti a voi tutti, e voi cari genitori non pensate più a me 
ma pensate a Dio che vi vuol bene non mi restano che poche 
ore da vivere e ricordate anche ai miei amici che non mi sono 
dimenticato di loro, li ho ricordati sempre. Ora non mi resta 
che dirvi di non pensare a me, mamma cara non pensare, mam- 
ma, mamma devi scusarmi, è tardi, devo andare, ti lascio il mio 
ultimo addio. 

Aldo 

Viva i Patrioti. 



(Queste ultime righe sono state scritte da Aldo Picco, con il temperino, sul 
muro del carcere, alla presenza dei militi venuti per condurlo alla fucilazione). 

«Picco Aldo classe 1926 di Venaria (Torino) fucilato a Sa- 
vona il 21. 8. 1944. Chi va a Venaria vada dalla mia mamma». 



LETTERE 



257 



Luigi Pierobon (Dante) 

Di anni 22 - laureando alla facoltà di belle lettere di Padova - nato a Citta- 
della (Padova) il 12 aprile 1922 -. Tra i primi partigiani sui monti di Recoa- 
ro Terme (Vicenza), alla costituzione della 1' Brigata Garibaldi è designato 
comandante del 1" Battaglione «Stella» operante nel Vicentino - nel marzo 
e aprile 1944 guida numerosi colpi di mano contro reparti e automezzi fasci- 
sti e tedeschi - su di una strada nei pressi di Recoaro, ove all'inizio del 1944 
si è insediato il Quartier Generale tedesco in Italia, con quattro dei suoi li- 
bera sette compagni che su di un autocarro tedesco vengono condotti alla mor- 
te - a Montecchio Maggiore con quaranta dei suoi assale la sede del Mini- 
stero della Marina della Repubblica Sociale Italiana, disarma il presidio e fa 
bottino di armi, munizioni e materiali - è designato comandante della Briga- 
ta -. Catturato il 15 agosto 1944, a Padova, in seguito a delazione - tradot- 
to nella Casa di Pena di Padova -. Fucilato il 17 agosto 1944 a Padova, per 
rappresaglia alla uccisione del colonnello Fronteddu, con Primo Barbiero, Sa- 
turno Baudin, Antonio Franzolin, Pasquale Muoio, Cataldo Presicci, Fer- 
ruccio Spigolon - mentre contemporaneamente vengono impiccati Flavio Bu- 
sonera, Ettore Calderoni e Clemente Lampioni -. Medaglia d'Oro al Valor 
Militare. 



A mamma e papà, 

Nell'ultimo momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena 
fatto la SS. Comunione. Muoio tranquillo. Il Signore mi accol- 
ga fra i suoi in cielo. E l'unico augurio e più bello che mi fac- 
cio. Pregate per me. 

Saluto tutti i fratelli, Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, 
Alberto, Giuliana, Sandro, lo zio Giovanni, tutti gli zii e le zie. 
Un bacio a tutti. 

Il Padre qui presente, che mi assiste, vi dirà i miei ultimi de- 
sideri. 

Un bacio caro. Luigi Pierobon 



258 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Lorenzo Pieropan 

Di anni 24 - geometra impiegato nelle Ferrovie dello Stato - nato a Torino 

11 1" settembre 1920 -. Sottotenente di complemento, nel luglio 1944 entra 
a far parte d'una formazione partigiana dell'alta Valle Tanaro -. Catturato il 

1 2 ottobre 19448 Ceva (Cuneo) dove si era recato a salutare la famiglia - tra- 
dotto nella caserma Galliano di Ceva, dove subisce numerosi interrogato- 
ri -. Il giorno 8 dicembre 1944 prelevato dal Prefetto di Cuneo e fucilato, al- 
le ore 17,30 dello stesso giorno, nei pressi del cimitero di San Michele di Mon- 
dovi (Cuneo). 

Al caro Teresio, 

Ti mando il mio ultimo saluto cordiale nella speranza che tu 
che resti sappi essere il conforto di papà e mamma. 

ASCOLTALI SEMPRE! 

A niente valgono il coraggio e l'entusiasmo quando manca la 
benedizione dei genitori. Quello che ho passato io t'insegni. 
Fammi così vedere che non sei un muffito ma sei un Pieropan. 

Tanti saluti e bacioni da quello stupido di 

Renzo 



LETTERE 



2 59 



Pietro Pinetti (Boris) 

Di anni 20 - meccanico all'Ansaldo di Sampierdarena - nato a Genova il 3 
dicembre 1924 -. Membro del Partito Comunista Italiano - dall'agosto 1944 
vice-comandante della 175" Brigata Garibaldi sap, poi Brigata «Guglielmet- 
ti», operante in Genova - Val Bisagno -. Arrestato l'i 1 gennaio 1945 in Via 
Bobbio a Genova, da militi della «X Mas», in seguito a falso appuntamento 
per rifornimento di armi organizzato da un provocatore - tradotto nelle car- 
ceri Marassi -. Processato il 29 gennaio 1945 al Palazzo Ducale di Genova 
dal Tribunale Militare Straordinario -. Fucilato alle ore 7,30 del 1° febbraio 
1945, sotto il ponte levatoio del Forte Castellacelo di Genova-Righi, da plo- 
tone delle Brigate Nere, con Alfredo Formenti e altri quattro partigiani -. 
Medaglia d'Argento al Valor Militare. 



Genova, 29.1. 1945 

Carissima mamma, 

quando tu leggerai queste mie ultime righe il mio sangue avrà 
forse da un pezzo smesso di circolare nel mio corpo. L'ultima 
volta che ti vidi mi dicesti di farmi coraggio e mantenendo fe- 
de alla parola data vado incontro alla morte senza paura e sen- 
za sgomento. Ti riuscirà forse difficile comprenderlo, ma sappi 
che chi ha sacrificato il frutto del tuo sangue e chi lo ha giudi- 
cato, sono stati gli uomini. A parer mio tutti gli uomini sono 
soggetti a fallire e non hanno perciò diritto di giudicare poiché 
solo un Ente Superiore può giudicare tutti noi che non siamo 
altro che vermi di passaggio su questa terra. Ciò che ho fatto è 
dovuto al mio fermo carattere di seguire un'idea e per questo 
pago cosi la vita, come già pagarono in modo ancora più orren- 
do ed atroce migliaia di seguaci di Cristo la loro fede. 

Io ho creduto in questo sia giusto o sbagliato ed ho combat- 
tuto per questo sino alla fine, non negandolo a nessuno. 

Con questo non posso far altro che dirti di combattere il do- 
lore che ti ho causato e di perdonarmi se ti riesce nella possibi- 
lità di farlo. Ti prego di rimanere calma e di non lasciarti ab- 
battere e di non pensare a combinare sciocchezze poiché allora 
implicheresti la tua stessa esistenza ed allora la sventura ver- 
rebbe duplicata. 

Devi adattarti al pensiero che io avrei potuto mancare a te, 
in migliaia di casi, di malattia, al fronte, ecc. 



2Ó0 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Come vedi il fato era diverso la sorte sempre la stessa. Tu sai 
che in ventanni io ho avuto molto a che fare con la vita ed ho 
avuto pure dei profondi abbattimenti morali tanto che in que- 
sti momenti la vita mi pesava. 

Con ciò voglio dirti di perdonarmi del dolore e dell'ingrati- 
tudine che ho avuto per te. Ricordati però che ciò non ostante 
non ho mai cessato di amarti e di ricordare ciò che hai fatto per 
me. Con questo ti invio un aff.mo bacio come ultimo ricordo 
del tuo carissimo figlio 

Pinetti Pietro 



Carissimo babbo, 

spero che anche tu vorrai perdonarmi ed anche tu sentirai la 
mia mancanza benché non fossimo troppo in buona armonia. 
Vedo con piacere che anche tu hai pensato fino all'ultimo mo- 
mento al tuo figlio. Ti prego oltre che di perdonarmi di inco- 
raggiare la mamma e di pensare a rincorarla dopo questa di- 
sgrazia; con questo t'invio un aff.mo abbraccio 

tuo amato figlio 

Pinetti Pietro 



LETTERE 



2ÓI 



Sergio Piombelli (Fiore) 

Di anni 18 - studente - nato a Genova Rivarolo (Genova) il 5 aprile 
1926 -. Individuato per la sua attività nelle formazioni cittadine di Genova, 
nel giugno 1944 raggiunge la Divisione Garibaldi «Cichero», Distaccamen- 
to «Forca», per poi passare alla costituita Brigata «Berto» - partecipa a nu- 
merose azioni e colpi di mano -. Catturato l'i 1 febbraio 1945 a Lorsica (Ge- 
nova), nel corso di un rastrellamento condotto da reparti della Divisione 

«Monterosa» - tradotto nelle carceri di Chiavari Processato la sera del 2 

marzo 1945, a Chiavari, dal Tribunale di Guerra Divisionale della «Monte- 
rosa» convocato in Tribunale Straordinario -. Fucilato lo stesso 2 marzo 1945 
in località Bosco Peraja (Calvari, Genova), da plotone della «Monterosa» con 
Dino Berisso e altri otto partigiani. 



Cara mamma e papà, 

muoio per voler bene all'Italia, perdonatemi per il male che 
vi ho fatto e beneditemi come io benedico voi. 

Tanti baci ad Evelina, Marisa, mamma, papà, nonni, non- 
ne, zii e cugini. 

Vostro per sempre Sergio 



2Ó2 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giovanni Pistoi 

Di anni 24 - impiegato - nato a San Quirico d'Orcia (Siena) il 19 maggio 
1920 -. Dal marzo 1944 partigiano della 184" Brigata «Morbiducci» operan- 
te nella Valle Varaita (Saluzzo) -. Catturato a Saluzzo nel novembre 1944, 
nel corso di un'azione di sabotaggio, ad opera di militi delle locali Brigate Ne- 
re - detenuto per un mese nelle carceri di Cuneo (Ufficio Politico) - orribil- 
mente torturato -. Fucilato senza processo il 22 dicembre 1944 nella caser- 
ma M. Musso di Saluzzo -. E fratello del partigiano Spartaco Pistoi, ucciso 
in combattimento. 



Cara mamma e cari tutti, 

Ormai so la fine che debbo fare; perciò queste sono le ulti- 
me mie parole. Ho sempre pensato a te, mamma, e a voi tutti, 
specialmente a mio fratellino Silvio. 

Non ho paura di morire. 

Salutatemi Caterina e la sua famiglia. 

Bacioni a tutti. 

Ciao 

tuo figlio Giovanni 



LETTERE 



263 



Carlo Pizzorno 

Di anni 22 - laureando alla facoltà di giurisprudenza di Torino - nato a Ro- 
magnano Sesia (Novara) il 5 settembre 1922 -. Nelle formazioni cittadine to- 
rinesi, con il grado di capitano, svolge per quasi un anno lavoro di organiz- 
zazione, collegamento e sabotaggio - concepisce ed organizza in ogni parti- 
colare l'assalto all'Aeroporto di Venaria Reale (Torino) -. Catturato la notte 
del 18 agosto 1944, poche ore prima dell'azione su Venaria Reale, ad opera 
di fascisti guidati da un delatore - più volte torturato -. Processato la notte 
del 21 settembre 1944 dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino -. 
Fucilato all'alba del 22 settembre 1944 da plotone di militi della gnr, al Po- 
ligono Nazionale del Martinetto in Torino, con Oreste Armano, Giuseppe 
Bocchiotti, Walter Caramellino, Gianfranco Farinati, Lorenzo Massai Lan- 
di e Ferruccio Valobra. 



Torino, 22 settembre 1944, ore 4 

Papà adorato, 

ancora due parole prima di andarmene da questo povero 
mondo. Sii forte e pensa che muoio da buon cristiano, fatti da- 
re e cerca di riavere le fotografie, il portafoglio (forse questo 
l'ha ancora il maggiore De Biais a Venaria) con l'orologio ivi 
dentro ad una busta. Poi altre foto le aveva il tenente Alfredi 
in una busta all'Albergo Nazionale, sai che ci tenevo tanto. 

Vorrei che il mio ricordino avesse per foto l'ultima, quella 
fatta durante la mia permanenza all'Eiar. 

Povero Santo Papà! Non hai potuto salvarmi e lo speravi già 
tanto ed avevi già tanto fatto ! 

Hai ricevuto il bigliettino, quello scritto ieri l'altro ? Lo spero 
tanto. Fra pochi minuti mi confesserò e farò la S. Comunione. 

Padre Ezio mi confortò in queste ore supreme ed è stato tan- 
to buono. 

Non serbate rancore, te lo raccomando per il Pimpi e per gli 
altri miei compagni. Vogli ancora loro bene come quando li ve- 
devi con me. So che per te la vita sarà terribile così, ma ci ri- 
troveremo in Cielo povero santo paparone, povera Maria, po- 
vera Mamma, Fanny, poveri Corard, zia Maria! Baciameli tut- 
ti e ricordami ancora a tutti, alla signora Marocco tanto buona 
ed ai conoscenti cari e agli amici fedeli. Il Signore ha voluto co- 
sì e sa Lui il perché. Protegga te, l'Italia, il mondo, povero tri- 



264 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



ste mondo come l'abbiamo conosciuto, ed io specialmente. Ma 
perché tutto questo, forse perché ero troppo cattivo ed avrei, 
te lo ripeto, fatto ancora tante fesserie. Cosi non ne farò più e 
mi redimerò di tutti i miei peccatacci. 

Ti bacio tanto tanto tanto papà, con un abbraccio che spero 
si prolunghi fino in Paradiso. 

Tuo Carluccio 



LETTERE 



265 



Emilio Po 

Di anni 28 - falegname - nato a Modena il 9 luglio 1916 -. Fondatore, con 
due compagni modenesi, di un centro clandestino per la confezione di ordigni 
destinati ad azioni di sabotaggio - specializzato nella fabbricazione di esplosi- 
vi -. Arrestato l'8 novembre 1944, nella propria abitazione di Modena, da mili- 
ti della gnr che scoprivano, nascosti entro sacchi di segatura, ordigni esplosi- 
vi - tradotto nelle carceri dell'Accademia Militare di Modena - seviziato -. 
Fucilato il 10 novembre 1944 sulla Piazza Grande di Modena, da plotone della 
gnr, con Alfonso Piazza e Giacomo Ulivi -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Tisbe mia adorata ed amabilissima sposa, 

so quanto male ti ho fatto e il dolore che lascio a te con le 
mie due piccole creature Meri e Maurizio, che spero in avveni- 
re siano degne ed abbiano stima di te. Chiedo perdono di fron- 
te alla volontà degli uomini e di fronte a Dio per il male che ti 
ho fatto in questo breve periodo del nostro matrimonio: per- 
donami ed abbi molta cura dei nostri bambini, educali nella leg- 
ge di Dio, e nel rispetto della legge della Patria. Quando ci spo- 
sammo ci eravamo illusi di passare una lunga vita insieme, in- 
vece un triste destino ci separa cosi presto. Ricordami sempre; 
fa pregare i nostri piccoli per me, ed io dal Paradiso, ove spero 
di andare, mi ricorderò sempre di voi tutti. Cerca ancora di an- 
dare d'accordo con la mamma ed il papà e la mia cara sorella El- 
da e il mio amato fratello Danilo, che ora si trova in terra lon- 
tana, al suo ritorno non saprà darsi pace perché tanto ci ama- 
vamo, spero pure che al suo ritorno si curi dei miei bambini e 
te. Per ora sta ancora in famiglia fino a guerra finita per poter 
tirare avanti meglio tutti assieme. 

Papà caro, rispettali tutti i miei cari e fa tu le mie veci per 
far crescere bene i miei bambini, mamma adorata perdonami 
anche tu di questo grande dolore che ti lascio assieme a tutti gli 
altri di questa mia imprudenza compiuta... Elda sorella mia ado- 
rata rispetta pure tu coloro che avevo più cari al mondo e sii 
sempre buona come sei stata sin qua. Addio tutti con tanti ba- 
ci ed un grande dolore. Addio Meri, Maurizio, Tisbe, Mamma, 
Papà, Elda, Danilo e tutti i parenti che sempre mi hanno ri- 
cordato e mi ricorderanno. Ciao baci a tutti dal vostro amato 



Emilio 



2 66 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Mario Porzio Vernino (Stalino) 

Di anni 25 - agricoltore - nato a Fara Novarese (Novara) il 6 marzo 1920 -. 
Sergente maggiore dell'Esercito in zona d'occupazione jugoslava, dopo l'8 
settembre 1943 si unisce ai partigiani sotto il comando di Tito con i quali 
combatte fino al maggio 1944 -. Riuscito a rimpatriare, nel luglio 1944 rag- 
giunge la VI Divisione Alpina Canavesana gl in cui milita con il grado di ca- 
pitano e l'incarico di ispettore dei campi di lancio -. Sorpreso con quattro 
compagni, il 19 marzo 1945, nel centro partigiano d'intendenza dell'Argente- 
rà di Rivarolo Canavese (Torino), da elementi della Divisione «Folgore» - tra- 
dotto a Volpiano (Torino) - per tre giorni sottoposto con i compagni a con- 
tinui interrogatori e sevizie -. Fucilato il 22 marzo 1945 contro il muro di 
cinta del cimitero dell'Argenterà di Rivarolo Canavese, da plotone della «Fol- 
gore», con Alessandro Bianco, Renzo Scognamiglio, Sergio Tamietti e An- 
tonio Ugolini. 



Carissimi, 

il 19 c. m. sono stato catturato da reparti paracadutisti. Og- 
gi 22 marzo sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia co- 
scienza è tranquilla. 

Mario 



LETTERE 



267 



Luciano Pradolin (Goffredo) 

Di anni 23 - insegnante a Tramonti di Sopra (Udine) e studente di lingue a 
Cà Foscari in Venezia - nato a Tramonti di Sopra il 28 febbraio 192 1 -. Nel 
1944 si unisce alle formazioni dell'Udinese - comanda il Battaglione «Val 
Meduna» della 4" Brigata I Divisione delle formazioni Osoppo-Friuli -. Cat- 
turato il 5 gennaio 1945, a Maniago (Udine), da militi del Comando Fascista 
di Meduno -. Processato il 10 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territo- 
riale tedesco di Udine, per appartenenza a formazioni partigiane -. Fucilato 
alle ore 6 dell' 11 febbraio 1945 nei pressi del cimitero di Udine, da plotone 
fascista, con Gesuino Manca ed altri ventuno. 



10 febbraio 1945 

Carissima mamma, 

ho pregato e sperato fino a questo momento, ma la mia sor- 
te ha segnato diversamente. Il tribunale tedesco mi ha condan- 
nato alla pena capitale assieme ad altri 23, tra i quali molti di 
quelli che fu il mio Btg. Ti prego di farti coraggio e pensare che 
un giorno ci ritroveremo tutti tra le braccia di Dio. 

La mia coscienza è pulita, non mi hanno accusato che di aver 
indossato la divisa dei partigiani. Forse ho anche pianto. Ora 
non piango più. 

C'è stato concesso di chiedere la grazia, ma non spero mol- 
to. Quando non sarò più di questo mondo ti prego di unire il 
mio nome a quello di Armando e di Bepi gli amici, gli eroi, i pu- 
ri che presto rivedrò. Abbi fede come sempre l'hai avuta e pen- 
sa con orgoglio a me perché ho fatto il mio dovere e faccio l'ul- 
timo sacrificio per la Patria, per i santi ideali della verità, della 
libertà e della civiltà. 

Ti scrivo con il cuore in mano. In realtà mi dispiace lasciare 
la vita, particolarmente ora che avevo capito il grande scopo ed 
il grande significato. Vorrei pregare l'Eterno più forte... sì, vor- 
rei avere una fede più grande, prega anche tu per me. 

Tante cose vorrei dirti, ma ho una grande confusione in testa. 

I miei compagni si danno abbastanza coraggio. 

Ti bacio e ti prego di non piangere tanto. 

Saluta tutti i miei amici. 

Tuo Luciano 



2Ó8 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Carissimo Rino, 

come vedi, tutte le speranze sono svanite. C'è ancora da 
aspettare la grazia. 

Come vedi, questa è la sorte di quelli che hanno un'idea. Ma 
è proprio fatale che tutti coloro che hanno un ideale debbano 
fare questa fine ? 

O miseri o codardi figlioli, cosi ormai dice il Leopardi. 

Unica cosa che mi sostiene è la fede in Dio e la sicurezza che 
la mia coscienza è pura e che il mio ideale è sacro. 

Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me, lo so che 
mi amavi molto ed io altrettanto. Lo so che soffrivi molto e ciò 
aumenta il mio dolore. 

Guarda il Paolo ! Mi dispiace tanto non più vederlo, lo ama- 
vo tanto. 

Luciano 



LETTERE 



269 



Francesco Pretto (Pippo) 

Di anni 21 - operaio edile - nato a Pedescala (Vicenza) il 24 febbraio 1923 -. 
Partigiano nella Brigata Garibaldi «Pino», Divisione «Ateo Caremi», ope- 
rante sull'altipiano di Asiago (Vicenza) -. Catturato il 26 maggio 1944 nella 
zona di Pedescala, da militi delle Brigate Nere, mentre porta un messaggio 
ad altra Divisione - tradotto ad Asiago - sottoposto a numerosi interrogato- 
ri -. Processato nei giorni 27 e 28 maggio 1944, ad Asiago, dal Tribunale di 
Comando di Battaglione «M» -. Fucilato il 31 maggio 1944 contro il muro 
di cinta del cimitero di Asiago, da militi di Battaglione «M». 

Carissima mamma, 

sono gli ultimi istanti della mia vita. Non imprecare contro 
il destino purtroppo non c'è niente da fare. Questa è l'abitudi- 
ne dei miei nemici, non maledire contro di loro, vedrai che un 
giorno dovranno rispondere davanti a Dio e al popolo. Non av- 
vilirti, prega tanto per me, andrò a trovare papà. Muoio con- 
tento; il parroco che ti consegnerà questa, ti dirà quanto io so- 
no contento, mi sono confessato e comunicato bene. Perdona- 
mi cara mamma, baciami tanto Roberto, fa che almeno lui ti 
possa rendere felice. Ti chiedo nuovamente perdono del male 
che ti recai. 

Ti bacia tanto, tuo figlio Chichi 

Ti pregherei di un ultimo favore, fa il possibile di farmi sep- 
pellire a Pedescala. 



270 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giancarlo Puecher Passavalli 

Di anni 20 - dottore in legge - nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito do- 
po l'8 settembre 1943 diventa l'organizzatore ed il capo dei gruppi partigia- 
ni che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) - svolge 
numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricu- 
pero di materiale militare e di quadrupedi -. Catturato il 12 novembre 1943 
a Erba, da militi delle locali Brigate Nere - tradotto nelle carceri San Don- 
nino in Como - più volte torturato -. Processato il 21 dicembre 1943 dal Tri- 
bunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al 
cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d'Oro al Va- 
lor Militare -. E figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di 
Mauthausen ed ivi deceduto. 



Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di 
cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei 
fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto... Accetto con rasse- 
gnazione il suo volere. 

Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero be- 
ne e mi stimarono. 

Viva l'Italia. 

Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia Mamma che san- 
tamente mi educò e mi protesse per i vent'anni della mia vita. 

L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti gio- 
vani d'Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra 
lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. 

Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quel- 
lo che fanno e non sanno che l'uccidersi tra fratelli non pro- 
durrà mai la concordia. 

A te Papà l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permet- 
testi di fare e mi concedesti. 

Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche 
della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia per- 
dita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre cre- 
duto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti. 



Giancarlo 



LETTERE 



271 



Domenico Quaranta (Giovanni Bormita) 

Di anni 23 - studente in giurisprudenza - nato a Napoli il 3 ottobre 1920 -. 
Tenente di complemento dell'Esercito e comandante di una batteria con- 
traerea a Savona, subito dopo l'8 settembre 1943 si unisce alle formazioni 
partigiane che si vanno organizzando in Piemonte, entrando a far parte del 
1" Gruppo Divisioni Alpine «Mauri» - prende parte a numerosi combatti- 
menti in Valcasotto (Cuneo) e compie missioni a Savona e a Genova -. Nel 
marzo 1944, ferito nel corso di un combattimento in Valcasotto, viene cat- 
turato da reparto tedesco - tradotto nelle carceri di Cairo Montenotte (Sa- 
vona) - per 31 giorni sottoposto a interrogatori e sevizie -. Fucilato senza 
processo il 16 aprile 1944, in località Buglio (Cairo Montenotte), da plotone 
tedesco, con Innocenzo Contini, il sottotenente degli Alpini Dacomo, Augu- 
sto Pieri ed Ettore Ruocco -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Carissimi, 

sono morto, credo facendo il mio dovere fino all'ultimo, avrei 
desiderato continuare a servire la mia Patria ed il mio Re, ma 
se Dio cosi ha voluto è segno che il mio sacrificio valeva pili del- 
la mia opera futura. Sono quindi contento di aver donato alla 
Grande Madre il mio corpo, come donai a te Mamma fin dal 
primo vagito, la mia anima immacolata acciocché Tu la custo- 
dissi così come Essa da oggi custodirà in eterno i miei resti mor- 
tali. Sono fiero di aver lottato con le armi in pugno per la gloria 
del mio Re, come lottai sui libri per dare a Te, mio amatissimo 
Babbo, quelle soddisfazioni che avrebbero dovuto ricompensa- 
re le amarezze ed i sacrifici patiti per me. 

A Te Mamma resta il mio spirito che in Te vivrà, fin che Tu 
vivrai; a Te Babbo ho dato la più grande soddisfazione: l'orgo- 
glio di poter dire mio figlio è caduto per la libertà della Patria. 

Il dolore che avete provato per la mia fine è stato inenarra- 
bile. Lo so: sono stato il vostro unico figlio, l'unico scopo del- 
la vostra vita! Avete spiati i miei primi passi, mi avete guida- 
to, mi avete sorretto; e di ciò vi ho sempre espressa la mia gra- 
titudine sconfinata, vi ho sempre ammirati, vi ho sempre 
adorati. Consolate però questo dolore al pensiero che vostro fi- 
glio ha mantenuto il suo giuramento di fedeltà. Nella vita si giu- 
ra una sola volta. Io giurai di essere fedele al Re e di combat- 
tere per il bene della Patria. Ciò ho fatto e ne sono fierissimo. 



272 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

I miei ultimi pensieri sono stati per la Patria, per il Re e per 
Voi. 

I miei ultimi baci sono stati per il Santo Tricolore e per Voi. 
Addio 

Mimmo 



LETTERE 



2 73 



Umberto Ricci (Napoleone) 

Di anni 22 - studente in ragioneria - nato a Massalombarda (Ravenna) il 28 
dicembre 1921 -. Dal gennaio 1943 svolge attività clandestina in collega- 
mento con l'organizzazione comunista di Ravenna e dopo l'8 settembre 1943 
si dà alla macchia - è uno degli elementi più attivi della 28' Brigata gap «Ma- 
rio Gordini» - sotto i suoi colpi cadono numerosi esponenti delle Brigate Ne- 
re di Ravenna -. Catturato il 17 agosto 1944, a Ravenna, in seguito a un col- 
po di mano contro un esponente fascista - tradotto nella «Sacca» di Ravenna, 
riesce a evadere - subito ripreso è torturato nel corso di sette giorni conse- 
cutivi -. Impiccato all'alba del 25 agosto 1944 al Ponte degli Allocchi (ora 
Ponte dei Martiri) di Ravenna, con Natalina Vacchi, mentre accanto a loro 
vengono fucilati Domenico Di Janni, Augusto Graziani, Mario Montanari, 
Michele Pascoli, Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Valsano Sirolli, Ed- 
mondo Toschi, Giordano Vallicelli e Pietro Zotti -. Medaglia d'Oro al Va- 
lor Militare. 



Carceri di Ravenna, mattino 23.8.1944 
Ai miei genitori ed amici, 

quando questa vi sarà giunta (se lo sarà) io sarò già passato 
fra i molti. Io so cara mamma, che avrai passato molto dolore, 
tu mi amavi moltissimo anche perché ero il tuo demonio, il fi- 
glio che ti faceva arrabbiare ma che ti dava pure tante soddisfa- 
zioni. Vedi mamma, io non ho nulla da rimproverarmi, ed ho se- 
guito la mia strada per l'idea che, detto senza mascheramenti, 
vai la pena di viverla, di combattere, di morire. Nell'idea muoio ! 

Ora ciò che più mi sorprende è la mia calma; non avrei mai 
creduto che di fronte alla mia morte certa riuscissi a ragionare 
ancora cosi: deve essere il mio forte ideale che mi sorregge. E 
dalla sera del 170 del 18 che sono nelle loro mani. Se dovessi 
raccontare specificatamente tutte le forme di torture usatemi 
avrei sei mesi a soffrire. L'altro ieri in ultima analisi mi hanno 
iniettato quattro punture che mi hanno reso semiincosciente. 
Queste punture non hanno fatto altro che diminuirmi la vista 
di cui ne risento ancora. Un'altra cosa che mi sorprende è la mia 
forte costituzione fisica. Nonostante la mia malattia in corso ho 
resistito eroicamente. Ora mi pongono qui perché si rimargini- 
no e si sgonfiano tutte le mie ferite che ho per il corpo. Indi mi 
presenteranno al pubblico appeso ad un pezzo di corda. 



274 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



«Io ho l'onore di rinnovare qui a Ravenna l'impiccagione». 
Però non ho nessuna paura della morte, quando penso che so- 
no già morti Gigi e Arrigo gli amici, senza contare che come me 
ne sono morti per un'idea politica, la morte non la temo! Vor- 
rei tanto una cosa: vorrei che il mio corpo fosse restituito ai miei 
parenti e tumulato vicino a quello di Arrigo e che anche Gigi 
fosse tumulato vicino a noi. Saremo certo un bel trio. 



Ore 14 dello stesso giorno. 

Ho una febbre da cane. Faccio sforzi immani per ragionare 
e per scrivere. E venuto più volte il cappellano; mi ha detto se 
mi volessi confessare: ho risposto di no; comunque ho accetta- 
to la conversazione da uomo a uomo. Vorrei pure che nel mar- 
mo del mio tombino fossero incluse queste parole: «Qui sol- 
tanto il corpo, non l'anima ma l'idea vive». Dopo di ciò i miei 
amici e parenti aggiungeranno ciò che vogliono. Ripenso anco- 
ra alla forza del mio corpo e per simpatia penso alle ragazze che 

10 rifiutarono perché malaticcio. Rivedo te, carissima Elsa, che 
tanto mi hai amato se pure ingenuamente e puramente, con di- 
sinteresse che mai altra donna arrivò a tanto. E tu, tu più di 
tutti o mamma ora penso. Penso al tremendo dolore che ti do. 
Sopportalo, pensa che tuo figlio era un titano che non ha mai 
pianto, che tutto ha sopportato. Sopporta pure tu con coraggio 
e se puoi ama la mia stessa idea perché in essa troverai me. Ora 
penso soltanto ad una cosa ed è che uccidendomi essi non fer- 
meranno il corso della storia; essa marcia precisa ed inesorabile. 

Io me ne muoio calmo e tranquillo. Ma essi che si arrogano 

11 diritto saranno tranquilli ? 

Carceri, Ravenna, 24.8.1944 

Un'altra notte è passata. Sono ormai 6 giorni dalla mia cat- 
tura. Io credo di essere vicino alla mia fine; se non è oggi sarà 
domani. Spero che le forze non mi abbandoneranno - vorrei 
tanto essere forte fino all'ultimo momento. Andreani, il capo 
dei fascisti di Ravenna ha voluto parlare con me, a bando l'in- 
terrogatorio. Abbiamo parlato della guerra fino a giungere alla 
politica post-bellica. E stato inferiore inquantoché la Germa- 



LETTERE 



275 



nia sta perdendo su tutti i fronti. A sentir lui ha ancora delle 
speranze. Io non lo credo sincero. 

Le carceri sono quasi piene per causa mia - di qui io denoto 
la grande ripercussione avuta negli ambienti fascisti. Il popolo, 
quello che è qui dentro piagnucola, ma se non arriva a portare 
la massa sulla via della rivolta per questa via, per altra via non 
si arriverà mai. Mi hanno ricondotto alla «Sacca» che sarebbe 
il luogo delle torture ma è sopraggiunto il Prefetto e han dovu- 
to sospendere. Sono stato riportato qui. Io ho il presentimen- 
to che mi impiccheranno di sera verso le 20 quindi ogni volta 
che si avvicina l'ora, mi metto in tacita attesa. 

Ora sono le 18 circa. Se passano ancora tre ore forse arriverò 
a domani. Ne avrei piacere perché un tenente ha detto che sa- 
rebbe venuto per discorrere un po' con me. A proposito vi dirò 
che fino dall'inizio mi hanno preso per un personaggio impor- 
tante del nostro partito, sebbene io abbia sempre sostenuto di 
essere un semplice militante. Spesse volte mi passa per la testa 
l'idea della salvezza mi dico se per caso venisse stanotte a libe- 
rarmi con qualche stratagemma un gruppo di partigiani. Ma per 
essere più calmo mi faccio subito passare dalla testa tali idee. 



276 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Roberto Ricotti 

Di anni 22 - meccanico - nato a Milano il 7 giugno 1924 -. Nel settembre 

1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano do- 
ve si dedica all'organizzazione militare dei giovani del proprio rione - nell'a- 
gosto 1944 è commissario politico della 124' Brigata Garibaldi sap, respon- 
sabile del 5 0 Settore del Fronte della Gioventù -. Arrestato il 20 dicembre 

1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando del Fron- 
te della Gioventù - tradotto nella sede dell'ovRA in Via Fiamma, indi alle car- 
ceri San Vittore - più volte seviziato -. Processato il 12 gennaio 1945 dal Tri- 
bunale Speciale per la Difesa dello Stato per appartenenza a bande arma- 
te -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo Giuriati di Milano, con 
Roberto Giardino ed altri sette partigiani -. Proposto per la Medaglia d'Oro 
al Valor Militare. 

S. Vittore 13. 1/45 

A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. 
Addio amore... 

Roberto Ricotti 
Condannato a morte 



Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera 
vita... ! a te io dono gli ultimi miei battiti d'amore... 
Addio Livia, tuo in eterno... 

Roberto 
i4.i.'45 

Parenti cari consolatevi, muoio per una grande idea di giu- 
stizia. . . Il Comunismo ! ! 

Coraggio addio! Roberto Ricotti 

14.1/45 

Lascio a tutti i compagni, la mia fede, il mio entusiasmo, il 
mio incitamento. 

Roberto Ricotti 



LETTERE 



277 



Francesco Rigoldi (Silvio) 

Di anni 30 - operaio - nato a Rodano Milanese il 29 marzo 1914 -. Dal 1940 
militante nel Partito Comunista Italiano - dopo il 25 luglio 1943 è nella pri- 
ma commissione interna degli stabilimenti Pirelli alla Bicocca e responsabile 
del Partito Comunista Italiano per la zona di Sesto San Giovanni - dopo l'8 
settembre 1943 svolge intensa attività clandestina - arrestato una prima vol- 
ta il 27 aprile 1944, riesce a fuggire, il 14 luglio 1944, insieme a quattordici 
compagni, dalla tradotta che lo porta in Germania - si unisce prima ad una 
formazione dell'Alto Bergamasco, poi alla 52' Brigata Garibaldi operante nel- 
la zona di Sala Comacina (Como) -. Catturato il 22 dicembre 1944, a Sala 
Comacina, dopo aspro combattimento con militi delle Brigate Nere di stan- 
za a Menaggio - tradotto nelle carceri di Como - torturato -. Processato dal 
Tribunale delle Brigate Nere di Como -. Fucilato il 30 dicembre 1944 dietro 
il muro di cinta del poligono di tiro di Camerlata (Como), da plotone fasci- 
sta, con i partigiani Mario Bigliani, Giovanni Busi, Carlo Sormani e Villa da 
Monza. 



29.12.1944 

Cara moglie, 

quando riceverai questa mia non sarò più di questo mondo. 
Perdonami, avevo sognato un mondo di felicità, così invece ti 
lascio sola con due bambini. 

Abbi per essi tutte le cure che so che tu ne hai perché sei 
buona. Muoio col vostro nome sulle labbra sperando in una eter- 
nità migliore che non ho trovato in questa vita. 

Tanti bacioni ai bambini un ultimo abbraccio a te saluti a 
tutti. 

Tuo Francesco 



278 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giacinto Rizzolio (Gino) 

Di anni 25 - operaio del reparto stampi allo stabilimento San Giorgio di Se- 
stri Ponente (Genova) - nato a Cornigliano (Genova) il 29 aprile 1919 - som- 
mergibilista nella R. Marina e decorato di Medaglia d'Argento al Valor Mi- 
litare -. Dopo P8 settembre 1943 membro del Partito Comunista Italiano e 
attivista del Fronte della Gioventù - nel novembre dello stesso anno si uni- 
sce ai gap genovesi, partecipando ad azioni di sabotaggio e a colpi di mano 
contro ufficiali tedeschi e gerarchi fascisti -. Catturato a Cornigliano il 20 lu- 
glio 1944, in seguito a delazione, dalla Squadra Politica della Questura, men- 
tre si reca a un appuntamento clandestino - tradotto nelle guardine della Que- 
stura di Genova -. Processato fra le ore 3 e le ore 4 del 29 luglio 1944, dal 
Tribunale Straordinario fascista di Genova, nella sede della Questura -. Fu- 
cilato da plotone delle Brigate Nere al Forte San Giuliano (Genova), alle ore 
5 dello stesso 29 luglio 1944, con Mario Cassurino e altri tre partigiani -. Me- 
daglia d'Argento al Valor Militare. 



29.7.1944 

Carissimo papà e fratello, 

perdonatemi del male che vi ho fatto però alto il morale che 
io sono tranquillo. 

Io stamane, tra poco tempo sarò fucilato ma la mia coscien- 
za è sempre serena muoio io ma non l'idea perché è più forte 
della morte. 

Vi ringrazio di tutti i sacrifici che avete fatto per me com- 
preso Bruna e Anita e le loro famiglie. 

Papà coraggio, comprendo che il vostro dispiacere è immen- 
so ma dovete sopravivere, fatelo per me. 

Diteglielo ai miei amici che io sono sempre Giacinto. 

Saluti e baci affettuosi vostro sempre Giacinto. 

Io ho combattuto per una giusta causa e tra poco giungerà la 
giustizia. 

Unisco lire 242. Giacinto Rizzolio 



LETTERE 



279 



Francesco Rossi (Folgore) 

Di anni 27 - elettrotecnico - nato a Minturno (Latina) il 2 marzo 1917 - re- 
sidente a Nichelino (Torino) -. Partigiano nella 41' Brigata «C. Carli», 46" 
Brigata «R. Baratta», operante nella Valle di Susa (Torino) - dopo i rastrel- 
lamenti del novembre 1944 comandato in fondo valle, con il grado di com- 
missario per il collegamento con i partigiani dispersi e per la loro assisten- 
za -. Catturato il 18 gennaio 1945 a Nichelino, dove si era recato per salu- 
tare la moglie, da paracadutisti della Divisione «Folgore» - tradotto nelle 
casermette di Rivoli (Torino) -. Fucilato quale ostaggio il 23 gennaio 1945, 
a Druento (Torino), da plotone della Divisione «Folgore», con Alberto 
Appendino, Gino Beghini, Bruno Goffi, Dante Macario, Vincenzo Maca- 
rio, Aldo Neirotti, Michele Neirotti, Paolo Pera, Marcello Rolle e Leone 
Rosselli. 

Cara Linuccia mia, cara mamma, fratelli, sorelle e nipoti cari, 

so che fra non molto vado a trovare il nostro Dio. Vi lascio 
certamente con il cuore in pena e con tutto il vostro affetto avu- 
to da voi. 

Perdonatemi se vi dò questo dolore, se ne potessi fare a me- 
no lo farei volentieri. 

Sono stato sempre cosi spiritoso con tutti e non smentisco 
neanche adesso lo spirito che mi avete infuso voi. 

A te Lina mia chiedo tante volte perdono per essermi com- 
portato in questo modo. Ti dissi sempre che è meglio morire 
per uno scopo che starsene invegeti. Tu mi perdoni perché mi 
hai voluto bene ed io ti ho sempre amata. Se la vita eterna ci 
farà incontrare ci ameremo di nuovo. 

Pregate per me ed io pregherò per voi di lassù. 

Addio ! addio a tutti. La mia memoria resti anche per i miei 
compagni. Che lo scopo prefisso sia raggiunto, ma quello buo- 
no, non quello che la mia morte non servirebbe a niente. 

Ho voluto sempre la felicità degli altri perché la mia crede- 
vo non avesse importanza. Fatela voi la felicità di tutti i pove- 
ri e che non soffrano più. 

Addio di nuovo a tutti e la pace sia per tutti la stessa. 

Bacio tutti, addio mamma (cara), addio Lina (cara). 

Addio Vittorio - Addio Mario - Addio Maria ed Angelina, 
sorelle care. Badate i miei cari nipotini tutti. Non ho niente da 



280 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

lasciare poiché chi è come me non può essere ricco, ma quello 
che ho lo lascio a mia moglie Lina. 

Muoio con i conforti del Signore; che Iddio vi benedica tut- 
ti; la vostra benedizione me la prendo perché so che non me la 
negate. Non ho ucciso né fatto uccidere e questo mi basta per 
la mia coscienza. 

Addio a tutti gli amici e che mi ricordino. Addio Lina! ! ! 

Tuo per tutta la vita 

Francesco 



LETTERE 



28l 



Tigrino Sabatini (Badengo) 

Di anni 43 - operaio della Snia Viscosa in Roma - nato ad Abbadia San Sal- 
vatore (Siena) l'8 marzo 1900 -. Capo-settore nella formazione «Bandiera 
Rossa» operante a Roma e nel Lazio -. Catturato in seguito a delazione di 
due compagni di lavoro è condotto nelle celle di Via Tasso in Roma e suc- 
cessivamente nelle carceri Regina Coeli - processato dal Tribunale Militare 
tedesco il 14 aprile 1944 -. Fucilato a Roma il 3 maggio 1944 -. Proposto per 
la Medaglia d'Oro al Valor Militare. 



Roma, lì 3 maggio 

Miei cari 

L'ultimo momento di mia vita è questo, vi chiedo perdono 
come io perdono voi. Il giorno 14 aprile mi fu rifatto il proces- 
so, e fui condannato a morte, per il medesimo motivo. 

Oggi vado alla morte. 

Mi raccomando a Nicola che sposi la Vilda e che siano feli- 
ci, questo è il mio desiderio nell'ultimo istante. 

Vi bacio tutti fratelli e sorelle, cognati e cognate: vi bacio ca- 
ramente. 

Vostro padre Sabatini Tigrino 

Addio per sempre. 
Lascio 40 lire. 



280 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

lasciare poiché chi è come me non può essere ricco, ma quello 
che ho lo lascio a mia moglie Lina. 

Muoio con i conforti del Signore; che Iddio vi benedica tut- 
ti; la vostra benedizione me la prendo perché so che non me la 
negate. Non ho ucciso né fatto uccidere e questo mi basta per 
la mia coscienza. 

Addio a tutti gli amici e che mi ricordino. Addio Lina! ! ! 

Tuo per tutta la vita 

Francesco 



LETTERE 



281 



Tigrino Sabatini (Badengo) 

Di anni 43 - operaio della Snia Viscosa in Roma - nato ad Abbadia San Sal- 
vatore (Siena) l'8 marzo 1900 -. Capo-settore nella formazione «Bandiera 
Rossa» operante a Roma e nel Lazio -. Catturato in seguito a delazione di 
due compagni di lavoro è condotto nelle celle di Via Tasso in Roma e suc- 
cessivamente nelle carceri Regina Coeli - processato dal Tribunale Militare 
tedesco il 14 aprile 1944 -. Fucilato a Roma il 3 maggio 1944 -. Proposto per 
la Medaglia d'Oro al Valor Militare. 



Roma, lì 3 maggio 

Miei cari 

L'ultimo momento di mia vita è questo, vi chiedo perdono 
come io perdono voi. Il giorno 14 aprile mi fu rifatto il proces- 
so, e fui condannato a morte, per il medesimo motivo. 

Oggi vado alla morte. 

Mi raccomando a Nicola che sposi la Vilda e che siano feli- 
ci, questo è il mio desiderio nell'ultimo istante. 

Vi bacio tutti fratelli e sorelle, cognati e cognate: vi bacio ca- 
ramente. 

Vostro padre Sabatini Tigrino 

Addio per sempre. 
Lascio 40 lire. 



282 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Vito Salmi (Nino) 

Di anni 19 - tornitore - nato a Monteveglio (Bologna) il 15 ottobre 1924 -. 
Dal febbraio 1944 partigiano della 142* Brigata d'Assalto Garibaldi, prende 
parte ai combattimenti di Montagnana (Parma) -. Catturato a Montagnana 
nella seconda metà dell'aprile 1944, per opera di fascisti e tedeschi che, gui- 
dati da un delatore a conoscenza della parola d'ordine, lo sorprendevano nel 
sonno insieme ad una cinquantina di partigiani - tradotto nelle carceri di Par- 
ma -. Condannato a morte dal Tribunale Militare di Parma e quindi grazia- 
to condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 
nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con 
Giordano Cavestro ed altri tre partigiani. 

Caro babbo, 

Vado alla morte con orgoglio, sii forte come lo sono stato io 
fino all'ultimo e cerca di vendicarmi. 
Per lutto porta un garofano rosso. 

Ricevi gli ultimi bacioni da chi sempre ti ricorda. Tuo figlio 

Vito 

Saluti a tutti quelli che mi ricordano. 

VENDICATEMI. 

Carissime sorelle e zii, 

ricevete gli ultimi e infiniti bacioni. 

Non piangete per me che vado a star bene, solamente ricor- 
datevi... Il più grande bacione a Romano e cognato. 

Vito 



Ho fatto di mia spontanea volontà, perciò non dovete pian- 
gere. Un grande bacione alla nonna e fate il possibile che non 
sappia mai niente. Per lutto portate un garofano rosso. Ancora 
pochi minuti poi tutto è finito. 

Vito 

Viva la Libertà. 



LETTERE 



283 



Giuseppe Salmoirago 

Di anni 41 - commerciante - nato a Varallo Sesia (Novara) il 15 maggio 1903 -. 
Il 15 ottobre 1944, mentre si reca a Vico Canavese (Val Chiusella, Torino) per 
salutare il figlio partigiano, è sorpreso da un rastrellamento effettuato da truppe 
tedesche e identificato padre di partigiano -. Fucilato senza processo lo stesso 
15 ottobre 1944, nei pressi del cimitero di Vico Canavese, con i partigiani Ma- 
rio Garis e Gioacchino Strazza e con i civili Augusto Pinot e Vincenzo Salis. 

Vico Canavese, 15 ottobre 1944, ore 10 

Cara moglie e bimbe mie care, 

quando riceverete questo mio scritto io non ci sarò più: 
muoio con uno strazio nel cuore, solo quello di non potervi più 
vedere e di non poter più stringere per l'ultima volta fra le mie 
braccia; cara moglie abbiamo vissuto per venticinque anni as- 
sieme nel più perfetto accordo fra le gioie delle nostre bambi- 
ne e nessuna nube è mai venuta a disturbare la nostra pace e la 
nostra unione. 

Invece ora sarò separato per sempre da voi tutte che ho sem- 
pre tanto amato e che non vivo che per voi, ancora pochi minu- 
ti per dirvi tutto lo strazio del mio cuore martoriato, e poi sarò 
fucilato con i miei quattro compagni dalle belve nazifasciste. 

So quale strazio che ti porta questo mio ultimo biglietto tu 
sai che io sono sempre stato un vero padre per la mia famiglia 
come un vero partigiano per la nostra causa e per la nostra li- 
bertà; so nelle condizioni in cui ti lascio priva di tutto quello che 
possedevi nella nostra casa e ora anche di me che ero l'unico so- 
stegno vostro, fatti coraggio moglie mia e sii forte, pensa che hai 
due figlie che io tanto adoravo e che tu ora devi difendere e pro- 
teggere, pensa alla piccola luci alla Adriana che è nel vortice delle 
insidie nazifasciste, e così ti farai tanto coraggio e tanta forza da 
poter sopportare il grande dolore che ti porta questo scritto. 

Adriana cara, 

tuo papà ti lascia per sempre, ma anche dal di là ti proteg- 
gerà; tu hai un'età che ormai comprendi e un dovere da com- 



284 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

piere, tu mi capisci vero ? sii coraggiosa come sempre e difendi 
tu la causa che a tuo padre fu negata dalle canaglie nazifasciste; 
pensa a tua madre a tua sorellina. 

Cara moglie e bambine, 

non piangete e siate orgogliose del vostro caro marito e pa- 
dre, a 18 anni feci diciotto mesi di carcere, e ora a 41 do la vi- 
ta mia per il mio ideale e per la libertà della nostra patria. Vi 
mando il mio ultimo saluto, il mio forte abbraccio a te moglie 
mia cara e alla piccola luci e a te cara Adriana; falle tanto co- 
raggio alla mamma. 

Vostro padre e marito Giuseppe Salmoirago 



LETTERE 



285 



Luigi Savergnini (Gino) 

Di anni 28 - magazziniere - nato a Soncino (Cremona) il 19 agosto 1916 -. In- 
caricato dal cln di Torino svolge, dopo l'8 settembre 1943, opera di assistenza 
ai prigionieri di guerra alleati, quarantasette dei quali riesce ad accompagna- 
re oltre frontiera - nel maggio del 1944 si unisce alla I Divisione Alpina GL 
operante nel Cuneese - dopo i combattimenti dell'agosto 1944 si porta a Gre- 
noble (Francia), dove si collega con il maquis francese - rientrato a Torino per 
una missione militare è arrestato contemporaneamente alla moglie, il 10 gen- 
naio 1945, su delazione, ad opera della polizia fascista -. Processato il 14 
gennaio 1945 dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino, per ap- 
partenenza a formazioni partigiane ed assistenza prestata ai prigionieri allea- 
ti -. Fucilato il 23 gennaio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in To- 
rino, da plotone di militi della gnr, con Bruno Cibrario ed altri nove parti- 
giani -. Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

Mamma, 

voi che mi reggeste in seno, voi che mi deste alla luce del 
mondo, voi che mi allevaste e mi deste una sana educazione, a 
voi porto il dolore più grande della vita. Io, Gino, il vostro Gi- 
no, l'ultimo dei vostri dodici figli oggi deve salire l'erta... Solo 
il vostro perdono mi manderebbe sereno. A voi chiedo una be- 
nedizione; il ricordo di tutti della mia assenza. Tutti sono cer- 
to non ti abbandoneranno, ed il mio cuore è più sereno. 

Mamma, a voi per tutti vi mando un abbraccio, un bacio ed 
una adorazione. Tenete Egle come se fossi io. Io so che ciò non 
vi è pesante e lo farete. Vi bacio e vi ricolmo di baci, ricorda- 
tevi che Gino non ha mai fatto nulla di male, ha solo compiu- 
to il suo dovere di Italiano. 

Saluti a tutti Gino 



23 gennaio 1945, ore 5 

Mia adorata moglie, 

tante parole mi vengono in mente, ma la più grande e la più 
forte è il tuo amore, il pensiero della forse nascita del frutto di 
questo. Tienilo Egle e ricordagli che il suo papà è stato un sol- 
dato che ha amato la sua Patria. Sii forte e non piangere, come 
non piango io. 



286 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Sappi che ti sorveglierò e ti aiuterò e questa benedizione ti 
giungerà da un'anima innocente, come tante altre che prima di 
me diano la loro vita per una giusta causa. A te raggiante in vol- 
to venga il sole dell'avvenire, a te che il coraggio è cosa nor- 
male. Il mio cuore è rotto solo perché corre sulle ali del dolore. 

Ricordami sempre e se la creatura che doveva nascere verrà, 
sarà quella che ti tranquillizzerà e ti riporterà ciò che la mia vi- 
ta amaramente ti tolse. 

Un forte abbraccio dal tuo Gino 



23 gennaio 1945, ore 5,45 



LETTERE 



287 



Guerrino Sbardella 

Di anni 28 - operaio tipografo - nato a Colonna (Roma) il 4 gennaio 1916 - 
uno di sei fratelli, tutti militanti antifascisti -. Dopo l'occupazione di Roma 
da parte delle forze tedesche partecipa con le bande di «Bandiera Rossa», 
operanti in Roma, ad azioni di sabotaggio -. La sera dell'8 novembre 1943, 
mentre lancia dal loggione del cinematografo Principe manifestini sovversi- 
vi, è catturato da fascisti - con l'intervento di compagni riesce a fuggire - ar- 
restato la stessa notte, nella propria abitazione romana, da ss tedesche gui- 
date da delatori - tradotto nelle celle di Via Tasso - seviziato - trasferito nel- 
le carceri Regina Coeli -. Processato nelle carceri Regina Coeli da Tribunale 
Militare tedesco - condotto il 2 febbraio 1944 sugli spalti del Forte Bravet- 
ta (Roma) - poiché il plotone della pai (Polizia Africa Italiana) spara a terra, 
viene finito con un colpo alla nuca da un ufficiale tedesco, insieme con Ro- 
molo Iacopini e altri dieci partigiani. 



Mia adorata moglie, 

ti scrivo pochi istanti prima di morire chiedendoti perdono 
per questo mio grande dolore che ti reco perdonami e prega per 
l'anima mia insegna i miei figli a pregare per me il Signore Mi- 
sericordioso. Baciami tutti i giorni i miei bambini dicendo loro 
quanto bene gli abbia voluto e amali anche per me. Sii fedele 
alla mia memoria se puoi io se posso verrò a trovarti tutte le se- 
re e veglierò i tuoi sonni e quelli dei miei bambini. Ricordati 
che io ti ho amata e morrò amandoti. Tanti baci dall'anima mia 

Tuo 

Guerrino 



Sii forte nella tua disgrazia e spera nel Signore. Addio 

Guerrino 



Angelo, 

bacia per me mia madre mio padre i miei Fratelli anche Eve- 
lina e Adalgisa. 

Di' a miei amici che si ricordino di me e dei miei figli salu- 
tami Walter. 



288 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Padre mio, 

perdonami questo dispiacere fai coraggio a mia madre confor- 
tala digli che mi ricordi nelle sue preghiere. 

Tanti baci, tuo figlio Guerrino 

Augusto Luigi, 

tanti baci a tuo figlio e ricordami cerca di ricordarmi e aiu- 
tare mia moglie e i miei bambini tu Angelo cerca di lavorare con 
la mia macchina che io consegno a te per guadagnarti il pane 
anche per i miei figli. 

Angelo promettimi di vegliare sulla mia famiglia e io ti be- 
nedirò se Dio vuole dal cielo. 

Andrai dal mio direttore Rinaldini e gli dirai di far lavorare 
mia moglie e che gli abbia riguardo molto riguardo che io lo rin- 
grazio. 

Vittorio amato, 

anche a te ricordo i miei bambini proteggili aiutali se puoi. 
Tanti baci a te e alla tua famiglia. 

Guerrino 



LETTERE 



289 



Aldo Sbriz (Leo) 

Di anni 34 - falegname - nato a Cormons (Gorizia) il 14 febbraio 1910 -. Dal 
1930 militante nel Partito Comunista Italiano - nel 1934 arrestato con i mem- 
bri dell'organizzazione comunista di Cormons - processato dal Tribunale Spe- 
ciale per la Difesa dello Stato in Roma e condannato a quattro anni di reclu- 
sione - rilasciato nel febbraio 1937, benché sorvegliato continua a militare 
nell'organizzazione antifascista - dopo l'8 settembre 1943 è comandante di 
Compagnia del Battaglione «Mazzini», Brigata «Gramsci», Divisione d'As- 
salto Garibaldi «Natisone» -. Catturato il 1° gennaio 1944, in azione di ra- 
strellamento condotta da ss tedesche nella zona di Cormons - più volte tor- 
turato -. Processato dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Gori- 
zia -. Fucilato il 7 marzo 1944 da plotone della Feldgendarmerie, al poligono 
di tiro del Panoviz in Gorizia. 



Gorizia, 6 marzo 1944 
Pina cara, figli miei, madre e tutti i miei cari, 

quando riceverete questa mia io sarò già morto. 

Il mio dolore è immenso grande, non per me stesso, ma per 
voi tutti. Vi ho tanto amati e adorati, in mezzo a voi ho trova- 
to grande felicità, sono contento e felice di avervi amati ed es- 
sere stato amato. Non dimenticatemi! 

Ti ricordo Pina mia quante belle speranze accarezzavamo, 
come costruivamo il nostro avvenire. Ed ora, tutto ciò è stron- 
cato. Addio speranze. 

E tu Giuliana mia piccola, come sei ? 

Io l'immagino il tuo lieto visino sorridente. Aspettavo la tua 
nascita con gioia grandissima, ma la mia grande scontentezza 
sta nel fatto che la fatalità non mi ha permesso ch'io ti vedessi 
solo con la mia fantasia. Non ho potuto darti nemmeno un ba- 
cino sulla tua fresca guancetta. Ora io ti saluto e ti bacio cara- 
mente. Un giorno mi conoscerai. 

E tu Lucianuti mio, ricorda sempre il tuo caro Tate che ti ha 
voluto sempre tanto bene, ricordati sempre. Addio Lucianuti. 
Addio madre mia, sorelle, nipotini, addio. 

Pure a mamma Gige porgo i miei ultimi saluti con un ab- 
braccio. Datevi coraggio non dimenticatemi. 

Perdonatemi ! 

Un saluto a tutti coloro che mi vollero bene. Addio Ines e 



290 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Pieri. Addio Ioletta e Marcella e Mamma. Addio mamma mia, 
Pina mia figli cari, addio sorelle e Baldo. 

Auguro a tutti voi una lunga e felice vita. 

Pina mia cara, ti raccomando i nostri amati figlioletti, edu- 
cali e fa si che mai si dimentichino del loro caro babbo. 

Ti do l'ultimo mio abbraccio e ti bacio caramente. Addio. Vi 
lascio in eredità il mio affetto amoroso. 



Cara mamma addio, parto prima del tempo, col vostro ri- 
cordo nel cuore. 

Tu sai ch'io muoio innocente, muoio perché, non ho fatto 
male alcuno; muoio perché qualcuno l'ha voluto. Ma questo 
qualcuno, ch'io conosco, sarà condannato a sentire fischiare nel- 
le proprie orecchie, per tutta la vita, il pianto delle mie inno- 
centi creature, il pianto di una giovane madre ed il dolore di 
tutti i miei cari. 

Ed ora, addio. 

Sono il vostro amato Aldo 



Addio Pina mia, figli miei! 



LETTERE 



291 



Emilio Scaglia 

Di anni 20 - guardia di Pubblica Sicurezza - nato ad Antrona Piana (Nova- 
ra) il 14 ottobre 1923 -. Il 10 ottobre 1943 si unisce alla Banda «Napoli» ope- 
rante in Roma al comando del colonnello Salinati - svolge compiti di colle- 
gamento -. Arrestato il 28 marzo 1944 in Piazza Esedra a Roma, da elementi 
delle ss tedesche, mentre è in attesa di un abboccamento con altri collegato- 
ri -. Processato il 9 maggio 1944, in Palazzo Braschi a Roma, da elementi del- 
la Banda «Pollastrini» -. Fucilato alle ore 10 del 3 giugno 1944, vigilia della 
liberazione di Roma, da plotone della pai (Polizia Africa Italiana), sugli spal- 
ti del Forte Bravetta (Roma), con Mario de Martis ed altri quattro -. Meda- 
glia d'Argento al Valor Militare. 



Carceri Giudiziarie di Roma, 1.6. 1944 
Cara ed amata mamma, 

ti scrivo mentre davanti a me ho ancora poche ore di vita. 
Mamma perdonami è un grande dolore che ti do; ma è il dove- 
re che mi chiama. Vado morendo contento che un giorno ,ti ri- 
vedrò lassù pregherò il S. Cuore perché abbia a consolarti. 

Raggiungo il mio caro papà che mi attende. 

E il mio ultimo scritto, ma non ti accasciare, perdona il fi- 
glio che ha una brutta sorte. I miei fratelli mi vendicheranno e 
lo voglio da loro, muoio con ingiustizia. 

E a Roma riposeranno le mie ossa: questa città è stata quel- 
la delle mie sofferenze e la mia tomba. Da lassù ti guarderò e ti 
guiderò. 

La mano mi trema e non so più quello che dico. Ti chiedo 
ancora perdono. Muoio con due rancori; uno di aver dato ad 
una mamma un dolore, ma tu mi perdoni ed io muoio conten- 
to, l'altro di aver deluso una ragazza che tanto mi amava. E se 
un giorno la vedrai, lei ti racconterà di me. Ed ora termino per- 
ché l'ora si avvicina. 

Perdona, perdona, mammina; ti bacia e ti abbraccia per l'ul- 
tima volta il tuo Emilio, baci ai miei fratelli cari Ottorino e 
Carlo. 

Addio per sempre, mamma cara, il tuo Emilio 
Addio! 



292 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Dario Scaglione (Tarzan) 

Di anni 19 - magazziniere - nato a Valdivilla (Cuneo) il 2 marzo 1926 -. Par- 
tigiano nella II Divisione Langhe GL «Poli», prende parte alle principali azio- 
ni e colpi di mano della formazione - nello scontro di Valdivilla del 24 feb- 
braio 1945, riesce a portare in salvo un compagno immobilizzato per grave 
ferita ad una gamba, raccogliendolo a breve distanza dalla linea del fuo- 
co - nell'operazione di rastrellamento susseguente, viene catturato da repar- 
ti fascisti, insieme al compagno che, malgrado non possa reggersi in piedi, 
verrà fucilato all'indomani -. Fucilato senza processo da plotone fascista, nei 
pressi di Valdivilla, alle ore 14 dello stesso giorno 24 febbraio 1945. 



Carissimi Genitori, 

vi mando l'ultimo saluto prima di essere fucilato un grosso 
bacio a tutti papà mamma Marco Adelina e al mio nipotino 
Franco 

ciao Dario 



LETTERE 



293 



Renzo Scognamiglio (Gualtiero) 

Di anni 23 - insegnante - nato a Torino il 23 aprile 1921 -. Dalla primave- 
ra 1 944 partigiano della VI Divisione Alpina Canavesana gl, partecipa a col- 
pi di mano e combattimenti a Pont Canavese, Sparone, Ozegna e Ceresole 
Reale (Torino) - nel gennaio 1945 è inviato all'Argenterà di Rivarolo Cana- 
vese (Torino) quale intendente di zona -. Sorpreso con quattro compagni, il 
19 marzo 1945, nel centro partigiano d'intendenza dell'Argenterà di Riva- 
rolo Canavese, da elementi della Divisione «Folgore» - tradotto a Volpiano 
(Torino) - per tre giorni sottoposto con i compagni a continui interrogatori 
e sevizie -. Fucilato senza processo, il 22 marzo 1945, da plotone della «Fol- 
gore», contro il muro del cimitero dell'Argenterà di Rivarolo Canavese, con 
Mario Porzio Vernino ed altri tre compagni. 

Mammina mia tanto cara, 

per l'ultima volta ti abbraccio col cuore straziato. 

A te sola chiedo perdono ma assicurati che il tuo figliolo muo- 
re innocente e da partigiano. Ho amato tanto questa Italia mar- 
toriata e divisa ed anche se apparentemente oggi pare di no, ca- 
do per il mio Paese. Salutami tutti gli amici e le persone care, 
Dr. Timo, Scavini, Dottore e Signora, gli amici di Torino ecc.. 
Alla zia Elvira le mie condoglianze. 

Mammina abbi coraggio e soprattutto fede e quando il bab- 
bo tornerà dalla prigionia gli dirai che l'ho ricordato nell'istan- 
te supremo. Con lui trascorrerai gli ultimi anni tranquilli ed io 
dal Cielo pregherò per Voi ed a Voi sarò sempre vicino. 

L'ultimo bacio dal tuo 

Renzo 



294 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Primo Simi 

Di anni 19 - contadino - nato a Monteroni d'Arbia (Siena) il 6 febbraio 
1925 -. Carrista del 31 0 Deposito, il 1" marzo 1944 abbandona il reparto - si 
unisce ad un distaccamento della Divisione d'Assalto Garibaldi «Spartaco La- 
vagnini» operante nella zona di Siena -. Catturato all'alba dell'i 1 marzo 1944 
nel corso di un rastrellamento condotto in Comune di Monticiano da militi 
della gnr di Siena - percosso - tradotto a Monticiano, poi nella Casermetta 
di Siena -. Processato il 13 marzo 1944 nella Caserma di Santa Chiara, dal 
Tribunale Militare Straordinario di Siena -. Fucilato alle ore 17,30 del 13 
marzo 1944, nella Caserma Lamarmora di Siena, con Adorno Borgianni. 

Siena, 13 marzo 1944 

Cari genitori, 

Vi faccio sapere queste mie notizie le quali ho avuto la con- 
fessione perché io sono condannato a morte spero in breve tem- 
po di avere la grazia. 

Ma sarà ben difficile state tranquilli non pensate a me se 
muoio la mia disgrazia è questa. 

Ora vi saluto tutti in famiglia addio addio 

P. Simi 

Addio cari genitori 
Addio addio 

Addio babbino e mammina 



LETTERE 



295 



Rinaldo Simonetti (Cucciolo) 

Di anni 18 - apprendista - nato a San Colombano Certenoli (Genova) l'u 
maggio 1926 -. Dal luglio 1944 entra a far parte della Divisione Garibaldi 
«Cichero», Distaccamento «Forca», per poi passare alla costituita Brigata 
«Berto» -. Catturato l'u febbraio 1945, a Lorsica (Genova), nel corso di un 
rastrellamento condotto da reparti della Divisione «Monterosa» - tradotto 
nelle carceri di Chiavari - torturato -. Processato il 2 marzo 1945, a Chia- 
vari, dal Tribunale di Guerra Divisionale della «Monterosa» convocato in 
Tribunale Straordinario -. Fucilato la sera dello stesso 2 marzo 1945 in lo- 
calità Bosco Peraja (Calvari, Genova), da plotone della «Monterosa», con Di- 
no Berisso e altri otto partigiani -. Proposto per la Medaglia d'Oro al Valor 
Militare. 



Cari Genitori, 

perdonatemi il mio passato. Vi mando qualche ricordo muoio 
per la salvezza dell'Italia. 

Vendicheranno il mio nome. Voliate bene a Luciano e a Bru- 
na. Addio per sempre. Vostro 

Rinaldo 



ciao papà - mamma - 



296 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Simone Simoni 

Di anni 63 - generale di Divisione - Grande Invalido di Guerra, decorato di 
quattro Medaglie d'Argento e due di Bronzo -. Nato a Patrica (Frosinone) il 
24 dicembre 1880 -. Dopo l'8 settembre 1943 fa della propria abitazione ed 
ufficio centri di azione cospirativa ai quali fanno capo, con i generali Fenul- 
li e Cadorna, ufficiali dell'esercito e uomini politici - nasconde ed aiuta uffi- 
ciali e soldati - svolge numerose missioni -. Arrestato il 23 gennaio 1944, nel- 
la propria abitazione, da ss tedesche - segregato nella cella n. 1 2 di Via Tasso 
- molte volte torturato - portato una prima volta davanti al plotone d'ese- 
cuzione - ricondotto in Via Tasso - nuovamente torturato -. Trucidato il 24 
marzo 1944 alle Fosse Ardeatine fuori Roma, per rappresaglia all'attentato 
di Via Rasella, con altri trecentotrentaquattro detenuti politici prelevati dal- 
le carceri di Via Tasso e Regina Coeli -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

(Biglietto cifrato inviato clandestinamente alla famiglia), 

Simone Simoni - cella - dodici - Giuseppe - Ferrari - due. - 
Sono - malmenato - soffro - con - orgoglio - il - mio - pensiero - 
alla - patria - e - alla - famiglia. 



LETTERE 



297 



Remo Sottili 

Di anni 33 - vice-brigadiere dell'Arma dei carabinieri - nato a Reggello (Fi- 
renze) il 23 agosto 191 1 -. In servizio a Pelago (Firenze), dopo l'8 settembre 
r943 si dà alla macchia unendosi alla Brigata Garibaldi 22 bis «Vittorio Si- 
nigallia» operante nella zona di Vallombrosa, Pelago e Consuma (Firenze) -. 
Catturato il 16 aprile 1944 nel corso di un rastrellamento operato da reparti 
della Legione Autonoma «Ettore Muti», viene inviato a St. Johann in Tiro- 
Io (Austria) quale prigioniero adibito al lavoro di legnaiolo - il 4 giugno 1944, 
con altri due compagni, fugge dal campo tentando di raggiungere l'Italia - sor- 
presi sul confine da gendarmi tedeschi, i fuggitivi riescono ad impadronirsi 
delle armi di uno ed a ferirne un altro, svincolandosi - ripresi poco oltre da 
una pattuglia di confine, vengono tradotti a Monaco di Baviera (Germania) -. 
Fucilato alle ore 17 del 29 agosto r944, a Monaco di Baviera, con i compa- 
gni di fuga Pietro Pironi e Giuliano Sbigoli. 

Monaco, 29.8.1944 

Reverendo, 

non so se siete voi Don Matteo. Ad ogni modo anche se non 
siete farete ugualmente questa triste comunicazione a suo tem- 
po a mia moglie. Sono condannato a morte e oggi alle ore 17 
ci sarà l'esecuzione. Sono tranquillo e poiché la sorte è questa 
il Signore mi accoglierà in Paradiso. Fra poco verrà il parroco 
e farò la Comunione. Se non siete Don Matteo vi dico che so- 
no il marito di Gurioli Clementina Giuliana, figlia di Alfonso 
e Giuditta Villani, domiciliata in Via Mellone n. 1 1 ed ora sfol- 
lata presso i parenti Brunelli a Gaibanella. Mi raccomando non 
date ora questa notizia a mia moglie tanto più che sta allat- 
tando il piccolo Giampaolo e potrebbe provocarle del male. 
Questo invece lo comunicherete a madre Chiara Poledrelli nel 
Monastero Suore Clarisse costà vicino e direte a lei che pre- 
ghi per la mia anima. In seguito direte a mia moglie che cer- 
chi di educare i due bimbi meglio che può e che ella si faccia 
coraggio, che io la veglierò dall'alto dei cieli. Le dirà pure che 
per quanto le sarà possibile, non cerchi di fare dei bimbi dei 
militari o militaristi, questo ripeto se le sarà possibile, poiché 
non intendo darle alcuna disposizione in merito e faccia lei 
che sa fare bene. Ripeto ancora non si avvilisca, non si perda 
d'animo. 



298 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 

Immedesimatevi Voi nella situazione per fare sapere questa 
notizia il più tardi possibile a mia moglie. 

Remo Sottili 

Pregate per la mia anima. 
(Ora mi trovo a Monaco) 

In questo momento scrivo anche a mia moglie ma senza dir- 
le nulla. 



Monaco, 29.8.1944 

Liana cara, 

in fretta e furia ti posso scrivere poche righe dopo tanto si- 
lenzio. Se in seguito non avrai notizie non preoccuparti trop- 
po, che non mi sarà possibile scriverti. Per molto tempo certa- 
mente non ci vedremo perché sono in carcere. 

Fatti quindi coraggio, non avvilirti, sii sempre forte e trova 
conforto nei due bimbi che hai con te. Cerca di custodirli me- 
glio che puoi e che pensino al babbo lontano. Ti ricordo che i 
tuoi e i miei oggetti lasciati a Donnini li diedi alla Rosa e a Se- 
rafino Torricella, perché li custodissero: nell'astuccio più lun- 
go - sotto il cartoncino vellutato - ci misi la cambiale in bian- 
co che sa la mamma. Alla Rosa e Serafino diedi pure le poche 
monete della mia raccolta. I bauli li lasciai (in numero di 4) chiu- 
si e pronti per portare dai miei parenti Mascagni e Segalari coi 
quali avevo già parlato, e del trasporto incaricai il babbo, e spe- 
ro avrà provveduto. L'orologio grande lo diede il babbo alla Pia, 
che lo portò alla Croce per custodirlo lei. In casa a Donnini ri- 
mase non molta roba sparsa nei comò e in altre parti compresa 
la macchina da cucire. Ad ogni modo troverai tutto spero. An- 
che la mia macchina da scrivere la lasciai nel comò con un len- 
zuolo. La collezione dei francobolli è in un baule coi libri. Guar- 
da mi viene in mente e ti ricordo quel libretto postale che feci 
in Russia e che persi là e del quale chiesi il duplicato da Vero- 
na e poi andai a chiedere informazioni all'ufficio Poste di Fer- 
rara. Su quel libretto c'erano quasi 7000 lire il numero del qua- 
le mi pare fosse 424 sull'ufficio di Roma, Ricorda poi anche che 
non ho preso la paga del mese di settembre dell'anno scorso. 
Questo lo dico per tutte le brutte ipotesi e anche se tu avessi 
bisogno. Ti ripeto fatti coraggio che io me ne fo tanto. Ti amo 



LETTERE 



299 



tanto te e i bimbi. Baci tanti a te e ai bimbi, al babbo e mam- 
ma. Saluti ai Brunelli. Ciao, prega per me che ne ho bisogno. 
Ciao tesoro. Tuo 

Remo 

che tanto bene ti volle e ti vuole. 



300 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Sporchia (Giuseppe) 

Di anni 36 - operaio meccanico - nato a Martinengo (Bergamo) il 27 ottobre 
1907 -. Dopo F8 settembre 1943 aiuta prigionieri alleati a fuggire dal cam- 
po di concentramento di Bergamo - collabora alla formazione della Brigata 
Matteotti che prende poi nome da Arturo Turani - svolge attività di colle- 
gamento -. Arrestato il 10 dicembre 1943, in Via Vittorio Emanuele a Ber- 
gamo, ad opera di tedeschi e fascisti, mentre si reca ad una riunione clande- 
stina -. Processato il 5 gennaio 1944 dal Tribunale Speciale tedesco di Ber- 
gamo -. Fucilato il 23 marzo 1944 nella Caserma Seriate di Bergamo, con il 
suo comandante di Brigata Arturo Turani. 

Bergamo, 23.3.1944 

Genitori miei cari, 

queste mie ultime righe vi siano di conforto in questa mia 
tragica dipartita, vogliate perdonarmi tanto, tanto, se qualche 
dolore ebbi a recarvi, che se tale fu, mai lo feci con intenzioni, 
perdonate pure l'immenso dolore che avrete in questi giorni ma 
parto da voi tutti sereno e con la conoscenza del sapere di non 
avere arrecato danno alcuno a chicchessia, e di non aver mai 
fatto alcunché di male, padre mio, mamma mia adorata, a voi 
rivolgo questa mia ultima preghiera, nelle vostre mani lascio la 
mia sventurata moglie Pierina, le mie piccole bambine, amate- 
le, aiutatele, assistetele, sopportate tanto la mia cara Pierina, 
non abbandonatela mai, mai anche se il suo carattere è un po' 
indipendente qualche volta, vi farà incontrare qualche contra- 
rietà, in lei dovete sempre vedere il vostro povero e sventura- 
to figliolo Giuseppe, aiutatela, aiutatela, non mai abbandona- 
tela, sempre, sempre dovete tenerla con voi povera e cara mar- 
tire, che in questa contingenza vidi quanto fu grande il suo 
amore per me, ricordate che sola con la mia dipartita più nes- 
suno ha della sua famiglia, la nostra famiglia sia la sua, chia- 
matela figlia che tanto lo merita, assistetela sempre, abbia al- 
meno questo conforto in tanta sua sventura e sfortuna; questo 
per me è l'ultimo grande desiderio, questo per me è certezza di 
conforto, che voi esaudirete in questi miei ultimi momenti di 
vita. Ti bacio tanto mamma mia adorata e vado con la tua cara 
immagine davanti agli occhi miei e con la tua babbo caro ado- 
rato, baciatemi tutti i miei fratelli e sorelle, Pierino, Cecchina, 



LETTERE 



301 



Luigina e Maria sorella mia cara mi dicono che sei tornata, Ma- 
ria sorella mia perdona se ho avuto torti nei tuoi riguardi, cer- 
ca Maria sorella mia adorata di stare sempre in quiete con i no- 
stri cari vecchi e consolati di tanta sventura e voi genitori cari 
aiutatela e assistetela, che nonostante il suo carattere è pur tan- 
to buona. Vi bacio tutti e porto con me il ricordo di tutti voi 
miei cari. Baciate tanto le mie figliole i miei cari nipotini, fate 
che tutti abbiano di me il più caro ricordo. 

Tutti vi bacio e saluto, baciatemi zia Beppina e tutti vostri 

fi § 1L 

Giuseppe 
Bergamo, 23.3.1944 

Mia adorata Pierina, 

non so come la sorte sia stata così terribile per me! Tu sai 
che se pure avemmo qualche bisticcio mai, mai feci male; vado 
col tuo nome e la tua immagine avanti agli occhi miei, tu hai 
fatto molto per me, tutta la mia gratitudine ti accompagni sem- 
pre nelle asperità della vita; abbi molto coraggio tu che ne hai 
tanto bisogno. Dio nella sua giustizia e bontà ti accompagnerà 
sempre nel cammino della tua vita. 

Adorata mia, quale terribile momento sia per me questo non 
te lo posso dire; non trovo espressione per dirti! Ti lascio sen- 
za niente, in balia a chi sa quali asperità: quale ingiustizia si è 
abbattuta sopra la nostra sorte ! 

Tu stessa in tuo scritto hai avuto dirmi, che dove c'è inno- 
cenza c'è provvidenza. E ne avrai, di nuovo coraggio, coraggio; 
baciami tanto le nostre bambine, ricordami sempre loro; di' che 
il loro papà sventurato mai non fece male; povere loro, povera 
Emilia, povera Romana, e povera piccola Cesarina: di' loro sem- 
pre che siano orgogliose del loro papà che mai non fece altro 
che bene ove lo potè nelle sue povere possibilità e tu perdona- 
mi se ebbi a farti passare qualche dolore, dolore del quale fui 
soverchiamente punito. 

Voglio dirti che in questa terribile e tragica vicenda nulla, nul- 
la mai feci male contro chicchesia, contro nessuno. Ho avuto 
una pausa nello scriverti questa mia, perché Don Andrea Spada 
ha avuto la mia confessione, poi mi ha somministrato la S. Co- 
munione che mi ha reso molto vicino a Dio, ho raccomandato 



302 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



tanto te e le mie povere piccine. Tu sai quello che è la nostra ca- 
sa e tu tienilo sempre e per mio ricordo e questo mio ricordo sia 
sempre di sprone a te e alle nostre piccole perché abbiate sem- 
pre bene che Iddio onnipotente mai abbia ad abbandonarvi. 

Ricordami sempre, Pierina mia, addio e felicità ti auguro ed 
abbiti un forte bacio dal tuo sventurato 

Giuseppe 

ciao-ciao, ciao. 

Mia adorata figlia Emilia, 

queste sono le parole del tuo sventurato e sfortunato papà, 
cerca di far sempre bene e vivi da buona cristiana, cerca sempre 
di volere bene alla mia povera Pierina, chiamala sempre mam- 
ma che tale è, assistila sempre, aiutala che cosi vuole il tuo po- 
vero papà, amala tanto che tanto fece per me, mai non arrecar- 
le dolore, cerca sempre di vivere onestamente che essere onesta 
è la prima dote preclara, ricordati sempre e tanto della tua defun- 
ta Mamma che fu tanto buona e che morì col tuo nome sulle lab- 
bra, e nel suo ricordo vivi sempre ed aiuta tanto la mia Pierina. 

Ama tanto tanto Romana e Cesarina che sono le tue sorelline, 
tu sei la maggiore, vivi sempre onestamente; sappi che il tuo papà 
mai fece del male, il mio ricordo unito a quello della tua mam- 
ma ti sia sempre di sprone a fare bene; ama tanto e conforta la 
nonna ed il nonno che ti hanno allevata e sii sempre ubbidiente. 

Piccola mia Milli, quale dolore è per me lasciarti cosi, ma ab- 
bi fede e coraggio. Iddio sempre ti aiuterà nell'aspro cammino 
della vita, sappi pure e sii orgogliosa di tuo padre che nono- 
stante tutto qui ti giura che mai fece male ad alcuno, saluta tan- 
to e bacia per me nonno Michele, nonna Caterina, zia Cinta, 
zia Assunta, va a trovarli spesso che ti arrecheranno conforto. 
Di nuovo fa sempre bene, che cosi vuole il tuo babbo; un ulti- 
mo desiderio: quando potrai, fa che possa essere riunito nella 
tomba con la tua povera mamma che uniti dall'alto potremo 
sempre vegliare su di te e sui tuoi. 

Addio cara piccola figliuola mia e sia sempre con te felicità 
e prosperità nella tua vita. 

Abbiti un lungo bacio dal tuo sventurato papà. 

Ciao 

Giuseppe 



LETTERE 



303 



Mario Surrentino 

Di anni 19 - nato a Napoli nell'ottobre 1925 - scomparso da Napoli nei gior- 
ni dell'insurrezione popolare (27-30 settembre 1943) -. [La stessa famiglia è 
all'oscuro di ciò che gli avvenne a datare da quei giorni] -. Fucilato alle 18,30 
del 22 agosto 1944 da plotone tedesco, al Forte Crocolo di Verona, con un- 
dici partigiani. 



Verona, 22.8.44 

Carissimi genitori, 

oggi giorno 22.8.44 sono stato condannato a morte alla fu- 
cilazione, causa che ho disertato dal militare. Carissimi genito- 
ri e fratelli non resterete tristi per questa brutta notizia e spe- 
ro che Giovanni e Gaetano vi potranno confortare loro per me. 

Io spero che la mia anima vi aiuterà dal cielo. Mi dispiace so- 
lo che l'ultimo momento non ho potuto vedervi ma spero di ve- 
nirvi in sogno qualche volta per poterci rivedere e baciarci. 

Cari fratelli non tremate della morte perché la vita è breve. 

Carissimi abbracci e bacioni alla mamma al papà a Rita a 
Gaetano e Giovanni, molti abbracci dal vostro fu Mario. 

Un eterno saluto. 

Mario 



304 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Loris Tallia Galoppo 

Di anni 21 - geometra - nato a Strona Biellese (Vercelli) il 12 settembre 
1923 -. Nel luglio 1944 si unisce alla Divisione Autonoma «Adolfo Serafi- 
no» operante in Val Chisone (Pinerolo, Torino) - è adibito ai servizi logisti- 
ci della Compagnia Genio e promosso sergente maggiore - partecipa ad azio- 
ni armate ed ai combattimenti contro imponenti forze fasciste e tedesche che, 
nell'agosto 1944, dopo 12 giorni di lotta, costringono la formazione a ripa- 
rare in Val Troncea (Pinerolo) -. Catturato l'n agosto 1944 con otto com- 
pagni, nella zona di Sestriere (Pinerolo), da reparti tedeschi e della Divisione 
«Monterosa» in rastrellamento - tradotto a Perosa Argentina (Torino) - per 
tre giorni sottoposto ad interrogatori e violenze -. Impiccato senza processo, 
alle ore 20,50 del 14 agosto 1944, sulla piazza di Villar Perosa, con Alessan- 
dro Laggiard e Tibaldo Niero. 



14.8.44 

Carissimi, 

destino avverso à voluto che io troncassi la mia giovinezza 
all'età di 21 anni. La nostra vita sta nelle mani della Provvi- 
denza e quindi non c'è che da adattarsi secondo la Divina vo- 
lontà. Muoio sereno confortato dalle parole del Sacerdote e spe- 
ro nella clemenza di Dio. Mi raccomando di non desolarvi tan- 
to per la mia immatura fine ma prendete tutto questo come mia 
volontà voluta dal cielo. 

Vostro Loris 



LETTERE 



305 



Guido Targetti 

Di anni 21 - contadino - nato a Vicchio di Mugello (Firenze) il 3 settembre 
1922 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mu- 
gello, durante un'azione di rastrellamento di ss italiane - tradotto nelle car- 
ceri di Firenze -. Processato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare Straor- 
dinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data di pre- 
sentazione alla chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 marzo 1944, 
a Campo di Marte in Firenze, da plotone della gnr, con Leandro Corona e 
altri quattro. 

Carissimi genitori e tutti di famiglia, 

vengo con questa ultima lettera, dove non mi è stato possi- 
bile darvi mie notizie, dato che mi trovo entro queste brutte 
mura, in questo momento sto ricordandovi, ad uno ad uno con 
tutto il mio cuore. 

Credetemi che sempre vi ho voluto bene e che sempre in qua- 
lunque momento ho ricordato ciò che voi avete fatto per me. 

Se qualche volta vi ho fatto qualche torto vi prego di per- 
donarmi di tutto cuore. 

Vi ho sempre voluto bene e prego anzi è pregato sempre il 
Padre Eterno con tutti i Suoi Santi di aiutarvi e proteggervi. 

Se Iddio volesse chiamarmi a sé, io pregherò sempre d'alto 
dei cieli per la vostra felicità. 

Il vostro figliolo che sempre vi ha voluto tanto bene, vi chie- 
de perdono se qualche volta vi ha recato dolore e vi bacia tutti 
salutandovi e chiedendovi perdono se qualche volta vi ha reca- 
to dolore. 

Vostro figliolo Targetti Guido 

Saluto a tutti. Qui insieme sta pure Corona Leandro. Vi pre- 
go di tenerlo come fratello. Ancora una volta vi bacio e vi sa- 
luto tutti. Vostro 

Targetti Guido 



306 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Vittorio Tassi 

Di anni 41 - carabiniere - nato a Radicofani (Siena) il 1" maggio 1903 -. Co- 
mandante di una formazione partigiana operante nella zona di Radicofani, 
sulle montagne di Cetona e lungo la Via Cassia, effettua colpi di mano su co- 
lonne tedesche -. In seguito alla cattura, da parte di pattuglia tedesca, di Re- 
nato Magi, partigiano nella stessa formazione, si espone, nel tentativo di sca- 
gionarlo, al punto di scoprire le proprie responsabilità -. Condotto nei pressi 
della cantoniera detta Vittoria, lungo la strada Radicofani-Chianciano -. Fu- 
cilato da plotone tedesco, alle ore 7 del 17 giugno 1944, con Renato Ma- 
gi -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Cara Olga, 

oggi 17 alle ore 7 Fucilati Innocenti la mia salma si trova di 
qua dal fiume di qua dalla scuola o cantoniera dove sta Albegno. 

Cara Olga Ti raccomando i nostri figli confortali e vogliali 
bene quanto gliene volevo io secondo mio ultimo desiderio io 
direi di non sposarti più però fai a secondo di come saranno le 
tue possibilità finanziarie. 

Come ti ripeto tu puoi prendere la mia salma anche a mez- 
zogiorno di quest'oggi stesso, io mi sono tanto raccomandato 
ma è stato impossibile intenerire questi cuori. Perdonami se 
qualche volta sono stato cattivo con te ma ti faccio presente che 
ti o sempre voluto tanto bene. 

Cara Mamma, 

Vi raccomando di aiutare mia moglie e i miei figli quanto più 
potete, perdonatemi di tutto, Vi bacio 

Vostro Vittorio morto innocente 



Cari suoceri anche voi aiutate e sorvegliate i miei figli e spe- 
cie oggi in questo giorno difficile. 

Mia cara Olga avrei tante cose da dirti ma non posso più scri- 
vere perché ci o il cuore secco. Dirai a tutti perché sono morto 
se iddio vuole ci rivedremo in cielo e di H non ci separeremo più. 



LETTERE 



307 



Caro Ercole sii buono e ubbidiente e ricorda spesso il tuo 
babbo. 

E tu cara Anita sii buona e fai la ragazzina per bene che id- 
dio ti aiuterà. 

Vi Bacio tutti per l'ultima volta 

Vostro Vittorio che muore innocente 



detti orologio e portafoglio a Beppino 
i stivali li lascio a Ercole 

dirai a Remo che muoio io e Renato soli con il nostro segreto. 



308 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Alessandro Teagno (Luciano Lupi) 

Di anni 23 - perito agronomo - nato a Torino il 13 aprile 1921 -. Sottote- 
nente di Aeronautica, prigioniero di guerra in Tunisia, viene prescelto dal- 
l'organizzazione clandestina del Pei in Tunisia per essere inviato in missio- 
ne politico-militare nel Nord-Italia - nell'agosto 1944 paracadutato nei pres- 
si di Villafranca Sabauda (Asti) con Matteo De Bona, suo compagno in ogni 
successiva vicenda fino alla morte comune - subito catturato dai carabinieri 
e consegnato ai tedeschi - tradotto nelle carceri Nuove di Torino - avviato 
verso la Germania, a Verona tenta la fuga - trasferito al campo di concen- 
tramento di Bolzano riesce, nel settembre 1944, ad evadere - raggiunge Bel- 
luno, poi Milano e Torino dove si collega con la 6" Brigata sap -. Catturato 
per la terza volta il 15 febbraio 1945 a Torino, in seguito a delazione, da mi- 
liti delle Brigate Nere -. Processato il 2 marzo 1945 dal Tribunale Speciale 
per la Difesa dello Stato in Torino, sotto il nome di Luciano Lupi, non aven- 
do mai rivelato il proprio nome -. Fucilato il 3 marzo 1945 al Poligono Na- 
zionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della gnr, con Matteo 
De Bona. 



Torino, 3 marzo 1945 

Carissimo papà, 

sono stato condannato alla pena di morte dal Tribunale Mi- 
litare Straordinario. Non ti ho nociuto, ho fatto secondo i tuoi 
desideri. 

Non mi serbare rancore. Ho avuto una fede diversa dalla tua, 
ecco tutto. E muoio tranquillo, sorridendo, con un ideale puro. 

Non devi disprezzarmi. Non ho fatto del male a nessuno, te 
lo giuro. Perdonami se ti ho dato dei dispiaceri, come io per- 
dono a te, per quanto in un primo tempo non avessi voluto di- 
menticare i torti che ti attribuivo. 

Sii felice e perdonami ancora. Non sono stato un buon fi- 
gliuolo. .. ma ho il cuore buono e tu non mi devi condannare. Via 
dunque i rancori, Papà. Io pregherò per te affinché tu sia felice. 

Perdona alla mamma, perdona. 

Ti abbraccio Nino 



Carissima mamma, 

sono stato condannato alla pena capitale dal Tribunale Mi- 
litare di Guerra. 



LETTERE 



309 



Muoio contento, per la mia Patria che ho amato tanto e per 
l'idea di una futura giustizia e libertà del paese. 

Lascio il mondo assistito dai conforti religiosi, tranquillo, 
sorridendo. Abbi fede anche tu in Dio. Io non l'ho avuta per 
lungo tempo. Ma ora ho la certezza che una Giustizia Suprema 
deve esistere ! 

Ci rivedremo in Cielo. Ti aspetterò lassù. Vi aspetto tutti. 
Perdonami, Mamma, dei dispiaceri che ti ho dato. Perdona an- 
che tu a tutti... In tutto sia fatta la volontà di Dio. Vi ho ama- 
ti e pregherò per voi affinché la vostra vita sia lieta e prospera. 

Andate a trovare la mia nutrice a Borgaretto: salutatela tan- 
to per me. Rodolfo, il mio cugino di Via Nizza, ti spiegherà la 
mia odissea. Di' allo zio che scriva qualche cosa della mia vita 
in tempi migliori. 

Un bacio affettuoso a Walter, Adele, Luciano, Vladimiro, 
Valentina e zio che avrei tanto voluto rivedere, 

Ti abbraccio e ti bacio con tutto il cuore. 

Non piangere mamma, sono felice ! 

Tuo aff.mo Nino 

Io non ho nulla da perdonarti: sei una santa per me. Tu per- 
donami! Arrivederci... lassù! 

Siate più felici di quello che sia stato io ! 



310 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Attilio Tempia (Bandiera I) 

Di anni 22 - operaio - nato a Viverone (Vercelli) il 24 agosto 1922 - resi- 
dente a Cavaglià (Vercelli) -. Dal 1" marzo 1944 partigiano nella 76" Brigata 
Garibaldi operante in Valle d'Aosta e nel Canavese, poi vice-comandante del- 
la medesima - prende parte a numerose azioni armate fra cui quella per l'oc- 
cupazione della caserma di Ivrea (Torino) il cui presidio è costretto alla re- 
sa -. Catturato il 29 gennaio 1945 nei pressi di Donato Biellese (Vercelli), da 
reparto tedesco e fascista, in seguito a informazioni estorte a un compagno 
precedentemente catturato - tradotto a Cuorgnè (Torino), poi nelle carceri 
di Ivrea - torturato -. Processato il 5 febbraio 1945 dal Tribunale Militare 
tedesco di Cuorgnè -. Portato su di un carro attraverso le vie di Ivrea e fuci- 
lato, il 6 febbraio 1945, dietro il muro di cinta del cimitero. 



Cuorgnè, 1.2. 1945 

Miei cari genitori e fratello Nino, 

queste sono forse le ultime mie righe, vi prego solo di farvi 
coraggio, perché questo è il destino; se devo morire io forse ne 
salverò molti altri. 

Per ora mi trovo a Cuorgnè nelle prigioni; hanno già fucila- 
to tre dei nostri e, forse, tra poco sarà per altri. 

Cara Mamma fatti coraggio che tutto non hai ancora perdu- 
to, hai ancora Nino. 

Caro babbo, cerca di far coraggio alla mamma più che puoi, 
che io vi sarò sempre vicino. 

Caro Nino, a te raccomando il babbo e la mamma: fai il buo- 
no e ricordati sempre di tuo fratello. 

Salutami gli amici, gli zii, la nonna. 

Vi abbraccio e bacio tanto. 

Arrivederci Attilio 



Ivrea, 6.2.1945 

Miei cari genitori e mio caro fratello Nino, 

vi scrivo per l'ultima volta, pensando tanto a Voi tutti. Per- 
donatemi se vi ho fatto soffrire qualche volta e se avete soffer- 
to tanto per me. Ora che credevamo di essere la famiglia (è la 
più sfortunata); ma pensate che c'è ancora Nino che vi vuol be- 



LETTERE 



ne e che vi vorrà bene anche per me; lui vi aiuterà in tutte le 
maniere e starà sempre con voi due, ne sono sicuro. Siate forti 
come sono io nella nostra sfortuna. Pensate che tutto questo 
sarà presto finito e di guerre non se ne parlerà mai più; non avre- 
te più bisogno di lavorare tanto come avete fatto prima, ma ci 
sarà Nino che penserà a voi. 

Che volete, per me è stato il destino che ha voluto cosi. So- 
lo il Dio fa i miracoli, noi siamo delle povere creature nelle sue 
mani, e quando chiama bisogna andare. 

Vorrei che mi salutaste tutti, e specialmente lo zio France- 
sco che era tanto buono con noi, salutatemi la nonna, lo zio Fe- 
lice, mio padrino e tutti quanti i parenti e gli amici. 

Saluti 

Attilio 



312 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giuseppe Testa 

Di anni 19- impiegato al Genio Militare di Roma e studente in ragioneria - 
nato a San Vincenzo Valle Roveto (L'Aquila) il 25 maggio 1924 -. Nei primi 
mesi del 1943 inizia attività antifascista ponendosi in contatto con elementi 
del Partito d'Azione in Roma -. Nei mesi dopo l'8 settembre 1943 aiuta mi- 
litari alleati ex prigionieri che a migliaia tentano di attraversare il fronte nel- 
la zona fra il Monte Cornacchia e Cassino - è attivissimo nella raccolta di ar- 
mi e nell'organizzazione della formazione che prenderà il nome di «Patrioti 
Marsicani» - la casa dei genitori a Morrea (L'Aquila) diventa centro di rifu- 
giati politici -. Catturato a Morrea, nel corso di azione di rastrellamento con- 
dotta da militari ed elementi deDa polizia tedesca, insieme al padre, al fratel- 
lo, allo zio, al dirigente comunista Nando Amiconi e altri - tradotto nella se- 
de del Comando tedesco di Civita d'Antino (L'Aquila), poi nel campo di 
concentramento di Madonna della Stella (Sora, Frosinone) - pili volte tortu- 
rato -. Davanti al Tribunale Militare tedesco di Madonna della Stella si as- 
sume, per scagionare i parenti e compagni, tutte le responsabilità -. Fucilato 
l'n maggio 1944, da plotone tedesco, lungo un canale nei pressi di Alvito 
(Frosinone) -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Cara mamma, 

non preoccuparti per me. E il destino crudele che ha voluto 
colpirmi in questo modo. Perdonami di tutti i peccati e dei di- 
spiaceri che ho mancato verso di te. Io vado con coraggio alla 
morte. Baci a Italia, Concettina, Oreste, Gabriella, Carlo. Un 
forte abbraccio a te 

Peppino 

Caro papà, 

perdonami anche tu di tutto quello che ho mancato verso di 
te. Fa coraggio a mamma. Non pensare a me. Saluti e baci a tut- 
ti aff . 

Peppino 

Caro professore, 

la mattina del giorno 1 1 .5.44 il destino ha segnato per me la 
fine. Io, come sai, sono sempre forte come sono state forti le 
mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro i quali han- 



LETTERE 



313 



no lottato per le stesse idee e che un giorno possa essere il van- 
to e la gloria della mia famiglia, del mio Paese e degli amici miei. 
Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spez- 
za e non si piega. Abbiatemi sempre presente in tutti i Vostri 
lavori e specialmente in tutte le opere che compirete per il be- 
ne della Patria così martoriata. 

Muoia tutto - Viva la nostra Italia. 

Tuo aff. Peppino Testa 



al prof. Marucchi Agostino - Via Gaetano Moroni 10 - Roma 



314 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Anselmo Torchio (Luciano) 

Di anni 22 - autista - nato ad Asti il 27 maggio 1922 -. Comandante di Bat- 
taglione della i6 J Brigata Garibaldi «Generale Peroni» operante nella zona 
delle Langhe (Cuneo) - prende parte a combattimenti in Val Bormida, Mu- 
razzano e Castelletto Uzzone (Cuneo) - subisce i rastrellamenti di Monesi- 
glio e di San Benedetto Belbo (estate-autunno 1944) -. Arrestato il 22 feb- 
braio 1945 ad Asti, dove si è recato perché ammalato, ad opera di fascisti gui- 
dati da un delatore -. Processato il 28 febbraio 1945 dal Tribunale Militare 
Straordinario di Asti -. Fucilato all'alba del 13 marzo 1945, in rappresaglia 
alla tentata evasione dalle carceri di un gruppo di partigiani, contro il muro 
di cinta del cimitero di Asti, da plotone delle Brigate Nere, con Pietro Vi- 
gnale ed Ermete Voglino. 



Asti, all'alba del 13 marzo 

Mia amata e tanto cara Natalina, 

l'ultimo desiderio lo rivolgo a te e al nostro piccolo Pier Gior- 
gio; io tra poco vado a raggiungere Pier Luciano in cielo. Quel- 
lo che ti prego, te, Pier Giorgio, Papà e Mamma è di perdo- 
narmi il male che vi ho fatto. Ricordati mia Lina che io anche 
se ti ho fatto molti torti ti ho veramente amata, muoio col vo- 
stro caro viso davanti agli occhi. Perdonatemi. Portatemi sem- 
pre dei fiori sulla mia tomba e pregate per me, io dal cielo pre- 
gherò per voi. Caro Papà già che mio figlio non ha avuto la for- 
tuna di conoscere suo padre falli te da secondo padre. Allevatelo 
bene e ditegli che suo padre è morto per la sua Patria. Caro 
Papà, tratta bene Lina che veramente è una brava donna e vo- 
gliali bene. 

L'ultimo mio desiderio. Lascia quello che avresti dato a me 
a mia moglie e al mio bambino. Non li dimenticare mai, fa che 
ad essi nulla manchi. 

Il prete che mi ha dato l'ultima Comunione vi farà avere que- 
sto mio scritto. 

Vi bacio tutti. Perdonatemi. 

Il vostro Anselmo Torchio 

W l'Italia 



LETTERE 



315 



Giovanni Tronco 

Di anni 39 - fabbro - nato a San Dona di Piave (Venezia) il 7 aprile 1905 -. 
Militante comunista - dall'ottobre 1943 partigiano nella Brigata «Venezia» 
(poi Brigata «Piave»), svolge attività di diffusione della stampa clandestina, 
collegamento con i centri di resistenza della provincia di Venezia, raccolta di 
armi ed accompagnamento al confine jugoslavo di prigionieri alleati -. Arresta- 
to l'i 1 gennaio 1944 a San Dona di Piave - tradotto nelle carceri Santa Maria 
Maggiore in Venezia -. Fucilato alle ore 5 del 28 luglio 1944, in rappresaglia al 
colpo di mano di Cà Giustiniani in Venezia, sulle macerie della stessa Cà Giusti- 
niani, con Violante Momesso ed altri undici compagni di San Dona di Piave. 

Venezia, 19.4. 1944 

Maria carissima, 

ti scrivo questa mia facendoti sapere che io sto bene, cosi 
spero di te e Tinetta e i tuoi genitori. 

Per ora novità nessuna speriamo sempre bene mi saluterai 
tanto i miei nipoti e ringraziali del suo gentile pensiero saluta- 
mi i figliocci e i rispetivi genitori. 

Come nella mia precedente ti racomando di stare atenta 
quando vengono gli areoplani, di lontanarti dalla ferovia per- 
ché è sempre un grande pericolo. 

Nella speranza che tutto finisca presto. 

Affet. ti bacio tuo Giovanni 

Cara Tinetta, con la speranza che questa mia ti trovi in buo- 
na salute e sempre contenta e buona con la mamma e i nonni non 
piangere pel tuo papà che si trova da te lontano per un puro Idea- 
le che speriamo presto vera il giorno della nostra liberazione. 

Ti racomando di stare buona. 

Caramente ti bacio tuo papà 

(Scritta poche ore prima della fucilazione). 
Cara Maria, 

ti racomando di essere forte. Ti domando perdono di tutto. 
Ti racomando Tinetta. Saluta tutti. Addio, tuo 

Giovanni 



3 16 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Arturo Turani (Arturo) 

Di anni 55 - architetto - nato a Bergamo il 29 settembre 1888 -. Nelle set- 
timane successive all'8 settembre 1943 raggruppa attorno a sé volontari dan- 
do vita alla Brigata Matteotti che da lui prenderà nome -. Catturato nella 
propria abitazione in via Pignolo a Bergamo il 19 novembre 1943 , da milita- 
ri tedeschi, mentre partecipa ad una riunione clandestina -. Processato il 28 
dicembre 1943 dal Tribunale Speciale tedesco di Bergamo, per attività par- 
tigiana ed occultamento di armi -. Fucilato il 23 marzo 1944 nella Caserma 
Seriate di Bergamo, con il compagno Giuseppe Sporchia. 



Non spendo parole per dire come son finito in questa mia in- 
gloriosa fine, ma tu sai quali furono i fatti che mi spinsero ad 
agire, e con coscienza tranquilla posso dire ancora oggi che fu 
il dovere di carità verso il prossimo e poi il dovere di italiano di 
adoperarsi che il nome non sia una parola ma una fede di pa- 
triottico sentimento. Chiedo scusa per la vessazione che hai do- 
vuto subire per causa mia, ma sono certo che le avrai soppor- 
tate con fierezza poiché mi sono in cuore i tuoi sentimenti di 
buon italiano. 

Non ti chiedo di difendermi se domani persone o forse an- 
che amici si faranno beffe di me, mi basta solo il ricordare che 
tu mi conosci e mi hai giudicato. In un domani quando Mario 
ti chiederà di me non temere e con franchezza gli parlerai e as- 
sicuralo che non si vergogni per quanto fece suo zio. Ma ricor- 
da anche a lui che per essere buon italiano bisogna seguire le or- 
me dei propri cari. Un bacio a te, al Mario e Rosina, ricordate- 
mi con pari affetto con il quale io vi ho voluto bene e con la 
speranza che ci dà la fede vi lascio nel nome di Cristo. 



Arturo 



LETTERE 



317 



Walter Ulanowsky (Josef) 

Di anni 20 - insegnante - nato a Trieste il 6 luglio 1923 -. Studente alla fa- 
coltà di economia e commercio di Genova, vi svolge attività antifascista - dal 
gennaio 1944 entra a far parte della 3" Brigata Garibaldi «Liguria» - ha gra- 
do di capitano e incarico di ufficiale di Stato Maggiore -. Catturato il 10 apri- 
le 1944 a Capanne di Marcarolo, al confine tra Liguria e Piemonte, dopo san- 
guinoso scontro con forze tedesche e fasciste - trasferito alle carceri Maras- 
si di Genova a disposizione delle ss tedesche -. Processato il 16 maggio 1944 
dal Tribunale Speciale tedesco di Genova -. Fucilato il 19 maggio 1944, nei 
pressi del Colle del Turchino (Genova), con Valerio Bavassano, altri quindi- 
ci partigiani e quarantadue prigionieri politici. 

Genova, 16 maggio 1944 

Cara mamma, papà, Wanda, 

riceverete questa mia ultima lettera quando ormai io non ap- 
parterrò più al regno dei vivi. 

La fatalità ha voluto che io mi trovassi in una posizione che 
fu tragica per me. 

Sono calmo, perfettamente calmo, di mente e di corpo. 

Non ho paura di morire; l'unica cosa che mi dispiace è il vo- 
stro dolore. 

Siate forti e coscienti dell'accaduto. 

Cara mamma, perdonami se qualche volta ti ho fatto arrab- 
biare; credi, mamma, ti voglio tanto bene, come tanto bene vo- 
glio a papà ed alla mia cara Wanda a cui suggerisco di studiare 
tanto, tanto per il suo bene. 

Ricevete tanti baci dal vostro figlio che tanto vi ha voluto 
bene, anche se non ha saputo dimostrarvelo. 

Walter 

Cara G. mia, 

quando riceverai questa mia lettera io non sarò più vivo. Con 
la mia morte è stato troncato il mio sincero e grande proposito 
di farti felice. 

Credi M. mia cara, ne avevo tutte le intenzioni, io sentivo 
con tutto il cuore l'affetto, che d'altra parte io non ho mai na- 
scosto, che avevo per te. 



3 1 8 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Tu eri per me la vita, eri per me la ragione di vita. Tutto eri 
per me. La morte non mi ha mai fatto paura; l'ho accolta sere- 
namente, fiducioso in Dio. 

M. prima di chiudere gli occhi su questa terra, essi hanno ri- 
visto in un baleno tutto il periodo del nostro idillio. 

Le lacrime mi hanno offuscato la vista, né ormai nulla avrei 
potuto vedere. Lo so, cara mia piccola fidanzata, che ti ho da- 
to un grande dolore. Ero cosciente del tuo amore, l'ho sempre 
letto nei tuoi begli occhi azzurri, l'ho letto nelle pagliuzze d'o- 
ro delle tue pupille. Tu sei e sarai sempre mia, non importa nien- 
te se io sono morto, il mio amore non è cosa terrena, è immor- 
tale. Mia dolce G. sono le ultime mie parole, le ultime volte che 
ti chiamo G. e ne sento l'estrema dolcezza. Ti prego di dimen- 
ticarmi perché non voglio, come non ho mai voluto, la tua tri- 
stezza. Cerca di dimenticarmi e cerca di scordare tutto il nostro 
amore; esso è stato un sogno, un dolce sogno, troppo bello per 
continuare ad essere realtà. 

Sì, era troppo bello. Credi, io non rimpiango di morire; nel- 
la mia brevissima permanenza tra i vivi sono stato felice con 
te, ho toccato i vertici più alti delle possibilità e delle dolcezze 
umane. 

Rimpiango solo il nostro amore che è stato così tragicamen- 
te troncato. 

Cerca di dimenticarmi, il tuo M. lo vuole; io di lassù voglio 
vederti felice, voglio vedere sempre i tuoi occhi sorridenti. 

Mia cara bambina, ti bacio sulla fronte; piango, non per pau- 
ra della morte, ma perché so di non vederti mai più. 

Tuo, solo tuo 

come prima, ora, sempre Walter 

(Nota di diario). 

Sono stato scelto, prescelto per morire, 
Sacrifico la mia vita per l'ideale più puro, più nobile; la li- 
bertà umana. 

Chiudo gli occhi, penso, vedo. Mia madre piangente. Non 
piangere, mamma, muoio; ma vivrò nel cuore di quelli che ri- 
mangono. Mamma cara, non piangere, la fierezza di aver dona- 
to un figlio per la libertà ti sostenga e sii orgogliosa di tuo figlio. 



LETTERE 



319 



I vili che fuggirono sono ora in salvo certamente. La mano 
della giustizia li raggiungerà. Col loro tradimento; noi saremo 
condannati a morte. 

Non ho paura della morte, sai, mamma; l'affronterò sereno, 
guarderò negli occhi coloro che mi fucileranno. 

Gli occhi mi bruciano, sono sbarrati nel buio. Penso. Il mio 
cervello non ha un attimo di sosta. Rivedo tutto ciò che di più 
bello trascorsi, vissi nella mia vita. Rivedo la mia G.; sarà a T.; 
chissà cosa farà, dove sarà. Ella ha fatto della mia vita un so- 
gno, una sofferenza perché l'amo tanto, tanto. 

Ella non sa, non immagina ove e come sono ridotto. 

Ho la faccia rossa di sangue, la saliva è rossa. Sono sconvol- 
to internamente. Vedo la morte che mi invita a seguirla. Visio- 
ni pazzesche. 

Papà, mamma, W. G. e tutti miei cari, quanto mi spiace il 
lasciarvi, il non vedervi più. No! non voglio morire. Il cuore mi 
batte come se dovesse scoppiare... Mi vedo là contro il muro... 
Poi cadere... Sono morto. 

Mi sembra d'impazzire. A volte il cervello si calma. Perché 
sono qui ? Perché domattina mi fucileranno ? Per la libertà ! 



320 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giacomo Ulivi 

Di anni 19 - studente di terzo anno alla facoltà di legge dell'Università di 
Parma - nato a Baccanelli San Pancrazio (Parma) il 29 ottobre 1925 -. Dal 
febbraio 1 944 è incaricato dei collegamenti fra il cln di Parma ed il cln di 
Carrara nonché con ufficiali inglesi - collabora all'avvio ed all'organizzazio- 
ne di renitenti alla leva sull'Appennino tosco-emiliano - catturato una prima 
volta l'i 1 marzo 1944, riesce a fuggire rifugiandosi a Modena, mentre la ma- 
dre viene anch'essa arrestata e sottoposta ad interrogatori e minacce - ri- 
prende il lavoro organizzativo - è catturato una seconda volta dai tedeschi 
nei dintorni di Modena - riesce ancora a fuggire -. Catturato una terza vol- 
ta il 30 ottobre 1944 in Via Farini a Modena, ad opera di militi delle Briga- 
te Nere - tradotto nelle carceri dell'Accademia Militare - torturato -. Dap- 
prima amnistiato, poi fucilato per rappresaglia il mattino del 10 novembre 
1944, sulla Piazza Grande di Modena, da plotone della gnr, con Alfonso Piaz- 
za e Emilio Po -. Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

(Lettera scritta agli amici fra il secondo e l'ultimo arresto). 
Cari amici, 

vi vorrei confessare, innanzi tutto, che tre volte ho strappa- 
to e scritto questa lettera. L'avevo iniziata con uno sguardo in 
giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano, 
ma, nel passare da questo all'argomento di cui desidero parlar- 
vi, temevo di apparire «falso», di inzuccherare con un pream- 
bolo patetico una pillola propagandistica. E questa parola temo 
come un'offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di 
un esame che vorrei fare con voi. 

Invece dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa ? 
Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabi- 
lità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da par- 
te nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Non voglio 
sembrarvi un Savonarola che richiami al flagello. Vorrei che con 
me conveniste quanto ci sentiamo impreparati, e gravati di re- 
centi errori, e pensassimo al fatto che tutto noi dobbiamo rifa- 
re. Tutto dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettri- 
che, dall'industria ai campi di grano. 

Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi: è la pre- 
messa per tutto il resto. Mi chiederete, perché rifare noi stes- 
si, in che senso ? Ecco, per esempio, quanti di noi sperano nel- 



LETTERE 



321 



la fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quie- 
ta vita, dedicata alla famiglia ed al lavoro ? Benissimo: è un sen- 
timento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare 
non basterà: nel desiderio invincibile di «quiete», anche se la- 
boriosa, è il segno dell'errore. Perché in questo bisogno di quiete 
è il tentativo d\ allontanarsi il più possibile da ogni manifesta- 
zione politica. E il tremendo, il più terribile, credetemi, risul- 
tato di un'opera di diseducazione ventennale, di diseducazione 
o di educazione negativa, che martellando per vent'anni da ogni 
lato, è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fon- 
damentale quello della «sporcizia» della politica che mi sembra 
sia stato inspirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che 
la politica è lavoro di «specialisti». 

Duro lavoro, che ha le sue esigenze: e queste esigenze, come 
ogni giorno si vedeva, erano stranamente consimili a quelle che 
stanno alla base dell'opera di qualunque ladro e grassatore. Teo- 
ria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni 
attività politica. Comodo, eh ? Lasciate fare a chi può e deve; 
voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano 
lo vediamo ora che nella vita politica - se vita politica vuol di- 
re soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri - ci siamo 
scaraventati dagli eventi. Qui sta la nostra colpa, io credo: co- 
me mai, noi italiani, con tanti secoli di esperienza, usciti da un 
meraviglioso processo di liberazione, in cui non altri che i no- 
stri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un at- 
taccamento alla cosa pubblica, il che vuol dire a se stessi, sen- 
za esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni diritto, di 
fronte a qualche vacua, rimbombante parola ? che cosa abbia- 
mo creduto ? creduto grazie al cielo niente ma in ogni modo ci 
siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza ina- 
deguata, moralmente e intellettualmente. 

Questa ci ha depredato, buttato in un'avventura senza fine; 
e questo è il lato più «roseo» io credo. Il brutto è che le parole 
e gli atti di quella minoranza hanno intaccato la posizione mo- 
rale, la mentalità di molti di noi. Credetemi, la «cosa pubbli- 
ca» è noi stessi; ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, 
una parola grossa e vuota, come «patriottismo» o amore per la 
madre che in lacrime e in catene ci chiama, visioni barocche, 
anche se lievito meraviglioso di altre generazioni. Noi siamo fal- 
si con noi stessi, ma non dimentichiamo noi stessi, in una leg- 



322 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



gerezza tremenda. Al di là di ogni retorica, constatiamo come 
la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavo- 
ro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura, è sciagu- 
ra nostra, come ora soffriamo per l'estrema miseria in cui il no- 
stro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, co- 
me sarebbe successo questo? L'egoismo - ci dispiace sentire 
questa parola - è come una doccia fredda, vero ? 

Sempre, tutte le pillole ci sono state propinate col dolce in- 
torno; tutto è stato ammantato di retorica. Facciamoci forza, 
impariamo a sentire l'amaro; non dobbiamo celarlo con un pa- 
ravento ideale, perché nell'ombra si dilati indisturbato. 

E meglio metterlo alla luce del sole, confessarlo, nudo sco- 
perto, esposto agli sguardi: vedrete che sarà meno prepotente. 
L'egoismo, dicevamo, l'interesse, ha tanta parte in quello che 
facciamo: tante volte si confonde con l'ideale. Ma diventa dan- 
noso, condannabile, maledetto, proprio quando è cieco; inin- 
telligente. Soprattutto quando è celato. E, se ragioniamo, il no- 
stro interesse e quello della «cosa pubblica», insomma, finiscono 
per coincidere. Appunto per questo dobbiamo curarla diretta- 
mente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e im- 
portante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condi- 
zioni di tutti gli altri. Se non ci appassionassimo a questo, se 
noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa 
che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossi- 
bile. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sa- 
pete, che con calma, cominciamo a guardare in noi e ad espri- 
mere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite 
di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tut- 
to è successo perché non ne avete più voluto sapere! 

Ricordate, siete uomini, avete il dovere, se il vostro istinto 
non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri inte- 
ressi, di badare a quelli dei vostri figli, dei vostri cari. Avete 
mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del no- 
stro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra vo- 
lontà se sapremo farla valere: che nostra sarà la responsabilità, 
se andremo incontro a un pericolo negativo ? Bisognerà fare mol- 
to. Provate a chiedervi un giorno, quale stato, per l'idea che 
avete voi stessi della vera vita, vi pare ben ordinato: per que- 
sto informatevi a giudizi obbiettivi. Se credete nella libertà de- 
mocratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potre- 



LETTERE 



323 



ste indirizzare la cosa pubblica, oppure aspettate una nuova con- 
cezione, più egualitaria della vita e della proprietà. E se accet- 
tate la prima soluzione, desiderate che la facoltà di eleggere, per 
esempio, sia di tutti, in modo che il corpo eletto sia espressio- 
ne diretta e genuina del nostro Paese, o restringerla ai più prepa- 
rati oggi, per giungere ad un progressivo allargamento ? Questo 
ed altro dovete chiedervi. Dovete convincervi, e prepararvi a 
convincere, non a sopraffare gli altri, ma neppure a rinunciare. 

Oggi bisogna combattere contro l'oppressore. Questo è il pri- 
mo dovere per noi tutti. Ma è bene prepararsi a risolvere quei 
problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi e il 
ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su noi. 

Termino questa lunga lettera un po' confusa, lo so, ma spon- 
tanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro. 

Modena, 10 novembre, ore 10 

Carissima mamma, 

ti chiedo scusa di averti fatto soffrire. 

Io sto benissimo e sono molto tranquillo come ti diranno que- 
sti cari Bassi. Sono molto buoni. 

Non mi rincresce quanto succede: è quanto ho rischiato e mi 
è andata male. 

Io spero che tempi migliori giungeranno e spero... 

Sono interrotto dai Bassi che piangono. Io non ne sento il 
bisogno, riesco a non pensare al vostro dolore e sono molto tran- 
quillo. Ringrazia tutti quelli che hanno fatto qualche cosa per 
me. Soprattutto tu sai chi. E penso al caro lontano: non riesco 
a scrivere molte cose. Perdonatemi. 

Ti abbraccio con tutta l'anima Giacomo 



324 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Ferruccio Valobra (Capitano Rossi) 

Di anni 46 - perito industriale, rappresentante - nato a Torino il 1 2 aprile 
1898 - capitano di complemento degli Alpini nella prima guerra mondiale, 
decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare -. Militante del Partito Re- 
pubblicano, dopo F8 settembre 1943 partecipa alla lotta clandestina di Tori- 
no divenendo comandante di formazione autonoma operante nella zona di 
Carmagnola (Torino) -. Arrestato in seguito a delazione l'8 settembre 1944, 
a Carmagnola, da reparti della gnr - torturato -. Processato la notte del 21 
settembre r944 dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino -. Fu- 
cilato all'alba del 22 settembre 1944 da plotone di militi della gnr, al Poli- 
gono Nazionale del Martinetto in Torino, con Carlo Pizzorno e altri quattro 
partigiani -. Proposto per la Medaglia d'Oro al Valor Militare. 

Carceri Giudiziarie di Torino, 22.9.1944 

Mie adorate Silvia e Mirella, 

sono stato condannato alla fucilazione senza avere potuto di- 
fendermi: cose dei tempi nostri; pazienza! 

Ho ugualmente l'animo sereno ed altrettanto spero di voi: 
tu mia diletta Silvia sappi essere forte per il bene della nostra 
figlia; a te chieggo scusa e perdono, se non sempre sono riusci- 
to ad essere paziente e buono come avrei dovuto esserlo con te 
che nella tua vita hai conosciuto solo sacrifici ed immensa de- 
dizione alla famiglia. 

A Mirella invio il mio paterno saluto, con il cuore straziato 
di non avere potuto esserle di guida nei duri anni che l'atten- 
dono: ma sei una fanciulla intelligente e seria e non mancherai 
di fare la tua strada sotto la guida della Mamma che ora sosti- 
tuisce anche me: sii forte e sii italiana come ho sempre richie- 
sto al tuo cuoricino di donnina sensibile e cara. 

Non guastare il tuo sensibile spirito e tanto tu quanto la 
Mamma non dimenticate di venirmi a visitare: però niente la- 
crime e Mira con il suo dolce sorriso porti sulla mia ultima di- 
mora una bella rosa che inaffierà con amore e con qualcuna del- 
le sue dolci canzoni tra le labbra; io ti benedirò e ti seguirò nei 
dolori e nelle gioie che ti auguro ancora numerose nella tua vi- 
ta: avrai figli; a quelli insegnerai che il nonno è stato un forte 
alpino e che ha saputo anche morire da «scarpone» pensando 
che chi per la Patria muore vissuto è assai. 



LETTERE 



325 



E mentre scrivo penso tanto a Manimetta ed al suo piano; 
alcune note le riserberai a me ricordando che, forse per intui- 
zione, care mi erano le pagine dell'Andrea Chénier, poeta sfor- 
tunato ma grande patriota. 

(Seguono alcune righe omesse per desiderio della famiglia - N. d. R.) 

Ed ora ritorno a voi mie dilette per rinnovarvi la preghiera 
di essere serene di fronte a tanta avversità. Spero che il mio sa- 
crificio come quello dei miei compagni serva a darvi un miglio- 
re domani, in un'Italia più bella quale io e voi abbiamo sempre 
agognato nel più profondo del nostro animo. 

Non vi voglio imporre il soggiorno piuttosto qui che altro- 
ve: lascio al giudizio di Mamma che farà per il meglio: siatemi 
soltanto vicine di frequente e pensate con amore a Papà sfor- 
tunato. E se verrete da me, come dicevo, niente pianti ma sor- 
risi; tutto al più solo due piccole lacrimucce sulla tomba; scen- 
deranno a me e riscalderanno ancora il mio povero cuore per far 
ritornare in su una bella foglia verde ed un «fiorellin d'amore» 
come vuole la nostra bella canzone alpina. 

Che mi sia concesso da Dio di potervi seguire e benedire co- 
me vi meritate. 

Aff.mo papà 



326 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Paolo Vasario (Diano) 

Di anni 33 - medico condotto - nato a Luserna San Giovanni (Torino) il 4 
gennaio 191 1 -. Tenente medico dell'Esercito, è fra i primi organizzatori di 
formazioni partigiane nella provincia di Torino - medico partigiano nella 105' 
Brigata Garibaldi «C. Pisacane», partecipa a numerose azioni armate e tiene 
il collegamento con il Comitato Militare Regionale Piemontese - catturato 
una prima volta nel gennaio 1944 e tradotto nel Castello di Moncalieri (To- 
rino) - rilasciato, riprende l'attività partigiana -. Catturato una seconda vol- 
ta il 12 luglio 1944, da militari tedeschi, durante una missione nei dintorni 
di Cavour (Torino) -. Processato lo stesso 12 luglio 1944 dal locale comando 
tedesco -. Fucilato alle ore 22 dello stesso giorno sul campo di aviazione di 
Airasca (Torino). 



12 luglio 1944 

Diana cara 

la vita che doveva cominciare è terminata per me anzitem- 
po. Ma durerà nel ricordo. 

Ti amo, Diana. Il tuo compagno se ne va. 

Se ne va dopo aver amato libertà, giustizia. 

Se ne va dopo aver amato te tanto, tanto. 

Ma tu devi vivere. Devi vivere perché questo è il mio ulti- 
mo desiderio. Devi vivere e il mio ricordo deve essere un inci- 
tamento nella vita. 

Non bisogna che tu ne sfugga. Ti sarò comunque vicino, lo 
so e lo sento. Vicino a te ed a tutte le persone care. 

Muoio in piedi. 

Sappilo e ricordami cosi. 

Ti amo tanto. Paolo 



12 luglio 1944 

Mammina e Anna care, 

è l'ultima lettera che vi scrivo. Tra poco non sarò più. Non 
nego che ci soffro, è umano. 

Ma ho la precisa coscienza di essermi sempre comportato da 
buon italiano e da buon figlio. Mammina e te Anna eravate e 
siete le persone che ho amato di più. 

Vi sono vicino tanto tanto tanto. 



LETTERE 327 

Anna cara, sta vicino alla Mamma che avrà solo più te. 
Era destino. 

Ma di fronte ad esso bisogna che voi viviate. 
Ho vissuto pure io per voi, per un ideale di libertà e di giu- 
stizia. 

Non ho mai fatto male ad alcuno. 

Sento ora come mai che vi voglio bene, tanto bene e sono in 
piedi. 

Vostro per sempre Paolo 



328 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Fabrizio Vassalli (Franco Valenti) 

Di anni 35- dottore in scienze economiche e commerciali - nato a Roma il 
18 ottobre 1908 -. Ufficiale di complemento d'Artiglieria, dopo l'8 settem- 
bre 1943 con mezzi di fortuna giunge dalla Dalmazia in Italia - si offre vo- 
lontario per attraversare le linee e portare a Roma un cifrario per il collega- 
mento fra il Comando di Brindisi ed il Fronte Clandestino di Roma - per 
oltre cinque mesi collabora con il colonnello Montezemolo nel servizio di 
informazioni ed in azioni di sabotaggio - comanda un gruppo del Fronte Clan- 
destino che da lui prende il nome di Gruppo «Vassalli» -. Catturato il r3 
marzo 1944 dalle ss tedesche - detenuto nelle carceri Regina Coeli - molte 
volte torturato -. Fucilato il 24 maggio r944, sugli spalti del Forte Bravetta 
di Roma, con Bruno Ferrari, Salvatore Grasso, Corrado Vinci e un altro par- 
tigiano -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 



24.5.1944 

Carissima Amelia, 

sono al braccio italiano ed ho consegnato la roba che ti da- 
ranno. 

Sii buona e pensa che ti ho voluto tanto bene. La roba verrà 
a te: tu sostieni i miei. Te li affido e di' loro che mi perdonino 
il grande dolore che reco loro. 

Sono sereno e mi dolgo solo di non aver visto i nostri entra- 
re a Roma. 

Spero che finanziariamente non resterai male e che con la 
pensione ed altro che ti verrà da me non debba essere dipen- 
dente da nessuno né lavorare per vivere. Ciò mi era stato pro- 
messo. 

Risposati pure e ricordami. Sii però ugualmente una figlia 
per i miei. 

Rammentati della Bice che tanto era affezionata ai miei ed 
a me. 

Ti bacio con tutta l'anima. Fabrizio tuo 

Carissimi papone e mammina, 

perdonatemi il dolore che vi reco che è veramente una an- 
goscia per me. Pensate che tanti sono morti per la Patria ed io 
sono uno di quelli. La mia coscienza è a posto: ho fatto tutto il 



LETTERE 329 

mio dovere e ne sono fiero. Questo deve essere per voi vero 
conforto. 

Vi abbraccio con tutta l'anima. Fabrizio vostro 

La spilletta regalatela a Bice e così un altro ricordino anche 
ai miei nipotini. 

Saluto e abbraccio tutti, Enrico, Gina, ecc. 

Non fate storie per il cadavere od altro. Dove mi buttano mi 
buttano. Quando potrete mettete l'inserzione sui giornali. 

Viva l'Italia. 



330 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Erasmo Venusti (Firpo) 

Di anni 22 - bracciante - nato a Calestano (Parma) il 31 marzo 1922 -. Do- 
po F8 settembre 1943 si unisce alla 12" Brigata Garibaldi operante nella zo- 
na di Bardi (Parma) -. Catturato il 15 aprile 1944 a Montagnana, nel corso 
di un combattimento ivi sostenuto contro reparti tedeschi -. Fucilato il 4 mag- 
gio 1944, nei pressi di Bardi, in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, 
con Giordano Cavestro ed altri tre partigiani. 



4.5.1944 

Alla cara mamma, 

Vado alla morte credo che il tuo caro figlio ti sarà molto du- 
ro non poterlo rivedere più ma i fascisti non hanno coscienza 
sono innocente. 

Vi bacio tutti mamma babbo Miranda Nando Maria Pierina. 

Vostro 

Erasmo 

Amici Vostro Erasmo 



Cara mamma, 

in questo momento penso a tutto quello che tu mi dissi, mam- 
ma questa cosa tu non hai colpa muoio ma tu non devi pensare 
che io ti odi no questo era il mio pensiero di fare nascere una 
Italia libera. Sono orgoglioso di morire per la mia idea ora mi 
uccidono ma sono innocente. 

Vi abbraccio e vi bacio tutti vostro figlio 

Erasmo Venusti 



Cari genitori, 

questo bigliettino fatelo avere alla mia cara fidanzata perché 
mi ha sempre voluto bene col pensiero più caro la bacio essa e 
i suoi cari. Muoio ma la mia fierezza è sempre quella. Cara ti 
bacio ti abbraccio tuo 

Erasmo 

Cara, ora, cara, dispiacente ti lascio sola. 



LETTERE 



33 I 



Cari compagni, 

questi fascisti ci vogliono uccidere a ogni costo ma io muoio 
volentieri per la Patria libera. 

Venusti Erasmo - Venturini Nello - Salmi Vito - Pelinghelli 
Raimondo - Giordano Cavestro. 



332 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Lorenzo Viale 

Di anni 27 - ingegnere alla fiat di Torino - nato a Torino il 25 dicembre 
1917 -. Addetto militare della squadra «Diavolo Rosso», poi ufficiale di col- 
legamento dell'organizzazione «Giovane Piemonte» - costretto a lasciare To- 
rino, si unisce alle formazioni operanti nel Canavesano -. Catturato l'8 di- 
cembre 1944 a Torino, nella propria abitazione, in seguito a delazione, per 
opera di elementi delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel ten- 
tativo di salvare alcuni suoi compagni -. Processato l'8 febbraio 1945, dal 
Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino, perché ritenuto responsa- 
bile dell'uccisione del prefetto fascista Manganiello -. Fucilato l'i 1 febbraio 
1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi del- 
la gnr, con Alfonso Gindro ed altri tre partigiani. 



Torino, 9 febbraio 1945 

Carissimi, 

una sorte dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi 
per sempre. Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra 
vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per me, li ve- 
dete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio! Non 
potrò più essere il bastone dei vostri ultimi anni ma dal cielo pre- 
gherò perché Iddio vi protegga e vi sorregga nel rimanente cam- 
mino terreno. La speranza che ci potremo trovare in una vita 
migliore mi aiuta a sopportare con calma questi attimi terribili. 
Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo 
severa, ha voluto cosi. Una cosa sola ci sia di conforto: che ho 
agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete 
inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un 
ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la gran- 
dezza d'Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uc- 
cidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di 
rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdo- 
nate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete 
sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro. 

Dunque, non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ri- 
cordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le 
stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre vo- 
luto bene. 

Un caro bacio ed abbraccio Renzo 



LETTERE 



333 



Torino, n febbraio 1945 

Carissimi, 

sono gli ultimi istanti della mia vita terrena ed il mio pen- 
siero corre a voi che tanto avete fatto per me. 

Oltre a darmi la vita, mi avete allevato con cura, mi avete 
dato un'educazione, avete fatto sacrifici enormi per darmi un'i- 
struzione ed una cultura, e soprattutto mi avete impresso nel- 
l'anima principi di onestà e di onore ai quali non sono venuto 
mai meno. 

Muoio, assassinato da individui che la storia giudicherà co- 
me belve umane assetate di sangue, per un ideale, per la gran- 
dezza dell'Italia. 

Una cosa sola mi addolora ed è questa: lasciarvi in uno sta- 
to di disperazione che immagino e non potervi essere vicino ne- 
gli ultimi anni. Vi chiedo soprattutto di farvi animo e di sape- 
re sopportare la sorte avversa come io spero che Iddio mi dia la 
forza di sopportare il gran passo. Di una cosa sono certo: po- 
trete sempre camminare a testa alta perché non ho compiuto 
niente di disonorevole né di obbrobrioso. 

Ho semplicemente lottato per una causa che ho ritenuta san- 
ta: quelli che rimarranno si ricordino di me che ho combattuto 
per preparare la via ad una Italia libera e nuova. 

Se verrà ricostruito il 25 0 Reggimento Artiglieria dite che si 
ricordino di me, del Sottotenente Viale Lorenzo. 

Vi chiedo perdono per tutto quello che vi posso avere fatto 
di sgradevole, vi chiedo perdono soprattutto per avervi pospo- 
sti ad un ideale, e prego Iddio affinché vi dia la forza di sop- 
portare questa notizia. Ordunque, non addio, ma arrivederci in 
un mondo migliore dove le bassezze umane non ci toccheranno 
più. Salutatemi tutti gli amici e quelli che mi hanno voluto be- 
ne. Per l'ultima volta vi bacio ed abbraccio affettuosamente. 

Vostro 

Renzo 



Torino, 11 febbraio 1945 

Vicky mia adorata, 

era destino. Non ci è stato possibile realizzare il sogno che 
abbiamo accarezzato cosi dolcemente. Bisogna che tu abbia pa- 
zienza, e ti rassegni all'inevitabile. 



334 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Il nostro amore, che è stato una cosa cosi dolce e santa, do- 
veva essere troncato così, perché carnefici con una indegna di- 
visa militare avevano bisogno di sangue. Non voglio morire au- 
gurando del male a chi mi ha fatto del male, quindi auguro lo- 
ro che il mio sangue non ricada su di essi. 

Ti chiedo di sopportare con coraggio questa luttuosa notizia 
e di essere fiera di me che son caduto combattendo per una Ita- 
lia più grande, libera, indipendente, quale forse tu e i tuoi figli 
avrete la fortuna di vedere. Sei giovane, la vita è lunga, quindi 
son certo che troverai l'uomo che sarà capace di darti quella fe- 
licità che io non ti ho potuto dare. 

Mi auguro che il ricordarti di me ti sia una cosa cara e non 
possa aver altro che buoni ricordi. 

Ti ho voluto bene, ti voglio molto bene, e veglierò dal mio 
sonno eterno su di te in modo da proteggerti nelle avversità del- 
la vita e dalle malvagità del mondo. 

Mi auguro che Michele possa esser presto vicino a voi e che 
possiate vivere felici tutti insieme. 

Ricordami e salutami la mamma, Adele, Gino e tutti i co- 
muni amici. Ti lascio, non per sempre, perché spero che ci ri- 
troveremo in un mondo migliore. Abbiti tanti cari baci ed ab- 
bracci affettuosi 

tuo Renzo 

Cerca di aiutare i miei genitori a sopportare questo colpo che, 
per loro, sarà certamente terribile, se non fatale. 



LETTERE 



335 



Ignazio Vian (Ignazio, Azio) 

Di anni 27 - insegnante a Roma - nato a Venezia il 9 febbraio 1917 -. Te- 
nente di complemento della Guardia alla Frontiera, all'indomani dell'8 set- 
tembre 1943 riunisce gruppi di militari ed è il comandante delle formazioni 
che combattono il 19 settembre contro reparti tedeschi nella zona di Boves 
(Cuneo) e nel rastrellamento condotto nella medesima zona fra il 3 1 dicem- 
bre 1943 e il 3 gennaio 1944 - dopo il secondo incendio di Boves passa in Val 
Corsaglia alle dipendenze delle Formazioni Autonome «Mauri», nelle quali 
milita sino all'attacco tedesco del 13 marzo 1944, nel corso del quale la for- 
mazione viene quasi totalmente distrutta - con i superstiti inizia la riorga- 
nizzazione del settore, prendendo contatto con il cln di Torino -. Arrestato 
a Torino, in seguito a delazione, il 19 [o 20?] aprile 1944 - tradotto all'Al- 
bergo Nazionale di Torino, sede delle ss, quindi alle carceri Nuove - tortu- 
rato -. Impiccato senza processo il 22 luglio 1944, in Corso Vinzaglio a To- 
rino, da tedeschi e alla presenza di reparti fascisti, con Battista Bena, Felice 
Briccarello e Francesco Valentino mentre venivano impiccati in Viale Giulio 
Cesare, all'imbocco dell'autostrada Torino-Milano, i partigiani Giuseppe 
Grappin e Giovanni Costanzo -. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 



(Parole scritte su di una pagnotta ritrovata nella cella e ora conservata dai fa- 
migliari). 

CORAGGIO MAMMA 



(Parole scritte con il sangue sul muro della cella). 

MEGLIO MORIRE CHE TRADIRE 



336 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Giovanni Battista Vighenzi (Sandro Biloni) 

Di anni 36 - dottore in legge - nato a Rovato (Brescia) il 14 febbraio 1909 -. 
Segretario comunale di Rodengo Saiano (Brescia), si cattiva la simpatia delle 
ss tedesche e italiane e può cosi prestare efficace opera nell'organizzazione ed 
assistenza delle formazioni partigiane della zona - è membro del cln - si uni- 
sce quindi a formazioni armate e partecipa a combattimenti in uno dei quali, 
il 26 aprile 1945, disarma con i suoi uomini settantadue ss tedesche -. Cattura- 
to alle ore 21,30 del 26 aprile 1945, poche ore prima della Liberazione, per 
opera di ss tedesche, mentre nel corso di un combattimento si recava a chiede- 
re rinforzi - seviziato -. Fucilato nella notte fra il 26 ed il 27 aprile 1945, a Saia- 
no, con i compagni Giuseppe Caravello, Giovanni Ceretti e Pino Malvezzi. 

Liana amatissima, mia gioia, mia vita, 

c'è una grande sete nel mio cuore, in questo momento, e una 
grande serenità. Non ti vedrò più Liana, mi hanno preso, mi fu- 
cileranno. 

Scrivo queste parole sereno d'animo, e col cuore spezzato nel 
medesimo tempo per il dolore che proverai. 

Ti ho detto stassera prima di partire: Liana, io ho tanta vo- 
glia di riposare vicino a te, io riposerò vicino a te, sulla tua spal- 
la, nel tuo animo, ogni notte per tutta l'eternità. 

Mio bene, tanto cara, ho mille scuse da chiederti per le gen- 
tilezze che non ho avuto per te, che meriti tanto per tutto... 

Pino è stato pure preso e fucilato prima di me. Prega per noi 
due v amici uniti anche nella morte. 

E morto con dignità e mi ha salutato con uno sguardo in cui 
era tutta la sua vita. Spero di morire anch'io, di fare il grande 
viaggio, serenamente. La mia ultima parola sarà il tuo nome, il 
nome che è inciso sulla fede che ti mando. Tu parlerai alla mam- 
ma mia, tu la consolerai se sarà possibile, povera vecchia: po- 
vera cara mamma ! 

E la zia e il fratello Luigino; a Manetta dirai che il mio af- 
fetto di fratello ingigantisce in questo momento. Consolatevi: 
la vita ha di queste improvvise rotture. I tuoi di Modena, la 
mamma, il babbone, la Cesira in modo particolare, Tonino, 
Margherita mi sono tutti presenti. Di' a Tommaso che sarà co- 
me se fossi presente al Battesimo del suo piccolo. Ricordatemi 
al caro Rino... 



LETTERE 



337 



Vieni soltanto di tanto in tanto sulla mia tomba a portarvi 
uno di quei mazzettini di fiori campestri che tu sapevi cosi be- 
ne combinare. Addio, debbo salutarti, cara e tanto amata: non 
m'importa di perdere la vita perché ho avuto il tuo amore pre- 
zioso per quasi tre anni ed è stato un grande dono. Muoio con- 
tento per essermi sacrificato per un'idea di libertà che ho sem- 
pre tanto auspicata. 

Metto la mia firma e sulla fede i miei ultimi baci. 

Tuo per sempre 

Giovanni 



338 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Goffredo Villa (Franco, Ezio) 

Di anni 21 - studente - nato a Genova l'8 agosto 1922 -. Membro del Par- 
tito Comunista Italiano, verso la fine del 1941 organizza, con l'operaio e ca- 
duto partigiano Saverio De Palo, le cellule portuali genovesi - fa parte, con 
G. Buranello e W. Filiale, del centro genovese di studi marxisti - è delega- 
to del partito nelle province di Torino, Alessandria e Aosta -. In seguito al- 
l'azione di polizia in cui vengono presi i membri del direttivo genovese del 
Partito Comunista Italiano, è anch'egli arrestato nel novembre 1942 e tra- 
dotto nelle carceri Marassi di Genova, poi in quelle di Chiavari e infine nel- 
le carceri Regina Coeli a Roma -. Liberato alla fine dell'agosto 1943, è tra 
i fondatori del Fronte della Gioventù di Genova e tra i primi organizzatori 
di reparti armati - partecipa a numerose azioni dei gap -. Braccato, all'ini- 
zio del febbraio 1944 si unisce alla 3* Brigata Garibaldi «Liguria», in cui di- 
venta commissario di Distaccamento -. Il 25 dello stesso mese, nel corso di 
una azione di pattuglia nei pressi dei Laghi di Lavagnino, è catturato da re- 
parto fascista - percosso - tradotto nelle carceri di Alessandria e condanna- 
to a morte dal locale Tribunale Militare -. Fatto trasferire nelle guardine 
della Questura di Genova per ordine del questore Veneziani - sottoposto a 
nuovi interrogatori -. Rilasciato in seguito all'amnistia del giugno 1944 e 
avviato come telefonista, nonostante la sua opposizione, al Distretto Mili- 
tare di Genova, vi svolge intensa opera di informazione, sabotaggio e pro- 
paganda -. Arrestato il 7 luglio 1944 da elementi dell'upi guidati dallo stes- 
so questore Veneziani - tradotto nelle carceri Marassi - torturato -. Pro- 
cessato fra le ore 3 e le ore 4 del 29 luglio 1944, dal Tribunale Straordinario 
fascista di Genova, nella sede della Questura -. Fucilato da plotone delle 
Brigate Nere al Forte San Giuliano (Genova), alle ore 5 dello stesso 29 lu- 
glio 1944, con Mario Cassurino e altri tre partigiani -. Medaglia d'Argento 
al Valor Militare. 



5-3-*944 

Cara Milena, 

ho ricevuto la tua lettera. Ammiro la tua fermezza. Cerca di 
consolare la mamma e di volerle tutto il bene che non le ho da- 
to io. Non rimproveratemi per questa fine, sono felicissimo di 
morire per la mia causa di giustizia. I compagni mi vendiche- 
ranno. Salutateli. Baci infiniti 

Goffredo 



W. Stalin 



LETTERE 



339 



5-3-1944 

Cara Mamma e Milena, 

spero avrete un giorno queste poche righe. Non disdegnate 
la mia sorte sono contento di morire pel mio ideale. Non pian- 
gete, quindi, e siate forti come mi sento io in questi tragici mo- 
menti. Un giorno sarò vendicato, Milena, sii più buona con la 
mamma di quello che non sono stato io. 

Vi abbraccio e vi bacio tutti Goffredo 



29.7.1944 

Cara mamma, Milena, zia Lina parenti e conoscenti tutti, 

ciò che vi prego è che non piangiate e che non mi rimprove- 
riate della fine che faccio. Dovete esserne fieri e rassegnati. Io 
sono calmissimo e conscio della fine che debbo fare. Questo 
perché sono fermamente convinto dei miei principi e del mio 
compito. Papà darà forza a voi come dà forza a me. Ricevete 
tanti baci e un eterno abbraccio 

Goffredo Villa 

Un saluto e un ricordo a tutti i compagni; questo gli sia di 
sprone al combattimento fino alla vittoria finale. 



340 CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA 



Ermete Voglino (Don Ciccio) 

Di anni 30 - commerciante - nato a San Damiano d'Asti il 10 dicembre 
19 14 -. Sergente maggiore di Artiglieria Alpina, promosso sul campo Aiu- 
tante di Battaglia, decorato di Croce di Guerra, proposto per due Medaglie 
d'Argento al Valor Militare - dall'autunno 1943 svolge attività partigiana nel- 
la zona di Asti - catturato una prima volta, viene rilasciato - catturato una 
seconda volta, riesce a fuggire nei pressi di Bolzano dalla tradotta che lo tra- 
sporta in Germania - torna in Piemonte e riprende l'attività quale coman- 
dante di Brigata e capo del servizio approvvigionamento per le formazioni 
operanti in Val Pellice e nel Monferrato -. Catturato una terza volta il 16 feb- 
braio 1945 ad Asti, in seguito a delazione, mentre si accingeva ad iniziare 
un'azione armata contro il comando di piazza tedesco - incarcerato ad 
Asti - torturato da elementi delle Brigate Nere -. Processato il 2 marzo 1945 
dal Tribunale Militare Straordinario di Asti -. Fucilato all'alba del 13 marzo 
1945, in rappresaglia alla tentata fuga dalle carceri di un gruppo di partigia- 
ni, da plotone delle Brigate Nere, contro il muro di cinta del cimitero di Asti, 
con Anselmo Torchio e Pietro Vignale. 



13 marzo 

Miei cari, 

pochi istanti prima di morire vi mando questo mio ultimo sa- 
luto. E l'ultimo e per questo credo sia forse il migliore. 

Siate forti, io sono calmo, è la coscienza di non aver mai fat- 
to nulla di male, di aver rispettato tutti tutto. 

Perdono a chi mi ha portato fino a questo punto e che il Si- 
gnore lo perdoni. Anche voi scordate i dolori che vi ho dato e 
perdonatemi. 

A tutti coloro che mi hanno voluto bene vada il mio saluto 
e l'augurio di una vita felice. Vi bacio, vi stringo forte a me; che 
Iddio vi protegga sempre. Bruno sia sempre buono e faccia sem- 
pre bene; che Aldo vi dia sempre ascolto. Vi bacio ancora tan- 
to vi stringo forte a me, ancora baci. 

Vostro 

Ermete 



Nota bibliografica 



Dai seguenti volumi, opuscoli e giornali sono state ricavate lettere incluse 
nella raccolta e dati biografici sugli autori delle medesime, nonché indicazio- 
ni utili alla ricerca di altre lettere ed altri dati: 

Testi generali 

r. battaglia, Storia della Resistenza italiana (settembre 194} - aprile 1945), Ei- 
naudi, Torino 1953 (nuova edizione Einaudi, Torino 1964). 

a. benedetti, Una estate crudele, Ministero dell'Italia Occupata, Roma 1945. 

r. Cadorna, La Riscossa (dal 25 Luglio alla Liberazione), Rizzoli, Milano 1948. 

corpo volontari libertà, La Resistenza Italiana, Alfieri e Lacroix, Milano 
1947- 

a. fumarola, Essi non sono morti, Poi. dello Stato, Roma 1945. 

l. longo, Un popolo alla macchia, Mondadori, Milano 1947. 

e. mattei, L'apporto delle forze Partigiane Democristiane alla guerra di Libera- 
zione, Democrazia Cristiana, Milano 1946. 

g. pesce, Soldati senza uniforme, ed. Cultura Sociale, Roma 1950. 

p. secchia, La resistenza accusa, anpi, 1949. 

e. sogno, Guerra senza Bandiera, Rizzoli, Milano 1950. 

l. sturani, Antologia della Resistenza, Centro del Libro Popolare, Torino 
1951. 

E. trabucchi, / vinti hanno sempre torto, De Silva, Torino 1947. 

M. vaina, Il crollo di un regime nefasto (documentario storico ed illustrato), in 

3 voli., Casa ed. Edizioni Tecniche, Milano 1948. 
l. valiani, Tutte le vie conducono a Roma, De Silva, Torino 1947. 
a. verrà, L'odio distrugge soltanto le pietre, Boldrino, Cuneo 1946. 
l. ziliani, Eroismo e carità del Clero (1940-45), Scuola Tip. «Don L. Gua- 

nella» San Giuseppe al Trionfale, Roma 1946. 
Guerra di Liberazione - Esperienze e figure del Corpo Volontari della Libertà, 

edito a cura del cln Alta Italia, Nuove Edizioni Capolago, Lugano 1945. 
Cento dei Centomila, anpi, Roma. 



344 



NOTA BIBLIOGRAFICA 



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anpi, anno n, suppl. al n. 8, marzo 1950. 

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cati Nazionali Scuole Medie ed Elementari, Tip. Centenari, Roma 1945. 

Coccarde Tricolori (Documentazione sul contributo dell'Aeronautica Italiana 
alla Guerra di Liberazione - Supplemento del Giornale dell'Aviatore). 

Bollettini di Azioni Partigiane nn. 15-16-17-1S, Ministero dell'Italia Occupa- 
ta, Roma 1945. 

Guerra di Liberazione ■ Esperienze e figure del cvl, clnai, Ministero dell'Ita- 
lia Occupata, Roma 1945. 

«Ecclesia», rivista mensile a cura dell'Ufficio Informazione, Città del Vati- 
cano, n. 10, ottobre 1945. 

«Mercurio», Anche l'Italia ha vinto, anno n, n. 16, dicembre 1945. 

«Rinascita», dicembre 1945. 

«La Fiaccola Ardente» (Period. Ass. Naz. Martiri e Caduti per la Liberazio- 
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«Il Ponte», Carceri: Esperienze e documenti, numero speciale, Firenze, marzo 
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Storia del Movimento di liberazione in Italia), anni 1949-54. 

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G. bocca, Partigiani della montagna, ed. Bertello, Borgo San Dalmazzo 1945. 
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c. d'entreves, La Tempèta, ed. Montes, Torino 1946. 

don Emilio Ferraris, Valcasotto nella vita partigiana, Tip. Pietro Avagnina, 
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d. roccia, IlGiellismo vercellese, ed. La Sesia, Vercelli 1949. 
padre Ruggero, / miei condannati a morte, satet, Torino. 



NOTA BIBLIOGRAFICA 



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Giornale clandestino «La Baita», della Brigata d'Assalto Garibaldi, n. 3, 15 
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Giornale clandestino «La Scintilla», della Federazione Comunista Torinese, 
anno 1, n. 30. 

Giornale clandestino «Partigiano Alpino», anno 1, n. 4, agosto 1944; nume- 
ro speciale, dicembre 1944; anno n, n. 1, febbraio 1945. 

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«Giustizia e Libertà» numero speciale, 2 settembre 1945. 

«Il Risveglio del Canavese e delle Valli di Lanzo», settimanale indipenden- 
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Professor r. crippa, Commemorazione di Teresio Olivelli, Tip. del Libro di S. 

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A Milano si combatte, Ministero dell'Italia Occupata, 1945. 
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Giornale clandestino «Il Ribelle», Brescia (intera raccolta). 
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Veneto 

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Padova 1946. 



346 



NOTA BIBLIOGRAFICA 



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Tradizione eroica (nel V anniversario della morte di Aulo Magrini), Tip. G. Del 

Bianco & E., Udine 1949. 
La Vita per l'Italia, a cura dell' anpi provinciale di Trento, Tip. M. Dossi & 

C, Trento 1945. 
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Dal Brenta al Piave (1943-1945), a cura del cln di Bassano, ed. Vicenzi, Bas- 
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Granezza, Storia del Gruppo «Brigate Mazzini», Tip. Seminario di Padova. 

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Criminali alla Sbarra - Il Processo di Montemaggio, anpi Siena, La Poligrafica, 
Siena 1948. 

E. pasetto, Infamie e glorie nella terra di Siena (Il martirio delle popolazioni 
della Val del Serchio sotto il barbaro dominio tedesco dal settembre 1943 
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fascicoli 18, 19, 20, 21, dicembre 1943, giugno 1945), Tip. Regionale, Ro- 
ma 1945. 

Romolo iacopini, Il comandante di Trionfale, Stab. Tip. de «Il Giornale d'I- 
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34 8 



NOTA BIBLIOGRAFICA 



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Indice 



p. v Nota introduttiva di Gustavo Zagrebelsky 

xi Prefazione di Enzo Enriques Agnoletti 

xxi Nota 

xxm Nota dei compilatori 

Lettere di condannati a morte 
della Resistenza italiana 

3 Ignoto (Antonio Fossati) 

5 Ignoto (Renzo) 

7 Ignoto 

8 Albino Albico 

9 Maria Luisa Alessi (Marialuisa) 

10 Sergio Alpron (Giovanni Gabbia) 

1 1 Armando Amprino (Armando) 

1 2 Raffaele Andreoni (Tarzan) 

14 Giuseppe Anselmi (Pippo) 

15 Arnoldo Avanzi 

16 Franco Balbis (Francis) 
20 Riccardo Balmas (Dino) 

22 Achille Barilatti (Gilberto della Valle) 

23 Mario Batà 

24 Valerio Bavassano (Lelli) 
26 Pietro Benedetti 

35 Aldo Benvenuto 

36 Pompeo Bergamaschi (Sereno) 
57 Dino Berisso (Sergio) 

38 Domenico Bertinatti (Nino) 

39 Carletto Besana (Scoiattolo) 



352 



INDICE 



p. 40 Mario Bettinzoli (Adriano Grossi) 

42 Quinto Bevilacqua 

44 Giuseppe Bianchetti 

45 Novello Bianchi 

46 Giulio Biglieri 

50 Renato Bindi 

51 Benedetto Bocchiola (Marco) 

52 Luigi Bone 

53 Giovanni Bono (Giovanni) 

54 Adorno Borgianni 

55 Paolo Braccini (Verdi) 

58 Boris Bradac Bauder 

59 Antonio Brancati 

61 Mario Brasa Romagnoli (Nando) 

62 Fortunato Caccamo (Tito) 

64 Luigi Campegi 

65 Domenico Cane 

67 Domenico Caporossi (Miguel) 

68 Eraclio Cappannini 

69 Giacomo Cappellini 

72 Arturo Cappettini (Giuseppe) 

73 Paolo Casanova 
75 Giulio Casiraghi 

77 Andrea Caslini (Rocco) 

78 Mario Cassurino (Saetta) 

79 Giordano Cavestro (Mirko) 

80 Bruno Cibrario (Nebiolo) 

83 Luigi Ciol (Resistere) 

84 Franco Cipolla (Fido) 

86 Leandro Corona 

87 Arrigo Craveia 

88 Enzo Dalai (Folletto) - Claudio Franchi - Celestino lotti - 
Lino Soragna - Jules Federico Tagliavini 

90 Cesare Dattilo (Oscar) 

94 Matteo De Bona (Lari) 

95 Mario De Martis 
98 Amerigo Duo 



INDICE 



353 



p. 100 


Costanzo Ebat (Costanzo) 


103 


Stelio Falasca 


105 


Ermes Ferrari 


106 


Fedro rerreira (Fedro) 


"5 


Walter Fillak (Gennaio Martin) 


"5 


Domenico Fiorani (Mingo) 


116 


TT 1 . Y~ 1 /T T>* t_*\ 

Umberto Fogagnolo (Ingegnere Bianchi) 


119 


Air 1 

Alfredo Tormenti 


121 


Massimiliano Forte 


123 


Renato Francesconi (Zingaro) 


124 


Bruno Frittaion (Attilio) 


126 


Venanzio Gabriotti 


127 


Guido Galimberti (Barbieri) 


129 


Tancredi Galimberti (Duccio) 


130 


Ettore Garelli (Gomma, Bollo) 


151 


Paola Garelli (Mirka) 


132 


Arturo Gatto 


135 


Gino e Ugo Genre (Gino e Ugo) 


137 


Errico Giachino (Erich) 


140 


Raffaele Giallorenzo 


142 


Eusebio Giambone (franco) 


147 


Roberto Giardino (Floc) 


148 


Air s~> • i / ■» jt * 1 \ 

Alfonso Gindro (Mirk) 


150 


T /— ' • 1 

Leone Cjinzburg 


153 


Dante Gnetti (Folgore) 


154 


Ti 1"11 S — s -11 • /T\ • 1 \ 

Balilla Grillotti (Daniele) 


156 


Romolo Iacopini 


159 


Guglielmo Jervis (Willy) 


160 


Carlo Jori (Mimmo) 


161 


Giorgio Labò 


162 


Alessandro Laggiard 


163 


Ivo Lambruschi 


164 


Franca Lanzone 


165 


Amedeo Lattanzi 


166 


Paolo Lomasto 


167 


Aleandro Longhi (Bianchi) 


169 


Mario Lossani (Calvot) 



354 



INDICE 



p. 171 Ugo Machieraldo (Mak) 

172 Renato Magi 

175 Walter Magri 

174 Giovanni Mambrini (Gianni) 

177 Gesuino Manca (Figaro) 

178 Rino Mandoli (Sergio Boero) 

179 Gilberto Manegrassi 

181 Giuseppe Manfredi (Dino) 

182 Stefano Manina (Sten) 

183 Alberto Marchesi 

184 Irma Marchiani (Anty) 

186 Luigi Marsano (Luigin) 

187 Sabato Martelli Castaldi 
189 Attilio Martinetto 

194 Tommaso Masi 

195 Luigi Mascherpa 

196 Gianfranco Mattei 

197 Giovanni Mecca Ferraglia 
199 Aldo Mei 

205 Andrea Mensa (Mirto) 

205 Luigi Migliavacca (Ombra) 

208 Renato Molinari 

210 Violante Momesso 

212 Davide Monarchi 

213 Luigi Ernesto Monnet 
215 Massimo Montano 

219 Domenico Moriani (Pastissu) 

220 Giuseppe Corderò Lanza di Montezemolo 
(Ing. Giacomo Cataratto-Martini) 

221 Tibaldo Niero 

222 Vittorio Novelli (Toni) 

223 Aristide, Nello e Luciano Orsini 

225 Piero Alfredo Ottinetti (Pirata) 

226 Giorgio Paglia (Giorgio) 

228 Michele Pagliari 

229 Andrea Luigi Paglieri (Andrea) 

230 Luigi Palombini (Luigi Pucci) 



INDICE 



355 



p. 232 


Alfonso Paltrinieri 


233 


Sergio Papi 


236 


Bruno Parmesan (Venezia) 


238 


Gian Raniero Paulucci de Calboli Ginnasi 


240 


Bruno Pellizzari (Reno) 


241 


Giuseppe Pelosi (Peppino) 


245 


f f t» 1 te /x jr ■ \ 

Stefano Peluffo (Mano) 


246 


Giacomo Perlasca (Capitano Zenit) 


248 


Giuseppe Perotti 


251 


Quinto Persico (Tigre) 


252 


Renato Peyrot 


255 


Aldo Picco (Civetta) 


257 


Luigi Pierobon (Dante) 


258 


Lorenzo Pieropan 


259 


Pietro Pinetti (Boris) 


261 


Sergio Piombelli (Fiore) 


262 


Giovanni Pistoi 


263 


Carlo Pizzorno 


265 


Emilio Po 


266 


Mario Porzio Vernino (Stalino) 


267 


Luciano Pradolin (Goffredo) 


269 


Francesco Pretto (Pippo) 


270 


Giancarlo Puecher Passavalli 


271 


Domenico Quaranta (Giovanni Dormita) 


273 


Umberto Ricci (Napoleone) 


276 


Roberto Ricotti 


277 


Francesco Rigoldi (Silvio) 


278 


Giacinto Rizzolio (Gino) 


279 


Francesco Rossi (Folgore) 


281 


rr-r • • O 1 * * /Ti 1 \ 

ligrino Sabatini (Badengo) 


282 


Vito Salmi (Nino) 


283 


Giuseppe Salmoirago 


285 


Luigi Savergnini (Gino) 


287 


Guerrino Sbardella 


289 


Aldo Sbriz (Leo) 


291 


Emilio Scaglia 


292 


Dario Scaglione (Tarzan) 



356 INDICE 



p- 293 


Renzo Scognamiglio (Gualtiero) 


294 


Primo Simi 


295 


Rinaldo Simonetti (Cucciolo) 


296 


Simone Simoni 


297 


Remo Sottili 


300 


Giuseppe Sporchia (Giuseppe) 


303 


Mario Surrentino 


304 


Loris Tallia Galoppo 


305 


Guido Targetti 


306 


Vittorio Tassi 


308 


Alessandro Teagno (Luciano Lupi) 


310 


Attilio Tempia (Bandiera I) 


312 


Giuseppe Testa 


314 


Anselmo Torchio (Luciano) 


315 


Giovanni Tronco 


316 


Arturo Turani (Arturo) 


317 


Walter Ulanowsky (Josef) 


320 


Giacomo Ulivi 


324 


Ferruccio Valobra (Capitano Rossi) 


326 


Paolo Vasario (Diano) 


328 


Fabrizio Vassalli (Franco Valenti) 


330 


Erasmo Venusti (Firpo) 


332 


Lorenzo Viale 


335 


Ignazio Vian (Ignazio, Azio) 


336 


Giovanni Battista Vighenzi (Sandro Biloni) 


338 


Goffredo Villa (Franco, Ezio) 


34° 


Ermete Voglino (Don Ciccio) 



341 Noia bibliografica 



Stampato per conto della Casa editrice Einaudi 
presso Mondadori Printing S.p.A., Stabilimento N.S.M., Cles (Trento) 



c.L. 17886 

Edizione Anno 
45678 2009 2010 201 1 



«Le Lettere contengono la voce di uomini e donne, 
appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, consapevoli 
del dovere della libertà e del prezzo ch'essa, in momenti 
estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi troverà 
un'altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero 
non ci sia più bisogno di quella voce o se, al contrario, 
non si debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva 
nella coscienza, come radice da cui ancora attingere forza». 

Gustavo Zagrebelsky 

«Cara mamma, 

mi devi perdonare di questo grande dolore che ti re- 
co. Lo sai, io sono sempre stato comunista, e per questo devo 
pagare con la vita». 

Centododici partigiani e patrioti vengono catturati dai tede- 
schi o dai fascisti e già sanno (o presentono) che saranno 
«giustiziati», cioè uccisi dal plotone d'esecuzione o dalle tor- 
ture che verranno loro inflitte. Scrivono ai familiari, alla ma- 
dre, alla moglie, alla fidanzata, ai compagni di studio, di lavo- 
ro, di vita. Appartengono alle realtà sociali e culturali più diver- 
se, sono stati presi (e saranno soppressi) nei luoghi e nelle 
condizioni più disparate. Tutti vivono, per la prima e l'ultima 
volta, l'atroce esperienza di «un tempo breve eppure spaven- 
tosamente lungo, in cui si toglie all'uomo il suo più intimo be- 
ne, la speranza», e in cui sono costretti, in preda allo smarri- 
mento e all'angoscia, a «dare ordine» al proprio destino e al 
proprio animo. 

In copertina: frase finale dall'ultima lettera di Pompeo Sereno Bergamaschi, fucilato 
a Torino il Zi ottobre 1944. Torino, Archivio dell'Istituto piemontese per la storia 
della resistenza e della società contemporanea 
Progetto grafico 46xy. 



ET Saggi 



ISBN 978-88-06-17886-4 



€ 12,00